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di Davide Vairani

La censura della Rete

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Da qualche tempo a questa parte sta spirando una pericolosa voglia di censura per le reti virtuali, i social e tutto ciò che sfugge da meccanismi di controllo del Potere. Tre episodi. Il primo. Il Parlamento francese ha appena approvato un testo di legge che estende anche ad internet il delitto di “ostruzione all’aborto”. Una pena massima di 2 anni di prigione e 30 mila euro di multa è prevista per chi è giudicato responsabile di diffondere “affermazioni o indicazioni tali da indurre intenzionalmente in errore, con scopo dissuasivo, sulle caratteristiche o le conseguenze mediche dell’interruzione volontaria di gravidanza”. Hanno votato a favore, accanto alla maggioranza socialista, anche una parte dei deputati centristi. La ministra socialista della Famiglia, Laurence Rossignol, sostiene che saranno puniti solo i siti internet che dissimulano la propria opposizione all’aborto, presentandosi come neutri: “I militanti anti-aborto resteranno liberi di esprimere la loro ostilità all’aborto. A condizione di dire sinceramente chi sono, cosa fanno e cosa vogliono”. La legge “instaura un’autentica censura governativa”, ha replicato l’opposizione neogollista, promettendo d’impugnare il testo davanti al Consiglio costituzionale. Anche molte associazioni francesi impegnate in campo bioetico denunciano in queste ore una legge che viola gravemente la libertà d’espressione. Il secondo. Essere informati correttamente è indubbiamente un diritto. Da questo principio, è partita l’iniziativa del Presidente del Senato, Laura Boldrini, di lanciare un sito bastabufale.it per fermare un pericolo che si individua nella cosiddetta misinformation che si produce viralmente sul web. La pagina contiene un “Appello per il diritto a una corretta informazione” e conta alcuni testimonial, tra i quali Gianni Morandi, Fiorello, Carlo Verdone, il sociologo Marc Augé (teorico dei non-luoghi negli anni Novanta), Francesco Totti e Claudio Amendola: nessuna spiegazione è dovuta circa lo specifico ruolo o interesse dei singoli in questa battaglia, il che limita le loro funzioni a meri testimonial in supporto di Laura Boldrini. Ed è in seguito la stessa Boldrini (su un sito che sarebbe di fatto di sua proprietà) a spiegare il senso dell’appello, rivolgendosi direttamente ai propri follower su Facebook: “Le fake news sono operazioni che vogliono alterare il senso della realtà, come successo con la magnitudo del terremoto o i vaccini. (…) Bisogna reagire a questo stato di cose e l’appello dà a tutti la possibilità di partecipare. (…) Ho deciso di lanciare questo appello perché ritengo che il web sia un importante strumento di conoscenza e democrazia. Ma spesso anche luogo di operazioni spregiudicate, facilitate dalla tendenza delle persone a prediligere informazioni che confermino le proprie idee”. Va specificato un particolare automatismo dell’appello, spiegato nella pagina dedicata alla privacy e al trattamento dei dati: chi firma l’appello risulta automaticamente iscritto anche ad una newsletter di Laura Boldrini. La firma ha dunque duplice valenza in virtù di questo meccanismo, mettendo nelle mani della presidente della Camera i dati dei sottoscrittori e legando questi ultimi ad una newsletter contenente non meglio precisati aggiornamenti (non è chiaro se relativi alla singola campagna o se correlati al quadro più ampio delle attività della politica). “I Suoi dati – si legge - sono trattati dal titolare di questo sito Laura Boldrini per elaborazioni statistiche sul successo dell’iniziativa e per l’invio di comunicazioni e aggiornamenti relativi, nonché per informare su iniziative, attività e progetti. […] I Suoi dati sono trattati per i predetti fini dai soggetti incaricati all’elaborazione dati e sistemi informativi, alla gestione tecnica del sito, alle operazioni di realizzazione ed invio della newsletter, agli organizzatori di campagne di raccolta fondi e di progetti