Storie

di Lucia Scozzoli

Fabrizio paga i tempi d’oro con Belen

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L’8 novembre 2016 il tribunale di sorveglianza ha deciso per Fabrizio Corona la revoca del servizio in prova ai servizi sociali: aveva ancora 5 anni da scontare e dal 10 ottobre gli è piombata addosso la nuova accusa di violazione delle norme patrimoniali relative alla misura di prevenzione e frode fiscale, dopo che erano stati sequestrati oltre 1.7 milioni di euro in contanti, trovati nel controsoffitto di una casa intestata a Francesca Persi, sua storica collaboratrice, (formalmente titolare dell’agenzia Atena, che si occupa di promozione e eventi, ma, secondo l’accusa, presunta prestanome di Corona). In più ci sono 900 mila euro trovati in cassette di sicurezza in Austria. Quei soldi, stando agli atti dell’indagine, sono un importo di entità doppia rispetto all’ammontare dei redditi netti risultanti dalle dichiarazioni Irpef dell’ex re dei paparazzi negli ultimi nove anni.

Valutando lo stile di vita di Corona nell’ultimo anno, che sarebbe dovuto essere di recupero, il collegio della Sorveglianza ha ritenuto come valido al fine del percorso di riabilitazione l’unico lasso di tempo trascorso da Corona senza violazioni delle regole: quei quattro mesi, tra il giugno e l’ottobre del 2015, in cui è stato affidato alla comunità Exodus di don Antonio Mazzi. Nei quasi 12 mesi successivi, invece, l’ex ‘fotografo dei vip’ ha «privilegiato il proprio recupero economico rispetto a quello sociale e terapeutico». E quindi si aggiunge alla pena da scontare anche l’annetto che si è in pratica abbuonato da solo dandosi alla pazza gioia in libertà. Dopo un primo periodo di colloqui regolari, Corona ha ridotto gli incontri previsti al Sert (servizio territoriale per le tossicodipendenze), lui che aveva ottenuto l’affidamento anche per i suoi problemi con la droga e già il 24 giugno scorso era stato ammonito dal magistrato Giovanna Di Rosa per una vacanza a Capri non autorizzata, con tanto di foto hot con Silvia Provvedi, la sua nuova fiamma, su uno yacht, poi apparse su Chi.

Ora è iniziato il processo a Milano e la deposizione fiume, in stile show, di Corona ha dato spettacolo: egli ha sostenuto che tra il 2008 e il 2012, soprattutto quando era in coppia con Belen, ha partecipato a moltissime serate, guadagnando una follia, tutta in nero.

Facendo due rapidi conti, 2.6 milioni di euro divisi per 5 anni, fanno un migliaio di euro al giorno di accumulo, cioè netto tra quanto incassato e quanto speso (che non credo proprio che i due facessero vita morigerata e non spendessero un soldo).

“Con Belen Rodriguez siamo diventati una coppia mediatica stratosferica, come Bonnie e Clyde, tutto quello che toccavamo diventava oro. Guadagnavamo cifre folli”, racconta Corona. I soldi in contanti sono stati murati dalla Persi su sua richiesta nel 2015, subito prima di finire in carcere, per paura che gli inquirenti li trovassero e peggiorasse così la sua già grave situazione processuale. Nel luglio 2016 i due decidono di bucare il muro e prelevare i contanti, senza sapere quanti fossero. E sono così tanti che si stancano di contarli prima di arrivare in fondo: si fermano ad un milione e quattrocentomila euro. Buttano persino nella spazzatura le banconote rimaste sporche di terra.

Il processo sarà una sfilata di vip, vedremo presto anche Belen. Finora i testimoni hanno confermato che tra le mani di Corona giravano soldi come fossero acqua fresca.

Indecifrabile la figura esile di Francesca Parsi, sua fedelissima da anni, che gli è rimasta accanto nella buona e nella cattiva sorte e di cui Corona si fida ciecamente, tanto da affidarle a occhi chiusi tutto quel denaro.

