Società

di Mario Adinolfi

Istigazione all’odio omofobico

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Negli ultimi dodici mesi l’Italia è stata attraversata da un’ondata di atti efferati compiuti da omosessuali. Ovviamente costruire un filo rosso che unisca tutta questa serie di eventi per provare a suggerire con lealtà alla comunità Lgbt di analizzare il problema verrà raccontato come “istigazione all’odio omofobico” passibile di ogni pena, ma i fatti sono fatti e proverò a metterli in fila per come sono avvenuti. Poi ognuno potrà compiere le sue riflessioni.

Questa stagione di terribile crudeltà si apre nel gennaio scorso con l’omicidio di Gloria Rosboch, professoressa ingannata dal suo ex allievo gay Gabriele Defilippi che prima le ruba tutti i soldi poi la attira in una trappola e l’uccide con la complicità operativa dell’amante di trentacinque anni più anziano, Roberto Obert. I due chiedono alla mite professoressa di staccare il telefonino con una scusa, poi in macchina la uccidono strozzandola con una corda. Ancora oggi i due assassini provano a scaricarsi l’un con l’altro la responsabilità materiale dell’omicidio. Stessa strategia processuale dei colpevoli dell’omicidio avvenuto nel marzo scorso quando il giovane Luca Varani viene ucciso dagli amanti Marco Prato e Manuel Foffo che agiscono sotto un mix di cocaina e altre droghe sintetiche, consumando atti sessuali accanto al povero Luca paralizzato dalla Mdma consumata a sua insaputa, torturato all’inverosimile con particolari agghiaccianti che vanno risparmiati perché sono davvero oltre ogni immaginazione. A seguito di questo omicidio terribile un coraggioso capocronista del Messaggero, peraltro dichiaratamente omosessuale, si augura che l’omicidio Varani serva a “scoperchiare il vaso di Pandora” e spiega: «Marco Prato era uno di noi. Nel senso che faceva la vita che molti gay facevano, al netto di certi eccessi: penso a quello della droga. La comunità Lgbt ha paura che si raccontino cose che tutti conoscono. Tutti sanno, ma è meglio non parlarne». Per queste parole il giornalista del Messaggero sarà minacciato di morte da esponenti della comunità Lgbt su Facebook.

Il 1 aprile del 2016 l’omosessuale pistoiese Stefano Brizzi incontra dopo un “rimorchio” su una chat gay l’impiegato Gordon Semple, si danno a un festino con alcool e droga anche con altri uomini. Dopo un gioco erotico “finito male” l’ha ucciso e ne ha fatto a pezzi il cadavere provando ad occultarlo nell’appartamento, ma l’odore nauseabondo ha attirato i vicini e portato alla scoperta dell’omicidio dieci giorni dopo i fatti. Veniamo ora al caso di cronaca più recente, quello di Pontelangorino, con i due genitori uccisi a colpi d’ascia a quanto pare perché osteggiavano il rapporto omosessuale di loro figlio adolescente con il suo compagno, che si è preoccupato di procedere materialmente all’eliminazione “dell’ostacolo al loro amore”, secondo quanto emerge da ambienti investigativi.

C’è un tratto caratteristico in tutti questi episodi: l’atto omosessuale scatena la violenza con il mix del consumo di droghe. Esattamente il “vaso di Pandora” che il cronista del Messaggero temeva che si scoperchiasse. Subito sono arrivati i contestatori, quando ho accennato a questo argomento, a citare la Franzoni o il caso Meredith o Olindo e Rosa. Certo, ci sono molti efferati delitti nella memoria di ognuno. Certo, in un anno ci sono 490 omicidi, solo nella provincia di Napoli più di 40 per via delle guerre di camorra. Ma sono cosa diversa dagli atti di indicibile gratuita crudeltà che qui abbiamo citato.

Qui si pone una questione alla comunità lgbt: ritenete che esista il problema di uno “stile di vita”, che riguarda un segmento della vostra realtà, che essendo basato sul binomio sesso-droga possa generare comportamenti violenti e in alcuni casi omicidiari con l’aggravante della estrema crudeltà? È vero che non volete che se ne parli? Ritenete che sia giunto il momento di affrontare il tema, visto che a una fase di indubbia potenza del vostro mondo, potrebbe seguire la tentazione della prepotenza (basta leggere anche la tonalità e il linguaggio di alcune vostre pagine web)?

E se è vero che Hitler era etero (forse), se è vero che Erika e Omar, la Franzoni eccetera, non potete non notare il dato statistico: molti casi in appena un anno, da parte di persone appartenenti a un segmento della popolazione che non è più del 2% della popolazione italiana, secondo Istat. Vuol dire che per i quattro casi citati dovreste trovare 192 casi di analoga indicibile crudeltà in un anno commessi in un mix sesso etero e droga.

Il problema esiste, se lo si vuole leggere. Poi si può far finta di nulla e gridare all’omofobia. Ma forse conviene alla comunità Lgbt, sempre molto autoassolutoria e pesantemente violenta verso chi obietta, affrontarlo seriamente.

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29/01/2017
1709/2019
S. Roberto Bellarmino

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