Chiesa

di Raffaele Dicembrino

Francesco, Papa da quattro anni e un giorno

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Il 13 Marzo è una data storica nella vita di Giuseppe Bergoglio e dei milioni di fedeli in tutto il mondo. Ricordate perché? Eccovi un aiuto per i nostri lettori (pochissimi) più distratti.
“Buonasera. Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un Vescovo a Roma e sembra che i miei fratelli Cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo. Ma siamo qui.
Vi ringrazio dell’accoglienza ma prima di tutto vorrei fare una preghiera per il nostro Vescovo Emerito Benedetto XVI, preghiamo perchè il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca”. Dopo un Padre Nostro, un’Ave Maria, e un Gloria per il Papa Emerito, Papa Francesco ha proseguito: “E adesso incominciamo questo cammino Vescovo e popolo della Chiesa di Roma, quella che presiede nella carità tutte le Chiese per instaurare un percorso di fratellanza e fiducia tra noi. Preghiamo l’uno per l’altro perchè vi sia una grande fratellanza. Mi auguro che questo cammino sia fruttuoso per l’evangelizzazione di questa tanto bella città. E adesso vorrei dare la benedizione. Ma prima vi chiedo un favore, prima che il Vescovo benedica il popolo, vi chiedo che preghiate perchè il Signore benedica il suo Vescovo. Facciamo questa preghiera da voi su di me”.
“Benedizione a voi e a tutto il mondo. A tutti gli uomini di buona volontà’”
Ha poi concluso: “Fratelli e Sorelle vi lascio. Grazie tante per l’accoglienza. A presto. Domani voglio andare a pregare la Madonna affinché custodisca tutta Roma. Buona notte e buon riposo”.
Il Papa ha scelto il nome simbolo di chi ha rinunciato alla propria ricchezza per dedicarsi ai poveri. Ci ha chiesto di pregare per lui e ha continuato a definirsi Vescovo.
Avevamo bisogno di umiltà. E lui si è presentato così. Sono trascorsi 4 anni ricchi di parole, omelie, lavoro, viaggi ed anche di polemiche e strumentalizzazioni. Quattro anni fa, in una tiepida giornata di marzo l’attesa dopo le dimissioni di Papa Benedetto era finita: 13 giorni per avere un nuovo Papa, il pontefice argentino, che non guarda in faccia nessuno e che proprio per questo viene spesso attaccato dalle lobby e da molti media.
Poi sempre il 13 marzo ma del 2015 Papa Francesco, annuncia Giubileo straordinario. Anno Santo sulla misericordia.
“Ho deciso di indire un Giubileo straordinario che abbia al suo centro la misericordia di Dio”. A due anni esatti dalla sua elezione, Papa Francesco annuncia così la sua svolta: un Anno Santo della Misericordia, un Giubileo straordinario che ebbe inizio l’8 dicembre 2015 per terminare il 20 novembre del 2016.
Queste le sue parole: “Cari fratelli e sorelle, ho pensato spesso a come la Chiesa possa rendere più evidente la sua missione di essere testimone della misericordia. È un cammino che inizia con una conversione spirituale. Per questo ho deciso di indire un Giubileo straordinario che abbia al suo centro la misericordia di Dio. Sarà un Anno Santo della Misericordia. Lo vogliamo vivere alla luce della parola del Signore: ‘Siate misericordiosi come il Padre’”.
Misericordia, misericordia e ancora misericordia. Un tema su cui Bergoglio ha insistito fin dal primo giorno del suo pontificato. “La misericordia cambia il mondo”, diceva Francesco durante il suo primo Angelus. E ancora, in ordine sparso: “la misericordia è la giustizia di Dio”, “è una carezza sulle ferite dei nostri peccati”, “solo chi è stato accarezzato dalla tenerezza della misericordia, conosce veramente il Signore”. Per due anni il Papa ha preparato il terreno a questo Giubileo. Con parole, gesti e trovate originali come quella della “Misericordina”, il kit di “medicina spirituale”: “Non dimenticatevi di prenderla – esordì - perché fa bene, fa bene al cuore, all’anima e a tutta la vita.
Ora, dopo aver disseminato dosi di quella “medicina per l’anima” ecco l’Anno Santo. Un anno destinato al raccolto dei semi piantati in questi mesi: la misericordia, la tenerezza, la vicinanza ai poveri, la riscoperta di una Chiesa più semplice e vicina a chi soffre.
“Questo Anno Santo inizierà nella prossima solennità dell’Immacolata Concezione e si concluderà il 20 novembre del 2016, Domenica di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo e volto vivo della misericordia del Padre. Affido l’organizzazione di questo Giubileo al Pontificio Consiglio per
la Promozione della Nuova Evangelizzazione, perché possa animarlo come una nuova tappa del cammino della Chiesa nella sua missione di portare ad ogni persona il Vangelo della misericordia”.
La tempistica non è casuale. Il Giubileo, infatti,ebbe inizio appena un mese e mezzo dopo la fine del Sinodo sulla Famiglia (4-25 ottobre 2015). Papa Francesco desidera che dalla conferenza episcopale esca una Chiesa più rispondente alle esigenze delle famiglie moderne, più comprensiva di fronte al dolore e al pentimento. In una parola, una Chiesa più misericordiosa. In ballo ci sono ci sono state e ci saranno, questioni storicamente delicate per il mondo cattolico, dai sacramenti ai risposati alla condanna dell’omosessualità. Ed è qui che si inserisce il valore “politico” del Giubileo.
