Storie

di Gloria Callarelli

La Brazzale va incontro ai dipendenti che fanno figli

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Ha fatto la storia del comparto lattiero-caseario e ora, probabilmente, farà la storia dell’imprenditoria sotto il profilo umano. Parliamo della Brazzale S.p.a. l’azienda di Zanè, nel Vicentino, che è la più antica nel suo settore del nostro Paese ma forse la più innovativa e coraggiosa, e il cui presidente, Roberto, ha avuto il coraggio di investire una parte delle risorse della sua azienda per sostenere i propri dipendenti che decideranno di allargare la famiglia.

Ma andiamo con ordine. Identificata nel marchio “Alpi”, la Brazzale è nel mondo del latte almeno dalla fine del ‘700 in attività ininterrotta da otto generazioni. La storia della azienda è legata all’altopiano di Asiago ed alla pianura veneta; già agli inizi del 1900 si era realizzato il primo burrificio industriale nel comune vicino a Thiene, capitale veneta dei formaggi e mercato franco dal 1492. La combinazione tra radici agricole e cultura industriale ha permesso alla storica famiglia di raggiungere negli anni posizioni di primato a livello nazionale. Accanto alla attività di produzione, il gruppo svolge da sempre un’intensa attività di commercializzazione dei principali formaggi tipici italiani. Il marchio Alpilatte nasce all’interno del gruppo Brazzale negli anni ’70 per contraddistinguere una nuova linea di prodotti che affiancano il “Burro delle Alpi”. Dal 2000 la Brazzale ha creato in Repubblica ceca la filiera ecosostenibile che produce il Gran Moravia.

Insomma una storia industriale di qualità, uno degli esempi del coraggio e dell’imprenditoria veneta che non ha paura di invecchiare e che anzi è capace di rinnovarsi costantemente per resistere alle insidie del tempo. La differenza però, in questo mondo, la fa il rapporto umano con la forza lavoro e con il consumatore. Gestire un’azienda con autorevolezza ma allo stesso tempo con umiltà, porta sempre buoni frutti. Tenere in considerazione le dinamiche produttive, certo, ma anche la qualità del lavoro dei propri dipendenti è indice di intelligenza e di rispetto. Una componente che fa la differenza davvero perché il lavoratore si sente così parte di una famiglia. A proposito, centriamo la questione: è proprio da questa attenzione in più che è nato il regalo dedicato ai futuri genitori della sua ditta; un corposo bonus-bebè di 1500 euro concesso ad ogni dipendente che allarga la famiglia. Di questi tempi, davvero, una rarità. Così mentre ancora è maretta (Inps e governo si rimpallano da tempo le responsabilità di questo stallo) sul provvedimento “Bonus mamma domani”, inserito nella Legge di Bilancio e che prevede 800 euro per chi diventerà mamma nel 2017 ma che ancora non si sa se e quando potrà essere effettivamente elargito, c’è chi ci pensa da sé ad aiutare questo povero paese diventato uno dei più vecchi in assoluto e destinato a morire nel giro di qualche decina di anni. A dirlo i dati: oltre seicentomila morti nel 2015, 647.571 per la precisione, a fronte di 485.780 nascite. Non solo: anche nel 2016 la natalità ha subito un ulteriore vertiginoso crollo del 6%, un tasso mai registrato in epoca recente, confermandosi sempre di più come uno dei più bassi in Europa. I numeri, drammatici, parlano di 14mila nuovi nati in meno nei primi sei mesi dell’anno appena trascorso, senza contare le centinaia di migliaia di bambini uccisi nel grembo materno. Un’ecatombe cui nessuno pare interessarsi, tamponata dalla presenza di immigrati che non possono, non devono e non riescono nemmeno a sopperire alla lacuna italiana.

In questo scenario desolante fa capolino come una manna dal cielo proprio la figura del patron dell’azienda Roberto Brazzale che sull’importanza della dimensione familiare dell’azienda ha fondato la sua fortuna e costruito il suo futuro, e che, forte dei valori tramandati nel tempo dalla sua tradizione, ha pensato bene di fare da sé e tentare, nel suo “piccolo”, di dare il buon esempio concedendo ancora una prospettiva di vita alle nuove generazioni. Una mossa che racchiude in sé una naturalezza e una generosità fuori dal comune e che, in tutta la sua straordinaria semplicità, ha improvvisamente destabilizzato un ambiente in coma farmacologico, dandogli una scossa come mai prima. L’imprenditore in una nota spiega le ragioni di questa decisione: “Con questa iniziativa - ha spiegato Roberto Brazzale – desideriamo non soltanto aiutare lo sforzo economico dei neogenitori ma, soprattutto, far sentire che l’azienda è felice quando riescono a realizzare i loro progetti di vita, che devono sempre restare in primo piano. Il messaggio che vogliano trasmettere ai nostri collaboratori è che l’azienda accoglie con entusiasmo le nuove nascite e dovrà sapersi organizzare e far carico di quanto necessario per garantire loro il più sereno utilizzo dei periodi di congedo parentale. Ci auguriamo che questo gesto sia utile e che in futuro nascano ai nostri dipendenti davvero tanti bambini. Vogliamo far sentire ai nostri collaboratori la vicinanza dell’azienda nella loro gioia di nuovi genitori”.

