{if 0 != 1 AND 0 != 7 AND 0 != 8 AND 'n' == 'n'} La lobby lgbt bullizza gli studenti di Bergamo

Società

di Davide Vairani

La lobby lgbt bullizza gli studenti di Bergamo

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“Articoli inneggianti all’omofobia, che negano il diritto all’aborto e operano una sistematica disinformazione su temi come l’omosessualità e la contraccezione”. Siamo a Bergamo. Liceo delle Scienze Umane “Secco Suardo”: 1.500 studenti, un giornalino scolastico, il “Print Freud”. Conclusione: chiusura immediata del medesimo giornalino da parte del Dirigente scolastico a seguito del clamore mediatico scatenatosi sui quotidiani locali. Detonatore? Un articolo - pubblicato in forma anonima - (“una studentessa”) dal titolo “Andando contro natura, si muore” nell’edizione di marzo. Ad alzare il polverone l’Unione degli Studenti di Bergamo – con orientamento notorio di sinistra, basta leggere i loro post su Facebook – che non attendevano altro che scatenare polemica. Sotto accusa sarebbero finiti alcuni pezzi attraverso i quali sarebbero state espresse posizioni “controcorrenti” su aborto, contraccezione, omosessualità e rapporti con il mondo islamico. Il preside del liceo bergamasco, il professor Luciano Mastrorocco dichiara a “Bergamo News”: “Il giornale della scuola dovrebbe essere scevro da censure di ogni tipo. Le bozze degli articoli passano al vaglio di alcuni nostri collaboratori che, evidentemente, non hanno ritenuto opportuno censurare nulla di quanto è stato scritto sul giornalino che, al contrario, privilegia l’assoluta libertà degli studenti partendo dal presupposto che non esistono primazie di pensiero. Al contrario, ci tengo a sottolineare come il nostro istituto sia costantemente impegnato nella lotta a favore delle diversità e contro l’omofobia, promuovendo anche numerosi progetti di inclusione e sensibilizzazione”. Peccato che lo stesso Preside ne abbia ordinato la chiusura.

C’è molto che non torna in questa piccola vicenda locale che altro non è che lo specchio culturale del clima che stiamo vivendo.

La cronaca dei fatti per come l’abbiamo ricostruita. È l’Unione degli Studenti di Bergamo che in un post su Facebook pubblica alcune foto (semi-illeggibili) dell’articolo incriminato e ci costruisce sopra un castello di accuse pesanti. “Riteniamo inaccettabile che in un liceo statale, nel 2017, sia dato spazio a idee pericolose e contorte che colpevolizzano scelte difficili e trasmettono concezioni medioevali – attacca l’Unione degli Studenti di Bergamo– paragonando l’uso di un contraccettivo alla bulimia, in un momento in cui è estremamente necessaria un’educazione sessuale informata e veritiera negli adolescenti”. Secondo il sindacato studentesco, non sarebbe la prima volta che sul giornalino vengono espresse “posizioni discriminatorie nei confronti della diversità, tanto da asserire che non c’è conciliabilità tra il mondo civile e il mondo islamico”. Troviamo inopportuno – continua l’organizzazione – che articoli di questo tenore possano essere pubblicati nel giornalino scolastico ufficiale. Lo statuto del liceo stesso, all’articolo 1 comma 4, dichiara che ‘La vita della comunità scolastica si basa sulla libertà di espressione, di pensiero, di coscienza e di religione, sul rispetto reciproco di tutte le persone che la compongono, quale che sia la loro età e condizione, nel ripudio di ogni barriera ideologica, sociale e culturale’. Ciò ci sembra in netto contrasto con le idee omofobe ed intolleranti espresse sulle pagine del giornalino”. A dare man forte agli studenti, ci pensa “Bergamo contro l’omofobia” – associazione finanziata dal Comune di Brescia - , che in un comunicato stampa aggiunge: “L’autrice (del pezzo sul giornalino scolastico ndr) fornisce informazioni scientificamente errate, ad esempio etichetta l’AIDS come ‘malattia dei gay’, fa confusione tra genere e orientamento sessuale, e paragona l’uso dei profilattici alla bulimia. Tra le righe, un odio che deriva dall’ignoranza che ci prefiggiamo di combattere.Dal POF del Liceo, è facile venire a conoscenza del fatto che tutte le classi seconde partecipano a progetti di educazione alla sessualità, e noi stessi come associazione siamo attivi con il nostro progetto ‘Identità e affettività attraverso le differenze’ da alcuni anni. Il rapporto con la scuola è sempre stato costruttivo, e il feedback degli studenti positivo. Il nostro progetto ha l’obiettivo di contrastare il bullismo omotransfobico attraverso un confronto diretto e bidirezionale. Lavoriamo raccogliendo dubbi e domande degli studenti, e proviamo a dare loro delle chiavi di lettura tramite la pluralità delle nostre narrazioni. Crediamo nella necessità di momenti di questo genere, poiché dànno ai ragazzi spazi di dialogo ed espressione liberi, seppur in maniera strutturata e, soprattuto, nel più assoluto rispetto dell’altro. Ciò che è stato scritto sul giornale non rispecchia nessuno dei punti nei quali crediamo: non ci esprimiamo però qui contro l’autrice, né crediamo che censurare il suo articolo possa essere la soluzione.Di sicuro, sappiamo che nella scuola c’è ancora molto da lavorare in merito all’educazione alle differenze”.

