Chiesa

di Raffaele Dicembrino

Filippine, nozze gay, i vescovi sono per un secco NO

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Mentre in Italia ed in Europa le posizioni delle conferenze episcopali troppo spesso appaiono lasse e sfilacciate, ecco che nelle Filippine la legalizzazione dei matrimoni omosessuali entra nel dibattito politico. Ai primi di ottobre il presidente della Camera dei Rappresentanti Pantaleon Alvarez ha annunciato l’intenzione di presentare un progetto di legge in tal senso per garantire - ha detto – il rispetto della dignità e dei diritti costituzionali delle persone omosessuali. Secondo il leader politico, vicino al Presidente Rodrigo Duterte, il provvedimento allo studio riguarderà innanzitutto le unioni civili e disciplinerà i diritti patrimoniali delle coppie dello stesso sesso.

Alle critiche di diversi parlamentari, in queste settimane si sono aggiunte le obiezioni dei vescovi filippini, i quali hanno ribadito che i matrimoni omosessuali sono contrari alla legge divina, ma anche a quella naturale. In questo senso si è espresso mons. Honesto Ongtioco, vescovo dio Cubao. “Agli occhi di Dio una coppia sposata è composta da un uomo e da una donna”, ha dichiarato, da parte sua, l’arcivescovo Ramon Arguelles, citato dall’agenzia Eglises d’Asie (EdA).

La Conferenza episcopale filippina (Cbcp) ha intanto annunciato l’intenzione di creare un ministero pastorale specifico in ogni diocesi filippina per aiutare i fedeli a comprendere la posizione della Chiesa sull’omosessualità. L’obiettivo - ha spiegato mons. Gilbert Garcera, presidente della Commissione episcopale per la famiglia e la vita - è anche di spiegare ai fedeli la dottrina della Chiesa sul matrimonio alla luce dell’esortazione post-sinodale di Papa Francesco Amoris laetitia.

Già nel 2015 l’episcopato filippino aveva pubblicato una lettera pastorale sulla legalizzazione delle unioni omosessuali, esortando i leader politici ad “opporsi con chiarezza e pubblicamente” ad ogni progetto legislativo orientato in questo senso. Intitolato “Una risposta pastorale all’accettazione degli stili di vita omosessuali e alla legalizzazione delle unioni omosessuali”, il documento ricordava i fondamenti antropologi e biblici del matrimonio eterosessuale , ovverosia “la complementarietà sessuale” tra uomo e donna “uguali nella dignità, ma allo stesso tempo diversi e non interscambiabili” e la capacità di procreare. La lettera si soffermava quindi sulla natura dell’omosessualità secondo il Magistero della Chiesa, ricordando la distinzione tra orientamento omosessuale, che di per sé non è un peccato, e gli atti omosessuali che “anche se espressione di un amore genuino tra due persone dello stesso sesso”, sono “contrari alla legge naturale” e un “grave peccato contro la castità”. Di qui l’esortazione a tutti i fedeli cattolici ad opporsi a leggi profondamente ingiuste, quali quelle che in diversi Paesi equiparano le unioni omosessuali a matrimonio .

Da ricordare che prima di essere eletto Presidente, Rodrigo Duterte, è stato il primo sindaco filippino ad avere firmato nel 2012 un un’ordinanza anti-discriminazioni a favore delle minoranze nella città di Davao, tra le quali la comunità Lgbt e che durante la campagna elettorale si era pronunciato a favore del matrimonio omosessuale e contro la legalizzazione del divorzio nelle Filippine.

Da segnalare che le Filippine sono state menzionate dalla CNN come una delle migliori destinazioni gay-friendly dell’Asia, insieme al Nepal, la Thailandia e la metropoli di Shanghai, in Cina. Sebbene una gran parte dell’Asia può ancora essere considerata conservatrice per quanto concerne tollerare e accettare differenti stili di vita, questi 4 paesi sembrano essere le avanguardie circa l’integrazione delle persone omosessuali. La CNN indica le Filippine come un paese pieno di stupende spiagge e locali gay friendly, contenente alcuni fra i migliori luoghi turistici per LGBT, che non avranno così problemi a divertirsi nelle Filippine.

Manila, la capitale del paese, è conosciuta come la capitale gay dell’Asia. Qui si trova la comunità LGBT più attiva, con specifici ristoranti, cafè, hotel e centri wellness gay friendly, spesso di proprietà di persone della comunità stessa. Ogni dicembre c’è una coloratissima Pride Parade con migliaia di partecipanti che celebrano l’orgoglio e il ‘progresso’ della comunità. Infatti il primo gay pride dell’Asia si è svolto proprio a Manila, nel giugno del 1994. Un altro evento importante è il “White Party”, che si svolge a giugno o luglio a Malate (Manila), un dance and cocktail party che è sia una celebrazione dell’orgoglio gay che un’occasione per manifestare in favore di uguaglianza e diritti. Sempre ad Halloween, a Malate c’è invece il “Black Party”, che si svolge ad Halloween con costumi stravaganti, drag shows, eventi di moda e giochi.

