{if 0 != 1 AND 0 != 7 AND 0 != 8 AND 'n' == 'n'} A proposito di buona scuola

Politica

di Gloria Callarelli

A proposito di buona scuola

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Il pericolo più grande per il nostro futuro è l’ignoranza, la non conoscenza delle cose. Da sempre è pericolosa perché senza sapere si è vulnerabili, senza conoscere si può straparlare, senza avere cognizione di causa ci si può bere di tutto. Un avvelenamento che se portato avanti lentamente, a piccole dosi con pillola magari indorata, diventa letale perché non percepito dalle nostre coscienze. Lo strumento principale per avvelenarle le persone e che trova terreno fertile in chi ignora, sono certamente le menzogne. Le menzogne sono come polpette avvelenate che piano piano riempiono la pancia, le tossine si impadroniscono della nostra mente insipiente e, aiutino più, aiutino meno da parte di istituzioni, mass media compiacenti, lobby e via dicendo, arrivano a modificare completamente il nostro modo di pensare. Nella migliore delle ipotesi ci annichiliscono il pensiero, nella peggiore ci portano ad assecondare le ideologie del pensiero unico dominante. Chiamatela finestra di Overton, chiamatelo lavaggio del cervello: la sostanza non cambia.

Quando ieri ho letto il post su Twitter di Laura Boldrini non ci volevo credere. Un concentrato di argomenti, riassunto tra l’altro in un cinguettio striminzito che dice e non dice che riporta e non riporta, che insinua e azzarda ipotesi prive di fondamento. Lo riporto, nel caso ve lo siate persi: “Proposta legge #educazionedigenere scuole, avanzata da tanti gruppi, serve a prevenire #violenza #donne. Solidarietà a ministra @valeriafedeli”.
Ora questo tweet è grottesco perchè accomuna capre e cavoli appunto senza una minima tesi ragionata che dimostri qualcosa. Alla luce di questo chiediamo quindi che cosa significa che il gender potrebbe prevenire la violenza sulle donne? Ma dove sta scritta questa teoria? Davvero sarebbe interessante scoprirlo. Purchè non sia qualche sito di parte omosessuale, perché altrimenti va da sé che la tesi diventa poco credibile. Se un giorno la signora Boldrini sarà così gentile da spiegarci come la famigerata ideologia gender può combattere la violenza sulle donne portando tesi e spiegazioni ragionevoli saremo qui tutt’orecchi e pronti a ricrederci. Forse però il presidente della Camera non conosce davvero questa teoria, la stessa che per tanti suoi colleghi per altro non esiste (ops), e a quel punto sarebbe utile che si informasse per bene sul suo significato prima di parlarne all’Italia. Magari glielo spiegasse bene la signora Fedeli o magari, ancora meglio sarebbe se si informasse seriamente da qualcuno che sul tema ha scritto libri e conosce ogni virgola come l’avvocato Gianfranco Amato. Su Facebook, su youtube, su internet ovunque si trovano suoi articoli, suoi convegni, sue interviste. Perfino in libreria si possono trovare i suoi libri. Se poi non le piace l’avvocato Gianfranco Amato, perché come dice l’attuale ministro da lei difeso “manipola i cervelli”, può sempre trovare le stesse argomentazioni provate e ragionate ancora una volta negli scritti, negli articoli, nei dibattiti di altri autori quali Massimo Gandolfini ad esempio.
E’ chiaro che la signora Boldrini o ignora o ha volutamente indirizzato chi ignora il gender su un altro argomento per spostare l’attenzione su un tema che ovunque, quotidianamente, è diventato di moda e affossare l’altro, più delicato e grave: e allora va bene, parliamo di femminicidio e violenza sulle donne, anche se si va fuori tema. Una strategia comunitcativa interessante. E’ chiaro che al presidente della Camera piace vincere facile e giocare su temi così gettonati da mandare in secondo piano tutto è uno scherzetto semplice. Anche le menzogne, le bugie e la faccia.
Per dovere di cronaca segnaliamo che lo stesso avvocato Gianfranco Amato ha definito l’ideologia gender come “un’idea devastante che afferma che si è “maschio o femmina”, “uomo o donna”, non in base alla struttura anatomica e biologica, ma in base a quello che si sente di essere al momento perché secondo tale teoria, è una condizione che può variare nel tempo”.
