Politica

di Mario Adinolfi

Ora estirpiamo le colonie del male

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​Bene, il direttore dell’Unar si è dimesso. Il sottosegretario Boschi non si è dimesso, ha fatto finta di non sapere cosa facessero le associazioni finanziate dall’ennesimo bando farlocco, ma almeno ha bloccato i 999.274 euro riservati a Arcigay, Arcigay Roma, Movimento italiano trans, Lista lesbica italiana e ovviamente Anddos. Quest’ultima associazione avrebbe ricevuto solo una piccola fetta della torta, 55mila euro, ma ha la colpa di aver voluto mettersi in proprio e allora la casa madre ha fatto la soffiata alle Iene, per punire lo scissionista secondo i meccanismi in voga a Scampia-Secondigliano. Se ne è accorto Mario Marco Canale, presidente Anddos, che ha spiegato come abbia svuotato con i suoi 200mila soci gli elenchi Arcigay e indicando così i mandanti della vendetta, che con Flavio Romani parlano di “macchina del fango”. Bisogna sempre ricordare che l’espressione “macchina del fango” fu coniata da Roberto Saviano nel 2010 per colpire i cronisti che indagavano sulla vicenda della casa di Montecarlo di Gianfranco Fini. Ma avevano ragione i cronisti, non Saviano.

E allora come Popolo della Famiglia continuiamo a raccontarvi scena e retroscena. a scriverne così qualcuno potrà copiare, a darvi prove documentali così qualcuno potrà farsi bello con il nostro lavoro. Non importa. L’importante è che quello che denunciamo da mesi diventi patrimonio collettivo di consapevolezza. Abbiamo un obiettivo politico: prosciugare il fiume di centinaia di milioni di euro che a tutti i livelli rafforza la lobby Lgbt, raccontare lo scontro continuo di natura mafiosa per la caccia al denaro pubblico che anima le varie loro fazioni in lotta, raccontare l’attività criminale che si cela dietro un infinito elenco di circoli gay, spiegare come tali associazioni siano in realtà finte associazioni che truffano lo Stato sul piano fiscale e non solo, recuperare così una montagna di risorse che quando saremo al governo impiegheremo per finanziare il reddito di maternità e l’introduzione del quoziente familiare. Decliniamo pubblicamente gli obiettivi politici in maniera che sia chiaro come agiamo e perché, con la finalità di sottoporre questo metodo e questo orizzonte programmatico agli italiani e chiedere il loro consenso in vista delle prossime elezioni amministrative e politiche. Non siamo animati da alcuna forma di “omofobia”, semplicemente non sopportiamo più che il lobbismo lgbt dreni enormi quantità di risorse pubbliche per le loro privatissime finalità. E sappiamo che seguendo la scia dei soldi si scoprono sempre molte verità.

Alcuni inviano petizioni on line per la chiusura dell’Unar. Non ci piace essere velleitari, l’Unar è istituito da legge dello Stato in recepimento di una direttiva comunitaria, non può essere chiuso. Va sterilizzata la sua funzione di stanziatore di denaro pubblico a favore della lobby lgbt. Dopo la vicenda di Francesco Spano per qualche tempo si asterrà dal farlo, ma dobbiamo tenere la vigilanza alta. E spiegare alla Boschi e a Gentiloni perché non devono più neanche lontanamente immaginare di finanziare con i quattrini delle famiglie italiane quelle associazioni con circoli dove si pratica la prostituzione e si spaccia droga, truffando lo Stato anche sul piano fiscale.

Introduzione sul piano generale. I circoli che citeremo sono solo una piccola parte di un vastissimo mondo fatto da schemi sempre uguali. Li citeremo con il loro nome noto, indicheremo link e indirizzi, anche se sappiamo che in queste ore hanno sospeso l’attività temendo controlli dovuti al polverone mediatico che si è alzato. Carabinieri, polizia, guardia di finanza si annotino questi riferimenti che daremo e vadano a visitarli tra due mesi. Troveranno quello che indico: prostituzione, spaccio di droga, lavoro nero, truffa sul piano fiscale per il fine di lucro che sottosta a tutta l’attività di promiscuità sessuale nel locale.

A Roma uno dei circoli più noti è l’Apollion. Durante la mia intervista a La Zanzara i conduttori hanno telefonato e si sono fatti descrivere i servizi ed è stato subito chiaro che tra questi servizi c’è la prostituzione che nei circoli gay è sempre mascherata sotto la dizione “servizio massaggi”. Ovviamente l’Apollion è affiliato a una delle associazione finanziate dal famoso bando da 999.274 euro dell’Unar. Facciamo prima a scrivere che tutti i circoli che citeremo sono affiliati a tali associazioni. La Boschi prenda nota, ma tanto lo sa bene.

L’Apollion si trova nel cuore della Roma bene, a via Mecenate 59a e offre ovviamente il “servizio massaggi” ben pubblicizzato fin dalla home page del sito www.apollionsauna.it insieme alla sauna gay e a tutto il consueto armamentario teso ad attrarre chi è in cerca di promiscuità sessuale. L’utente Tiger Man è stato nella sauna domenica 19 febbraio ma non è rimasto soddisfatto: “Solo gente dai 60 in su. Non mi sono mai sentito cosi in imbarazzo”. Questo è il tema, pensi di andare a scopare gratis, poi trovi solo vecchi e allora finisci al servizio massaggi con giovani più attraenti. Paghi 38 euro per il massaggio, poi l’extra da 50 euro in su per sesso orale o anale attivo. Si chiama prostituzione.

