{if 0 != 1 AND 0 != 7 AND 0 != 8 AND 'n' == 'n'} PdF unica alternativa praticabile

Politica

di Mirko De Carli

PdF unica alternativa praticabile

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E poi c’è il pdf. La vicenda politica italiana si sta avvicinando allo sbocco delle elezioni anticipate, che sembrano sempre più imminenti. Dunque, man mano che passano i giorni, si dimostra con sempre maggiore chiarezza quanto è indispensabile che il nostro progetto si affermi in maniera autonoma. Le alleanze con altri partiti, anche se per riprendere il controllo delle amministrazioni locali a volte sono indispensabili, non devono far perdere di vista la nostra irriducibile diversità.

Prendiamo per esempio Silvio Berlusconi. In questi giorni si sta giocando le sue ultime carte per ritornare al centro della scena, e come un vecchio attore ormai senza più voce né energia, sta tentando con mestiere di riproporre i classici copioni che nei suoi anni migliori lo avevano fatto acclamare come mattatore. Ieri ha ripreso la parola sui suoi telegiornali, proponendo un programma economico che venga in soccorso delle famiglie.

Cosa buona e giusta, ci mancherebbe, ma sono le motivazioni che ci fanno capire quanto ormai la vecchia impostazione del centro-destra non sia più adeguata rispetto alla situazione italiana. Infatti, ha spiegato Silvio, le famiglie hanno bisogno di più soldi “per sostenere i consumi”. Come se il problema fosse solo quello di poter spendere di più. Magari, per destinare più reddito a quei prodotti e a quei servizi che le tv commerciali continuano a pubblicizzare (dito medio escluso).

No, non è questo il solito discorso moralistico contro gli stili di vita centrati sul denaro, inteso come sterco del demonio. Il Popolo della Famiglia è tutta un’altra cosa, e ha un modo di affrontare i problemi del tutto diverso. Si deve infatti partire da un’autentica comprensione della questione familiare, che non è un semplice comparto della crisi economica.

Come abbiamo detto più volte, dobbiamo ripensare all’Italia degli anni ‘60, quella del miracolo economico. All’epoca i consumi stavano crescendo in un modo mai visto prima, ma questo non impediva alle famiglie di guardare con fiducia al futuro (tant’è che la curva demografica era in ascesa). Non si viveva solo per il presente. Ciò in quanto che, a differenza di quello che sarebbe avvenuto vent’anni dopo, quando al termine degli anni di piombo il ciclo economico sarebbe ripartito facendo affidamento sulla produzione e il consumo individuali, l’economia non era nemica della famiglia.

La gente non aveva paura del futuro perché sapeva di poter ancora contare su una rete di comunità vitali che circondavano tutti, e non c’era bisogno di affidarsi al debito pubblico per poter “consumare” individualmente un presente che si sarebbe mangiato il futuro.

Dunque, se oggi non si riparte da una nuova centralità culturale della famiglia, che è prima di tutto una questione di appartenenza civile, la politica non si accorgerà mai di stare segando il ramo sul quale la nazione, e quindi tutti noi, ci si trova seduti. Anche i gli altri partiti del centro-destra, quelli più disposti a strizzare l’occhio al cosiddetto populismo, dimostrano ogni giorno che passa di non avere colto la centralità della questione. Per essi, la famiglia è solo un bacino elettorale da non trascurare. Quella dei cattolici è una sensibilità da intercettare, perché si sono accorti di come riescano a riempire le piazze, quando si sentono toccati sul vivo.

Tuttavia, quando si va a guardare i contenuti, salta all’occhio che nemmeno nel resto del centrodestra esiste una vera consapevolezza del problema. La Lega continua a cavalcare le paure del ceto medio impoverito per la crisi e l’immigrazione incontrollata, senza mai dare l’idea di avere compreso quanto sia centrale il problema demografico. Anche le forze minori del vecchio centrodestra, alla prova dei fatti (vedi divorzio breve, unioni civili, e così via) hanno dimostrato di non essere poi molto diversi dai Cinque Stelle. I quali ultimi, per noi, non sono concorrenti politici, ma proprio avversari del bene comune, dai quali la politica deve essere liberata per poter ripartire in modo virtuoso. E allora, si conferma sempre più l’indispensabilità del Popolo della Famiglia, e quanto sia giusta la sua scelta di autonomia.

