Società

di Federica Paparelli Thistle

Che accade a Planned Parenthood?

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In questi giorni di lutto per i risultati delle recenti elezioni, diversi siti web di stampo dem stanno rilanciando la notizia che “con un solo tratto di penna, il presidente Obama ha assicurato per sempre a Planned Parenthood i fondi federali del Title X Family Planning Program”, vale a dire le sovvenzioni governative per quegli enti che forniscono servizi di contraccezione a soggetti economicamente svantaggiati. Peccato che la notizia non sia vera, o meglio, si tratta al momento di una proposta e la sua entrata in vigore sarebbe tutt’altro che imminente.

I fatti, in realtà, risalgono all’inizio di settembre ma la notizia sta riemergendo solo ora che il popolo pro-choice è stato messo in allarme dall’elezione di Donald Trump e del suo vice-presidente Mike Pence, ex-governatore dell’Indiana totalmente inviso ai sostenitori di Planned Parenthood, perché colpevole di aver tagliato della metà i fondi al colosso abortista nel proprio Stato già nel 2014, causando la chiusura di alcune cliniche, nonché di essere sostenitore con fermezza delle istanze pro-life.

Come molti lettori ricorderanno, nello scorso anno, alla luce delle rivelazioni dei video sul traffico di organi di bambini abortiti, ben tredici Stati hanno chiuso i rubinetti nei confronti di Planned Parenthood, dirottando i fondi ad essa indirizzati verso la rete ben più capillare dei centri locali della salute, i Community Health Center approvati dal governo federale, un network di più di 1200 cliniche contro le 650 della catena diretta da Cecile Richards. In questi fondi sono compresi i finanziamenti di cui si parla nel Title X, una legislazione approvata negli anni ’70 dal presidente Nixon e diretta a garantire l’accesso a servizi di “pianificazione familiare” a soggetti a basso reddito. Servizi fra i quali, va precisato, per espressa disposizione di legge non rientra l’interruzione di gravidanza e che pertanto consistono in tutte quelle prestazioni legate alla contraccezione, compresa la sterilizzazione.

Agli inizi di settembre, l’amministrazione Obama, per mezzo del Dipartimento della Salute, ha proposto una modifica sostanziale per l’assegnazione delle sovvenzioni governative del Title X: in pratica, le nuove regole impedirebbero ai singoli Stati di trattenere i fondi suddetti per ragioni diverse dalla “idoneità del provider a fornire servizi ai beneficiari in maniera efficace”, con esclusione quindi di qualsiasi altra valutazione. La proposta è stata pubblicata in settembre per essere sottoposta a commenti ed obiezioni per un periodo di trenta giorni, ma attualmente non risulta ancora essere entrata in vigore poiché il Dipartimento della Salute è ancora impegnato nell’esame di tali commenti.

Le lobby abortiste gioiscono alla prospettiva che possano essere rimossi quelli che per loro sono semplici ostacoli di natura ideologica, sostenendo che i fondi vengono sottratti a Planned Parenthood esclusivamente perché fornisce aborti, ma come sempre si tratta di una visione puramente partigiana e molto superficiale. Dal momento che la proposta di legge parla di “efficacia” nel fornire i servizi ai beneficiari dei fondi, la prima ed elementare obiezione che si può opporre è che 650 è poco più della metà di 1200: come possa essere parimenti efficace il network di cliniche di Planned Parenthood con una presenza sul territorio così limitata in confronto ai 1278 Community Health Centers rimane davvero difficile da comprendere. In parole povere, avere l’accesso a un servizio significa anche non dover viaggiare da una parte all’altra dello Stato per riceverlo. La seconda obiezione è di carattere qualitativo: i centri locali per la salute offrono una gamma di servizi che non si limita solo all’ostetricia e alla ginecologia, ma garantisce il diritto alla salute del cittadino all’interno di una visione olistica. Per fare un esempio, i Community Health Centers offrono, fra i molti, anche servizi per le terapie del virus HIV, senza limitarsi quindi a diagnosticarlo e a indirizzare i pazienti verso altri centri, come invece succede nelle cliniche di Planned Parenthood. Anche questa è efficacia. La mancanza, quindi, di una specifica definizione di ciò che si intende per “fornire servizi in maniera efficace” è il vero grimaldello di questa proposta, che finisce quindi per danneggiare ulteriormente la salute delle donne, anziché favorirla come proclama di voler fare.

Molte organizzazioni pro-life si stanno mobilitando per opporsi alla modifica del Title X. Alla loro testa la rappresentante repubblicana Diane Black del Tennessee, che in una lettera sottoscritta da 80 deputati e 20 senatori ha chiesto al Segretario del Dipartimento per la Salute Sylvia Mathews Burwell di riconsiderare la proposta. Al Senato, la portabandiera della lotta all’emendamento è Joni Ernst, la quale, in un’intervista ad un network locale della CBS ha dichiarato che le modifiche ad una legislazione così importante dovrebbero partire dal Congresso ed essere trasversali, e non discendere direttamente dall’esecutivo. La Black, invece, è stata invece ben più esplicita nel suo attacco al presidente uscente Obama: in un editoriale redatto per il sito web di FoxNews, la rappresentante del Tennessee ha definito l’iniziativa “uno stratagemma politico” per dirottare altri fondi verso Planned Parenthood. Nell’articolo la Black sottolinea lo smaccato atteggiamento partigiano di Obama, unico presidente nella storia a prendere parte al gala annuale del colosso abortista per la raccolta di fondi (quello in cui ha concluso il suo intervento con la famigerata frase “Dio benedica Planned Parenthood!”): nel luglio dello scorso anno, in un disperato tentativo di contenere i danni causati dalla divulgazione dei video di Center for Medical Progress sulla cessione di parti ed organi di bambini abortiti, il portavoce della Casa Bianca ha lodato Planned Partenthood per i suoi “alti standard etici”. Una partisanship che in termini economici si è tradotta in una crescita di fondi governativi a favore delle cliniche abortiste quantificata in 25 milioni di dollari, stranamente a fronte di una diminuzione dei servizi erogati del 10%.

Ma più di ogni altra considerazione, la rappresentante del Tennessee ha evidenziato che l’emendamento alle previsioni del Title X rappresenterebbe un vulnus alla libertà dei singoli Stati di individuare quali strutture possano considerarsi idonee a ricevere le sovvenzioni, in un tentativo di intrusione senza precedenti del Governo nelle politiche interne degli Stati federali. Insomma, un regalino di addio del presidente uscente ad uno dei principali fundraiser del suo partito, che, alla luce dei risultati elettorali, ha più il sapore del risarcimento.

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15/11/2016
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