Storie

di Claudia Cirami

Santità, ma che Casina combinano al Pio IV?

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Arriveremo all’aborto ecologico? I dubbi che qualcuno aveva avanzato sul retroterra culturale della Laudato si’ ogni tanto ritornano, come le inquietanti presenze di un noto libro, poi film, dell’orrore. Perché il problema non è certo l’enciclica che ha spiegato, in lungo e in largo, l’ecologia integrale, ma il prima (cioè gli studi che hanno ispirato il testo) e soprattutto il dopo (perché ormai è risaputo che, dal Vaticano II in poi, conta più il famigerato “spirito del testo” più che la lettera di questo). Esiste un ragionevole timore che non tutti – all’interno della Chiesa Cattolica, e purtroppo nei luoghi che contano – abbiano posizioni in linea con il Magistero riguardo alle modalità con cui affrontare la crisi ambientale. Perché è bene non dimenticarlo (e soprattutto non darlo per scontato, visti i tempi): Chiesa Cattolica e organizzazioni e ideologi ambientalisti non possono avere tout court la stessa visione riguardo alla soluzione dei problemi relativi al Creato. Per ovvi motivi, come si vedrà. È di questi giorni la notizia – rilanciata sia da Corrispondenza Romana che da La Nuova Bussola quotidiana – della partecipazione di Paul R. Ehrlich in un workshop che si terrà alla Casina Pio IV, dal titolo “Come salvare il mondo naturale da cui dipendiamo”, dal 27 Febbraio al 1 Marzo. Giustamente i sostenitori della vita nascente si sono subito messi in allarme. Ehrlich – per chi non lo sapesse – è autore, tra le altre pubblicazioni, di quel best seller intitolato The Population Bomb che, pur non essendosi rivelato un testo esattamente profetico, lo ha accreditato come esperto di fama mondiale su clima, ambiente, etc. Da allora il prof. non ha perso il vizio di essere profeta (?) di sventure perché – come si può leggere in un’intervista che ha concesso nell’Aprile dell’anno scorso allo svizzero Neue Zürcher Zeitung – prevede per la nostra civiltà il collasso in tempi brevissimi, massimo alcuni decenni. Come? La fantasia non gli manca: potrebbe avvenire a causa di una siccità, un’epidemia, una guerra atomica o, persino, un diluvio (?). Non è, però, questo il punto fondamentale. Ognuno può essere libero di immaginare tutti gli scenari apocalittici che vuole: il problema è invece che Erlich, come altri ambientalisti, è un sostenitore del controllo delle nascite. Che, a scanso di equivoci, non traduce certo il concetto di paternità responsabile di cui ha parlato Paolo VI nell’Humanae Vitae. Nell’ intervista già citata (che non risale al 1968, ma appunto all’anno scorso), Erclich ribadisce il suo mantra: è necessario essere di meno. È vero che nega le responsabilità di aver ispirato, con The Population Bomb, le rovinose campagne abortiste in Cina e dice di considerare la sterilizzazione forzata come immorale, ma rimane comunque un convinto sostenitore dell’uso dei contraccettivi per limitare quanto più possibile l’esplosione demografica. E allora la domanda è: che ci fa un simile “esperto” in Vaticano? Come chiamare il capitano Achab a parlare in un convegno sulla salvaguardia delle balene… Dato l’ospite, alcune frasi della brochure di presentazione suonano in modo inquietante. Per esempio, questa recita: «I nostri livelli di consumismo crescono più rapidamente della nostra popolazione e la Terra non può sostenerli. Solo una rivoluzione morale, che riorganizzi le nostre priorità, potrebbe ristabilire le condizioni di cui abbiamo goduto in passato». Che significa una «rivoluzione morale»? Si fa riferimento solo alla diffusione di comportamenti ecosostenibili oppure a qualcosa di differente? Come si suol dire, si sa che a pensar male si fa peccato ma a volte non si è lontani dal vero. Di cosa parlerà il prof. Erlich visto che è convinto che i soli comportamenti ecosostenibili – anche se l’umanità li adottasse – non sono sufficienti a salvarla? Colui che ritiene che debba esserci un solo figlio per ogni donna su cosa relazionerà in Vaticano? È vero che la presenza di Erlich non è l’unica al convegno e si auspica, a questo punto, che non tutti gli altri relatori sostengano le sue opinioni, ma questo invito sembra l’ennesima dimostrazione di quel fenomeno di mondanizzazione a