Per poter portare avanti questa teoria, per cui io una mattina posso svegliarmi uomo se mi va, o magari cane, cavallo, giapponese ecc. , nelle scuole già di tutta Italia sono stati proposti libri, opuscoli, kit e quant’altro che attraverso un’educazione sessuale sfrontata e in palese violazione con il diritto della famiglia di educare, sancito anche dalla costituzione, vedi ad esempio l’articolo 30, o espresso nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, fanno passare l’ideologia. In questi anni si è visto di tutto, le segnalazioni si sprecano e si trovano facilmente anche in siti-denuncia come quello dell’associazione pro life “Le Mnif pour tous”. Dai libricini adatti alle scuole materne o primarie, fino ai romanzi espliciti come ad esempio “Sei come sei” di Melania Mazzucco dove vengono descritti rapporti omosessuali che sfiorano il porno, il cavallo di Troia è già entrato in molti istituti d’Italia magari tirato per le redini da docenti compiacenti e di parte.
Di certo, crediamo noi, far scoprire ai bambini di 4 anni la sessualità non può che essere definita una cosa di una violenza inaudita. E Gesù che ben sapeva la strumentalizzazione cui i bambini sono soggetti perché puri, innocenti, incorrotti e quindi per questo più vicini a Lui, ha ribadito: “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa una macina al collo e fosse gettato negli abissi del mare”.
Ricordiamo, inoltre, anche, che questa famigerata ideologia gender è stata definita da Papa Francesco più volte con parole molto dure, preoccupate e coraggiose: “Grande nemico oggi del matrimonio è la teoria del gender. Oggi c’è una guerra mondiale per distruggere il matrimonio ma non si distrugge con le armi, si distrugge con le idee: ci sono colonizzazioni ideologiche che distruggono”. Ha paragonato l’indottrinamento gender a quello avvenuto nelle dittature del secolo scorso, nazismo in primis, e ha ricordato in qualche occasione che i frutti di certe ideologie portano solo al male: “La Bibbia ci dice che Dio ha creato uomo e donna e li ha creati a sua immagine: cioè l’uomo e la donna che si fanno una sola carne sono l’immagine di Dio. Chi paga le spese del divorzio? Tutti e due? Di più paga Dio, perché quando si divorzia una sola carne si sporca l’immagine di Dio. E pagano i bambini, i figli. Voi non sapete quanto soffrono i bambini i figli piccoli quando vedono le liti e le separazioni dei genitori”. Infine ha chiamato il padre di questa ideologia per nome: “satana”.
La signora Boldrini e la signora Fedeli conoscono queste dichiarazioni del Papa? Sono disposte così platealmente a passarci sopra? Se davvero è così dobbiamo intendere che si sono schierate dalla parte sbagliata. E’ vero che l’ora di religione è ormai un optional, ma è anche vero che è un peccato non sapere.
Sia come sia, se vogliamo proprio spostare l’attenzione sul gender e parlare di questo al ministro dell’Istruzione, ricordiamo che le volontà dei genitori non possono essere platealmente ignorate. E’ chiaro come il sole che il ministro conosce la contrarietà delle famiglie cattoliche e di buon senso alla teoria, e forse ne comprende le ragioni, ma va avanti lo stesso. Per la sua strada, con la sua poltrona. Facendo il compitino bene di modo che i professori di lassù mettano un bel voto.
Fino a prova contraria, però, pur con tutti i suoi attuali limiti, l’Italia è ancora in larga parte un paese cattolico e cristiano e certi argomenti, abbiamo visto, non vanno a braccetto con il “cattolicesimo new age”. Il popolo è ancora sovrano e lo dimostrerà, prima o poi.
Ma ad oggi è chiaro: l’arroganza di molti politici porta a chiudere le orecchie, rinnegare le proprie dichiarazioni, andare avanti facendo finta di niente. Eppure non è così che si fa, giocare col popolo non porta bene. Ne vale la pena? In passato abbiamo visto come è finita: se il popolo viene ignorato non sta a guardare a lungo. Ma la storia si sa, non insegna mai nulla. Vero ministro dell’Istruzione?
