Politica

di Mario Adinolfi

Un anno di PDF: fortificati dal fuoco

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Il primo anniversario dell’assemblea costituente del Popolo della Famiglia (11 marzo 2016, Palazzetto delle Carte Geografiche, Roma) suscita in chi ha voluto bene a questa creatura un inevitabile sentimento di soddisfazione. Abbiamo dovuto faticare molto, attraversare la violenza di un fuoco senza precedenti, sia nemico che soprattutto amico e siamo arrivati fino a qua: ad avere dopo appena un anno di vita un soggetto politico già votato da decine di migliaia di italiani alla sua prima uscita nelle urne poche settimane dopo la nascita, oggi in indiscutibile crescita e la prova si avrà con le percentuali che i candidati sindaco del Pdf otterranno nella prossima tornata amministrativa a Verona come a Monza, a Alessandria come a Genova, a Crema come a Palermo, a Civitanova Marche come a Conegliano, a Riccione come a Riolo. Sarà semplice misurarci: si guarderanno le percentuali e si dirà a che punto siamo del nostro percorso che mira all’ingresso in Parlamento e al governo del Paese.

Ciò che dobbiamo evitare oggi è la tentazione dell’autocelebrazione, per questo dedicherò l’articolo più a coloro che ancora non sono convinti del Popolo della Famiglia che a noi che l’abbiamo costituito e oggi festeggiamo spegnendo la prima candelina. So che a molti non piace Mario Adinolfi o sta antipatico Gianfranco Amato o fa innervosire Nicola Di Matteo. E so che il dubbio viene fatto serpeggiare con due metodi: provare a dividerci o evidenziando i nostri limiti. Comunicazione di servizio: la prima operazione è impossibile, siamo graniticamente uniti; la seconda è ovvia, i limiti li abbiamo. Abbiamo però la sfrontatezza di evidenziarli noi per primi e scheletri nei nostri armadi non possono essere rintracciati, gli armadi li abbiamo spalancati affinché tutti potessero guardarci dentro e attraverso le loro critiche renderci umili. Ora, però, in ogni serata in cui vedete un teatro zeppo di gente che va ad ascoltare il nostro infaticabile segretario Gianfranco Amato (un applauso davvero speciale a lui, non sapete che fatica si fa ad essere ogni sera in un posto diverso, su un palco diverso, gratuitamente) chiedetevi perché nonostante i nostri umani limiti il Popolo della Famiglia stia così prepotentemente crescendo nel consenso popolare.

La motivazione di questa crescita è la bontà del progetto. Agli scettici dico: tralasciate completamente la valutazione su di noi, noi siamo davvero poca cosa. Guardate il quadro complessivo, anche solo quello che è accaduto in poche decine di giorni di questo disgraziato 2017: al ministero della Pubblica Istruzione si è installato il capo politico dell’ideologia gender, l’Italia ha scoperto che la presidenza del Consiglio finanzia a pioggia l’associazionismo lgbt che usa i fondi per i fini più osceni e poi va a fare lezioni sulla “bellezza della diversità” nelle scuole dei nostri figli, la magistratura scrive sentenze contra legem per legittimare utero in affitto e adozioni gay, i media alzano un coro unanime che passa dal festival di Sanremo o dalle Iene per crearti sensi di colpa se sei contro la maternità surrogata e l’eutanasia, che nel frattempo rischia di diventare legge perché l’ennesima commissione parlamentare presieduta da un cattolico ha dato il via libera a una normativa pasticciata e ambigua sul “fine vita”, mentre le Regioni vogliono imitare il Lazio che fa i bandi di concorso a cui non possono accedere i medici cattolici obiettori di coscienza sull’aborto. Tutto questo è accaduto negli ultimi settanta giorni e ci sono le impronte digitali di tutti i gruppi politici sparse qua e là, quei gruppi politici che all’unanimità hanno approvato la legge sul divorzio breve e hanno poi scoperto che in un solo anno i divorzi sono cresciuti del 58.7% e che la seconda causa di povertà per cinque milioni di persone dopo l’assenza di lavoro è “separazioni e divorzi” e alla Caritas in fila con gli ultimi della Terra ormai ci sono i padri separati.

