Politica

di Davide Vairani

I piani di Trump su alcuni temi etici

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Tre giorni prima della serata decisiva per le Presidenziali americane, Donal Trump scrive una lettera ai membri della XVIII Conferenza dei Leader cattolici americani a Danver. Una lettera che vale la pena leggere per intero.

“Cari amici, purtroppo, il mio programma mi impedisce di incontrare e parlare con voi in occasione della Conferenza cattolica oggi a Denver. In primo luogo, vorrei inviare i miei cordiali saluti all’Arcivescovo di Denver, Samuel Aquila. Nelle discussioni con il mio Catholic Advisory Group, è riconosciuta chiaramente la leadership dell’Arcivescovo Aqulia, così come la guida del suo predecessore, l’Arcivescovo Charles Chaput. Non vedo l’ora di lavorare con questi due leader rispettati della Chiesa cattolica in America, i loro fratelli Vescovi, e il Congresso, su questioni di importanza critica per la Chiesa cattolica e cattolici.

I cattolici negli Stati Uniti d’America fatto parte della storia della nostra nazione e hanno contribuito e contribuiscono oggi più che mai al bene della nostra Patria. Gli Stati Uniti sono stati , e sono oggi, stati rafforzati da uomini cattolici, donne, preti e suore, ministri, nei movimenti per i diritti civili, nell’educare milioni di bambini nelle scuole cattoliche, nella creazione di istituzioni sanitarie rispettate e nella determinata, costante e proficua lotta per le cause pro-life. Io sarò lì per te. Io starò con te. Mi batterò per voi. Come First Lady, Senatore degli Stati Uniti, Segretario di Stato, e due volte candidato alla presidenza, Hillary Clinton è stata ostile alle questioni fondamentali con politiche che hanno suscitato pesanti preoccupazioni da parte dei cattolici americani: vita, libertà religiosa, nomine della Corte suprema, assistenza sanitaria, educativa e sulle scelte di praticare l’homeschooling, cioè la scuola a casa. Per esempio, Hillary Clinton con le politiche sanitarie ha obbligato “Le Piccole Sorelle dei Poveri” - che si sono sempre prese cura dei poveri anziani fin dal 1839 (come molte altre organizzazioni cattoliche no profit) – ad usare obbligatoriamente i contraccettivi nei loro piani di assistenza sanitaria (anche se non hanno mai voluto, mai usato e non lo faranno mai). Si tratta di una ostilità alla libertà religiosa che non si vedrà mai in una amministrazione Trump. L’ostilità di Hillary Clinton alle questioni di maggiore importanza per i cattolici è aggravata dal suo compagno di corsa, il senatore Tim Kaine.Una volta a favore della vita e contro l’aborto, Kaine ha ora un record di voto pari al 100% da parte del “National Abortion Rights Action League’ per le sue posizioni contro la vita. Kaine una volta era per il matrimonio tradizionale e andava dicendo che “si tratta di un istituto prezioso univoco che deve essere preservato”. Ma, a partire dal 2013, Kaine ha cambiato faccia. E sulla libertà religiosa? Incredibilmente, anche Kaine supporta costringendo le Piccole Sorelle dei Poveri a pagare multe se non utilizzano i contraccettivi nei loro piani di assistenza sanitaria. Su questioni e le politiche di maggiore interesse per i cattolici, le differenze tra me e Hillary Clinton sono totali. Io starò con i cattolici e combatterò per voi. Hillary Clinton è stata apertamente ostile a questi problemi cattolici fondamentali per lungo tempo, ed è solo destinata ad andare verso il peggio, con Tim Kaine che sta seguendo il suo esempio. Sulla vita, io sono, e rimarrò sempre, a favore della vita. Io difenderò le vostre libertà religiose e il diritto di praticare pienamente e liberamente la vostra religione, in quanto individui, imprenditori e istituzioni accademiche. Io abrogherò e sostituirò l’Obamacare in modo da poter avere un’assistenza sanitaria migliore e più conveniente. Terrò il nostro paese e le comunità in sicurezza nel rispetto della dignità di ogni essere umano. Io aiuterò le famiglie e i lavoratori cattolici, e tutte le famiglie e lavoratori, portando l’occupazione di nuovo nel nostro paese a cui appartengono. Siamo a un bivio nel nostro paese. Molto simile al 1980. Ma la posta in gioco è più alta oggi – la più alta che abbia mai visto. Abbiamo due candidati che rappresentano agende completamente diverse per il nostro paese, che vi porteranno in due direzioni completamente diverse per le generazioni a venire. E la nostra direzione offre un futuro molto più roseo per il nostro amato paese. Grazie per avermi dato il tempo di condividere i miei pensieri con voi su alcune delle questioni critiche che dobbiamo affrontare oggi.Vi prego di tenere me e la mia famiglia nelle vostre preghiere.Dio vi benedica e Dio benedica gli Stati Uniti d’America”.

