Politica

di Claudia Cirami

Le donne sono comunque protagoniste

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L’America è donna, in fondo, anche se non c’è stato un presidente donna. Nonostante la mancata elezione di Hillary Clinton, questa campagna per le presidenziali americane ha avuto un volto femminile. Perché tante sono le donne che – in modi diversi – hanno contribuito ad incidere su queste elezioni, condizionandole nel bene o nel male. Persino l’unico vero scandalo che è sembrato avere il potere – per un attimo – di fermare l’avanzata di Trump ha avuto a che fare con una tematica cara a molte donne, quale la lotta al sessismo. Ricordiamo, allora, queste protagoniste, cominciando da quel presidente mancato (perdoni la Boldrini l’uso classico) che dà a tutta la storia più l’imprinting di una grande sconfitta (ma non delle donne) che quello di una squillante vittoria.

Hillary Clinton: non è bastato l’endorsement della nonnina centenaria ex repubblicana, né le promesse erotiche della Ciccone. Non è servito l’“urbi et orbi” della grande stampa, né i furori in video di De Niro. L’America ha scelto Trump. Ma forse, più correttamente, non ha scelto lei, la donna di ferro che, di fatto, ha reso preferibile, al suo posto, pure un miliardario politicamente scorretto, ai cui esiti politici è giusto guardare con qualche riserva, senza l’entusiasmo incondizionato con cui anche in Italia si plaude. In queste ore, le analisi sui motivi del fallimento clintoniano si sono sprecate e, ancor più, non ci risparmieranno nei prossimi giorni, quando i democratici (e forse anche certi media) prenderanno realmente coscienza della batosta presa e dovranno iniziare a pianificare il futuro. Certo non ha favorito Hillary essere presentata con il leitmotiv del “finalmente una donna come presidente” quando di veramente femminile la Clinton ha pochissimo (e non ci si riferisce certo all’aspetto fisico). Con Hillary non perdono le donne: perde il tipo di donna che è e rappresenta. Dura, poco empatica, più vicina alle lobby che alla gente: questo iniziano ad ammetterlo già alcuni commentatori che fino ad ieri tifavano per lei. Non sappiamo se l’America si sveglierà davvero dentro ad un incubo, come continua a sostenere il mantra mediatico mainstream: di certo, tuttavia, gli Usa non hanno voluto destarsi in quel “sogno” dove una bionda di ferro – con un programma a tratti inquietante e, riguardo all’aborto, persino crudele – voleva essere a capo di un posto-chiave mondiale.

Michelle Obama: come il solerte consorte, si è impegnata nella campagna pro Hillary. Con il risultato che è sotto gli occhi di tutti. Ancora una volta, evidentemente, ci è stata raccontata una storia che non è veritiera: quella di una coppia presidenziale che ha fatto breccia nel cuore degli americani. La cui discesa in campo a sostegno dell’antica rivale, poi inglobata nell’amministrazione Obama, doveva preludere ad una vittoria schiacciante. Un po’ tristemente, Michelle e Obama misurano adesso la portata reale di quel consenso. Lei ha sostenuto la Clinton con forza, contando su quel sorriso aperto e lo sguardo ammiccante per cui anni fa è stata apprezzata dai suoi connazionali: i tempi però sono cambiati. A Michelle saremo sempre grate per aver sdoganato i capelli raccolti solo da un lato, per la sua capacità di fare sport senza sacrificare la femminilità, e per il modo in cui è stata dignitosamente first lady, senza colpi di testa. «Siamo ad un passo da scrivere la storia», aveva detto all’ultimo comizio a sostegno della collega. La storia può attendere, la donna presidente anche. Forse – chissà – un giorno potrebbe persino toccare a lei. Sperando che faccia una decisa marcia indietro, però, rispetto alle posizioni anti-vita e famiglia finora sostenute insieme al marito.

Madonna e le altre: promettere sesso orale, prendere per mano l’Hillary-tanto-amata e comiziare per lei non ha avuto l’effetto sperato. Molti oggi si stanno interrogando sui motivi per cui tante star non hanno avuto presa su molti dei loro fan. Probabilmente è stato quel “troppo” che ha insospettito. Il tifo a favore della candidata democratica alla presidenza è stato sempre molto caldo negli USA ma, in questa campagna, abbiamo visto uno schieramento impressionante di forze dello spettacolo/cinema/canzone del tipo “tutti per Hillary, Hillary per tutti”. C’è da chiedersi – ancora una volta – se tanti di quei temi per cui gli artisti si impegnano non siano avvertiti ormai più come una concessione radical-chic al sociale che un vero coinvolgimento per migliorare le condizioni di chi sta peggio. C’è poi, di solito, anche la vicinanza – ormai un vero matrimonio – alle istanze Lgtb e pro-choiche: anche su questo si dovrebbe meditare per rendersi conto se davvero sono di interesse generale, come vengono spacciate, o se, nella realtà, importino pochissimo. Le vip, però, ancora, non hanno veramente incassato il colpo. Madonna sul suo profilo twitter ha scritto: «Un nuovo incendio si è acceso. Non ci arrenderemo mai. Non ci piegheremo mai»: sembra un proclama di guerra, la guerra di quel politicamente corretto che per una volta esce sconfitto e certo incredulo per non essere riuscito a trionfare. Le altre non sono state da meno, ma oggi si ritrovano in un America diversa da quella che hanno immaginato e chissà che – da questo momento – non inizino a prenderne coscienza.

