Società

di Maria Dolores Agostini

Tutto quello che non sapete sulla pillola dei 5 giorni dopo

ARTICOLO TRATTO DALLA VERSIONE PER ABBONATI, SOSTIENI LA CROCE ABBONANDOTI QUI

ARTICOLO TRATTO DALLA VERSIONE PER ABBONATI, SOSTIENI LA CROCE ABBONANDOTI QUI http://www.lacrocequotidiano.it/abbonarsi-ora

Pillola e aborto sono due termini che solitamente vengono separati. Invece io li unisco, li metto vicini vicini. Avete diritto ad una spiegazione: tendenzialmente la classica pillola estro-progestinica viene considerata un contraccettivo ma, ve la butto là così, la verità nuda e cruda, Di Pietro e Minacori dai loro studi approfonditi hanno dedotto che si verificano 1,55 fecondazioni ogni 200 cicli di assunzione della pillola e questi embrioni vengono, di solito, eliminati senza che la donna ne sappia nulla. Ma andiamo per ordine, la classica pillolina, quella che ci propinano travestita d’innocenza, assunta quotidianamente, agisce su più livelli: uno, blocca l’ovulazione; due, modifica la motilità tubarica; tre, atrofizza l’endometrio; quattro, modifica le caratteristiche del muco cervicale. Voglio parlare a tutti, anche a chi è inesperto, così vi dico semplicemente che quando la pillola provoca il blocco dell’ovulazione allora si comporterà da contraccettivo, e così pure quando, modificando il muco, si impedisce la risalita degli spermatozoi all’interno del corpo della donna e la capacitazione degli stessi; sempre di contraccezione si parla se la pillola agisce rallentando la discesa dell’ovulo che quindi non verrà raggiunto dagli spermatozoi ma… se ad esempio il movimento della tuba viene accelerato, allora la fecondazione avviene e l’embrione, che solitamente necessita di circa cinque giorni per raggiungere l’utero dove annidarsi, arriva troppo presto in utero e viene quindi espulso perché l’utero non è recettivo, non è pronto. Piccola parentesi: proprio per questo meccanismo di non recettività dell’utero in anticipo, è quello che rende scadente la fecondazione artificiale, in cui si immette l’embrione in utero dopo 72 ore, altrimenti in vitro crescerebbe troppo e, non tenendo conto dell’implantation window, attecchisce in un 20% dei casi per errore. Ma torniamo a noi, c’è un ultimo livello da analizzare, il discorso atrofizzazione dell’endometrio: altro meccanismo abortivo della classica pillola: se avviene una fecondazione imprevista visto che il corpo non è una macchina e visto che essendo ognuno diverso dall’altro quello che funziona per te potrebbe essere imperfetto per me, niente paura il piccolo embrione che arriverà in utero al quinto giorno, tempo giusto giusto per attecchire in utero, non lo farà e verrà abortito perché il nutrimento costituito dall’endometrio è, come dire, “secco”, senza che la mamma sappia di essere “mamma”, seppur per poco, circa una settimana. Giudicate dunque voi: l’effetto non è solo contracettivo, bensì intercettivo e abortivo.

Procediamo nell’analisi pillola-aborto: la minipillola, solo progestinica, ha un effetto abortivo ancora più marcato.

Quindi la letteratura scientifica sull’azione dei contraccettivi ormonali è incentrata sugli effetti collaterali, sulla valutazione dell’inibizione dell’ovulazione e sull’incidenza di gravidanze, quando sarebbe opportuno la valutare i marcatori precoci della gravidanza.

In altre parole la notizia bomba che annunciavo in apertura è che una donna che utilizza la pillola estroprogestinica, deve aspettarsi di distruggere un embrione ogni 10 anni d’uso!

Veniamo alla così (mal)denominata contraccezione di emergenza, “mal” perché trae in inganno: qui non siamo quasi mai di fronte a meccanismi di natura contraccettiva, quanto preminentemente di tipo abortivo. Guardandoci indietro vediamo questo: prima della legge, si davano 4,5 pillole classiche al giorno, per 4 giorni e si otteneva l’effetto che oggi abbiamo con una pillola del giorno dopo, che si trova in commercio ora: quindi oggi è come prendere 400 pillole di 20 anni fa! Per non parlare del fatto che le giovani poco informate andavano dalla guardia medica il sabato sera a farsela prescrivere e poi magari ci riandavano anche il mercoledì successivo, tanto la guardia medica di turno era un’altra. Così si rovinano le ragazze, a suon di botte ormonali.