È una lettera che contribuisce a spiegare le ragioni della vittoria di Trump contro ogni pronostico, contro le previsioni dell’intellighentia borghese e radical chic del Partito democratico.Non possiamo tralasciare, infatti, che, nel mondo cattolico, gli Stati Uniti sono terzi al mondo per numero di fedeli alla Chiesa di Roma. Allo stato attuale - che è rimasto pressoché invariato da cinquanta anni a questa parte - i Roman-Catholics rappresentano il 25% dei 313 milioni di abitanti degli Stati Uniti. E questo è il primo dato: un mondo apertamente e scientemente contrastato e violentato dalle politiche di Obama.

Trump sceglie apertamente di schierarsi a favore dei movimenti pro-file che, negli Stati Uniti sono da sempre promossi e sostenuti anzitutto dai cattolici.

Nella lettera ci sono tre riferimenti precisi che sono molto indicativi rispetto alle scelte politiche di Trump.

Le lodi espresse all’Arcivescovo di Denver, Samuel Aquila, ad esempio. Aquila è stato durante tutta la campagna elettorale americana il leader cattolico che più si è speso per dire che i cattolici non potevano votare per la Clinton, aggressiva e a favore dell’aborto. Il Partito Democratico americano, infatti, negli ultimi anni ha investito pesantemente sullo spingere i contribuenti a finanziare gli aborti. L’Arcivescovo ha ricordato che i democratici insistono sull’abolizione della modifica Helms, che impedisce l’aborto in altri paesi. “Gli elettori cattolici devono sapere come i candidati si riferiscono a questi importanti temi – ha dichiarato qualche giorno prima dell’eletion day-. Il diritto alla vita è il più importante e fondamentale diritto, perché la vita è necessaria per uno qualsiasi degli altri diritti sostanziali. Ci sono alcune questioni che legalmente possono essere discusse dai cristiani, per esempio, quali politici sono più efficaci nella cura dei poveri, ma l’uccisione di vita umana innocente dovrebbe essere messa in prima linea, in ogni momento, da ogni seguace di Gesù Cristo”, - ha spiegato l’Arcivescovo. Samuel Aquila ha aggiunto che l’amministrazione di Obama si oppone al lavoro delle organizzazioni cattoliche, come ad esempio le “Piccole Sorelle dei poveri” e altri, causando loro di andare contro la loro coscienza”.

E questo è stato proprio il secondo riferimento chiaro di Trump nella lettera. Fin dall’inizio, il programma sanitario pubblico promosso da Obama ha messo in pericolo la libertà religiosa e le strutture sanitarie gestite o di proprietà degli ordini religiosi negli USA, a cui Obama di ordinava di provvedere anche servizi abortivi. “Le Piccole Sorelle dei poveri” si sono ribellate e hanno guidato centinaia di istituti cattolici, cittadini e istituzioni a fare ricorso contro le imposizioni dell’Obamacare fin dal 2012. Sono le stesse suore che Papa Francesco ha voluto fortemente andare a trovare durante l’ultimo viaggio negli States. Il portavoce della Santa Sede, Padre Lombardi, ha detto che “la breve visita non era in programma” e che è “chiaramente un segno del suo sostegno nei loro confronti”, un’implicita “conferma della posizione dei vescovi degli Stati Uniti”, che sono in prima linea nella battaglia per una reale protezione della libertà religiosa. “Usa Today” l’ha chiamata una “protesta silenziosa” contro le leggi che minano la “più amata delle libertà americane”, proteggendo i diritti delle istituzioni religiose soltanto nella misura in cui non interferiscono con l’ordinamento civile. Nel discorso al Congresso Francesco ha dedicato soltanto un’allusione al tema, quando ha parlato di “rispetto per le nostre differenze e per le nostre convinzioni di coscienza”, ma per un papa “callejero” più abituato a predicare con l’esempio che con i discorsi, l’improvvisata visita val più di molte prese di posizione a parole. Il capo della conferenza episcopale, Joseph Kurtz, ha spiegato che “l’ultima cosa che le suore vorrebbero è querelare qualcuno, vorrebbero semplicemente servire i poveri e gli anziani, e vogliono farlo in modo che questo non entri in conflitto con le loro convinzioni”, cosa impossibile se “la libertà religiosa viene interpretata in questo modo riduttivo”, come lo stesso Kurtz aveva già detto in precedenza. Per le piccole sorelle si trattava di un’inaccettabile violazione della propria coscienza informata dalla fede. Quando Obama ha concesso un piccolo accomodamento alla legge, trasferendo i costi della copertura dai datori di lavoro alle compagnie assicurative, le suore non hanno ritirato la querela, svelando lo stratagemma dalle gambe corte dell’amministrazione. La Corte d’appello ha stabilito che il regolamento non rappresenta un “sostanziale impedimento” al loro libero esercizio della religione, ma nemmeno a quel punto le suore hanno ceduto. Quella di Francesco è stata una visita minore, laterale, ma enorme dal punto di vista simbolico, specialmente in una giornata di incontri istituzionali in cui il gioco dei media è stato quello di sottolineare i temi su cui si può tracciare una convergenza politica fra la Santa Sede e la Casa Bianca: la povertà, i cambiamenti climatici, i rifugiati, la diplomazia del disgelo con Cuba. Ma Francesco nel suo breve discorso alla Casa Bianca è partito proprio dalla libertà religiosa, invocando la logica secolarizzata della società “tollerante ed inclusiva” per chiedere, a nome dei cattolici d’America, “sforzi per costruire una società giusta e sapientemente ordinata rispettino le loro preoccupazioni più profonde e i loro diritti inerenti alla libertà religiosa”.

