Media

di Lucia Scozzoli

Saltare giù dal treno incorsa con il libro di THÉRÈSE HARGOT

ARTICOLO TRATTO DALLA VERSIONE PER ABBONATI, SOSTIENI LA CROCE ABBONANDOTI QUI

ARTICOLO TRATTO DALLA VERSIONE PER ABBONATI, SOSTIENI LA CROCE ABBONANDOTI

QUI http://www.lacrocequotidiano.it/abbonarsi-ora

L’ho letto, tutto d’un fiato: “Una gioventù sessualmente liberata (o quasi)” di Térèse Hargot.

Potrei dire tante cose sul contenuto del libro, ogni capitolo meriterebbe una riflessione specifica, ma credo sia più importante ed urgente puntare l’attenzione sul modo: la Hargot è una sessuologa francese atea e per questo, per il suo ateismo, sorprende incredibilmente la facile sovrapposizione tra le sue conclusioni e la visione antropologica cristiana. In questo mondo fortemente ideologizzato, è una novità assoluta imbattersi in tanta limpidezza di pensiero, tanta disarmante onestà intellettuale, mentre si passano in rassegna le conseguenze funeste di decenni di educazione sessuale nelle scuole sul modello sessantottino.
Mi domando se sia possibile, oggi, anche in Italia, portare avanti una riflessione su questo tema - l’educazione sessuale ed affettiva dei giovani - che sia scevra da condizionamenti ideologici e proclami superficiali, dall’una e dall’altra parte della barricata culturale. I cattolici spesso si sottraggono al dibattito per mancanza di argomenti, intimamente convinti di non avere una proposta accettabile, ma solo un mucchietto di moralismi anacronistici. Dall’altra parte, invece, assistiamo a proclami liberisti branditi con più nettezza e meno motivazioni di un dogma di fede. La capacità di dialogo latita.
Dalla Hargot, forse, dovremmo prima di tutto imitare il metodo, l’approccio di osservazione curiosa e non giudicante, compiuta non per dimostrare una tesi preconcetta, ma per comprendere a fondo i fenomeni e capire qual è il vero bene per i ragazzi. Nessuna ingegneria sociale può prescindere da questo sguardo vivo sulle persone, di cui pondera con onestà il dolore, il desiderio e la fatica, nell’immediato e soprattutto sul lungo termine, cercando di comprenderne l’origine scatenante, le dinamiche di sviluppo e la meta.
Nel libro vengono passati in rassegna molti temi: si va dalla tirannia psicologica del porno, in cui uno entra per curiosità e non esce più, alla finta liberazione delle donne attraverso gli anticoncezionali, con tutte le nefaste conseguenze della pillola sul corpo, sulla mente e sui comportamenti. Si parla di omosessualità e di come la ricerca esistenziale – una ricerca decisamente peculiare dell’adolescenza – sia sottomessa oggi alla questione dell’orientamento sessuale, limitando così le possibilità, invece di ampliarle, e cristallizzandole su una risposta che inchioda l’identità come nessuno stereotipo passato aveva mai fatto. Si parla dell’aborto e della sua banalizzazione: è ormai universalmente ritenuto una semplice contraccezione d’emergenza, in una sottovalutazione tragica delle conseguenze fisiche e psicologiche profondamente dannose per la donna stessa.
Eppure i giovani d’oggi, come quelli di tutte le generazioni precedenti, non vogliono il sesso, ma l’amore, e si approcciano al sesso per trovare l’amore. Il cuore dell’uomo questo custodisce, al di là di tutte le pretese di liberalizzazione; questo emerge dal dolore di chi va in terapia perché non riesce a liberarsi dalla schiavitù del porno e non sa come recuperare uno sguardo sull’altra persona che sia limpido, rispettoso e totalizzante, l’unico che sente vero e degno verso chi si ama; questo emerge dalle conversazioni coi ragazzi e le ragazze delle scuole, mentre espongono dubbi e patemi.
La Hargot racconta ogni cosa con uno sguardo indulgente, a volte dolente, perplesso, come a dire “che si può fare dunque?”. Solo in un caso alza i toni, richiamando un concetto ormai disperso nei meandri dell’egoismo liberista: la responsabilità degli adulti educatori, dei genitori, ma anche degli stessi legislatori.
E’ assodato, è ovvio, è chiarissimo come ci siano aspetti della rivoluzione sessuale che hanno fallito, che hanno fatto danni, che creano sofferenza e non libertà: il porno è uno di questi, il revenge porn in cui terminano un numero impressionante di storie, le malattie a trasmissione sessuale sempre più diffuse, la solitudine delle nuove generazioni, la difficoltà a creare legami duraturi, gli aborti che non calano, la sterilità che aumenta, l’inconciliabilità de facto di maternità e lavoro. Eppure non lo vogliamo ammettere per un problema simbolico: non possiamo finire, nonostante tutto, con il restringere le libertà! Ma quali libertà? Gli adulti di adesso, quelli che scrivono le leggi, ma anche i genitori che devono insegnare ai loro figli come si sta al mondo, non hanno il coraggio di fare passi indietro, anche dove la strada si è rivelata essere un vicolo cieco, perché per quella strada distorta si sono persi essi stessi, perché hanno speso la loro giovinezza dietro ideali di liberazione che non hanno liberato un bel niente. Inseguendo la ricerca del piacere, hanno smarrito la via dell’amore e adesso, dopo aver avvelenato i pozzi della propria esistenza, si oppongono alla liberazione delle future generazioni dalla cappa opprimente delle loro false conquiste. Così l’accesso ai siti web pieni di pornografia non si può toccare, l’aborto è chiamato “diritto” ed è perseguito per legge chi prospetta strade alternative (in Francia), vogliono insegnare il rispetto per l’altro sesso attraverso la sessualizzazione precoce dei ragazzi, instillano nelle giovani e vergini menti dei bambini dubbi e domande estranee alle loro necessità innate, per condurli più in fretta verso la stessa strada malsana da loro stessi percorsa.
Il dibattito sull’educazione sessuale nelle scuole e nelle famiglie è irrimediabilmente falsato dal giudizio che gli adulti danno di se stessi, manca l’onestà di guardare i ragazzi per ciò che sono realmente, autenticamente, spontaneamente. Le famose linee guida dell’OMS sugli standard per l’educazione sessuale nelle scuole sembrano prodotte da un treno in corsa a tutta birra verso un muro: il dramma è che i macchinisti non si fermeranno. Tocca a noi saltare giù.