La pillola dei cinque giorni dopo che vogliono svenderci come contraccettivo, contiene la stessa molecola della RU486 in diverso dosaggio, compete con il progesterone che invece lotta per portare avanti la gravidanza. La Brache ha fatto un articolo contraddittorio: se si assume in un certo particolare momento del ciclo, può spostare l’ovulazione, rimandare lo scoppio del follicolo e la fuoriuscita dell’ovulo che quindi teoricamente potrà evitare la fecondazione giocando sul tempo di sopravvivenza degli spermatozoi. Altrimenti ferma lo sviluppo dell’endometrio e siamo da capo a piedi. Gli studi fatti, se si va a leggere tra le righe, senza fermarsi alle belle ridondanti percentuali dell’abstract, sono pochi, pochissimi, solo su 35 donne! Azzeccare il minuto giusto in cui il meccanismo d’azione sarebbe contraccettivo credo che sia così improbabile da rendere meno inopportuno sperare di andare tutti sulla luna per un caffè a capodanno 2018. Quindi care signore che intendete prendere la pillola dei cinque giorni dopo o vi rassegnate ad abortire seduta stante, o decidete di avere un rapporto completo non protetto proprio mentre siete attaccate alle macchine del monitoraggio per indovinare il momento perfetto per prendere la pillola dei 5 giorni dopo con effetto contraccettivo, o pensate di passare alla RU486 tanto siamo là, ma attente a non farvi infinocchiare: perché insomma qua si “gioca” a mirare chi deve morire, e il clostridium sordelli, se non lo sapete è un batterio che uccide chi la assume, ne sanno qualcosa le donne nei paesi in cui i morti non vengono censiti.

ARTICOLO TRATTO DALLA VERSIONE PER ABBONATI, SOSTIENI LA CROCE ABBONANDOTI QUI

29/03/2017
1902/2019
San Corrado da Piacenza

Voglio la
Mamma

Vai alla sezione

Politica

Vai alla sezione

Articoli correlati

Società

TUTTI I GRADI DELLA SCALA #FAHRENHEIT – PRIMA DEL 451

Vi sono libri che, pur segnando un’epoca, superano le barriere del tempo e, pur appartenendo a un genere, ne travalicano i limiti per diventare un classico. Fahrenheit 451 è uno di essi: forse la massima espressione del genere distopico eppure ben più di questo, al punto che lettori freddi se non ostili nei riguardi della fantascienza non saprebbero non considerarlo un capolavoro. Del resto, solo di un capolavoro possono interessare le varianti o le versioni scartate: i prodromi di un libro mediocre sono mediocri scartafacci. Ecco perché, tra l’altro, dovrebbe avere valore intrinseco leggere i racconti preparatori di Fahrenheit 451 racchiusi nel volume Era una gioia appiccare il fuoco, usciti in Italia per gli Oscar Mondadori nel 2011 a seguito della raccolta americana A pleasure to burn: Fahrenheit 451 stories, edita appena l’anno precedente. Ma se l’interesse di questo libro fosse meramente filologico si potrebbe senza indugio soprassedere. Si tratta invece di schegge narrativa potentissime, capaci di condensare in poche pagine la visionarietà e la bruciante carica umanistica del messaggio di Bradbury.

Leggi tutto

Chiesa

Papa Francesco e gli esercizi spirituali ad Ariccia

“Come possiamo aiutare i cristiani del nostro tempo a non perdere la fede, a riprendere coscienza della propria fede, quella di cui si parla nel Nuovo testamento, la fede gioiosa, totalizzante, l’adesione alla persona di Gesù, come possiamo fare perché non avvengano più questi suicidi?”.

Leggi tutto

Chiesa

Beatificazione di padre Tiburcio Arnaiz Munoz

Tiburcio Arnaiz Muñoz nacque a Valladolid, in Spagna, l’11 agosto 1865. I suoi genitori, Ezequiel e Romualda, di professione tessitori, lo portarono al fonte battesimale della parrocchia di Sant’Andrea due giorni dopo la nascita, nel giorno in cui si ricorda appunto san Tiburzio. Ad appena cinque anni, rimase orfano di padre. Sua madre, allora, cercò in ogni modo di mantenere sia lui che l’altra figlia, Gregoria, che aveva sette anni in più. Anni dopo, lui raccontò che da piccolo, una notte, ebbe un incubo: sognò di cadere all’inferno. Impaurito, chiamò sua madre, ma lei non lo sentì. Sempre più terrorizzato, invocò la Madonna Addolorata, che gli apparve dicendo: «Non cadi all’inferno né mai vi cadrai» e lo coprì col suo manto.