Altro punto. Contrariamente a quanto tanti pensano, Trump in questa lettera non dice di volere abrogare il servizio sanitario per le fasce più povere. Dice un’altra cosa (che gli elettori americani “maledetti” hanno capito): “Io abrogherò e sostituirò l’Obamacare in modo da poter avere un’assistenza sanitaria migliore e più conveniente”. Il caso della Piccole Sorelle dei Poveri è simile ai moltissimi altri che riguardano tutte quelle istituzioni religiose che non godono delle esenzioni previste dalla riforma sanitaria, in particolar modo quelle che non hanno nella celebrazione del culto il cuore della loro attività (come ad esempio ospedali, università, opere caritatevoli). È evidente che, a prescindere dalle peculiarità delle diverse istituzioni, per ciascuna si configura una inaccettabile violazione della libertà religiosa e di coscienza. La Chiesa cattolica americana ha fatto muro contro muro con Obama. L’Arcivescovo di Louisville Jospeh Kurtz, che ha sostituito Timothy Dolan alla guida della Usccb, ha inviato una lettera molto dura ad Obama sul tema dell’obbligo di includere pratiche contrarie alla dottrina morale della Chiesa nei pacchetti assicurativi dei dipendenti delle istituzioni religiose.Nella missiva, garantendo preghiere e benedizioni per il Presidente e il suo agire al servizio della Nazione, ha ribadito ancora una volta che l’Affordable Care Act apre una ferita nella sfera del principio costituzionale americano “First Freedom” (“prima di tutto la libertà”). Ma è un passaggio specifico della lettera indirizzata ad Obama a chiarire una volta di più quanto fallace sia l’impostazione della riforma sanitaria.Vale la pena riportarlo integralmente: “Si consideri, poi, il risultato delle politiche attuali della vostra Amministrazione. Il prossimo anno, nessun datore di lavoro sarà tenuto ad offrire un piano sanitario. I datori di lavoro non devono pagare alcuna sanzione il prossimo anno (e solo 2000 dollari per ciascun dipendente successivamente) per annullare la copertura sanitaria contro il volere dei loro dipendenti, costringendoli a cercarla sul mercato. Ma un datore di lavoro che sceglie, con carità e buona volontà, di fornire e sovvenzionare completamente un piano sanitario eccellente per i dipendenti – ma che esclude la sterilizzazione o qualsiasi altro farmaco o dispositivo contraccettivo – deve affrontare multe gravose fino a 100 dollari al giorno o 36.500 dollari all’anno per dipendente. Così il governo sembra dire ai dipendenti che staranno meglio senza un piano sanitario fornito dal datore di lavoro che con un piano che non copre contraccettivi. Ciò è difficile da conciliare con una legge il cui scopo è quello di portare ad una copertura sanitaria universale”. Ma, allora, cosa sta a cuore davvero ad Obama? Che tutti abbiano accesso ad una adeguata copertura sanitaria o che aumenti la diffusione di contraccezione ed aborto? La risposta non ha tardato ad arrivare e il copione, ancora una volta, non cambia. Il 3 gennaio era il giorno stabilito dal giudice Sotomayor entro il quale l’Amministrazione Obama avrebbe dovuto decidere come comportarsi a fronte dello stop imposto grazie al ricorso presentato dalle Piccole Sorelle dei Poveri. Puntualmente è stato pubblicato un documento col quale il Dipartimento di giustizia, per bocca del Procuratore generale Donald B. Verrilli, ribadisce quanto ormai è chiaro da tempo: le suore si adeguino (e con loro tutti i datori di lavoro che intendono opporsi ai provvedimenti lesivi della loro libertà di coscienza). Questo in estrema sintesi il contenuto del memorandum con cui Obama e il suo staff chiedono alla Corte Suprema, e con essa ai cittadini tutti, di non intralciare la marcia verso la contraccezione di Stato. La guerra culturale di Obama, condotta anche grazie a fiumi di una zuccherosa retorica a favore degli ultimi e dei bisognosi, rischia così di mietere vittime proprio tra coloro che dedicano la propria vita a soddisfare – davvero e nel silenzio operoso – le necessità reali della persona. Su questo tasto ha premuto moltissimo Trump.

