Politica

di Mirko De Carli

Con Giussani tengo per mano insieme Biffi e Dossetti

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In campagna elettorale a Bologna mi hanno più volte, giornalisticamente parlando, affibbiato l’aggettivo di candidato “biffianamente” orientato. Ne sono sempre andato fiero in quanto ritegno che il contributo offerto dalla testimonianza del Card. Giacomo Biffi per la Chiesa intera e per la stessa Bologna sia stato davvero immenso e non ancora pienamente compreso.

Ho più volte dichiarato, portando a mio sostegno fatti e numeri, quanto sia stata corretta e obiettiva la critica mossa da Biffi nei confronti di un altro uomo di Chiesa noto alle cronache nazionali come Dossetti. Valutazioni mosse dalla necessità di arginare la deriva secolarista messa in campo da una certa interpretazione del “fatto religioso” più orientata alla necessità di un compromesso con la mentalità del mondo che alla conversione della stessa attraverso la testimonianza cristiana.

A Bologna, in vista del voto sul referendum costituzionale del 4 di dicembre, ritorna protagonista il pensiero di Dossetti, rievocato in un articolo che porta la firma di Don Giovanni Nicolini. Una riflessione, quella proposta da uno dei prelati più attivi della Curia di Bologna, che ha come obiettivo quello di riflettere sulla contrarietà alla riforma costituzionale prodotta dal Ministro Boschi attraverso le ragioni che indusserò Dossetti nel 2006 ad opporsi alla nuova Costituzione varata dall’allora governo presieduto da Silvio Berlusconi.

Nicolini, ricordando il grande impegno del padre costituente Dossetti a difesa della Costituzione, riallacci i fili della critica antiberlusconiana prodotta da Dossetti per affossare il progetto di potere del premier Renzi.

Una tesi esposta in tre punti, il primo dei quali afferma che “senza ombra di dubbio Dossetti avrebbe combattuto questa riforma prima di tutto perché operazione illegittima e pericolosa: un parlamento eletto con legge dichiarata incostituzionale che si arroga il compito di cambiare un’ampia parte della Costituzione (47 articoli, pari a 1/3 della Costituzione) con stretta maggioranza politica”. A sostegno di questo il parrocco bolognese si rifà ad un momento preciso della vita di Dossetti: “In occasione della festa della liberazione del 1994 così scriveva al sindaco di Bologna: Si tratta di impedire a una maggioranza che non ha ricevuto alcun mandato al riguardo, di mutare la nostra Costituzione: si arrogherebbe un compito che solo una nuova Assemblea Costituente, programmaticamente eletta per questo, e a sistema proporzionale, potrebbe assolvere come veramente rappresentativa di tutto il nostro popolo. Altrimenti sarebbe un autentico colpo di stato (Bazzano, 25 aprile 1994)”

Passiamo ora al secondo punto dove le ragioni del no si collegano al rischio di “una Costituzione di parte”: “ I padri costituenti parlavano di “Casa comune”. La costituzione del ‘48 fu scritta insieme e fu votata a larghissima maggioranza, 88%, da quanti erano avversari politici. La riforma di oggi invece divide gli italiani: se prevalesse il sì, metà degli italiani non si riconoscerebbero nel nuovo testo della Costituzione”. Anche in questo caso ci si rifà a un episodio della vita di Dossetti durante i lavori dell’Assemblea Costituente:“È qui il luogo di ricordare che questa base di largo consenso – nonostante i dibattiti assai vivaci lungo il corso di tutti i lavori e gli antagonismi che dividevano allora il paese – portò a una votazione finale del testo della Costituzione che raggiunse quasi il 90% dei componenti dell’Assemblea costituente (Le radici della Costituzione, Monteveglio 16 settembre 1994)”.

Nel terzo punto si declina la preoccupazione per una pericolosa “manipolazione del consenso”:

“Esprimendo la sua preoccupazione, Dossetti diceva: Ora la mia preoccupazione fondamentale è che si addivenga a referendum, abilmente manipolati, con più proposte congiunte, alcune accettabili e altre del tutto inaccettabili, e che la gente totalmente impreparata e per giunta ingannata dai media, non possa saper distinguere e finisca col dare un voto favorevole complessivo sull’onda del consenso indiscriminato a un grande seduttore: il che appunto trasformerebbe un mezzo di cosiddetta democrazia diretta in un mezzo emotivo e irresponsabile di plebiscito (Lettera ai Comitati per la difesa della Costituzione, Oliveto 23 maggio 1994)”.

Comprenderete quanto sia corretta e aderente allo spirito costituente la riflessione di Don Nicolini che poggia sul pensiero di Dossetti. Fa sorridere pensare che Dossetti possa entrare oggi nel pantheon dei padri della Repubblica italiana evocati dal centro-destra berlusconiano e dai grillini per contrastare Renzi e la sua riforma costituzionale. Sopratutto risulta interessante la spaccatura all’interno di quella sinistra bolognese che da decenni, eccezione fatta per la breve esperienza a guida Guazzaloca, governa la città e che ora vede i propri leader nazionali essere più a destra delle opposizioni e a livello locale una base estremamente confusa.

Trovarsi d’accordo con Dossetti e con i suoi eredi presenti in Curia bolognese oggi fino a qualche tempo fa mi avrebbe fatto sorridere, ora mi desta svariate preoccupazioni. Se il progetto di potere del Partito Democratico è contrario al bene del Paese perché a livello locale la commistione di una parte troppo politicizzata della Curia non comincia a frantumarsi per aprirsi un fattivo dialogo con tutte quelle forze politiche attive anche nella battaglia per il No al referendum?

Articoli come quello citato sembrano voler mostrare l’intenzione di prendere parte al conflitto interno alla sinistra italiana sfruttando argomentazioni di periodi storici ormai lontani anni luce rispetto agli scenari politici attuali. Se la riforma Boschi non piace la strategia più corretta sarebbe quella di sostenere i laici cristiani che si spendono per far votare la maggioranza degli italiani (e dei cattolici) contro. O sbaglio?

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26/10/2016
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