Apriti cielo. Titoloni sui giornali, dibattiti, critiche. Una reazione inaspettata come ci ha confessato lo stesso imprenditore raggiunto tra le quattro mura della sua accogliente ditta nella quale, davvero, si respira aria di casa. L’esempio, ci racconta in tono appassionato, “oggi sono i paesi del Centro-Europa” che stanno riscoprendo come mai prima l’importanza della maternità e della famiglia come garanzia della sopravvivenza della società nel solco della più preziosa tradizione . Perché in ballo non c’è solo un contratto o la riuscita di un’operazione commerciale. In ballo c’è la vita, il rapporto mamma-figlio, il benessere autentico di una società che aveva radici solide, proprio nella famiglia. La possibilità, così ostracizzata nel Belpaese, per una mamma di crescere il suo bambino senza scendere a compromessi con il lavoro esiste ed è già realtà in molti paesi: “È chiaro che nei primi anni di infanzia il posto ideale per il bambino è vicino alla mamma, e per la mamma è vicino al bambino. La soluzione degli asili è un male minore, ma molto “spartana”. In questo campo la nostra esperienza lavorativa in Repubblica Ceca ci ha offerto una lezione di civiltà. Lì è previsto il congedo parentale fino a tre anni, cumulabili in caso di figli ulteriori, indifferentemente per papà o mamma. Una mia stretta collaboratrice, Vera, è rimasta in congedo per cinque anni consecutivi, avendo avuto due bellissimi bambini ravvicinati. Al suo ritorno si è reinserita come se fosse passato un solo fine settimana. La collega che la aveva sostituita in questi cinque anni si è rivelata così capace che è poi rimasta con noi ed ora è lei ad essere in maternità, a quasi quarant’anni e con già due figlie grandi. Queste regole dovrebbero diventare legge dello stato, non possono essere adottate dalle singole aziende come, invece, il nostro baby bonus. Ci auguriamo che il dibattito prenda quota in quella direzione: l’estensione fino a tre anni del congedo parentale volontario con la garanzia del posto di lavoro. Le risorse non sono infinite, lo sappiamo, ma molte si possono recuperare da sprechi e bisogna scandire le priorità: la maternità sta in cima alla lista. Oltretutto, è molto più costoso economicamente allestire un asilo nido che lasciare il bambino con la propria mamma. In Repubblica Ceca le piazze, ed i nostri negozi, sono piene di mamme con le carrozzine, e anche papà. Uno spettacolo che riempie il cuore”.

Una primavera in confronto alla desolante situazione attuale in Italia dove, al contrario di quanto auspicato anche dallo stesso imprenditore, per errati meccanismi governativi e sociali, l’obiettivo delle nuove generazioni, le più penalizzate dal sistema, non è costruire ma sopravvivere. Gli anziani superano di gran lunga i giovani in ogni settore, non c’è speranza di occupazione e la salvaguardia di virtù cristiane spetta a pochi: così la società, fragile, non riesce a progredire. Forse proprio il clamore di questa iniziativa è sintomatico della direzione generale che questo Paese sta intraprendendo in una vera e propria cultura di morte anzichè di vita? L’imprenditore, con lucida analisi annuisce, e fotografa perfettamente gli ingranaggi e quei meccanismi che hanno portato la nostra società fino a questo punto: “Credo che il clamore venga dalla scoperta che, tutto sommato, è così semplice invertire la rotta e rompere quel sortilegio maligno che ci condiziona. Basta farlo, senza aspettare lo stato o il sindacato. La scristianizzazione, la secolarizzazione, la fine del sacro, sono fenomeni recenti che hanno giocato contro la vita in tutte le sue manifestazioni. Mi permetto di aggiungere che il grande processo di emancipazione della donna, che ha portato immensi benefici individuali e sociali, in troppi casi ha portato a considerare la maternità come un ostacolo da superare sulla via alla realizzazione della donna, anziché la sua più alta realizzazione, da proteggere e tutelare. Forse un esame di coscienza sarebbe opportuno anche nel mondo sindacale e nel mondo della sinistra, in senso lato, anche quella vicina alla Chiesa”.