C’è un ultimo punto di questa lettera che vale la pena di sottolineare: “Siamo a un bivio nel nostro paese. Molto simile al 1980. Ma la posta in gioco è più alta oggi – la più alta che abbia mai visto”. A che cosa si riferisce Trump? Facciamo un passo indietro. Gli anni ‘70 inflissero duri colpi alla fiducia americana caratteristica degli anni ‘50 e dei primi anni ‘60. La guerra del Vietnam e lo scandalo Watergate mandarono in frantumi la fiducia nella presidenza. Le frustrazioni internazionali, compresa la caduta del Vietnam del Sud nel 1975, la crisi degli ostaggi in Iran nel 1979, l’invasione sovietica dell’Afghanistan, la crescita del terrorismo internazionale e l’accelerazione della corsa agli armamenti, sollevarono paure circa la capacità della nazione di controllare gli affari internazionali. Crisi energetica, disoccupazione e inflazione sollevarono questioni fondamentali sul futuro della prosperità americana.Il “malaise” americano, termine che faceva riferimento al discorso del 1979 del presidente Carter noto come “discorso della crisi di fiducia”, a cavallo tra anni 1970 e 1980, non era infondato. Sotto la leadership di Leonid Brežnev (1964-1982), l’Unione Sovietica migliorò la qualità della vita raddoppiando i salari urbani e innalzando quelli rurali di circa il 75 percento, costruendo milioni di appartamenti monofamiliari, e producendo grandi quantità di beni di consumo e di elettrodomestici. La produzione industriale sovietica aumentò del 75%, e l’URSS divenne il più grande produttore mondiale di petrolio e acciaio. Anche all’estero il corso della storia sembrò volgersi in favore dell’Unione Sovietica. Mentre gli Stati Uniti erano invischiati nella recessione e nel pantano del Vietnam, i governi filo-sovietici facevano grossi passi avanti, in particolare nel Terzo Mondo. Gli USA avevano fallito nell’impedire alla forze nordvietnamite di prendere Saigon, cui seguì l’unificazione dei paese in un Vietnam indipendente e con un governo comunista. Altri movimenti comunisti, diversi dei quali sostenuti da Mosca, si diffondevano rapidamente attraverso Africa, Sud-est asiatico e America Latina. E l’Unione Sovietica sembrava impegnarsi nella Dottrina Brežnev, inviando truppe in Afghanistan. L’invasione sovietica del 1979 segnò la prima volta in cui l’URSS inviò truppe al di fuori del Patto di Varsavia fin dai tempi della creazione di questa controparte orientale della NATO. Le elezioni statunitensi del 1980 furono un punto di svolta nella politica statunitense, quelle vinte da Ronald Regan. Segnarono il nuovo potere elettorale dei sobborghi e della Sun Belt; inoltre, fu la svolta per togliere l’impegno nei programmi anti povertà del governo e nell’affirmative action, caratteristici della Grande Società.

Donald Trump, il cialtrone, il borioso, l’imprenditore che ne ha fatte di tutte i colori ha saputo interpretare il sentimento popolare degli americani. Questi stessi americani che avevano riposto tutte le loro speranze di riscatto in Obama e che si sono sentiti traditi. Traditi non solo nelle promesse di libertà, giustizia, lavoro e dignità che sono stati i mantra della prima campagna presidenziale di Obama, ma anche traditi dalla sistematica violazione dell’identità americana. Identità che – piaccia o non piaccia – ha una radice cattolica.

La sinistra americana di Obama di è trasformata nel partito delle multinazionali, delle elites borghesi e ha tradito il popolo. La destra americana non ha saputo interpretare i bisogni del popolo. È rimasta disorientata dalle politiche interne ed estere di Obama. Al punto che tutto il partito repubblicano si è schierato contro quell’uomo venuto dal nulla che si chiama Donald Trump. Lo stesso uomo che da solo, senza nessuno sul palco, ha sfidato casa per casa, paese per paese la gioiosa macchina da guerra della Clinton. Clinton che ben si è guardata di fare comizi nelle zone più sperdute degli States, Clinton che ben si è guardata di andare dentro la crisi delle periferie americane.

Una lezione che dovrebbe fare riflettere anche noi europei. E – in particolare – noi italiani.

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10/11/2016
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