Chiesa

di Claudia Cirami

Ancora il Papa contro gender e ideologie

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Ancora un no papale all’ideologia gender. Indubbiamente il discorso di ieri per l’apertura del nuovo anno accademico del Pontificio Istituto San Giovanni Paolo, che si occupa di approfondire lo studio su matrimonio e famiglia, II inserisce il tema in una cornice più vasta: ancora una volta, però, il Papa torna a ribadire il no della Chiesa Cattolica all’indifferentismo sessuale, alla liquidazione del maschile e femminile si direbbe, che arriva come frutto amaro di questa ideologia aggressiva e pervasiva. C’è una differenza che va salvaguardata e valorizzata: Francesco ne è convinto e lo dice a chiare lettere. Ribadendo indirettamente, se fosse necessario, che l’ideologia gender esiste e può fare – anzi fa già – danni seri alla componente psichica delle persone, alle dinamiche della coppia e alla vita della famiglia.

Dopo l’elogio all’Istituto come «lungimirante intuizione» del santo che porta il nome, il cui sviluppo «avuto nei cinque continenti conferma la validità e il senso della forma “cattolica” del suo programma», Papa Francesco è partito dalle difficoltà che coppia e famiglia vivono nella situazione odierna. I motivi sono sotto gli occhi di tutti: «l’affermarsi di una cultura che esalta l’individualismo narcisista, una concezione della libertà sganciata dalla responsabilità per l’altro, la crescita dell’indifferenza verso il bene comune, l’imporsi di ideologie che aggrediscono direttamente il progetto famigliare, come pure la crescita della povertà che minaccia il futuro di tante famiglie». Sappiamo che la famiglia, questo fondamento della società umana - pilastro forte per un verso, fragile per un altro – non ha mai sofferto come negli ultimi decenni. L’insistenza del Magistero di Francesco su questi temi mostra da un lato la continuità della sollecitudine che i pontefici precedenti hanno avuto nei confronti della famiglia, da un altro lato la presa di coscienza che in questo oggi, ancor più di ieri, si gioca una battaglia campale per la difesa dei principi su cui si è fino ad oggi basata la teologia sulla famiglia e lo stesso vincolo matrimoniale e familiare.

Francesco nota poi «le questioni aperte dallo sviluppo delle nuove tecnologie, che rendono possibili pratiche talvolta in conflitto con la vera dignità della vita umana». In questo senso auspica un più stretto legame tra l’Istituto Giovanni Paolo II e la Pontificia Accademia per la Vita». Con una pennellata di quel tipico linguaggio per immagini a cui ci abituato, ha esortato l’Istituto a dedicarsi con rigore alle «nuove e delicate implicazioni […] senza cadere «nella tentazione di verniciarle, di profumarle, di aggiustarle un po’ e di addomesticarle» (Lettera al Gran Cancelliere della Pont. Università Cattolica Argentina, 3 marzo 2015). Implicazioni che hanno risvolti talora drammatici, sempre problematici, e che la cronaca ci mette davanti quasi ogni giorno. Nelle parole del Papa c’è dunque un’attenzione vigile – ma non allarmistica, com’è nello stile cristiano – per i risvolti etici che arrivano dai nuovi sviluppi della scienza e della tecnica.

Il papa affronta poi il tema cardine del suo discorso: quello dell’alleanza uomo-donna perché proprio questa sta soffrendo una crisi senza precedenti. Il “noi” della società è sempre più messo in ombra in favore di un “io” individuale, ma questo – Francesco lo dice senza mezzi termini – è «un esito che contraddice il disegno di Dio, il quale ha affidato il mondo e la storia alla alleanza dell’uomo e della donna (Gen 1,28-31). Questa alleanza […] implica cooperazione e rispetto, dedizione generosa e responsabilità condivisa, capacità di riconoscere la differenza come una ricchezza e una promessa, non come un motivo di soggezione e di prevaricazione». Il Santo Padre si chiede: «Come possiamo conoscere a fondo l’umanità concreta di cui siamo fatti senza apprenderla attraverso questa differenza?». Proprio questa differenza è messa sotto attacco dalla cultura contemporanea perché se è vero che non si può negare il contributo dato «alla riscoperta della dignità della differenza sessuale», è d’altra parte «molto sconcertante – sottolinea Francesco – constatare che ora questa cultura appaia come bloccata da una tendenza a cancellare la differenza invece che a risolvere i problemi che la mortificano». Nessun dubbio su queste parole del Santo Padre: per Francesco cancellare la differenza è sbagliato.