Da ultimo – per la cronaca – la redazione del giornalino scolastico prova a dire la sua con una lettera aperta.

“Si è sentito molto parlare del nostro giornalino scolastico e come tutti sappiamo, purtroppo, non se ne è parlato positivamente. L’ultimo numero di ‘rint Freud’ ha pubblicato degli articoli fortemente discriminanti nei confronti di omosessuali e islamici oltre che un articolo contro l’utilizzo dei contraccettivi molto criticato per i toni e gli esempi che utilizza nel motivare le proprie tesi. Noi redattori abbiamo sottovalutato il contenuto di questi articoli senza dedicarci il tempo e l’attenzione che richiedevano con un atteggiamento superficiale e, senza dubbio, condannabile. Quest’ anno come redazione abbiamo cercato di proporre un giornalino il più partecipato possibile, che rendesse gli studenti protagonisti dando loro spunti critici i riflessione e lanciando delle provocazioni in grado di smuoverli e di portarli a voler dire la loro a proposito dei temi trattati. Eravamo molto orgogliosi dei risultati ottenuti fino ad adesso e del feedback positivo che ogni numero riscontrava; anche con il numero scorso puntavamo a portare avanti la stessa politica fatta di risposte, provocazioni e pareri degli studenti. Ci siamo trovati noi stessi molto rammaricati e amareggiati perché sappiamo di aver deluso delle persone e, soprattutto, di averne offese altre. Chiediamo quindi scusa a tutti i ragazzi del nostro istituto, e non, che si sono sentiti offesi dagli articoli da noi pubblicati. Tuttavia troviamo sbagliate alcune critiche rivolteci che etichettano il giornalino come ‘omofobo’ quando, nel numero precedente, era stato pubblicato un articolo apertamente a favore della comunità LGBT che riportava l’esperienza di una ragazza lesbica dell’ istituto che raccontava le difficoltà incontrate e di come le aveva superate. Abbiamo affrontato anche temi molto delicati, come quello dell’aborto, ma sempre in un’ottica di dialogo e di discussione produttiva, senza mai presentare una sola idea, anche se la credevamo quella giusta, ma sempre accompagnandola da quella opposta per garantire ai nostri lettori la possibilità di fare un’ analisi critica avendo tutto il materiale necessario. Viviamo l’ambiente del Secco ormai da diversi anni e tutto ci sembra tranne che un ambiente omofobo e ostile alle minoranze: sono ormai diversi anni che nella nostra attività di cogestione facciamo incontri con associazioni come Bergamo Contro l’Omofobia; lo scorso anno è stata indetta un’assemblea di istituto per far riflettere gli studenti sulla fondamentale differenza tra attentati terroristici e la religione musulmana; per non parlare di tutte le attività che le classi svolgono autonomamente nel corso dell’ anno sul tema delle minoranze. Ci spiace davvero vedere che, per un errore del giornalino, tutto l’istituto è stato messo sotto accusa e dispiace sapere che molte delle critiche che ci sono state rivolte non venivano dagli studenti del Secco, veri destinatari del giornalino, ma da esterni che, non conoscendo l’ambiente e il clima che a scuola si vive, hanno diffuso un’opinione a sua volta parziale basata su un errore, grave e da non prendere con superficialità, ma un errore, non la nostra realtà scolastica. Detto questo ‘Print Freudè quest’anno chiude i battenti: troviamo giusto fare un passo indietro nel momento in cui non sono stati rispettati gli accordi presi con la dirigenza ad inizio anno, ovvero quelli di assumersi la completa autonomia e responsabilità di gestione del giornalino in quanto ‘degli studenti’, non ‘della scuola’, e soprattutto quel tacito accordo di rappresentanza e rispetto che ogni giornalino fa con i suoi lettori. Ci spiace davvero fermare qui questa esperienze soprattutto perché condivisa e partecipata; non si ferma però la nostra riflessione per ricostruire un tema di confronto e dialogo, ci auguriamo anche con un nuovo giornalino il prossimo anno”.

A fianco del giornalino sono scesi in campo sia Il Popolo della Famiglia che il comitato locale di “Difendiamo i nostri Figli” che si dice “sconcertato per la soppressione di un luogo di confronto e libera espressione del corpo studentesco e chiede “in tempi brevissimi un incontro chiarificatore con la dirigenza e auspica che venga revocato il gravissimo provvedimento dirigenziale.”