Ad ogni modo abbiamo divagato: perchè il ministro Fedeli è stata oggetto di critiche non solo (e non ora) per l’ideologia gender in sé ma per una menzogna clamorosa che nasconde insipienza e che tradisce, forse, anche inadeguatezza. Questo è stato il punto e questo va dibattuto. Riconosciuto questo, va da sé che sarebbe una gaffe clamorosa ancora di più e denuncerebbe ancora di più quanto le dimissioni siano un atto urgente e indispensabile. Quindi non riusciamo a capire come si possa spostare il mirino delle critiche da questa argomentazione all’ideologia gender.
In sedi opportune si affronterà anche quella circostanza che ovviamente persone di una certa sensibilità, in particolare cristiana, non possono condividere. Ma non è stato l’oggetto della critica, semplicemente no. Perché quindi strumentalizzare in questo modo la vicenda? Perché spostarne il tiro se non per rigirare la frittata e così facendo dimostrando ancora una volta un’assenza totale di integrità e di correttezza nei confronti dei cittadini che si sono sollevati in protesta contro questo modo di agire? Contrattaccare senza difendersi, dimostra un’assenza di argomentazioni e mette a nudo la verità. O forse, come già spiegato, si vuole utilizzare l’argomento violenza sulle donne per attirare simpatie, consensi e spostare il fuoco delle polemiche contro chi a quel punto, indignato contro il ministro, si macchierebbe della grave colpa di essere “sessista”. Tutto, sempre per restare in tema scolastico, sicuramente per la proprietà transitiva del “se A è uguale a B e B è uguale a C allora A è uguale a C”.
Beh la strategia, comunque, non funziona più. Non, almeno, per chi ha aperto gli occhi, per chi ha smesso di ignorare e ha cominciato a informarsi. Non solo sui media pilotati, ma anche su internet, seguendo le conferenze e ascoltando.
Chiudendo il discorso blog è forse il caso di chiarire anche il significato della frase “tanti gruppi” citato dalla presidente della camera: si intendono forse le 200 organizzazione che si battono per l’indottrinamento gender nelle scuole? O sono forse le 29 lgbt che hanno contribuito alla redazione del documento “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere” emanato a seguito delle direttive europee e che ha invaso le scuole nonostante le sollevazioni dei giuristi per la vita e dei genitori indignati? Forse sì. Riportiamo anche in questo caso e anche qui per dovere di cronaca le parole dell’avvocato Amato, tratte dal suo libro “Gender d’istruzione”, nel quale viene specificato come quello stesso documento (in fase di stesura) non ha previsto ingerenze di carattere “religioso” e non ha tenuto conto della rappresentanza dei genitori e dei docenti, preferendo avvalersi della collaborazione di organizzazioni omossessualiste. Forse più referenziate? Di certo non le sole sul panorama italico e non le uniche ad aver diritto di parola. Eppure, questi gruppi sono forse più uguali di altri.
Ma vabbè forse il presidente della Camera è entrata in un vortice che ormai l’ha completamente risucchiata quel vortice di genere che non discrimina più gli argomenti per non discriminare il genere. Solo così si spiega il post e il tentativo di difendere il neo ministro.
“Le politiche di genere iniziano dal linguaggio - ha detto alla Stampa l’assessore - Prima di comportarci bene dobbiamo parlare bene”.
Già dal linguaggio: quello usato per dichiarare una menzogna, per altro corretto non con una penna rossa e immediata bocciatura, ma con la gomma da cancellare o la cancellina per capirci.
E così invece di finire dietro la lavagna, ritroviamo ancora certi professori in cattedra, a dare lezione. Attenzione perché il popolo quando smette di ignorare, si istruisce e impara, si rivolta e si ribella. E’ il bello dell’istruzione, bellezza.

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16/12/2016
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