cui una certa parte di clero non sembra potersi sottrarre. Come se la Chiesa dovesse sempre omaggiare gli esperti secondo il mondo per accreditare se stessa, anche quando tali esperti hanno posizioni palesemente in contrasto con le indicazioni magisteriali. La paternità responsabile, spiegata al n.10, di Humane vitae, considera anche i motivi sociali tra quelli che decidono per una responsabilità nel mettere al mondo i figli, ma questa paternità responsabile che si esprime anche (ma non solo) «con la decisione, presa per gravi motivi e nel rispetto della legge morale, di evitare temporaneamente od anche a tempo indeterminato, una nuova nascita» non può essere mai interpretata a sostegno della politica del figlio unico, imposta per legge, o per favorire campagne contraccettive o, peggio, come è accaduto in altre parti del mondo, per la sterilizzazione forzata. Ci si augura, ovviamente, che nessuno in Vaticano voglia arrivare a questi estremi e che la «rivoluzione morale» si riferisca soltanto a comportamenti ecosostenibili, dove l’ecosostenibilità, però, non riguardi l’opposizione alla vita nascente. Il cardinale Marcelo Sànchez Sorondo, Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze e della Pontifica Accademia delle Scienze Sociali, è già finito del 2015 nel mirino di chi lo accusa di dialogare un po’ troppo con queste “menti” che sostengono i metodi contraccettivi o, persino, l’aborto come extrema ratio. Come leggiamo nel sito di Stefano Gennarini, italo-americano che è a capo di un istituto di studi per la famiglia e i diritti umani, all’indirizzo mail https://c-fam.org/turtle_bay/vatican-prelate-blasts-critics-of-climate-conference/, e che chiedeva conto al cardinale Sorondo di questo dialogo (con domande che, si intuisce pure dallo scritto, hanno infastidito non poco l’interlocutore), il prelato si è difeso così: «invece di attaccarci, perché non entrate in dialogo con questi “demoni” per migliorare forse le formulazioni, come abbiamo fatto noi riguardo al tema dell’inclusione sociale e delle nuove forme di schiavitù?» (la traduzione italiana è nello stesso sito). Siamo in presenza di un «maybe make the formulation better» come recita l’originale inglese. Un «maybe/forse» (che le traduzioni dall’inglese esprimono sempre con avverbi o espressioni che denotano incertezza, dubbio) che dà l’idea di come alcuni prelati si gettino nel dialogo con il mondo in quello che ormai sembra solo un dialogare fine a se stesso, con il dubbio che si possano ottenere dei risultati. Fare l’esegesi dei discorsi dei cardinali è poco interessante, perciò è più utile dire che molti fedeli riscontrano quel “maybe”, al di là che venga pronunciato o meno, nella vita di tutti i giorni in certe azioni o discorsi di alcuni pastori. Sempre a Gennarini – per dovere di cronaca – il cardinale Sorondo dichiarò: Lei può essere sicuro che le due Accademie di cui sono Cancelliere sono contro l’aborto e contro il controllo delle nascite semplicemente perché seguono il Magistero dei Papi, da cui dipendono direttamente». Ecco, piace fermarsi su questa frase e gustarne ogni parola. Occorre prestarle fiducia, tenendo ferma la buona fede di chi l’ha pronunciata. Suona sicura e c’è determinazione. Altro che «maybe». Perché allora sdoganare come innocui – a fedeli che non conoscono le posizioni sostenute – nomi che innocui non sono? Perché continuare a cercare dialoghi impossibili all’insegna del «maybe»? Persino Gaudium et Spes, il più “dialogante” dei documenti conciliari, al n. 28 avverte che nei riguardi degli avversari (intendendo coloro che «pensano od operano diversamente da noi nelle cose sociali, politiche e persino religiose») amore, amabilità e rispetto «non devono in alcun modo renderci indifferenti verso la verità e il bene». Certe volte, si ha il timore che questa certezza – seppure possa essere chiara per alcuni prelati – non sia da loro però “tradotta” altrettanto limpidamente in parole e, soprattutto, opere, finendo per veicolare ai fedeli messaggi ambigui. Sarà un’impressione, ma certi “dialoghi” appaiono più inquietanti della crisi ambientale e degli scenari apocalittici. Diluvio (?) compreso.

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19/01/2017
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