Leggi tutto

Società

Senza bambini non si cresce

Il vescovo Negri dice che sei milioni di aborti hanno contribuito alla crisi del Paese e ha ragione

Leggi tutto

Chiesa

Pubblicate le Annotazioni di Kiko

Ha avuto un seguito ideale “Il Kerigma. Nelle baracche coi poveri”, col quale Francisco Argüello, meglio noto come Kiko, si mostrava avviato all’età dei
bilanci complessivi e delle memorie: Cantagalli ha da poco dato alle stampe “Annotazioni”. In questo volume, composto di 506 frammenti «da sorseggiare
con calma», si trova “il giornale dell’anima” del fondatore del Cammino Neocatecumenale. E di tanto in tanto, sullo sfondo, compaiono fatti noti e ignoti
dalla tua santità sopra il mio essere peccatore. – scrive nel 1998 – Il tuo amore appare sopra di me e mi distrugge, mi annienta , mi crocifigge. Signore, abbi pietà di me!»
(n.300). Spesso, come molti mistici, tra i quali mi viene in mente la stessa Madre Teresa di Calcutta, le parole di Kiko mostrano il tormento della “notte oscura”, del sentirsi come abbandonati ed infinitamente lontani dall’Amato, uno spasimo che si trasforma a volte in poesia «C’è un amore che fa dolere il cuore, c’è un dolore che è pieno d’amore…È l’assenza. (…) Siamo nel deserto abbracciati a Te, Signore e in Te a tutti fino all’infinito. Assenza di Dio» (n.353). Rincorre quest’uomo che molto, moltissimo ha realizzato, in un paradosso tutto cristiano, la “santa umiltà di Cristo”. Che non è finta modestia, un atteggiarsi ipocrita, ma è essenzialmente obbedienza alla Volontà di Dio, accettazione delle ingiustizie e delle calunnie perché «Tutto ciò in cui c’è Dio è umile» (n.5) e perché «Sali a Dio scendendo i gradini dell’umiltà» (n.9), fino a contemplare in essa la bellezza di Dio «Perché la bellezza è umile? Che mistero! Perché l’umiltà è bellissima? Ti ho visto Signore. Sì, Tu eri in quella donna abbandonata nel corridoio di un ospedale. Ti vidi nella strada buttato tra cartoni e spazzatura. Oh, santa umiltà di Cristo, chi ti potrà trovare! Ti trovai e mi toccasti il cuore, e non fui più lo stesso (…).» (n.473).
E veramente la vita di questo pittore di succe s s o , destinato alla gloria del mondo, ad una carriera da artista, è stata rivoluzionata in modo sorprendente dall’incontro con Cristo, trasformandosi in zelo per l’evangelizzazione e per l’annuncio dell’amore di Dio all’umanità sofferente «Benedetto sia il tuo nome, Signore. Benedette la tua tenerezza e misericordia. [Il Signore] viene ad incendiare la terra. Il mio spirito arde, brucia in Te, Dio mio. Geme il mio cuore vedendo ovunque il tuo nome vilipeso e l’uomo sfruttato, colpito, ingannato in una società che vuole crocefiggerti di nuovo. Superstizione, magia,
idolatria. Si assassina il pudore nei giovani. Aborto, omosessualità, sesso libero. Tutto ciò che è santo viene insultato e presentato

Leggi tutto

Storie

Intervista con la presidente di “Jamais sans Marwa”

Non è una faccenda di scontro di civiltà, l’accostamento di questi due innocenti tanto vicini eppure lontani ce lo ricorda. Anzi, Justine, la fondatrice e presidente dell’associazione “Jamais sans Marwa”, ci tiene a ribadirlo: «Per quanto riguarda la parte religiosa, durante questa battaglia abbiamo espressamente fatto in modo di tenercela nell’intimità: noi veniamo da ogni luogo e abbiamo ogni tipo di origine; è una battaglia umana, non di ingiustizia religiosa». Appunto con lei ci siamo intrattenuti per osservare da vicino “il piccolo principe” inglese e la “principessina” francese, riservandoci di commentare più avanti gli sviluppi giuridici del caso Gard per come si stanno snodando nelle udienze di Mr. Justice Nicholas Francis.

Leggi tutto

La Croce Quotidiano, C.F. P.IVA 12050921001

© 2014-2019 La Croce Quotidiano