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di Mario Adinolfi

LA CROCE FESTEGGIA I 500 NUMERI

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Lavoriamo al numero 500 del nostro quotidiano mentre l’eutanasia all’italiana viene varata dalla Camera dei Deputati con appena 37 voti contrari su 630 aventi diritto. Per fortuna il progetto di legge deve passare ancora al Senato e i tempi di questa disgraziatissima diciassettesima legislatura repubblicana vanno a compimento, ma certo se avevamo bisogno di trovare slancio per continuare a lavorare ogni giorno ad un quotidiano dichiaratamente prolife “contro i falsi miti di progresso”, non poteva esserci giornata migliore di questa.
L’asse tra Partito democratico e Movimento Cinque Stelle, già sperimentato sulle unioni gay e sul divorzio breve, ha retto anche su questo terreno di devastazione dell’etica pubblica: dopo aver tolto il diritto ai bambini ad avere una mamma e un papà, dopo aver reso ancora più fragile e povera la famiglia esponendola a pratiche divorzili estremamente semplificate che rendono debolissimo quel che resta dell’istituto matrimoniale, ora ci mancava solo la legge che legittima l’uccisione per fame e per sete dei soggetti più deboli per chiudere il cerchio. Sarebbe fin troppo facile ora chiedere conto ad Avvenire e a Marco Tarquinio della recente improvvida frase sui “tre quarti” dei grandi temi che unirebbero la “sensibilità” di cattolici e grillini, ma passiamo oltre, è tutto fin troppo chiaro. I carri del vincitore hanno sempre opportunisti ansiosi di salirci su e delle miserie umane non conviene occuparsi. Della necessità per noi de La Croce di continuare a svolgere il nostro quotidiano lavoro, invece, qualcosa dirò oggi che un traguardo così importante e faticoso come quello del cinquecentesimo numero viene tagliato, in una giornata così simbolicamente rilevante.
In Parlamento siedono centinaia di deputati che si dichiarano cattolici, moltissimi sono stati eletti con quel centrodestra che si batté coraggiosamente a difesa del diritto alla vita di Eluana Englaro, altri siedono nella corrente catto-dem del partito di maggioranza relativa, alcuni si dichiarano cattolici pur essendo deputati grillini. La commissione che ha licenziato il testo portandolo in aula è presieduta da un deputato cattolico ed è inutile ricordare che la maggioranza di governo si regge su un partito che dichiara esplicitamente di affondare le proprie radici nel cattolicesimo politico. Ebbene, se tutto questo ha prodotto appena 37 voti contrari alla Camera alla legge sul biotestamento, che secondo le dichiarazioni anche di parlamentari del Partito democratico altro non è se non una legge sull’eutanasia ancora più brutale (perché più ambigua e ipocrita) rispetto a quelle varate sedici anni fa in Olanda e Belgio, allora vuol dire davvero che la frontiera della difesa dei principi non negoziabili si è fatta in appena 10 anni da inscalfibile a sostanzialmente impalpabile.
La Croce nacque 500 numeri fa, il 13 gennaio 2015, proprio sull’onda di un’esigenza: quella di far sentire una voce che a livello popolare in Italia è molto diffusa, assai meno rappresentata a livello mediatico, dove anzi è costantemente irrisa e insultata. Si tratta della voce della cultura della vita e della famiglia, del sostegno ai soggetti più deboli, delle difesa dei principi non negoziabili, della contrarietà ai falsi miti di progresso e alla “cultura dello scarto” stigmatizzata continuamente da Papa Francesco. 500 numeri dopo dobbiamo prendere atto che abbiamo subito l’approvazione della legge sul divorzio breve anche lì con il sostegno unanime delle forze politiche ed appena 28 voti contrari alla Camera (11 al Senato); la legge sulle unioni gay vergognosa e incostituzionale dopo il tradimento dei politici cattolici che parteciparono ai due family day del giugno 2015 e del gennaio 2016, caldamente sostenuti da questo giornale e silenziati e osteggiati da altra stampa cattolica; ora l’approvazione alla Camera della legge sull’eutanasia all’italiana, ancora una volta con appena 37 voti contrari. Le nostre ragioni hanno certamente perso, le leggi avanzano pericolosamente e non sembra esserci nella collettività una consapevolezza della modalità con cui bisogna fermarle.
Nel 2007 la mobilitazione dei cattolici contro i Dico nel primo family day, voluto dalla Conferenza episcopale italiana, fermò immediatamente quel progetto di legge. Nel 2017, appena dieci anni dopo, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana curiosamente diretto da colui che nel 2007 ne era già il vicedirettore su posizioni più che ratzingeriane, si mette a fare le aperture di credito ai grillini nei giorni in cui questi si dimostrano come forza politica cinica decisiva per l’approvazione dell’ennesima legge contro la vita. Come cambiano i tempi e come cambiano le opinioni delle stesse persone a seconda delle convenienze…