ARTICOLO TRATTO DALLA VERSIONE PER ABBONATI, SOSTIENI LA CROCE ABBONANDOTI QUI

02/02/2017
1207/2020
San Fortunato martire, San Giovanni Gualberto

Voglio la
Mamma

Vai alla sezione

Politica

Vai alla sezione

Articoli correlati

Politica

Fillon nuovo idolo del centro-destra

È andata proprio come vi avevamo preannunciato nei giorni scorsi. Francois Fillon è il candidato dei repubblicani nella corsa all’Eliseo della primavera del 2017.
Dopo aver eliminato Nicolas Sarkozy al primo turno (anche se in realtà l’ex presidente si era già giocato la fiducia dei francesi dalla guerra in Libia), è stata una vittoria schiacciante quella riportata contro Juppè. Fillon ha infatti stravinto il ballottaggio con il 67% contro il 33% di Juppè, e tutta la destra appare compattarsi dietro François Fillon, l’uomo che i Républicains hanno deciso di lanciare nella corsa all’Eliseo dopo primarie vinte a valanga.

Leggi tutto

Società

Impiccherano Charlie con una corda d’oro

Abbiamo promesso a Charlie ogni giorno che lo avremmo portato a casa. Sembra veramente sconvolgente, dopo tutto quello che abbiamo passato, vederci negato anche questo». Così Connie Yates ha implorato dal mondo il soccorso che possa frapporsi tra loro e l’ultimo sfregio dello spietato nosocomio cui va imputata la morte del bambino. Francis ha stabilito data e ora di morte di Charlie

Leggi tutto

Storie

Giù le mani dai bambini

Signor Guadagno io glielo dico da madre, non menta ai bambini. Lei non ha il diritto di farlo. Né chi glielo consente ha il diritto di farglielo fare. I bambini sono detentori di tutti i diritti e hanno il diritto di vedere la felicità che c’è nella forza di chi ha preso la propria sofferenza e ne ha fatto un miracolo di bellezza. Io non La critico, signor Guadagno, perché nessuno può permettersi di farlo senza conoscere una persona in modo confidenziale, per ciò Le chiedo solo un favore: lasci stare i bambini. Loro devono giocare e devono poter sognare tutta la bellezza della loro vita. Non devono essere tediati da chi racconta sofferenze a meno che non si tratti di qualcuno che ha trovato, nella propria condizione ingiusta, un modo per fare del bene e per tendere al bene.

Leggi tutto

Società

Certa CEI contro l’ora di religione

Uno degli aspetti più controversi della “Buona Scuola” è che l’immissione di questi mitologici professori non curriculari nell’organico degli istituti porterebbe per la natura stessa delle cose a emandare loro le materie alternative all’ora di Religione Cattolica. Morale della favola, chi si avvale dell’Irc resta di fatto penalizzato e depotenziato rispetto agli altri. I Vescovi vedono e tacciono

Leggi tutto

Società

Emergenza sessista

Non si comprende cosa ci potrebbero guadagnare le donne dall’essere trattate come uomini: il corpo stesso si ribella, la maggiore debolezza fisica e anche emotiva farebbe di noi delle perdenti in un mondo che non tiene conto delle nostre peculiarità.

Leggi tutto

Società

Vladimir Luxuria a Viareggio per un pomeriggio di ordinaria ideologia

Il noto uomo di spettacolo è intervenuto, lo scorso 20 novembre, a commentare davanti a dei liceali la pellicola “Boys don’t cry”, appena proiettata.

Leggi tutto

La Croce Quotidiano, C.F. P.IVA 12050921001

© 2014-2020 La Croce Quotidiano