I militanti del nostro movimento stanno sperimentando ogni giorno quanto sia difficile farsi conoscere dal popolo italiano, in un momento nel quale non si riesce a ottenere il minimo accesso sui media. Persino tanti addetti ai lavori, che pure ci guarderebbero con interesse, ignorano il nostro simbolo e il nostro programma. Siamo impegnati nel farci conoscere, ma in questa fase è ancora più importante riuscire a trasmettere la consapevolezza di ciò che siamo realmente.

Soprattutto, si tratta di riuscire di far comprendere agli italiani che i nostri valori non sono strumentali a finalità di carattere economico, né ad altri interessi. La famiglia merita di essere tutelata perché il nostro Paese, la nostra cultura, la nostra civiltà stanno correndo ad ampie falcate verso l’estinzione. Non si tratta soltanto del welfare state che sta per crollare, delle pensioni dei nostri figli che non verranno mai pagate, né delle possibilità sempre più esigue di trovare lavoro e di costruirsi una carriera dei nostri giovani.

Si tratta invece di contrastare un processo di decadenza culturale dal quale la politica corrente non riesce ancora a tirarsi fuori. C’è una rotta da invertire, e lo può fare solo un soggetto autonomo con le idee chiare e i contenuti forti. La gente reale, quella che incontriamo ogni giorno, è giustamente indisposta nei confronti della politica. Non riesce più a comprenderne l’utilità e il valore, la considera ostile, e tende facilmente a considerare tutti quelli che si propongono sulla scena come poco credibili. E’ il populismo negativo, la mancanza di fiducia che sta corrodendo alle radici l’edificio sociale.

Ma il problema del Popolo della Famiglia non è tanto quello della credibilità personale, né di distinguersi dagli altri. Non si tratta solo di riuscire a spiegare perché è la politica indispensabile, e che comunque non siamo un movimento ecclesiale.

Piuttosto, si tratta di capire che - nonostante il le alleanze possibili laddove ci siano candidati di punta che condividono la nostra impostazione - il Popolo della Famiglia ha un’assoluta necessità di mantenersi autonomo. Non può confondersi con la politica esistente, perché quest’ultima segue delle logiche incompatibili con il bene comune. Dobbiamo fare comprendere la necessità di entrare in Parlamento in modo automomo, con un rapporto fiduciario diretto e insostituibile con un popolo che ci ha mandato come suoi rappresentanti nelle istituzioni.

Finita l’esperienza maggioritaria, con i suoi leaderismi, in Italia stanno tornando i partiti. Ma senza un partito forte e autonomo alle spalle, è inevitabile che dopo la prima settimana, già alla formazione delle prime commissioni, i singoli esponenti dei partiti tradizionali perdano di vista quello che dovrebbero fare. È un processo inevitabile, in una situazione nella quale la politica tende sempre più a trasformarsi in mera gestione di una decadenza inesorabile. Anche il cosiddetto populismo, che a livello internazionale e in particolare europeo non salutiamo con sfavore, perché ci rendiamo conto di quanto ci sia bisogno di logiche nuove e di superamento delle vecchie politiche, non può costituire una risposta.

Tanto è vero che, dal punto di vista dell’ispirazione ideale, il Movimento 5 Stelle al quale il vecchio centro destra potrebbe prima o poi strizzare l’occhio, è probabilmente quanto di peggio si possa pensare per il futuro delle giovani generazioni. Un movimento fondato solo sulla rabbia, sulla presunzione di essere migliori, e sulle risposte più demagogiche che si possono dare rispetto al presente.

No, noi del Popolo della famiglia dobbiamo far crescere la consapevolezza di essere l’unica alternativa praticabile a tutto questo. Il nostro lavoro quotidiano ci fa incontrare tanta gente che lo sta iniziando a comprendere. Ma ora si tratta di fare in modo che la rivoluzione continui nelle coscienze di coloro che hanno compreso la irrinunciabilità dei nostri principi. Quelli che appunto si chiamano “non negoziabili”.

07/04/2017
2506/2017
Ss. Guglielmo da Vercelli e Massimo di Torino

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