Società

di Elena Gal

La marcia per la vita ed il suo profondo significato

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Ci sono vari articoli che trattano di aborto, di statistiche e dell’essere pro-life, ma io oggi voglio parlare a te, a te che ci sei passata in prima persona, a te che hai abortito. Qui nessuno ti giudica, perché nessuno ne ha il diritto… e non c’è un “ma” in arrivo, perché è così che deve essere sia per una questione cattolica che puramente etica. Aver abortito non rende te una persona “orribile, malvagia e degna solo di disprezzo” (neanche da te stessa!!), ma una persona sofferente, una persona che in un momento di debolezza e di difficoltà non ha visto altre alternative. Solo tu che ci sei passata puoi dirci le ferite fisiche, psicologiche ed emotive che l’aborto ti ha provocato. Solo tu che ti sei trovata su quel lettino a sentire il medico strappare pezzi della tua anima puoi dirci la dura verità dell’aborto: che non è quella la soluzione!

Abbiamo parlato con numerose donne, sole o accompagnate dal padre del bambino, adolescenti o donne adulte, con le lacrime agli occhi o con la rabbia tra i denti, che per svariati motivi, ma sempre gravi e addoloranti, si ponevano la domanda: devo abortire? Ed ecco qui un fattore che vorrei sottolineare: non c’è un motivo futile, non c’è una ragione impropria, perché per te che sei lì quello è importante! Ma credere che l’aborto sia la soluzione è una tra le cose più assurde che la cultura di oggi ci propina. Perché abbiamo ben appurato che l’aborto provoca solo altra sofferenza ad una donna che già si trova in una situazione dolorosa! Per non parlare della morte di un bambino! Non è un bottoncino che spingi e “puff” tutto è sparito per magia! Tu, che hai abortito, lo sai che dovrai convivere per tutta la vita con quella ferita che mai si rimarginerà completamente!

Essere pro-life, difendere la vita di bambini innocenti e delle donne in difficoltà, non ti rende un giudice supremo della morale umana, ma solo una persona che sa cosa c’è in gioco. E chi meglio di te che hai dovuto abortire sa l’importanza della vita e la devastazione dell’aborto!

I cosiddetti pro-choice pongono spesso la questione sul fatto che “la donna deve avere il diritto di scegliere del proprio corpo”, “la donna non è un’incubatrice”, “l’aborto riguarda solo la donna”, “l’aborto deve essere legale per essere sicuro” o, ancora, “e se la gravidanza è conseguente ad uno stupro?!”. Lasciami allora buttare lì qualche spunto di riflessione per te, senza mettere in mezzo statistiche o altro come promesso all’inizio.

Il fatto che la donna abbia un utero in grado di accogliere un altro essere umano, non la rende superiore o inferiore agli uomini e, come per tutti, non le rende il diritto di scegliere sulla vita di altri. Una donna ha assolutamente il diritto al suo corpo, come un feto ha il diritto al proprio. Quell’utero che, fortunatamente o sfortunatamente, fa parte della donna è biologicamente costituito per accrescere e accudire la vita di un altro essere umano che semplicemente si trova in un’età in cui necessita di cure particolari, in cui è naturalmente dipendente dalla madre. Credere allora che, per questo motivo, un feto sia meno importante, meno degno di avere una possibilità di vita è una vera e propria discriminazione. Viviamo in una società che sta eliminando finalmente pregiudizi come il sessismo, il razzismo o la discriminazione nei confronti dei disabili, ma continua ancora ad elogiare l’aborto: è un grandissimo controsenso! E ancora renderlo legale non lo ha reso sicuro: uccide sempre il bambino e la madre, se non fisicamente, emotivamente viene dilaniata per tutta la sua esistenza. Dire che l’aborto risolve tutto è semplice, è fare in modo che ci siano aiuti concreti alla madre e al figlio che, a quanto pare, è troppo impegnativo per questa società. E, infine, l’aborto non va ad eliminare lo stupro e sicuramente non punisce lo stupratore, né aiuta la donna a guarire, ma ne accresce ulteriormente il danno psico-fisico, già di per sé incommensurabile.

Abortire non è mai stata una scelta facile, non è mai stata una decisione semplice, e sicuramente non è mai stata indolore: allora tu, che lo sai anche meglio di me, unisciti a noi nella Marcia per la Vita! Non vergognarti del tuo passato, ma rendi quella vita tolta e questa tua sofferenza una testimonianza vivida e potente affinché non ci siano più donne afflitte e bambini senza voce. Gridare ora la tua angoscia può salvare innumerevoli vite!

05/04/2017
2506/2017
Ss. Guglielmo da Vercelli e Massimo di Torino

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