Un’analisi perfetta, un coraggio d’altri tempi portare alla luce certe tematiche ormai tabù e tentare di risollevare una situazione compromessa. Ma se da una parte la sua decisione trova riscontri nella sua azienda dove per i dipendenti è stata una “piacevole sorpresa, mista a un po’ di incredulità e grande apprezzamento e al contempo a un pizzico di ironico rammarico per la non retroattività del benefit per coloro che hanno già avuto figli in passato” dall’altra ha contribuito a creare scandalo e a gettare la maschera ad un sistema che anziché guardare avanti è chiuso in sé stesso: “Pochissime le reazioni dei miei colleghi, per lo più individuali, ma molto gradite. Nessuna, invece, da parte delle organizzazioni sindacali di categoria, né delle imprese, né dei lavoratori. È ovvio, abbiamo dimostrato che possiamo fare a meno di loro, anzi, esse stesse sono spesso ostacolo alla realizzazioni dei nostri più importanti obiettivi. Ma non è lecita nemmeno la conclusione che qualcuno vorrebbe trarne: Brazzale è una mosca bianca, gli altri sono cattivi. Sarebbe ingiusto e fazioso. Credo che, salvo eccezioni da non commentare, tutti i miei colleghi abbiano a cuore questi temi e vorrebbero fare di più. Ma gli imprenditori in Italia sono oppressi da uno stato ingiusto e vorace, far funzionare le imprese è sempre più difficile, perciò ogni costo aggiuntivo è molto sentito. Inoltre, sono moltissime in Italia le aziende piccole, vera forza del paese, ma più in difficoltà nel sostituire personale in maternità. È qui che serve lo stato, dove dovrebbero intervenire norme generali ed una rivoluzione delle priorità nell’uso delle risorse, che non sono infinite. Però, con riguardo solo al baby bonus, considerata la preponderanza della sua valenza simbolica, aggiungerei che, in un importo ragionevole, non può certo essere quello a far cambiare i conti di una azienda, altrimenti sarebbe meglio chiudere. Mi fa piacere che già alcune imprese ci abbiano comunicato di averci copiato l’iniziativa, perfino dall’estero”.

Di sicuro ci vuole coraggio. E così mentre parliamo della desolante situazione attuale sui temi scottanti degli ultimi tempi tiene a smentire un passaggio erroneamente riportato dal quotidiano La Repubblica in cui avrebbe parlato di Dat ed eutanasia. Il passo riporta: “Il ritardo del nostro parlamento nel regolare il diritto di morire con dignità è uno scandalo”. L’imprenditore senza esitazioni ne respinge l’attribuzione e corregge il tiro: “Nella fattispecie il tema del fine vita si è sovrapposto nella cronaca a quello della crisi delle nascite. Quelli dell’eutanasia o del suicidio assistito sono dilemmi che sbattono la nostra coscienza al muro ed ogni scelta si adotti non ci potrà che lacerare interiormente. Non da una prospettiva religiosa, dalla quale il dubbio non si pone, ma da cittadino, mi sento molto vicino a chi vive questi drammi ma non riesco ad abbandonare l’idea di una difesa ad oltranza della vita anche oltre ogni ragionevole obiezione”.

D’altronde uno che ha una bella discendenza di tre figli maschi, Alberto, Enrico e Giovanni (nomi rigorosamente scelti dalla mamma, il papà avrebbe scelto quelli delle femmine, mai arrivate) un’azienda sana ed esempio virtuoso anche all’estero, che concede una mensilità in più a chi ha intenzione di allargare la propria famiglia non può attendersi dalla politica provvedimenti di morte. Può attendersi, invece, che anche in Italia torni a splendere il sereno della vita, che questi governi pensino ai cittadini e non solo agli introiti. Auspica che il profumo delle cose di una volta, a volte crude forse ma di certo più vere, torni a riempire le case degli italiani. Generosità, impegno, lavoro, rispetto, lealtà, carità e amore verso il prossimo sono solo alcune di queste componenti che tanto mancano alla nostra società. È vero: non basta un assegno a far riscoprire questi valori, ma è il sorriso, l’audacia e la volontà di chi ti fa questo dono a fare la differenza e a ridare una speranza alla nostra civiltà.

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30/03/2017
2405/2019
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