Chiesa

di Raffaele Dicembrino

CROSBY E GLI ALTRI CANADESI PARLANO DI EUTANASIA

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In molti attendevano la loro presa di posizione che è puntualmente giunta in queste ore.
Eutanasia e suicidio assistito sono totalmente inaccettabili”: è quanto scrive, in una nota, monsignor Douglas Crosby, presidente della Conferenza episcopale del Canada. La dichiarazione del presule arriva dopo che, il 25 febbraio, il “Comitato speciale del governo canadese sull’aiuto medico a morire” ha pubblicato un rapporto intitolato “L’aiuto medico a morire: un approccio incentrato sul paziente” e tutte le polemiche che ne sono seguite.
“In tale rapporto governativo, spiega monsignor Crosby, si raccomanda che “il suicidio assistito sia accessibile alle persone affette da patologie psichiatriche; che le sofferenze psicologiche rientrino tra i criteri che danno diritto a tale pratica; che, nell’arco di tre anni, il suicidio assistito sia accessibile agli adolescenti e forse anche ai bambini, i quali potrebbero essere ritenuti ‘persone minori mature’; che tutti i professionisti del settore sanitario siano obbligati ad orientare correttamente i pazienti che chiedono il suicidio assistito; che tutte le strutture sanitarie sovvenzionate dallo Stato canadese offrano tale pratica. Il rapporto non indica come le cure palliative e domiciliari possano offrire delle vere opzioni alle persone tentate dal suicidio assistito, né chiede un piano nazionale per prevenire il suicidio” che nel Paese colpisce i giovani autoctoni. Di qui, il richiamo del presule “alla posizione della Chiesa cattolica, che è chiara: il suicidio non è una cura medica”; pertanto, “uccidere le persone affette da patologie psichiche o mentali, giovani o anziane che siano, è contrario alla sollecitudine ed all’amore dovuti ai nostri fratelli e sorelle”.
Al contrario, continua la nota di mons. Crosby, “la dignità della persona e lo sviluppo della comunità esigono, da un lato, la tutela ed il rispetto di ogni vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale; dall’altro, la libertà di coscienza e di religione per ogni persona e per ogni struttura”. Infatti “il benessere sociale, la sicurezza personale ed il bene comune – ricorda il presule - accompagnate dalla fede religiosa, implicano la tutela, e non la minaccia, della vita di coloro che soffrono. Dura, quindi, la condanna del Rapporto diffuso dal Comitato governativo, le cui raccomandazioni “non sono affatto incentrate sul paziente – spiega mons. Crosby – né sostengono o aiutano in alcun modo i moribondi e le persone vulnerabili”. Al contrario, esse “hanno l’approccio di una ‘società dello scarto’, come dice Papa Francesco, e non mostrano affatto il volto della misericordia di Dio”. La Chiesa cattolica canadese, dunque, insieme ai rappresentanti “ortodossi, protestanti, ebrei musulmani, ed insieme anche ai non credenti, ribadisce che l’eutanasia, il suicidio assistito e le indicazioni fornite nel Rapporto sono completamente inaccettabili”.
Ma analizziamo la storia dell’eutanasia in Canada. Dopo essere passata alla Camera il 31 maggio, anche il Senato del Canada ha approvato la legge C-14 che legalizza eutanasia e suicidio assistito. Nonostante la versione finale del testo sia migliore rispetto alle precedenti, e anche se le classifiche valgono poco quando si introduce il diritto/dovere di essere uccisi/uccidere, quella approvata dal Parlamento canadese resta una delle peggiori leggi al mondo sulla “buona morte”.
L’iter legislativo era partito male fin dal principio. Né il popolo né il governo né il Parlamento hanno deciso di cominciare a dibattere sul tema del fine vita. Sono stati i giudici, nello specifico la Corte Suprema, che nel febbraio 2015 hanno dichiarato incostituzionale la proibizione del suicidio assistito contenuta nel Codice penale, ordinando al Parlamento di approvare una legge adeguata entro un anno. I politici hanno obbedito, ritardando appena di qualche mese, e nell’ultima seduta disponibile prima di andare in vacanza hanno dato il via libera all’«assistenza medica alla morte».
Per avere accesso all’eutanasia sarà necessario essere residenti in Canada in modo permanente, avere almeno 18 anni, essere in grado di intendere e volere, essere affetti da una malattia incurabile per la quale «la morte naturale è ragionevolmente prevedibile». La richiesta dovrà essere approvata almeno da due medici ed è previsto un periodo di riflessione obbligatorio di 10 giorni pieni. La richiesta da parte del paziente deve essere scritta e controfirmata da due testimoni.
Il testo però è stato formulato in modo tale che gli abusi (o le eccezioni) non possano essere né prevenuti né puniti. La sezione 241.3 infatti dice: «Prima che un medico o un infermiere procuri a una persona l’assistenza medica alla morte, il personale medico o infermieristico deve: essere dell’opinione che la persona soddisfi tutti i criteri» previsti dalla legge.

Non è dunque richiesto che la legge venga rispettata, ma che il medico pensi che la legge sia rispettata. Basta essere in una supposta buona fede per non essere perseguibili. La sezione 227 infatti aggiunge: «Per maggiore certezza, l’esenzione prevista si applica anche se la persona che la invoca crede in modo ragionevole ma errato» di averne diritto. Le conseguenze di questo passaggio sono enormi: se, per esempio, un medico uccide una persona non in grado di intendere e volere, gli basterà affermare che, nella sua “opinione”, era in grado di intendere e volere per essere assolto. Anche se nei fatti si sbagliava.
Ma c’è un altro passaggio della legge che apre a qualsiasi tipo di abuso. Sempre nella sezione 227 si legge: «Nessuno può essere incolpato di omicidio per qualsiasi atto compiuto nell’intento di aiutare un medico o un infermiere a procurare l’assistenza medica alla morte». E ancora (sezione 241): «Nessuno può essere incolpato di omicidio per qualsiasi atto, compiuto su esplicita richiesta della persona, che serva ad aiutare quella persona ad auto-amministrarsi una sostanza che sia stata prescritta nell’ambito dell’assistenza medica alla morte».

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16/12/2016
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