Politica

di Mario Adinolfi

Miserabili, giornalisti, Trump e Renzi

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Il 10 settembre 2016 Hillary Clinton perse le elezioni. Il 10 settembre 2016 il fu segretario di Stato definì i sostenitori di Donald Trump “un branco di miserabili” aggiungendo poi una serie di aggettivazioni: “Omofobi, razzisti, sessisti, xenofobi, islamofobi”. Con il tipico senso di superiorità della liberal newyorchese, il senatore Hillary Rodham Clinton esprimeva pubblicamente il suo disprezzo non per l’avversario (quello, ampiamente conosciuto e probabilmente altrettanto ricambiato) quanto per coloro che appoggiavano la piattaforma del suo avversario. Lì la Clinton ha perso le presidenziali, dimostrando di avere paura: chi è sicuro di sé, sicuro di una vittoria che tutti i sondaggi descrivevano a portata di mano, neanche lontanamente si sogna di insultare gli elettori avversari. Ma la Clinton è un animale politico e era nervosa perché capiva che c’era qualcosa che i sondaggisti non erano capaci di rilevare: la volontà di dare un vero calcio all’establishment, responsabile di aver ridotto in miseria i “miserabili”. Negli Stati Uniti la crisi ha lasciato per strada, in molti casi letteralmente, 45 milioni di poveri in massima parte provenienti dalla middle class. Un sistema crudele con un welfare assai esile, ha travolto una valanga di persone mettendole ai margini e umiliandole agli occhi della loro stessa famiglia. Come potevano non reagire alla prima occasione utile? Davvero si credeva che un pompino di Madonna fosse così allettante da fungere da antidoto per un veleno così corposo che scorreva tra le highways d’America?

Quel che i giornalisti italiani di stanza fissa al Waldorf Astoria a New York davvero non potevano capire, è che la working class americana umiliata e offesa, davvero “miserabile”, in America era una marea umana politicamente inarrestabile. Preda delle loro narrazioni inconsistenti, i giornalisti italiani (e anche molti americani, ma almeno lì c’era qualche eccezione) pensavano che poiché Hillary era una donna le donne avrebbero votato per lei e poiché Trump voleva il muro contro i messicani, i latinos del paese avrebbero votato contro Trump. Invece non era difficile capire che alla donna americana media di “rompere il tetto di cristallo” non interessa proprio nulla, quella era un’ambizione della Clinton e del suo giro tardofemminista, non era un’ambizione popolare. La donna media americana vuole mettere su famiglia, se ce l’ha vuole tenerla in piedi senza morire di paura ad ogni crisi, vuole lavoro e ripresa economica, vuole servizi decenti e qualcuno che parli di speranza per i propri figli, non di “nuovi diritti civili”, anche quelli appannaggio di una minoranza di ricchi californiani o della East Coast. L’America vera non è a Los Angeles, a San Francisco, a New York o ai concerti di Madonna e Lady Gaga. L’America vera la incontri al Walmart a fare la spesa, in uno dei diecimila Walmart di cui è disseminato la nazione e vedi facce che raccontano di fatica e sacrificio, come in tutto il mondo occidentale in questo momento. Molte sono donne e bastava guardarle per capire che quelle non potevano essere elettrici di Hillary Clinton e per questo il 62% persino delle donne bianche (non laureate) ha votato Trump e il 53% delle donne in generale. E i latinos hanno votato Trump, perché l’immigrato regolare che ha la cittadinanza dopo un percorso tortuoso durato anni e ora vota alle presidenziali, ha un solo vero spauracchio: l’arrivo di milioni di altri immigrati clandestini, che potrebbero finire per mettere in discussione il suo diritto così faticosamente conquistato. Ed ecco spiegato il voto nello swinging State della Florida, che durante le lunghe dirette televisive italiane i vari Vespa e Mentana continuavano a dare ballerino, mentre noi a Popolo della Famiglia Tv semplicemente guardando come si distribuiva il voto nelle varie contee dello Stato già alle due meno un quarto avevamo attribuito a Trump, spiegando che quello era il segnale della valanga per Trump presidente. Ma bisognava sapere come è fatta nel profondo l’America, Aldo Cazzullo la racconta da New York in tv e per il Corsera, poi si inalbera pure se glielo fai notare. E Fabrizio Rondolino mentre noi dicevamo che stava vincendo Trump ci scriveva tutto tronfio “Sveglia, ha vinto Hillary”. Manco i numeri sanno leggere, sanno solo essere arroganti.