Fino a qui la cronaca di quanto accaduto nel Liceo “Secco Suardo” di Bergamo. O meglio, la cronaca delle reazioni avvenute a seguito di alcuni articoli su un giornalino scolastico. Onestà intellettuale e amore per la verità mi impongono di non potere andare oltre. Perché? Vi sarete accorti (mi auguro) che in tutto questo racconto manca un elemento: la pistola fumante. I testi dei vari articoli apparsi sul giornalino scolastico. Nonostante ricerche accurate, nulla. Nessuno ha avuto il coraggio di mostrare per intero l’oggetto del polverone. Dunque, di cosa stiamo parlando? Di tutto o di nulla. Di un atto grave di censura oppure di una bolla di sapone costruita ad arte? Posso solo fare congetture e alcune considerazioni, pronto ad essere smentito dai diretti protagonisti di questa vicenda.

La prima considerazione che mi balza evidente è forse la più importante:che cosa sta diventando la scuola italiana? È vietato pensarla diversamente dal mainstriming del pensiero unico? È scandaloso che in una scuola vi possano essere studenti che ad esempio possano essere contrari all’aborto, al matrimonio omosessuale, che esprimono critiche sulla contraccezione o che mettano in evidenza la difficoltà di interazione con gli islamici? Posizioni magari discutibili, ma che dovrebbero essere almeno rispettate. Invece si ha come l’impressione che la scuola, da luogo di formazione e costruttivo confronto, la si voglia sempre più trasformare in un laboratorio in cui imporre un’unicità di pensiero e dogmi relativisti quasi indiscutibili. Mi piacerebbe sapere – ad esempio – quali e quante realtà sono entrate ed entrano in quella scuola (come in tantissime altre) a fare propaganda anziché promuovere una educazione vera all’affettività, al rispetto e alla verità. “Dal POF del Liceo – scrive infatti l’Associazione “Bergamo contro l’omofobia”, è facile venire a conoscenza del fatto che tutte le classi seconde partecipano a progetti di educazione alla sessualità, e noi stessi come associazione siamo attivi con il nostro progetto ‘Identità e affettività attraverso le differenze’. Mi piacerebbe sapere perché in quella scuola (come in tantissime altre) non possano avere diritto di espressione realtà e associazioni che mostrino ai nostri ragazzi che si nasce uomo e donna e che non esiste in natura un terzo genere. Mi piacerebbe sapere se ci sono studenti che hanno il coraggio di alzare la mano e dire che due più due fa quattro, che il contraccettivo fa male anzitutto alla donna stessa che lo prende, che hanno il coraggio di andare in direzione ostinata e contraria, argomentando puntualmente. Mi piacerebbe sapere se ci sono in quella scuola (come in tantissime altre) genitori, insegnanti, figure adulte che ci provano sul serio a fare discutere i nostri ragazzi senza avere la presunzione di essere i depositari della verità assoluta semplicemente perché si è moderni nell’affermare che siamo tutti uguali e per questo tutti possono e devono fare ciò che vogliono. Mi piacerebbe sapere se oltre quella ragazza che non ha avuto il coraggio di firmare il suo pezzo ci sono altri ragazzi che provano a leggere, studiare, consultare altri testi che non siano quelli che il potere vuole che leggiamo, studiamo e sui quali muoviamo la nostra esistenza.

In questa vicenda ci sono troppe cose che non tornano. Non torna il Preside che come Ponzio Pilato se ne lava le mani e chiude il giornalino. Non torna il fatto che nella scuole italiane si respiri in maniera sempre più soffocante un clima di intimidazione nei confronti di coloro che osano mettere in discussione il pensiero unico. Non torna che questi ragazzi dicano e scrivano frasi che si contraddicono nel momento stesso in cui le dicono. Libertà, verità, rispetto non sono parole con le quali si può giocare a tirare la giacca a seconda dell’ideologia con la quale le si vuole smontare e rimontare. E – da ultimo – mi si permetta una chiosa. È mai possibile che una volta, per una volta sola, non si possano affrontare questi temi così delicati e importanti per la crescita di una persona in maniera serena, senza gridare all’omofobo, senza pre-giudizi e con un pizzico di tenerezza? La verità non si afferma a suon di colpi di cannone, con la bava alla bocca, ringhiosi, alla ricerca inesorabile del nemico da distruggere sempre e comunque. La verità di impone anzitutto da sé. E poi dal modo con cui cerchiamo – giovani o adulti – di viverla noi stessi. Solo se vedranno con i loro occhi che si può vivere diversamente e meglio rispetto a quanto vogliono farci credere forse qualcuno inizierà a porsi dei dubbi e delle domande.

Non è con un articolo non firmato che si sfida il Potere. È con la propria faccia, il proprio nome, il proprio modo di vivere.

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19/04/2017
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