Le donne contro Trump: sono spuntate anche loro, le accusatrici di molestie sessuali, nelle ultime fasi di una campagna pesante. Succede spesso in America e quasi non fa più testo. In effetti, la loro comparsa non è stata determinante per il risultato finale, o, se lo è stata, ha inciso in modo imprevedibilmente contrario. Non si entra nel merito di storie che – da qualsiasi parti le si guardi – sono comunque tristi. Nell’immediato danno però un’indicazione: il mondo si turba sempre meno a causa degli scandali a sfondo sessuale. Non potrebbe essere diversamente. Una società sempre più secolarizzata e sempre più polarizzata attorno alle questioni sessuali sembra meno “recettiva” poi riguardo agli scandali di questo tipo, soprattutto se, come nel caso di Trump, non si è mai sbandierata una moralità tutta d’un pezzo. Ha fatto più rumore – e certo ha avuto un peso maggiore – la vicenda delle mail che ha visto come protagonista la Clinton, che le accuse a sfondo sessuale e sessista nei confronti di Trump. Può indignare, intristire o stupire, ma è un dato con cui occorre fare i conti.

Melania Trump: anche lei, come il marito, parte da “impresentabile”, secondo i canoni presidenziali a cui finora siamo stati abituati. Ha un passato da modella, con tanto di foto senza veli, e un presente da gaffeuse, con quel discorso alla Convention Repubblicana tanto simile ad un vecchio discorso di Michelle Obama (anche se la responsabilità non è stata sua). Potrebbe essere il classico pesce fuor d’acqua alla Casa Bianca o rivelare doti di first lady, come in parte è già accaduto durante questa durissima campagna per le presidenziali, quando ha dovuto superare il polverone dei trascorsi sessisti del marito. Se Hillary è rimasta ai margini dall’apprezzamento generale della gente, anche lei potrebbe presto perdere questa presunta simpatia iniziale con cui l’America l’ha forse premiata: avvezza al jet set, fisico prorompente, sposa di un uomo potente non è la tipica donna della porta accanto. Abbiamo visto come il matrimonio con Sarkozy non abbia fatto decollare le simpatie verso “Carlà” Bruni. Melania ha fatto comprendere di non voler far ombra al marito ma di ambire ad un ruolo tradizionale da first lady. Avrà un quadriennio per farsi stimare o, al contrario, per farsi detestare. Sembra però che all’America non sarà indifferente: nel bene o nel male è il tipo di persona che potrebbe lasciare un segno.

Ivanka e Tiffany: sono le figlie di Trump. Ivanka è figlia di Ivana, prima moglie del miliardario, e vice-presidente della Trump Organization. Tiffany è invece figlia della seconda moglie, Marla Maples, ed è interessata alla moda. Trump è orgoglioso di loro, loro gli hanno dato un cauto sostegno (e c’è chi sospetta che non siamo proprio grandi estimatrici del padre). Ora toccherà a loro, insieme a Melania, dare un voto femminile a questa presidenza. Si smarcheranno? Saranno presenti? È ancora tutto da vedere.

America: chiudiamo con un paese che ha un nome in parte femminile. Al di là di ogni propaganda contro il sessismo, gli USA costituiscono un luogo che ha dato un grande rilievo alle donne, anche in passato, persino quando sono rimaste apparentemente all’ombra dei mariti. La stessa Clinton non avrebbe potuto nemmeno pensare alla corsa alla Casa Bianca – sia quando sfidò inizialmente Obama, sia in quest’ultima campagna – se non avesse costruito la sua carriera politica a partire dal suo ruolo di first lady. Si può presumere che fra qualche anno potrà esserci anche un presidente donna – ormai è possibile crederci – ma, nel frattempo, l’impressione netta è che, al di là di una sconfitta che è più della persona che del genere femminile, le donne sono già protagoniste, in vari modi, anche senza ricoprire per forza ruoli istituzionali, e sul campo, non in virtù di campagne a favore. Questo non è roba di poco conto.

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10/11/2016
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