E qui si arriva a Renzi. Al Renzi che pensa che sia una genialata abbarbicarsi a Obama a fine mandato, imitarlo sulla legislazione Lgbt e persino sulle posture da esibire in fotografia, mandare la Boschi al party dell’ambasciata statunitense facendole dichiarare esplicitamente il tifo per Hillary Clinton a sei ore dal risultato. Il Renzi che s’è fatto dire da Obama che il popolo italiano deve votare sì e dall’ambasciatore di Obama a Roma la stessa cosa, evidentemente devono considerare anche noi italiani un po’ “miserabili” se pensano che abbiamo bisogno di essere eterodiretti rispetto ai nostri affari interni.

Mi veniva in mente Sergio Lo Giudice che sceglieva le ore delle elezioni americane per annunciare che si era andato a comprare un secondo figlio partorito da una donna americana della working class impoverita che per la condizione di bisogno in cui si trovava gli ha affittato l’utero e ceduto la neonata. È già il secondo bambino preso dal senatore italiano “de sinistra” ex presidente di Arcigay a una donna statunitense, un terzo se l’è preso Nichi Vendola e sta pensando pure lui a un quarto. Decine di migliaia di figli sono stati comprati così a famiglie della classe media americana che si è evidentemente impoverita in questi anni se deve arrivare ad utilizzare la maternità come elemento di un commercio e i ricchi politici della sinistra “comunista” europea vengono ad approfittarsene. Hillary Clinton tifava per l’utero in affitto, si faceva finanziare da Planned Parenthood, difendeva persino la pratica abominevole dell’aborto a nascita parziale ed era ovviamente a favore di tutta la piattaforma Lgbt. Come Zapatero, come tra qualche mese Hollande, ha pagato questo suo essere servizievole rispetto alla lobby che propugna politiche contro la famiglia naturale con la fine della carriera politica. Renzi è capace di assumere la lezione che ne deriva? A differenza di Zapatero, Clinton e Hollande il buon Matteo Renzi non viene dal percorso della sinistra tradizionale. Una volta partecipava ai Family Day, ne difendeva le ragioni. Poi ha cominciato a dare retta ai Lo Giudice, agli Scalfarotto, a quella che ha piazzato nel cda dell’Anas: è stato l’inizio della fine.

Ha definito anche noi miserabili, omofobi, sessisti, razzisti e ci ha aggiunto pure retrogradi e medievali. Ha detto che lui ha giurato sulla Costituzione e non sul Vangelo, dimostrando alla fine che ha tradito quello e anche quella. Lo conosco bene e il potere l’ha cambiato, in peggio, molto in peggio. Ha dimenticato la sua radice profonda e ora vuole raccontare al paese che votare per il governo in carica, cioè per lui stesso, è un voto per il cambiamento. Uno slogan che fa contorcere dalle risate. Il 4 dicembre i conservatori degli assetti di potere attuale voteranno sì. I miserabili, omofobi e sessisti voteranno no. Vedrete che tra quindici giorni sondaggisti e editorialisti cominceranno a dirvi che il sì è avanti, perché sono disonesti e provano a usare i mezzi di informazione per costruire la realtà che loro auspicano, evocandola con notizie false. L’hanno fatto con la Brexit e in maniera violentissima con Trump inventando scandali risibili riesumandoli pure dal passato remoto. Lo faranno nel piccolo anche in Italia e ci saranno i Rondolino a spiegarci come andrà a finire, a reti e giornali unificati. Ma non andrà come vorrebbe Renzi. Il segnale americano è un uragano e le reazioni imbarazzate di Palazzo Chigi, le titolazioni dei giornali che enfatizzano le manifestazioni di quattro cantanti in lacrime e figli di papà al grido “Trump is not my president”, disegnano lo stesso scenario del 10 settembre 2016 della Clinton. Ora hanno paura.

Renzi è un animale politico e lo sa bene, fiuta l’aria. Hai voglia adesso a coprirsi con l’appoggio di Sergio Lo Giudice, credo che non invierà la letterina di felicitazioni per l’ennesima pratica utero in affitto tollerata dal suo governo. Ora non bastano le Cirinnà e gli Scalfarotto. Ora tocca fronteggiare i miserabili, gente dalla memoria lunga, che l’avvertimento nel gennaio 2016 glielo misero nero su bianco su uno striscione lungo nove metri: Renzi ci ricorderemo. Sdegnoso, lasciò i miserabili “omofobi” fuori dalla porta. Ora Renzi sa che il conto sarà regolato ed ha davvero paura.

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10/11/2016
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