associativi”. Per cancellarsi dalla newsletter occorre inviare una mail con apposito soggetto per richiedere la rimozione del proprio indirizzo dall’elenco. Il terzo. Disegno di Legge numero 2688 intitolato “Disposizioni per prevenire la manipolazione dell’informazione online, garantire la trasparenza sul web e incentivare l’alfabetizzazione mediatica”, presentato in data 07 Febbraio 2017. Lo denuncia apertamente Enzo Pennetta ricordando che “nell’indifferenza generale stiamo entrando nel pieno regime totalitarista, ogni voce dissonante potrà essere giudicata una ‘fake news’ e perseguita con l’arresto e la detenzione non inferiore ai 12 mesi e con un’ammenda fino a 5.000 Euro (nuovo articolo 256 bis del Codice penale)”. Chi c’è dietro questo DDL? Adele Gambaro, ex-M5S oggi approdata in ALA, assieme ai primi co-firmatari Francesco Maria Giro (Forza Italia), Riccardo Mazzoni (ALA) e Sergio Divina (Lega Nord). Mazzoni in particolare si evidenzia per aver già messo la propria firma sul testo 1311 (“Disposizioni per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del bullismo, del cyberbullismo e per la corretta utilizzazione della rete Internet a tutela dei minori) e 1620 (Disposizioni per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del bullismo e del cyberbullismo e per la corretta utilizzazione della rete internet a tutela dei minori). La lista termina apparentemente qui, perché questo è quanto giunto alle prime cronache dopo alcuni giorni dal deposito della proposta, una pubblica presentazione in pompa magna e il corteo obbligato dei cronisti che hanno diligentemente raccontato quanto accaduto. In realtà si va oltre perché, con una raccolta firme che coinvolge membri di pressoché ogni schieramento, l’intero emisfero appare in qualche modo rappresentato. Chi lo firma sta proponendo norme restrittive sulla libertà di espressione, poiché si intende, senza stabilire parametri che non lascino margini di interpretazione, frenare le notizie false online. “La ‘diffusione di notizie false’ è già sufficiente a ricattare chiunque – scrive Pennetta - , dal momento che ci sarà una commissione che stabilirà quali notizie sono false questa avrà in mano il potere di impedire qualsiasi notizia non conforme alle versioni ufficiali. Tutte le notizie che potrebbero favorire il versante “populista” (termine anch’esso vago che designa qualunque movimento contrario alla UE, Euro, NATO, TTIP, CETA, FMI ecc…) saranno con la nuova legge punite penalmente (pag. 3 ddl). Stabilito il criterio col quale una notizia diventa una ‘fake news’ il legislatore pone una trappola insidiosa ma quantomai rivelatrice delle reali intenzioni della proposta di legge. Poiché la libera informazione ha prodotto i suoi effetti quando una serie di testate che si sono conquistate la fiducia dei lettori negli anni hanno cominciato a convergere nei giudizi dando origine ad una massa compatta di persone informate e determinate che poi sono andate a votare, lo scopo è adesso quello di bloccare le notizie che compattano settori significativi di opinione pubblica lasciando libera circolazione a quelle che per un motivo o per un altro non coagulano l’attenzione restando singole opinioni. Si potrà parlare, certamente dice la legge, purché non ci si “fili” nessuno (pag. 5 ddl)”. Che cosa hanno in comune questi tre fatti? Imporre il pensiero unico di oligarchie di potenti al Potere. Il Potere non gradisce il dissenso, non può permettersi voci dissonanti da ciò che egli stesso (il Potere) definisce come “verità”. E – dunque – tutto ciò che non rientra nella “verità” deve essere annichilito, depotenziato, censurato. Lo sappiamo tutti che nelle reti virtuali e nei social girano un sacco di false notizie, di bufale vere e proprie. Ma chi può arrogarsi il potere di stabilire in ogni campo e in ogni settore quale sia la verità? Su tematiche etiche e sociali, ad esempio, chi può arrogarsi il diritto di stabilire che una notizia o una informazione debba essere censurata e dichiarata dunque falsa? Nelle reti virtuali una enorme fetta di contenuti