Tutto questo è un assalto alla famiglia naturale costituzionalmente riconosciuta e tutelata dall’articolo 29 della Costituzione, un assalto senza precedenti per la violenza del fuoco. Come vogliamo rispondere? Firmando un petizione on line? L’unica, lo ripeto, l’unica possibilità di battere questo furibondo attacco alla famiglia è il piano del consenso politico a una piattaforma che invece metta la famiglia al centro di politiche positive, il contrario esatto di quello che sta accadendo e sta travolgendo l’Italia. L’unica possibilità è che un’organizzazione capillare sul territorio come il Popolo della Famiglia sia inondata di consensi a partire dalle prossime amministrative in vista delle politiche che ci saranno tra meno di un anno. Altra strada non c’è, il piano è drammaticamente inclinato e serve un pugno che lo ribalti. Questo pugno si può sferrare solo politicamente con un soggetto politico autonomo in grado di condizionare i rapporti di forza che attualmente vedono i difensori dei principi non negoziabili totalmente inefficaci, per usare un eufemismo. La verità è che chi doveva difendere la straordinaria mobilitazione popolare del Family Day in Parlamento ci ha platealmente tradito per quindici denari e ora quella difesa la dobbiamo organizzare noi stessi, perché quel popolo c’è e lo abbiamo visto, l’ha visto tutta Italia. Ora deve capire che è obbligatorio che si manifesti politicamente nelle urne, altrimenti tutto sarà stato vano. E nelle urne l’unica opzione è il Popolo della Famiglia.

Abbiamo proposto un modello organizzativo di cui andiamo orgogliosi, abbiamo steso una rete senza capi e capetti, ma dove i ruoli dirigenziali del movimento si ottengono lavorando sul territorio in armonia con gli altri (fattore decisivo, chi non è in comunione con gli altri e ha atteggiamenti divisivi viene accompagnato alla porta) e costruendo consenso. Così si sono messi in luce già decine di dirigenti del Popolo della Famiglia che saranno in grado di rappresentarne le istanze nelle assemblee elettive ad ogni livello, altri possono aggiungersi perché la caratteristica del Pdf è di essere un movimento totalmente aperto, aperto davvero con porte e finestre spalancate senza inutili burocrazie interne che ne bloccherebbero la crescita. Ognuno può essere protagonista e essere misurato sul livello di consenso che riesce a generare, proprio per questo dall’1% nazionale della nostra prima uscita alle amministrative probabilmente misureremo una percentuale più che raddoppiata a questa tornata, per poi puntare dritti allo sbarramento del 3% che è la porta che consentirebbe per la prima volta nella storia italiana ad un soggetto politico esplicitamente nato a difesa della famiglia e dei principi non negoziabili di sedere nella stanza dei bottoni.

Ecco, se c’è un augurio che oggi dobbiamo rivolgerci è di essere degni di questo compito, con tutti i nostri limiti e tutti i nostri difetti, ma armati di fede e coraggio senza pari. Questo anno di vita ci ha temprati dalle amministrative alla campagna referendaria, dalla costruzione del movimento città per città alla battaglia contro le menzogne di Valeria Fedeli che in ogni paese del mondo ne avrebbero provocato le immediate dimissioni, dall’idea del blocco dei siti porno allo scontro di questi giorni sull’eutanasia che ci ha causato anche bavagli e censure, dal disvelamento delle porcherie di certo associazionismo lgbt alla cacciata del direttore dell’Unar, dalla proposta salvifica del reddito di maternità per liberare davvero le donne al lavoro quotidiano di elaborazione e informazione svolto attraverso Popolo della Famiglia TV e il quotidiano La Croce. Il Popolo della Famiglia attraverso tutto questo si è ora rinsaldato, con i piedi ben saldi per terra e capace di camminare, con gli occhi rivolti al cielo sempre capaci di chiedere la benedizione di Nostro Signore e lo sguardo benevolo di Maria, madre di Cristo. Preghiera e azione caratterizzeranno la nostra battaglia di popolo nel decisivo anno a venire, sarà il nostro modo di essere veramente movimento politico laico, aperto a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, a voi scettici che sentite che quel che diciamo è giusto ma pensate che non ce la possiamo fare. Invece ce la faremo e sarà perché voi abbandonerete presto ogni scetticismo e direte che, alla fine, sarebbe stato essere complici non avere almeno tentato. E proprio per questo, insieme a voi, il tentativo riuscirà e cambierà la storia del Paese, ribaltando il piano inclinato con quel pugno di un milione di voti che basteranno a rivoluzionare tutto. Lasceremo, ancora una volta, l’Italia a bocca aperta, come dopo San Giovanni, come dopo il Circo Massimo. E dopo lo stupore, l’Italia ci ringrazierà.

Buon anno e buon cammino, Popolo della Famiglia.

15/03/2017
1708/2017
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