Rivale dell’Apollion a Roma è la Spartacus Bear Sauna di via Pontremoli 28. Le foto fin dalla home page del sito www.emcspartacus.com sono esplicite. Oreste Dari, utente che si firma così nella recensione su Google, esalta il “centro massaggi, con un folto gruppo di massaggiatori esperti. Ve li consiglio”. Messaggio preciso: prostituzione sempre attiva e all’altezza dei bisogni della clientela. Si lamenta invece Gianfranco Benedetti: “Purtroppo nonostante le INNUMEREVOLI segnalazioni da parte di molti clienti sul PESSIMO ODORE emanato dagli ASCIUGAMANI, nulla è stato ancora fatto per porre rimedio a questo fastidioso inconveniente”. E qui veniamo a un altro punto nodale da approfondire: le pessime condizioni igieniche di questi luoghi del sesso promiscuo. Possiamo citare infiniti esempi di lamentela per la presenza di liquido seminale. feci e sangue nei vari locali adibiti al sesso anale così sregolato. Filippo Tulli è più soddisfatto: “Molto pulito e frequentato da persone abbastanza giovani e si trovano sia gente magre che orsoni. Unico pecca è forse la sauna gay più cara di Roma”. Capito ministro Boschi? La più cara, è un’attività con fini di lucro, non un’associazione. Ci fanno i soldi, montagne di soldi esentasse utilizzando lo schermo dell’associazione, truffando lo Stato. E li finanziamo con denari pubblici?

Se poi ci muoviamo alla Mediterraneo Sauna di via Pasquale Villari 21 che ovviamente sul sito fin dalla home page www.saunamediterraneo.it offre l’inevitabile “servizio massaggi” trovate gli utenti stranieri che si lamentano per i prezzi troppo alti e per gli “ugly bears over 60” che si trovano invece nelle parti comuni. Quindi o vai coi vecchi gratis, o finisci nell’area massaggi ma ti spennano con i prostituti. Gli stranieri non sopportano questo: “It’s just cheating”, è solo imbrogliare, scrive lukashauser sul portale internazionale Gaycities.

Comunque, il giro di prostituzione spesso straniera che anima questi circoli presente in ogni singolo locale di tale natura è fatto noto alle forze dell’ordine. Il 18 ottobre 2015 la squadra mobile antiprostituzione faceva irruzione al Black Sauna di via del Tipografo a Bologna e trovava un giro di gigolo minorenni rumeni. Il Black Sauna ha chiuso? Certo che no, è aperto, anche se i clienti come Mariano Comense si lamentano: “Ci sono stato oggi sta peggiorando le docce non vanno, sono arrugginite fanno schifo”. E Gianluca De Fazi: “Venerdì: una decina di persone di età media 60”. Ma certo tesoro, devono incentivare il consumo di prostituzione nell’area massaggi, magari minorile come quella scoperta un anno e mezzo fa, come campano altrimenti?

Se si va a Milano il circolo più in voga è il Royal Hammam e qui uno dei “massaggiatori” si fa pubblicità direttamente con il suo zoppicante italiano, d’altronde si chiama Claudiu Serafim, rumeno: “Buona sera io sono il massaggiatore,fisioterapista in sauna Royal Hammam chi ha bisogno di massaggi di rilassare di ottima qualità vi aspetto nella sauna”. Poi arriva un cliente che si chiama Roberto V. e scoperchia il vaso di Pandora: “Peccato Milano sia messa così a saune. Qui tutto sporchissimo, presevativi che galleggiano nell’idro. Marchettari e droga a go go. Davvero uno schifo. Mi meraviglio che ancora non la facciamo chiudere. Se volete un consiglio state alla larga. Gestito da rumeni arrogantissimi, maleducati e ignoranti. Proprio un bruttissimo posto”. E questo è il locale gay tra i più noti a Milano, in via Plezzo 16.

L’elenco di cui dispongo è infinito e seguiranno altre puntate. Ovunque il dato è comune: prostituzione, evasione fiscale, lavoro nero, promiscuità sessuale con problemi per la salute pubblica. Il pattern è sempre il medesimo. Cosa si fa con luoghi così? Si finanziano le associazioni di riferimento con una valanga di quattrini pubblici? Cara Boschi. caro Gentiloni, che dite, gli diamo un taglio? Signori delle forze dell’ordine, appuntatevi gli indirizzi e fate una visitina nei luoghi indicati. Non oggi, però, non domani. Tra un paio di mesi. Chiudeteli tutti. È quello che avremmo fatto come Popolo della Famiglia per “estirpare le colonie del male”. Venimmo irrisi, non ottenemmo voti a sufficienza per andare con la fascia tricolore a chiudere queste false associazioni per ragioni di ordine pubblico. Alle prossime amministrative ne avremo di più, alle politiche più ancora e con i soldi tolti a queste schifezze finanzieremo reddito di maternità e quoziente familiare. Questa è una promessa, come è promessa la nostra tenacia sul tema e che le cosche lgbt continuino a sbranarsi tra loro, così renderanno evidenti le ragioni delle loro battaglie: i soldi, il business, le truffe ai danni dello Stato. I politici conniventi non possono più far finta di non sapere. Ora sanno. Grazie a noi, ogni italiano sa e sa chi sostenere perché questa corrotta zozzeria che drena denari pubblici senza vergogna sia finalmente e davvero estirpata.

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22/02/2017
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