passa attraverso le mani di pochi. Pensateci un attimo: siete davvero convinti che chi ha il potere possa permettere che le chiavi dell’informazione siano fuori dal suo controllo? Se è solo una questione di soldi, quelli per qualcuno non sono un problema. Per il resto, esistono i giudici. I sistemi operativi, quelli che fanno funzionare il nostro computer, sono in mano ad un paio di persone. Cercate un sito, una notizia su internet? Anche qui è dominio di un paio di persone. Avete un account sui social? Chi credete che li possegga? Esatto, un paio di persone. In parecchi casi, le stesse persone. Probabilmente, se non sei un addetto ai lavori, non ti rendi conto di quanto sia fragile la libertà della rete. Se questi potenti decidessero che quanto scrivi non deve più vedersi, click, spento, la partita è chiusa. Possono bloccare il tuo account. Cancellarlo. Se hai un sito indipendente possono toglierti la pubblicità, su cui magari contate per vivere, ed eliminarti dai ranking in modo che ogni ricerca su di te non torni risultati. “Berlicche” – che la sa lunga – così scrive sul suo sito https://berlicche.wordpress.com (“Ciò che libertà non è”):“C’è una guerra civile in corso e si combatte nell’informazione. O meglio nella disinformazione, che oggi ha raggiunto livelli parossistici proprio nei media ufficiali. Un tempo c’erano i troll. Pensate fossero tutti solo dei cretini isolati con manie di protagonismo? Anime belle. Quello era il tempo della guerriglia, quando ancora questo campo di battaglia non era così importante. Ormai non bastano più. Adesso si usa l’artiglieria pesante. Primo, convincere che in rete girano un sacco di balle. Secondo, che occorre fare qualcosa! E quindi incaricare ‘qualcuno’ di individuare ed eliminare chi propaga notizie false. Solo che, per un potere per cui la verità è relativa, non è falso tutto ciò che è falso, ma tutto ciò che lui dice sia falso. Che accade, se chi è incaricato di fermare le notizie false è lo stesso che le mette in giro? Quis custodiet custodes? Sta accadendo, ho detto. Certi siti scomodi risultano marcati come inaffidabili, si dice che ospitano virus informatici, risultano irraggiungibili, li si chiude. Sui social c’è una stretta sulle opinioni. Sono contento di non averci voluto entrare, mi si risparmia di uscire. Siamo ad un bivio. Il potere ha già dimostrato di essere così accecato dalla sua arroganza da non rendersi conto di quanto poco ormai venga creduto. Può scegliere l’“all-in’: schiacciare i dissidenti, sperando che ciò basti a farli tacere. Censurarli e bandirli. Quantomeno, a fare sì che per la maggioranza cessano di esistere. Oppure continuare con una guerra di logoramento, senza affondare il colpo. Esistono già, o esisteranno a breve, algoritmi abbastanza complessi in grado di individuare contenuti non allineati. Esistono già programmi in grado di leggere quello che si vuole su qualsiasi computer. O scrivere, dovessero servire false accuse. Ma non ne esistono in grado di capire tutti i doppi sensi, i riferimenti indiretti, le parafrasi, le allegorie. L’esperienza dei paesi in cui vige la dittatura ci insegna che il vero è difficile da schiacciare. Se si andrà avanti, ci saranno altri siti dove diavoli di nome parlano dell’inferno di fatto, con un occhio al Paradiso. Cari censori, auguri a bloccarli tutti”. Questo tempo sta arrivando. E tutti coloro che hanno a cuore la libertà nella verità non possono tacere: sfidiamo il Potere! Usiamo tutti i canali che la fantasia ci aiuterà a trovare per scrivere, diffondere e promuovere un pensiero per l’umano. Ci vogliono fare tutti prigionieri? Bene, ci provino. Questo è il momento nel quale dimostrare fino a che punto amiamo la libertà nella verità. A costo di essere bloccati, censurati, puniti. Noi ci alzeremo in piedi e ci rialzeremo ancora in piedi ogni volta che la vita è minacciata. E non ci lasceremo cucire le bocche facilmente: uniti, dobbiamo restare uniti.

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19/02/2017
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