Ed eccoci al 2017: molti i messaggi di omaggio e ringraziamento all’opera del Pontefice. ““In questi quattro anni – si legge nel messaggio di auguri dei vescovi italiani-, guardando alla Sua persona, siamo cresciuti nella consapevolezza della nostra vocazione cristiana, sacerdotale ed episcopale”.
In occasione della ricorrenza, i vescovi italiani porgono “quattro grazie” al Papa: “Grazie per aver posto al centro del Suo pontificato quella Misericordia, che a noi viene incontro nel volto di Gesù Cristo. Grazie per il Suo esempio, fatto di semplicità e vicinanza, attraverso il quale trasmette al mondo la verità del messaggio evangelico. Grazie per le Sue instancabili esortazioni a non lasciarsi trascinare in una cultura dell’indifferenza e della disperazione, ma a vivere una prossimità animata da fiducia e speranza. Grazie, infine, Santità, per la Sua incessante richiesta di preghiera, strumento di benedizione e di beneficio spirituale per tutti”.
Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede, ha concesso un’intervista a Radio Vaticana che riavvolgere il nastro della memoria su questo lasso di tempo e sul contributo che ha dato Bergoglio alla Chiesa. È stato un anno molto intenso: dall’Esortazione apostolica Amoris Laetitia allo storico abbraccio con il Patriarca Kirill a Cuba, l’anno della Gmg di Cracovia e della visita ad Auschwitz, della Canonizzazione di Madre Teresa e del viaggio ecumenico a Lund nel 500esimo della riforma di Lutero.
Parolin il 13 marzo 2013 non era a Roma, ma in Venezuela in quanto nunzio apostolico in quel Paese. Afferma di aver reagito con “sorpresa” all’elezione. Il porporato ha detto inoltre di essere rimasto colpito “soprattutto” per quell’”affidamento reciproco”, il fatto che “lui si sia affidato al popolo e ha chiesto la preghiera del popolo affinché Dio lo benedicesse”.
Il segretario di Stato ha parlato poi di Amors Laetitia, sostenendo che abbia dato “un grande impulso” alla pastorale familiare. “Sta veramente producendo frutti di rinnovamento e di accompagnamento delle situazioni familiari che si trovano nella fragilità”, ha affermato.
iguardo alle critiche nei confronti del Papa, ha minimizzato così: “Beh’, critiche nella Chiesa ce ne sono sempre state! Non è la prima volta che succede. Credo che lo stesso Papa ci ha dato la chiave per leggerle: cioè, devono essere critiche sincere, che vogliono costruire e allora servono per progredire, servono anche per trovare la maniera insieme di conoscere sempre meglio la volontà di Dio e di applicarla”.
Ricordando che la Chiesa è semper reformanda, Parolin ha spiegato che il cammino sinodale della Chiesa “è un cammino progressivo, un cammino che, potremmo dire, ha avuto il suo inizio con il Concilio Vaticano II, di cui papa Francesco vuole essere colui che lo continua nella sua applicazione nella vita della Chiesa”.
Ed ha infine precisato: “Ogni riforma anche strutturale di cui c’è bisogno – a livello della Curia romana ci sono già state varie decisioni, il Papa le ricordava nell’ultimo discorso alla Curia romana, che stanno portando a delle trasformazioni, a un rinnovamento – però tutto parte dal cuore, tutto parte dall’interno”. Di qui l’importanza – ha concluso Parolin – di quella che Bergoglio chiama “la riforma del cuore”.
Ma lui, il Papa non cambia mai rimane quello di 4 anni fa. “Per favore, continuate a pregare per me”. Papa Francesco affida ad Instagram questo invito rivolto ai fedeli nel giorno in cui ricorre il quarto anniversario della sua elezione. Nella foto postata sull’account “Franciscus” lo si vede sulla Loggia centrale della Basilica di San Pietro, inchinato, mentre i fedeli pregano per lui. E su Twitter scrive: “Lo Spirito Santo ci guidi a compiere un vero cammino di conversione, per riscoprire il
dono della Parola di Dio”.
Ed anche nell’Angelus domenicale non sono mancate parole di consolazione verso chi è nella sofferenza.
“Esprimo la mia vicinanza al popolo del Guatemala, che vive in lutto per il grave e triste incendio scoppiato all’interno della Casa Refugio Virgen de la Asunción, causando vittime e ferite tra le ragazze che vi abitavano”. Sono le parole pronunciate dal Papa dopo la recita dell’Angelus di ieri. “Il Signore accolga le loro anime, guarisca i feriti, consoli le loro famiglie addolorate e tutta la nazione”, ha proseguito Francesco. Poi un appello: “Prego anche e vi chiedo di pregare con me per tutte le ragazze e i ragazzi vittime di violenze, di maltrattamenti, di sfruttamento e delle guerre”. “Questa è una piaga, questo è un urlo nascosto che deve essere ascoltato da tutti noi e che non possiamo continuare a far finta di non vedere e di non ascoltare”.

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14/03/2017
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