Politica

di Giuseppe Brienza

Per i dieci anni di studia et documenta

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Pochi anni dopo la morte del fondatore dell’Opus Dei, il sacerdote spagnolo San Josemaría Escrivá (1902-1975), il suo successore Don Álvaro del Portillo (1914-1994), volle garantirne la continuità dell’insegnamento e della testimonianza promuovendo anche degli studi storici, ereditati quindi dal 2001 dall’Istituto “San Josemaría Escrivá”. La rivista ufficiale di tale Istituto internazionale, diretta da Don Carlo Pioppi, è “Studia et Documenta”, che è appena giunta al decimo anno di pubblicazioni ospitando saggi di grande interesse per il pubblico italiano. Nel volume 10/2016, infatti, figurano studi monografici come “La crisi come opportunità: riconsiderare, in dialogo con san Josemaría, il senso del lavoro”, del prof. Giorgio Faro (pp. 425-455) e “San Josemaría e la teologia dei santi: l’importante contributo teologico di un convegno romano”, di don Giulio Maspero (pp. 457-471), oltre a recensioni di pregio come quella di María Eugenia Ossandón W. dell’importante volume a cura di Pablo Gefaell “Vir fidelis multum laudabitur”, pubblicato nel centenario della nascita del Beato Álvaro del Portillo (pp. 473-475). Iniziata sotto la direzione del prof. mons. José Luis Illanes, la rivista “Studia et Documenta” vide la luce nel 2007, sei anni dopo la nascita dell’Istituto “San Josemaría Escrivá”. L’obiettivo che i promotori si posero nel darle avvio, scrive nell’editoriale d’apertura di quest’ultimo numero il prof. Pioppi, «era quello di disporre di uno strumento agile e duttile che permettesse a molti studiosi di pubblicare il frutto delle loro ricerche storiche su mons. Josemaría Escrivá e sull’Opus Dei» (Carlo Pioppi, Studia et Documenta: dieci anni di percorso, p. 7). Qualche anno dopo l’erezione dell’Istituto da parte di mons. Javier Echevarría, attuale prelato dell’Opus Dei, si tennero a Pamplona (Spagna) alcune riunioni di intellettuali e accademici di varie discipline, uniti dall’interesse per gli studi storici su San Josemaría e sull’istituzione da lui fondata. Da questi scambi di idee e linee programmatiche sono nati, possiamo dire, i dieci volumi di “Studia et Documenta” finora pubblicati (ciascuno di circa 500 pagine l’uno). Negli stessi sono stati accuratamente ricostruiti in maniera dettagliata e documentaria molti passaggi e tempi della storia dell’Opus Dei: dalla formazione accademica ed ecclesiastica di mons. Escrivá (SetD 2, 2008), agli inizi dell’Opera a Madrid negli anni 1930 (SetD 3, 2009), per passare alla vita ed alle attività dei primi membri dell’Opera (SetD 10, 2016), al ministero sacerdotale del fondatore in Spagna negli anni ’30 e ’40 (SetD 7, 2013) e, infine, alla prima diffusione internazionale dell’Opus Dei (SetD 1, 2007). Parecchi articoli sono quindi dedicati alle svariate iniziative promosse da mons. Escrivá in ambito educativo, nel mondo dell’università, dell’impresa e del lavoro, oltre che all’amicizia intessuta tra san Josemaría e diversi uomini di cultura del suo tempo (SetD 6, 2012). Nel lavoro della rivista, assicura Don Pioppi, si è cercato sempre di mettere in pratica quanto insegnato da Papa Leone XIII nella lettera “Saepenumero considerantes” del 18 agosto 1883, e cioè che primo compito dello storico è quello di procedere con «la fatica dell’indagine e la riflessione, [...] la prudenza del giudizio, [...] l’approfondita cernita degli avvenimenti, il tutto «attenendosi alle fonti degli avvenimenti», senza «tacere qualcosa di vero». Il famoso pontefice della “Rerum Novarum”, infatti, era convinto che «di fronte alla documentazione solidamente argomentata», la verità storica si sarebbe a poco a poco inesorabilmente affermata. L’auspicio dell’Istituto “San Josemaría Escrivá” è ora quello di ricostruire e contestualizzare il ruolo dell’Opus Dei all’interno di fenomeni storici che hanno fatto da cornice alla sua origine e vita successiva nella Chiesa e nel mondo: dalla ricostruzione dell’Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale al regime di Francisco Franco in Spagna, dal Concilio Vaticano II alla crisi postconciliare, dalla vicenda dei vari papati del ’900 all’elaborazione teologica del secolo XX, fino ai fenomeni della decolonizzazione e dello sviluppo delle Chiese locali nel cosiddetto Terzo Mondo. L’obiettivo sarebbe quindi quello di spiegare nel modo più oggettivo e documentato come l’Opus Dei, nei suoi già quasi novant’anni di vita, ha influito nella storia religiosa di talune nazioni o ambienti, qual è stato il suo peso nella raffigurazione contemporanea della santità cristiana, nello sviluppo e nella teologia dell’apostolato laicale, nella rivalutazione delle realtà terrene all’interno della Chiesa, nel diritto canonico, nell’articolazione clero-laicato in ambito pastorale, nella presa di coscienza da parte dei laici della loro libertà all’interno della compagine ecclesiale, nel senso missionario ed evangelizzatore di ogni fedele cattolico. Un lavoro scientifico e culturale davvero ambizioso, insomma, che non dimentica del resto quanto San Josemaría ha sempre insegnato. Soprattutto nella sua principale opera, “Cammino”, pubblicata per la prima volta nel 1934 a Cuenca, in Spagna, che è servita da guida a tante generazioni di laici nel mondo intero: «Un’ora di studio, per un apostolo moderno, è un’ora d’orazione» («Una hora de estudio, para un apóstol moderno, es una hora de oración», in “Camino”, n. 335). Si tratta di una frase che il grande sacerdote spagnolo ha scolpito per sempre nella roccia della spiritualità contemporanea. Per me e molti altri indimenticabile.

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06/11/2016
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