Società

di Lucia Scozzoli

I Millennials lo fanno, si ma senza un perchè

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Il Censis ha presentato ieri in Senato i risultati di una ricerca dal titolo *«Conoscenza e prevenzione del Papillomavirus e delle patologie sessualmente trasmesse tra i giovani in Italia» realizzata sui* millennials (la generazione dei nati tra il 1980 e il 2000). I risultati sono non scontati: sesso precoce, anche se non come nel nord Europa, e consapevolezza dei rischi più bassa delle aspettative.

Il 43,5% dei giovani italiani tra i 12 e i 24 anni ha già avuto rapporti sessuali completi. La quota sale al 79,2% tra i 22-24enni. L’età media al primo rapporto sessuale è di 16,4 anni, 17,1 anni è l’età media al primo rapporto completo. Il 92,9% di chi ha avuto rapporti sessuali completi dichiara di stare sempre attento per evitare gravidanze, ma una quota minore (il 74,5%) si protegge sempre per evitare infezioni e malattie a trasmissione sessuale.

C’è confusione tra il concetto di prevenzione e contraccezione: il 17,6% dichiara di ricorrere alla pillola anticoncezionale, collocandola erroneamente tra gli strumenti di prevenzione piuttosto che tra i mezzi di contraccezione.

Il 6.2% dei giovani 12-24 non ha mai sentito parlare di infezioni e malattie sessualmente trasmesse, percentuale che sale al 18.7% nella fascia 12-14 anni. L’Aids è la patologia più conosciuta, per il resto il nulla: solo il 23,1% indica la sifilide, il 18,2% la candida, il 15,6% il Papillomavirus e percentuali tra il 15% e il 13% la gonorrea, le epatiti e l’herpes genitale.

Tra le fonti di informazione sulle infezioni sessualmente trasmesse è preponderante il ruolo dei media (tv, riviste, internet), utilizzate dal 62,3%. Poi viene riconosciuto come significativo il contributo della scuola (53,8%). Solo il 9,8% cita i professionisti della salute come i medici di famiglia, i medici specialisti e i farmacisti. La famiglia non pervenuta (forse non era tra le opzioni di scelta nei questionari della ricerca, non si sa).

Insomma, per riassumere: i giovanissimi sanno abbastanza cose, ma meno di quello che ci si aspetterebbe, considerato il martellamento continuo che si fa sulla prevenzione dalle malattie sessualmente trasmissibili in ogni dove. È come se il messaggio, gettato a pioggia sui ragazzi, non riesca ad essere percepito come davvero importante, degno di essere raccolto, compreso e custodito.

Effettivamente chi abbiamo mandato fino ad ora nelle scuole a parlare di sesso? E in che modo ne abbiamo parlato? Quando arriva il professionista dell’USL che fa l’elenco delle bruttissime e disgustose patologie dell’apparato genitale, vien voglia di tapparsi le orecchie, tante volte capita che gli educatori stessi si autocensurino, nominando appena le malattie senza dare il dettaglio macabro dei sintomi, dei danni, dei dolori connessi, proprio per non suscitare repulsione nei ragazzi. In fondo, tutta questa prevenzione dovrebbe servire a rendere il sesso libero e spensierato, se ammorbiamo i giovani di immagini raccapriccianti, che ne resterà della loro spensieratezza?

Esistono poi tanto progetti portati avanti dagli LGBT che in quanto ad informazione scientifica latitano gravemente: la pillola viene presentata come senza controindicazioni, la pillola del giorno dopo come contraccettivo non abortivo, il sesso anale come opzione senza particolari effetti collaterali, eccetera. Questi progetti, però, al di là dei proclami, non hanno scopi medici, bensì culturali: sdoganare il sesso il prima possibile è il vero obiettivo, fugare i dubbi, cancellare i pudori.

Da questo modello educativo emerge stridente la contraddizione tra lo scopo e il modo di perseguirlo, e i risultati ne sono il riflesso: la liberazione sessuale può essere compiuta solo a patto che si evitino le due controindicazioni non volute e cioè le gravidanze e le malattie. Già mettere insieme queste due cose dovrebbe generare raccapriccio, come se la nascita di una nuova vita fosse una specie di foruncolo, un eritema che insorge dopo un’insolazione, un mal di stomaco da scorpacciata. Tutto il sistema si fonda sul concetto che la sessualità e la generatività non sono connesse se non per un errore di natura, un brutto scherzo dell’evoluzione, a cui possiamo e dobbiamo porre rimedio con ogni mezzo tecnico a disposizione.

In realtà le malattie e le gravidanze sono fenomeni tanto distinti da necessitare di azioni di prevenzione nettamente diverse: a parte il preservativo, non esistono sistemi contraccettivi e preventivi contemporaneamente ed anche il preservativo non difende da tutto, ogni patologia ha le sue peculiarità trasmissive che vanno, ahimé, dettagliatamente conosciute, se ci rassegniamo a vivere la nostra sessualità con partner di cui non conosciamo la storia clinica con sicurezza.

La tutela dalle malattie è un’azione psicologicamente molto pesante per un giovane che si approccia all’amore: anche il solo fatto di dover considerare che il partner sia possibile fonte di contagio risulta difficile, in aperto contrasto col desiderio di affetto e fiducia che una relazione sessuale richiama a sé come corollario. “Non mi fido, mettiti il preservativo” ha un suono orribile.

La domanda che adesso bisognerebbe onestamente porsi è se questo modello educativo sia efficace o no: vista la diffusione capillare delle informazioni e la loro totale disponibilità per ogni ragazzo (internet docet), mi sembra difficile sostenere che una maggiore prevenzione sia raggiungibile mediante il proseguimento di questa strada. Fornire questi insegnamenti in età più precoce non servirebbe a molto, sia per la mancanza di capacità critica dei bambini, sia per il sostanziale disinteresse verso tematiche sessuali in età prepuberale, soprattutto ad un livello di dettaglio medico così spinto e poco piacevole.

Il sesso libero e leggero, in sostanza, è una chimera: ci siamo medicalizzati, armati quasi contro l’altro per difenderci e ciò nonostante il desiderio di amore, vero antico e primario motore del cuore dell’uomo, continua a ritenere la fiducia un valore primario non negoziabile, più importante della salute. E non vorrei sembrare retrograda o anacronistica, ma solo all’interno di un rapporto a due esclusivo la sessualità può finalmente liberarsi dal peso oppressivo della paura, per essere finalmente vissuta in pienezza e senza patemi. Tra l’altro questo tipo di relazione è anche la culla ideale per accogliere una vita. Guarda te la natura, che bel trabocchetto ci ha organizzato.

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09/02/2017
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