Politica

di Giuseppe Brienza

Serracchiani fa propaganda nella sede del PD

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Sulla Home Page del sito istituzionale della Regione Friuli-Venezia Giulia, per alcuni giorni ancora, sarà presente una notifica poco chiara. Si tratta, cioè, di una notizia “cieca”, perché relativa ad una sanzione comminata all’Istituzione regionale dall’Autorità di garanzia delle comunicazioni (AGCom), del tutto incomprensibile perché priva dell’indicazione, oltre che dei contenuti normativi citati, dei motivi sostanziali della “multa”. «Notifica della delibera AGCom n. 471/16/CONS del 19 ottobre 2016, “Ordine nei confronti della Regione Friuli Venezia Giulia per la violazione dell’articolo 9 della legge 22 febbraio 2000, n.28”». Questo è il lungo titolo ma, il testo, è se possibile ancora meno chiaro al cittadino comune. Eccolo: «L’AGCom con propria delibera ha ordinato alla Regione di pubblicare sulla home page del proprio sito istituzionale l’indicazione di non rispondenza a quanto previsto dall’art.9 della legge 22 febbraio 2000 n.28, della comunicazione istituzionale avente ad oggetto il convegno “Riforma costituzionale e Autonomie speciali”, pubblicata in data 7 ottobre 2016» (v. www.regione.fvg.it).

Non poco stupore ha destato nei “Renzi Boys” che fanno di trasparenza e anti-corruzione due cavalli di battaglia della loro propaganda e attività politica del modo in cui la presidente del Friuli-Venezia Giulia Debora Serracchiani ha utilizzato la sede istituzionale della Regione Friuli Venezia Giulia per un convegno di propaganda referendaria, con relativa pubblicizzazione degli interventi tutti votati al SI, sul sito istituzionale. E a nessuno è venuto in mente di contestare la pesante sanzione a lei comminata dall’AGCom. «Nessun stupore – ha affermato invece l’esponente di “Sinistra Italiana” del Friuli-Venezia Giulia Serena Pellegrino. - perché questa arroganza l ‘abbiamo denunciata in tutti i modi e in ogni consesso. Alle volte si perde di vista il proprio limite istituzionale. Peccato».

Per tutta la “Prima Repubblica” ci hanno martellato a scuola, nei film e in televisione che il “senso dello Stato” non sarebbe stato una virtù civica tipica dei cattolici. Naturalmente, quelli che contestavano lo Stato massonico e risorgimentale prima, “laico, democratico e antifascista” poi. Ma questo “senso dello Stato”, dobbiamo dirlo, ci sembra tanto il grande assente anche di questo “nuovo corso” della politica italiana. Ai cattolici anti-conformisti del XIX e XX secolo si rivolgeva sferzante la domanda retorica: “Siete prima italiani o prima cattolici? Agli attuali governanti verrebbe invece da chiedere “Siete prima democratici o prima renziani?”.

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03/11/2016
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