Il Papa poi passa a delineare un bellissimo ritratto della famiglia. Questa viene definita «grembo insostituibile della iniziazione all’alleanza creaturale dell’uomo e della donna», ma anche «icona dell’alleanza di Dio con l’intera famiglia umana» e «straordinaria “invenzione” della creazione divina». L’importanza della famiglia, basata sull’alleanza primordiale tra uomo e donna, voluta dal Creatore, per la società umana è talmente evidente da spingerlo a sostenere: «quando le cose vanno bene fra uomo e donna, anche il mondo e la storia vanno bene. In caso contrario, il mondo diventa inospitale e la storia si ferma». Sostenere la famiglia richiede alla Chiesa una «speciale intelligenza d’amore». Francesco non dimentica poi le famiglie ferite, alle quali il suo pontificato ha dedicato una particolare attenzione, che richiedono «una forte dedizione evangelica». Chiede inoltre un maggiore entusiasmo nell’applicarsi «al riscatto – direi quasi alla riabilitazione» della famiglia perché – e qui usa un’altra immagine di alto valore simbolico – «le dinamiche del rapporto fra Dio, l’uomo e la donna, e i loro figli, sono la chiave d’oro per capire il mondo e la storia» ma anche «per capire qualcosa di profondo che si trova nell’amore di Dio stesso». Le tre domande che Francesco consegna all’Istituto sono domande che risuonano anche nella nostra coscienza: «Riusciamo a pensare così “in grande”? Siamo convinti della potenza di vita che questo progetto di Dio porta nell’amore del mondo? Sappiamo strappare le nuove generazioni alla rassegnazione e riconquistarle all’audacia di questo progetto?»

Torna poi il tema che è stato già affrontato sia nel Sinodo dei Vescovi che nell’Amoris laetitia, quello di fare i conti con le debolezze della famiglia a cui spesso è stato contrapposto «un ideale teologico del matrimonio troppo astratto, quasi artificiosamente costruito, lontano dalla situazione concreta e dalle effettive possibilità delle famiglie così come sono. Questa idealizzazione eccessiva – dice citando il n. 36 dell’AL – soprattutto quando non abbiamo risvegliato la fiducia nella grazia, non ha fatto sì che il matrimonio sia più desiderabile e attraente, ma tutto il contrario». Il Papa chiede alle famiglie di essere «più consapevoli del dono di grazia che esse stesse portano, e a diventare orgogliose di poterlo mettere a disposizione di tutti i poveri e gli abbandonati che disperano di poterlo trovare o ritrovare». Si muove poi sul terreno di una risposta positiva ad un’emergenza reale, puntando sulla soluzione del problema piuttosto che sulla denuncia sterile di questo. Al tema della «lontananza» di tanti «dall’ideale e dalla pratica della verità cristiana del matrimonio e della famiglia» Francesco contrappone quello «della “vicinanza” della Chiesa» che si declina nell’accompagnamento pastorale alle «nuove generazioni di sposi». Il motivo è presto detto: «L’indissolubile legame della Chiesa con i suoi figli è il segno più trasparente dell’amore fedele e misericordioso di Dio».

All’Istituto San Giovanni Paolo II, in particolare, il Papa chiede un compito fecondo «di approfondimento e di studio, in favore di tutta la Chiesa», uno studio che, tuttavia, non prescinde dall’esperienza della frequentazione della vita delle famiglie perché «anche i buoni teologi, come i buoni pastori, odorano di popolo e di strada e, con la loro riflessione, versano olio e vino sulle ferite degli uomini» (3 marzo 2015). Come è noto, Francesco, più pastore che teologo, non rifiuta certo l’apporto della teologia ma lega questa – indissolubilmente – al contesto della pastorale. Per il Santo Padre teologia e pastorale sono strette in mutuo abbraccio in difesa della famiglia: «Una dottrina teologica che non si lascia orientare e plasmare dalla finalità evangelizzatrice e dalla cura pastorale della Chiesa è altrettanto impensabile di una pastorale della Chiesa che non sappia fare tesoro della rivelazione e della sua tradizione in vista di una migliore intelligenza e trasmissione della fede». Così il riferimento alla Chiesa in cui matura anche lo studio non è quello di un luogo astratto e avulso dalle dinamiche vive della comunità cristiana: occorre trattare «della Chiesa che c’è – dice Francesco – non di una Chiesa pensata a propria immagine e somiglianza. La Chiesa viva in cui viviamo, la Chiesa bella alla quale apparteniamo, la Chiesa dell’unico Signore e dell’unico Spirito alla quale ci consegniamo come «servi inutili» (Lc 17,10), che offrono i loro doni migliori. La Chiesa che amiamo, affinché tutti possano amarla. La Chiesa in cui ci sentiamo amati oltre i nostri meriti, e per la quale siamo pronti a fare sacrifici, in perfetta letizia». Con Francesco facciamo gli auguri all’Istituto San Giovanni Paolo II per questo nuovo anno, consapevoli che più la risposta della Chiesa alla crisi familiare sarà efficace, più il tessuto sociale e familiare riuscirà ad essere ricucito. La famiglia chiede oggi un lavoro supplementare, ma è a vantaggio di tutta l’umanità, non dimentichiamolo.

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28/10/2016
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