Corona invece continua a non rendersi conto della sua posizione: davanti al tribunale di sorveglianza, a novembre, aveva dichiarato: «Ho commesso un errore ma non un reato, se mi date il tempo per pagare le tasse su quei contanti potrò proseguire nell’affidamento». E ora accampa scuse incredibili (“potevo fare la bella vita come Tulliani a Dubai, invece di consegnarmi agli agenti dopo la fuga in Portogallo”) dice che, se avesse avuto tempo, avrebbe usufruito della voluntary disclosure di Renzi pagando le tasse dovute. Insomma, non è cattivo, è solo un ragazzo (di 43 anni), ha tante buone intenzioni ma frequenta cattive compagnie.

Una vita sregolata, con uso di sostanze di ogni tipo, ritmo cicardiano in fumo, illegalità nemmeno percepita come tale, fiumi di nero, sbruffonaggine a palate, vita sui social, in svendita perenne: questo è Fabrizio Corona, un uomo che si atteggia a ragazzino e che ha la pretesa di legalizzare ogni azione sulla base delle sue intenzioni primigenie. Da sempre questa è stata la sua linea difensiva su tutti i reati contestatigli: non ricattava i vip che aveva fotografato, contrattava il prezzo, suvvia, si fa così nell’ambiente; non frodava il fisco, aspettava uno scudo fiscale per pagarci le tasse sopra, lo fanno tutti; non spendeva denaro falso in quell’autogrill, nessuno sa dire da dove provengano le banconote che ha in tasca in fondo; non ha orchestrato una bancarotta fraudolenta della sua società, era solo un imprenditore poco abile; non è fuggito in Portogallo, era in gita. E via discorrendo.

Così, di leggerezza in leggerezza, ha collezionato una lista di capi d’imputazione incredibilmente lunga, da far impallidire un esponente della criminalità organizzata. E di Corona si può senz’altro dire che no, non è organizzato, fa tutto da solo, e cade sempre dalle nuvole ogni volta che lo beccano con le mani nella marmellata, grida al complotto contro di lui, fa la vittima, se la prende con gli invidiosi che avvelenano il mondo e soprattutto pretende lui di decidere cosa è legale e cosa no, in base al suo personalissimo sentire.

Questo processo avrà i riflettori puntati sopra per la presenza alla sbarra dei testimoni di tanti volti famosi, a raccontare come si vive nelle alte sfere, tra club di lusso e feste alla moda, dove si lasciano centoni di mancia e ci si stanca di contare i soldi, che son troppi persino da spendere. Davanti alle famiglie italiane che faticano ad arrivare a fine mese, agli imprenditori che lottano con un fisco ingrato e una burocrazia asfissiante, ai cittadini solerti ed onesti che non buttano nemmeno una cartaccia per terra, Corona è un personaggio incomprensibile, un insulto alla giustizia e al buon senso: ha tutto, ha sempre avuto praticamente tutto quello che si può desiderare, ed è sempre in galera, non si accontenta di nulla, non ha un minimo di pudore, di onore, di amor proprio. O forse misura il suo onore sulla base di nuovi moderni valori: vali solo se sei ricco e famoso.

Probabilmente gli inquirenti non saranno clementi, come non lo sono stati nell’ultimo processo, ma in effetti non si rintraccia nel soggetto alcun segno non dico di pentimento, ma nemmeno di percezione della gravità dei reati contestatigli. Di fronte alla sua visione del mondo così diversa dai comuni mortali, e alla sua incrollabile convinzione di avere sempre ragione, viene da chiedersi se non abbia ragione per davvero: forse tutti noi, poveretti che non parcheggiamo in divieto di sosta per timore della multa, che facciamo la raccolta differenziata perché ce l’ha detto il comune, che mettiamo in regola la badante, forse, siamo degli allocchi, ci accodiamo ad una legalità inutile, temiamo una giustizia latitante, rispettiamo uno stato immeritevole. Forse è vero, ma l’alternativa quale sarebbe? Ciascuno fa quello che vuole? Beh, se questa è la nuova regola, io voglio andare ad abitare nella casa di Corona, gliela pago con un assegno scoperto emesso da un’azienda fantasma con sede a Panama, mi offro di riparare pure il buco nel controsoffitto. Tanto a lui per un bel po’ non servirà, credo.

07/04/2017
2506/2017
Ss. Guglielmo da Vercelli e Massimo di Torino

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