Storie

di Raffaele Dicembrino

Rinascere dopo il carcere il più grande sogno

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Il Più Grande Sogno, nelle sale dal 24 Novembre a Roma e dal 1 Dicembre in tutta Italia, distribuito da ANTANI in collaborazione con Kino produzioni. Presentato alla 73. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia Orizzonti – Concorso, questo film è dedicato a chi lotta ogni giorno per la vita che sogna. Il Più Grande Sogno vede la regia di Michele Vannucci con Mirko Frezza, Alessandro Borghi, Vittorio Viviani, Milena Mancini, Ivana Lotito, Ginevra De Carolis e Crystel Frezza.
La trama non lascia dubbi sui signi ficati e gli aspetti che la pellicola vuole evidenziare: Mirko, a 39 anni, è appena uscito dal carcere: fuori, nella periferia di Roma, lo aspetta un futuro da inventare.
Quando viene eletto Presidente del comitato di quartiere, decide di sognare un’esistenza diversa. Non solo per sé e per la propria famiglia, ma anche per tutta la borgata in cui vive.
Questo film racconta di un “bandito” che, aiutato dal suo migliore amico Boccione, vuol trasformare l’indifferenza del quartiere in solidarietà, l’asfalto in un rigoglioso campo di pomodori, inventandosi custode di una felicità che neanche lui sa bene come raggiungere.
È la storia di un sogno fragile e irrazionale, capace di regalare un futuro a chi non credeva di meritarsi neanche un presente ed invece ci racconterà cosa di buono è in grado di fare.

Il regista Michele Vannucci ci rivela: “Ci sono incontri che cambiano la percezione della nostra vita.
Nell’agosto 2012 ho incontrato Mirko durante i provini del mio cortometraggio di diploma al Centro Sperimentale. Aveva quarant’anni e una vita di strada che cercava di lasciarsi alle spalle. Mi ha raccontato che era stato eletto presidente di quartiere, che aveva aperto un’associazione, che stava per nascere il suo terzo figlio. Davanti ai miei occhi si stava
scrivendo una storia che riguardava anche me; ciò che cercava lui era ciò che cercavo anch’io: un’altra identità.
L’ho frequentato per tre anni, mi sono messo in ascolto ed ho iniziato a scrivere un racconto ispirato alla sua storia. Questo è “Il più grande Sogno”: un film di finzione che nasce dalla realtà e che, grazie alla generosità di un gruppo di persone disposte a mettersi in gioco, torna alla realtà attraverso una messa in scena che si muove libera tra commedia, melodramma e crimine. Questo film è dedicato a chi ogni giorno lotta per la vita che sogna”.
“Non sono andato a girare a La Rustica perché c’era una situazione svantaggiata, sono andato lì perché c’era qualcosa che mi attirava, perché è il posto in cui vive Mirko Frezza e io volevo passare del tempo lì per creare un’opera d’arte. Questo film è la prova che l’arte riesce a dare un senso a persone che non hanno un senso. Naturalmente nel film non si vede tutta la verità. La vita reale di Mirko ci ha dato spunti su cui noi abbiamo fantasticato”.

Mirko Frezza è il protagonista di questa storia: “Quattro anni fa, Michele è entrato nella mia vita in punta di piedi. Praticamente non avevo mai fatto l’attore, e con lui ho iniziato a vedere che poteva essere un nuovo lavoro.
Abbiamo fatto dei cortometraggi, siamo cresciuti insieme.
Ho iniziato a raccontargli di me, lui a frequentare il quartiere: arrivava, tirava fuori il suo registratore e parlavamo. Era là, in ascolto della mia realtà. Alcune cose non erano facili da digerire, per me per primo. Gli raccontavo la mia vita e spesso la rivedevo in una luce diversa.
Il nostro è stato uno scambio continuo, raccontargli la mia storia e poi interpretarla è stato il risultato di una “ricerca” interiore che abbiamo affrontato insieme.
“Mirkone” e “Mirko” non sono la stessa persona: “Mirkone” ha una storia criminale, una specie di reputazione alimentata anche da “leggende” del quartiere. Era un “personaggio” che doveva esistere. Mirko, invece, è quello che sono davvero e il film che ha girato Michele, per quanto sia solamente ispirato alla mia vita, racconta la mia storia, quella del mio quartiere, nel modo più “puro” e con il tono che, veramente, mi appartiene di più: ridi per tutto il film per quello che vedi, ma poi ci pensi e ti dici “non c’è proprio un bel niente da ridere”.

Alessandro Borghi è invece l’interprete di ‘Boccione’: “Abbiamo fatto il film grazie a un’esperienza di vita partecipata in cui tutti hanno collaborato insieme. Non c’era una vera sceneggiatura, ma solo alcune linee guida narrative. Per noi attori era un salto nel vuoto perché dovevamo improvvisare e non per tutti è stato facile”. Riguardo al tema fiction/non fiction, Vannucci precisa: “A un certo punto della lavorazione abbiamo riscontrato alcuni problemi e il film stava per diventare un documentario. Ma io sapevo di voler creare un mix tra girato e vita vera, per questo il contributo degli attori è stato essenziale. Questo film è realtà ricreata”.

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26/11/2016
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