I rapporti omosessuali tra adulti consenzienti svolti in privato non sono perseguibili, anche se una condotta sessuale troppo esplicita o aperte manifestazioni d’affetto svoltesi in pubblico possono ancora essere soggetti al reato di “grave scandalo” di cui parla l’Art 200 del codice in vigore a partire dal 1931, il quale vieta per l’appunto la pubblica espressione di atti che possono offendere il sentimento morale comune.

L’età del consenso è fissata per tutti a 12 anni: il contatto sessuale con minori di 18 anni, pur essendo consensuale, rimane reato se implica prostituzione o se è il risultato di una qualche forma di ricatto.

Le Filippine sono un paese a larghissima maggioranza cattolica, ma con anche un’ampia minoranza musulmana, fedi religiose che entrambe prevedono forti, chiari e radicali insegnamenti anti-omosessuali. La conferenza episcopale del paese ha sempre espresso la propria ferma contrarietà nei riguardi della concessione di qualsiasi diritto civile ai gay.

L’orientamento sessuale o la religione professata non esentano alcun cittadino dallo svolgere il servizio militare, anche se alcune ricerche effettuate hanno sollevato la questione riguardante ragazzi apertamente gay perseguitati all’interno delle caserme e successivamente cacciati. A partire dal 2009 è stato ufficialmente proibito qualsiasi atto discriminatorio nei confronti di gay, bisessuali o donne che desiderassero arruolarsi e servire all’interno delle forze armate, dopo che era stato tentato d’impedirne per legge il loro ingresso.

La legge elettorale nazionale riconosce ad alcune categorie svantaggiate, tra cui anziani, contadini e giovani lavoratori, il diritto di accedere ad un numero di seggi riservati alla Camera dei rappresentanti, il 20% del totale. Nel 1995-97 sono stati compiuti sforzi infruttuosi per riformare la legge in modo da includervi anche le persone LGBT; un sostenitore della riforma è stato l’allora presidente del Senato pro tempore Blas Ople.

Il primo partito politico filippino a comprendere anche i diritti LGBT nel proprio programma di governo è stato il partito d’azione dei cittadini Akbayan nel 1990, una formazione minore all’interno dello spettro parlamentare. Principali avversari di qualsiasi legislazione che favorisca i diritti civili sono i membri del partito conservatore Lakas-CMD: Rodolfo Biazon e Miriam Defensor Santiago sono stati fin dal 2006 i più strenui ed accesi avversari del riconoscimento dei matrimoni omosessuali effettuati all’estero.

Le Filippine non hanno ancora firmato la dichiarazione delle Nazioni Unite che condanna senza mezzi termini qualsiasi forma di violenza, condanna, discriminazione, esclusione, stigmatizzazione e pregiudizio basato sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.

Una grossa bufera politica si è creata, qualche tempo fa, a seguito della dichiarazione di un ex pugile: “I gay sono peggio degli animali” ha dichiarato Manny Pacquiao, otto volte campione del mondo di pugilato, durante un talk show filippino, al quale l’ex-pugile partecipava da candidato per le elezioni del Senato.

In risposta alla domanda sulle unioni omosessuali ha infatti così risposto: “Si tratta di buon senso, gli animali si accoppiano con esemplari del loro stesso sesso? Loro sono migliori perché sanno distinguere uomini e donne”. Ha poi rincarato la dose aggiungendo: “Se uomini vanno con uomini e donne con donne allora sono peggio degli animali”.

Feroci le immediate reazioni, tra cui quelle di Josè Maria Viceral, parlamentare filippino ed omosessuale dichiarato, che ha richiamato le parole di Papa Francesco: “Se una persona è gay e cerca il Signore ed è di buona volontà, chi sono io per giudicarlo?”

In risposta, Pacquiao con un post di Instagram: “Preferisco obbedire ai comandamenti del Signore che cedere al desiderio della carne. Coloro che si comportano in modo sbagliato, come gli idolatri, gli adulteri e gli omosessuali, non entreranno nel regno di Dio. Io non condanno, dico solo la verità che è contenuta nella Bibbia”.

In conseguenza alle numerose critiche, alla diffusione delle sue parole sul web ed agli inviti di boicottarlo alle elezioni, nonché all’invito di alcuni suoi sponsor di fare marcia indietro, Pacquiao si è scusato tramite un video su Facebook: “Mi scuso per aver ferito delle persone, paragonando gli omosessuali agli animali. Per favore, scusatemi! Dio vi benedica tutti“.

Per concludere da segnalare la posizione di Monsignor Gilbert Garcera, presidente della Commissione episcopale Famiglia e Vita nelle Filippine, avvierà un programma di sostegno spirituale per gay e lesbiche. Secondo il vescovo, è compito della Chiesa fornire “accompagnamento pastorale” a quei membri della comunità che vivono un’attrazione verso persone dello stesso sesso, e alle loro famiglie.

“È importante per le diocesi avere una risposta per gli omosessuali, e per la Chiesa mostrare che ci prendiamo cura di loro”, ha dichiarato il prelato in un’intervista a Radio Veritas, emittente dell’arcidiocesi di Manila.

“Per tale motivo – ha aggiunto – tutte le diocesi delle Filippine andranno incontro a queste persone con un senso di accoglienza, integrazione, comprensione e accompagnamento”.

“Un altro obiettivo – ha sottolineato – è chiarire la posizione della Chiesa su matrimonio e omosessualità”.

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28/10/2016
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