Storie

di Mario Adinolfi

STORIA DI UN AMORE, SBECCATO MA UTILE A TUTTI

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Grazie a tutti per gli auguri a Silvia e a me, i social network ci ricordano date di una qualche rilevanza, per noi e per gli altri, per cui le pietre miliari personali diventano in qualche modo pubbliche. Tanti anni trascorsi con Silvia mi hanno insegnato qualcosa sul coraggio delle giovani donne, anche di oggi. Quando Silvia mi ha incontrato ero un ragazzone molto sovrappeso, che non aveva manco il letto in casa e dormiva su un materasso poggiato per terra con un gatto lasciato per ripicca da una qualche ex che scacazzava per il piccolo appartamento da single in cui vivevo in affitto da anni dopo il fallimento nel 1999 del mio matrimonio ultragiovanile.

Per ragioni che solo Dio può illuminare, Silvia si innamorò di me e mi fece di nuovo venire voglia di famiglia, mi rimise in sesto e disse di volere un figlio. Abbandonò città d’origine, genitori, con tenacia completò gli studi incinta e da fuorisede, probabilmente sfinita dalle mie follie disse sì anche quando in una telefonata intercontinentale via Skype le dissi che sì, l’avrei sposata, ma la settimana dopo a Las Vegas, senza parenti e con una cerimonia che definire informale è ovviamente eufemistico (pensate ai poveri genitori di lei, per la loro unica figlia femmina sognavano qualcosa d’altro che un obeso di quindici anni più vecchio, divorziato con una figlia già grande, che manco al caro vecchio matrimonio tradizionale si piega). Silvia il giorno del matrimonio al Cosmopolitan Hotel su Las Vegas Boulevard era bellissima nonostante la trasvolata oceanica appena compiuta, io ho fatto quel che potevo affinché l’evento fosse comunque indimenticabile e in effetti non passa giorno senza che qualcuno non posti, spesso con intenti di derisione, una immagine delle nostre nozze che furono una grande e colossale festa tutta per noi, solo per noi, che noi che l’abbiamo vissuta sappiamo.

Dopo aver ri-costruito attraverso questo percorso davvero tortuoso una mia condizione familiare, Dio ha voluto che spendessi tutto me stesso per testimoniare la bellezza della famiglia e anche di questo devo dire grazie a Silvia. Voglio La Mamma nasce nel 2013 perché ho visto Clara con Silvia e Silvia con Clara. Da ragazzino quando nacque Livia, la mia carissima primogenita, ero troppo preso da me per avere lo sguardo davvero sull’altro, poi intervennero subito tragedie da togliere il fiato e nessuna bellezza poteva essere anche solo immaginata dal mio sguardo. Vent’anni dopo la oggettiva e prepotente bellezza di Silvia riverberata in Clara sembra essere immagine stessa della bellezza della condizione familiare. Dentro questa parola (“bellezza”) io inserisco anche l’enorme fatica dell’essere famiglia, i vincoli che impone, i limiti dell’altro che devi imparare ad accettare e Silvia ne ha, cavoli se ne ha, ma i miei sono infinitamente maggiori e talvolta davvero insopportabili, quindi ho imparato quell’indulgenza che è anticamera necessaria dell’amore.

Resto fermo, però, a una considerazione che svolsi creando un pandemonio nei giorni in cui pubblicai l’immagine “scandalosa” di Silvia che massaggiava i miei piedi di ritorno da una tre giorni di dibattiti in giro per l’Italia particolarmente faticosa: senza una donna determinata, coraggiosa, forte ma anche meravigliosamente mite, l’amore coniugale è impossibile. Serve gentilezza in una donna, serve mitezza, serve il voler essere davvero pietra fondante di una famiglia, perché la famiglia sia. Silvia ha trent’anni, entriamo oggi nel nostro decimo anno insieme, con la sua bellezza a vent’anni poteva scegliere tutt’altro per la sua vita. Ha scelto di essere moglie, madre e pienamente donna non con il coraggio di un giorno solo, ma con il coraggio di più di tremila giorni trascorsi insieme, rinnovando la promessa ogni giorno. Con donne così tutto è possibile e a Clara che è tutta sua madre rivolgo sempre l’invito a prendere esempio da lei, dalla sua attitudine al sacrificio, dal suo mettere al primo posto i bisogni di coloro a cui lei vuole bene.

Noi dobbiamo costruire per le ragazze di oggi, per le ventenni e le trentenni di questo tempo per molti versi disgraziato, il gusto di compiere davvero e con coraggio la scelta per quella vita straordinariamente piena e avventurosa che è la vita familiare. Che la scelgano da giovani, non è ostativa verso nessuna forma di realizzazione femminile, tutto quello che vi raccontano che prima-la-laurea-poi-il-lavoro-poi-la-casa-poi-vediamo e che i figli “rovinano la vita” è il contrario esatto della verità. Prima la vita, amiche mie, prima le scelte fondamentali, prima l’amore. Prima la famiglia. Abbiate questo coraggio. Se c’è un valore nella storia d’amore tra me e Silvia, storia sbeccata e piena di ragioni per cui poteva andare a finire malissimo, è che il coraggio di una giovane donna può molto, forse può tutto, perché contiene una energia a tratti invincibile. A quel punto te ne puoi fregare di tutto, dello sguardo degli altri, dei pregiudizi e dei giudizi, di chi ti insulta (e cavolo se ci insultano), perché la forza di una donna spazza via il pulviscolo senza neanche fartene accorgere. Non attendete perfezioni che non esistono, i Principi Azzurri oggi si depilano il petto e sono soci ANDOSS, quando incrociate un uomo che vi intriga magari in un’osteria o in una bisca clandestina in cui siete finite chissà perché, non guardate se ha il Rolex o il sopracciglio curato. Cercate di capire solo se è in grado di assumersi impegni che valgano per tutta la vita, con il vigore maschile di chi ha una parola sola e sa dire sì che significano sì e no che significano no.

Silvia ha dormito con me per un anno su quel materasso lanciato per terra, pulendo la merda del gatto indisciplinato. Poi si è liberata del gatto. Poi mi ha portato fuori dall’appartamento da single. Ha cercato di capire se mi ero davvero stancato di girovagare. Poi mi ha spiegato con la dedizione che avrei dovuto essere dedito. ll che non vuole dire improvvisarsi perfetti. Non lo siamo davvero, certamente non io, ma manco lei. Ma una volta diventati famiglia con Clara abbiamo stabilito un giuramento indissolubile: prima la famiglia. Questo è l’amore più grande, questo è il giuramento che conta, con questa stella polare il cammino faticoso e impervio assume un suo senso. Perché alla fine questo tutti noi chiediamo: un senso, la fine di quella sensazione terrificante del brancolare nel buio di un’assurdità senza via d’uscita. Per un uomo, il dito che indica la direzione è sempre quello di una donna. Silvia ha attratto la mia attenzione, ha saputo farsi guardare. E per questo da tanti anni siamo insieme in marcia, sapendo che l’amore è quella marcia e non altro: è la fatica, non le farfalle nella pancia; è l’impegno, non l’incostanza degli adolescenti; è baciarsi e fare l’amore, non per voluttà ma per ricerca di pienezza; è soffrire, ma saper soffrire insieme; è educare, sapendo però che si può anche essere educati dall’innocente vitalità dei figli.

E buon anniversario, amore. Che Maria ovunque protegga la grazia del tuo cuore.

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04/04/2017
1902/2019
San Corrado da Piacenza

Voglio la
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