Ma, l’abbiamo detto, non vogliamo occuparci qui delle miserie umane. Questo è per noi un giorno di festa, prima di tutto per una squadra che quotidianamente con abnegazione si dedica alla fattura del giornale dedicandosi con gratuità e amore alla scrittura degli articoli: fatemi ringraziare il capitano Giovanni Marcotullio, i preziosissimi Raffaele Dicembrino, Mirko De Carli, Davide Vairani, Andreas Hofer, Joseph Brie, don Massimo Lapponi, Claudia Cirami, Danilo Leonardi, Guido Mastrobuono, Filippo Fiani, Marco Fasulo, Giuseppe Focone, Nicola Di Matteo, Ilaria Sorrentino, Gloria Callarelli, Lucia Scozzoli, Silvana De Mari, Valerio Musumeci, Miriam Conti, Paola Belletti, Massimiliano Esposito, Fratel Antonio Iannaccone, Gianluca Valpondi, Angela Ciconte, Cristina Zaccanti, Paolo Buonaiuto, don Ottorino Baronio, Elisabetta Pittino, Sabino Sabini, Marcello Protto, don Salvatore Vitiello, Sara Deodati, Roberto Lauri, l’editorialista principe Gianfranco Amato, segretario nazionale del Popolo della Famiglia, che su La Croce fa sentire più che altrove la propria voce visto il silenziamento mediatico che il Pdf è costretto a subire.
Il Popolo della Famiglia e La Croce sono strettamente uniti, pur in una reciproca sostanziale autonomia, perché fin dal primo numero noi abbiamo indicato una soluzione politica a questa terribile condizione di una pallina che rotola sul piano inclinato della nichilista cultura della morte che anima i nostri legislatori: farsi legislatori. Impegnarsi a dare un pugno al piano inclinato ribaltandolo, cercando consenso dopo aver svolto una capillare opera di informazione sui rischi che normative come quelle approvate contro la vita e contro la famiglia in questa legislatura comportano. Il cristiano non può disinteressarsi a quel che sta accadendo, non può rinunciare a battersi pensando che il male che si sta facendo non è affar suo o non può fermarlo. Non è davvero il tempo di cristiani tiepidi e mosci che alzano le mani e si arrendono senza aver neanche reso testimonianza alla grazia fondamentale derivante dall’incontro con Cristo e cioè la scoperta che non può esserci alcuna libertà fuori dalla verità. La Croce è nata per ribadire questa testimonianza cristiana, per analizzare con spirito di verità quel che “il mondo” ci propone nel tempo in cui ci è dato di vivere, senza ficcare la testa sotto la sabbia e comprendendo che alcuni atti che sono violentissimi perché legislativi necessitano una risposta competente, mediaticamente efficace e anche politicamente organizzata.
Ci si risponde con la vecchia ricetta dell’affidarsi ai cari antichi deputati cattolici “nei partiti”. L’effetto del family day 2007 fu l’elezione in Parlamento dei due portavoce della manifestazione, la seconda è ancora lì, svolge il suo lavoro di testimonianza in maniera totalmente inefficace. Serve arrivare in Parlamento con decine di eletti che abbiano un mandato preciso a difesa dei principi non negoziabili. Le coincidenze della storia, che poi coincidenze non sono mai, ci consegnano una enorme possibilità: zigzagando a più non posso, il sistema elettorale italiano è oggi un sistema proporzionale a soglia di sbarramento molto bassa, fissata per la Camera al 3%. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che un miracolo è stato reso possibile, se ne sapremo leggere i segni. Una forza di appena un milione di voti (la metà dei presenti nelle piazze dei due più recenti family day, avanguardia di almeno cinque o sei milioni che sono rimasti a casa) porterebbe a casa tra Camera e Senato decine di eletti e per via del sistema proporzionale potrebbe essere determinante per la formazione di maggioranze di governo. Cosa significa questo? Che un’agenda prolife e profamily può essere imposta da questa forza a tutto il sistema politico, svolgendo con ogni probabilità il ruolo di ago della bilancia. Questa forza si chiama Popolo della Famiglia, si è già misurata alle amministrative del 2016 e ora l’11 giugno si presenta alle amministrative 2017 con un’idea forte quale il reddito di maternità da 1.000 euro al mese per tutte le donne che scelgono di dedicarsi alla famiglia e con il proposito di cancellare le leggi contro la vita perché l’emergenza principale italiana è la natalità, non il varo di leggi necrofile.
Il quotidiano La Croce festeggia il suo cinquecentesimo numero con la gioia di aver reso possibile questa opportunità e questa riflessione collettiva, in un cammino durato oltre due anni in cui abbiamo contribuito alla costruzione di una consapevolezza e al manifestarsi di un popolo. Ora starà al Popolo della Famiglia faticare e lavorare nell’agone politico come noi quotidianamente agiamo in quello mediatico. Con la preghiera al nostro Signore Gesù Cristo e invocando la protezione benevola della Vergine Maria la nostra strada, certamente impervia, ci condurrà al traguardo necessario. Siamo qui non per giudicare l’Italia, ma per salvarla. Altrimenti la prossima legislatura sarà quella delle normative irrecuperabili sul matrimonio egualitario, sull’utero in affitto, sull’eutanasia dura e pura, sulla droga libera. Per impedire il tracimare del male, costruiamo insieme una diga che sappia essere efficace nella concretezza e non meramente fatta di lamentazioni infruttuose. Possiamo cambiare l’Italia, la cambieremo insieme perché questo non è il Paese della cultura della morte, questo è il Paese cristiano della vita e della famiglia.

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20/04/2017
3005/2020
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