Chiesa

di Raffaele Dicembrino

Papa Francesco ed il populismo

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Papa Francesco torna a parlare di temi a lui cari e lo fa con la consueta chiarezza.“Il populismo è cattivo e alla fine finisce male, come ci mostra il secolo scorso”. Ad affermarlo è il Papa, in un’intervista concessa al settimanale tedesco “Die Zeit. Il pontefice si dice preoccupato per i populismi in Europa, dietro i quali – spiega – c’è sempre “un messianismo: sempre. E anche una giustificazione”, quella di preservare l’identità di un popolo. Invece, i grandi politici del dopoguerra nel vecchio continente “hanno immaginato l’unità europea”, “una cosa non populista” ma “una fratellanza di tutta l’Europa, dall’Atlantico agli Urali. E questi sono i grandi leader – i grandi leader – che sono capaci di portare avanti il bene del Paese senza essere loro al centro. Senza essere messia”. Poi il Papa torna a parlare della “terza guerra mondiale a pezzetti”: basta pensare all’Africa, all’Ucraina, all’Asia, al dramma in Iraq, “alla povera gente che è stata cacciata via”. E’ una guerra che “si fa con le armi moderne e c’è tutta una struttura di fabbricatori di armi che aiuta questo”. Parole chiare quelle del Vescovo di Roma in quest’intervista tutta da seguire.
“Non mi sento un uomo eccezionale sono un peccatore, un uomo che fa quello che può, “comune”. Sento che “non mi fanno giustizia con le aspettative”, “esagerano”. “Non si dimentichi - precisa - che l’idealizzazione di una persona è una forma sottile di aggressione” e “quando mi idealizzano mi sento aggredito”.
“Dal momento che sono stato eletto Papa non ho perso la pace. Capisco che a qualcuno non piaccia il mio modo di agire, ma lo giustifico, ci sono tanti modi di pensare, è legittimo ed è anche umano, è una ricchezza”.
E sui manifesti in romanaccio che lo accusavano di non essere misericordioso, dice che il romanaccio usato “era bellissimo”: però – sottolinea – “non l’ha scritto uno della strada”, ma una persona colta. Riesce a ridere anche di questo, dice il giornalista: e il Papa risponde di sì, ricordando che tutti i giorni prega con la preghiera di San Tommaso Moro per chiedere il senso dell’umorismo. E il Signore gli “dà abbastanza senso dell’umorismo”.
Sulla vicenda dell’Ordine di Malta spiega che c’erano dei problemi che il cardinale Burke “forse non è stato capace di gestire, perché lui non era l’unico protagonista”. Per questo ha nominato un delegato capace di sistemare le cose, una persona “con un carisma che non ha il cardinale Burke”. Ma il porporato – osserva – resta sempre patrono dell’Ordine.
Riguardo alla crisi di vocazioni, il Papa osserva che “è un problema grande” e “grave”. Dove non ci sono sacerdoti manca l’Eucaristia e “una Chiesa senza l‘Eucaristia non ha la forza: la Chiesa fa l’Eucaristia ma l’Eucaristia fa la Chiesa”. Se mancano le vocazioni sacerdotali – rileva – è perché manca la preghiera. C’è anche il problema della bassa natalità. Inoltre è importante il lavoro con i giovani, ma non bisogna cadere nel proselitismo: è importante infatti anche una selezione, perché se non c’è una vera vocazione poi sarà il popolo a soffrire. Comunque – aggiunge – il “celibato opzionale”, cioè lasciato alla libera scelta, “non è la soluzione”. Mentre la questione dei “viri probati” è una possibilità, ma poi vanno precisati i compiti che possono assumere per le “comunità isolate”.
Alla domanda sui suoi momenti di difficoltà, Francesco ha ribadito di aver avuto “momenti bui“ e anche “momenti vuoti”, che non capiva: “anche situazioni brutte” per colpa sua, di peccato, che lo hanno fatto arrabbiare con Dio. “Io mi arrabbio … e adesso mi sono abituato”, afferma ridendo. Ma il Signore – ha aggiunto – “vuole bene più ai peccatori”. E poi “la crisi è per crescere nella fede. Non si può crescere senza crisi”. “La crisi è parte della vita e una fede che non entra in crisi per crescere, di solito rimane infantile”. Anche Pietro “ha avuto una brutta crisi”, ha rinnegato Gesù … “e l’hanno fatto Papa!”. Il giornalista domanda: e come si torna alla fede? “La fede – risponde - è un dono: te la danno. La chiedo e Lui risponde. Prima o poi, eh? Ma alle volte, tu devi aspettare, in una crisi”.
Il Papa si espone poi sulla ricerca teologica, parla della necessità del metodo storico-critico e di non avere paura della verità storica: “Le paure chiudono le porte. Invece, la libertà apre le porte”.
L’uomo è una bontà ferita, ma la cattiveria uccide.
L’uomo è buono o cattivo per natura? “L’uomo è immagine di Dio “è buono” ma “è stato tentato e si è ferito: è una bontà ferita”, dunque “è debole”. “La cattiveria è un’altra cosa, più brutta”. Per esempio, “Adamo non è stato cattivo: è stato debole, è stato tentato dal diavolo. Invece, la prima cattiveria è quella del figlio, di Caino”: ha ucciso non per debolezza ma “per gelosia, per invidia, per voglia di potere … è la cattiveria delle guerre. E’ la cattiveria che oggi troviamo nella gente che uccide: uccide l’altro”, la cattiveria” di chi fabbrica le armi.
Si parla dei mafiosi che si fanno la croce prima di ammazzare: “E’ una malattia religiosa” – afferma il Papa – che lo fa arrabbiare. Ma si arrabbia di più – dice – quando la Chiesa “non dà una testimonianza di fedeltà al Vangelo: quello mi fa male”.
Alla domanda sui populismi di oggi risponde di essere preoccupato, almeno per quelli che si vedono in Europa: dietro – sottolinea - c’è sempre “un messianismo: sempre. E anche una giustificazione”, quella di preservare l’identità di un popolo. Invece, i grandi politici del dopoguerra nel vecchio continente “hanno immaginato l’unità europea”, “una cosa non populista” ma “una fratellanza di tutta l’Europa, dall’Atlantico agli Urali. E questi sono i grandi leader – i grandi leader – che sono capaci di portare avanti il bene del Paese senza essere loro al centro. Senza essere messia: il populismo è cattivo e alla fine finisce male, come ci mostra il secolo scorso” e qui cita Hitler.
Il Papa torna poi a parlare della “terza guerra mondiale a pezzetti”: basta pensare all’Africa, all’Ucraina, all’Asia, al dramma in Iraq, “alla povera gente che è stata cacciata via”. E’ una guerra che “si fa con le armi moderne e c’è tutta una struttura di fabbricatori di armi che aiuta questo”.
Quanto ai suoi prossimi viaggi ha le idee chiare: India, Bangladesh, Colombia, Fatima, allo studio c’è l’Egitto. Vorrebbe andare in Sud Sudan, Congo, Russia ed Ucraina ma non sarà facile perché ci sono tensioni e vanno valutate le conseguenze delle eventuali visite per non destabilizzare rapporti e pace nel mondo.

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10/03/2017
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