Politica

di Mirko De Carli

Avvenire prende un abbaglio sul M5S

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Everybody but Grillo. Il Popolo della Famiglia ha già dato ampiamente prova di non essere facile a scandalizzarsi, specialmente quando si tratta delle iniziative della Chiesa italiana. Ben conosciamo infatti i suoi recenti cambi di direzione, rispetto ai principali temi politici. La scelta di scendere in campo con un movimento autonomo, come noi abbiamo fatto poco più di un anno fa, presupponeva appunto la consapevolezza di come i valori cattolici non fossero più in alcun modo rappresentati nel nostro Paese.

Eppure, va riconosciuto che la deriva imboccata dai vescovi del nostro Paese sta ancora riuscendo a stupirci. Quella che nelle scorse ore abbiamo riscontrato subito, non soltanto da parte dei nostri militanti, ma anche di tante persone comuni - cattolici e anche no - che non voterebbero mai il Pdf, è una vera e propria indignazione. Un sentimento che ha bisogno di trovare voce, perché, come insegnano le scritture, davvero tremenda è l’ira del mansueto, quando certi limiti vengono superati.

I fatti li conoscete perché da ieri li stiamo commentando ampiamente. Nella stessa giornata del martedì di Pasqua, sul quotidiano Avvenire e in contemporanea sul Corriere della Sera, la Conferenza Episcopale Italiana ha espresso un chiaro endorsement nei confronti del Movimento 5 Stelle.

È ovvio che, con la doppiezza curiale che ben conosciamo, nelle prossime settimane tenteranno di operare dei distinguo. Ma i cattolici non sono tutti nati ieri, e quindi non possono credere che si sia trattato di un fraintendimento o di una coincidenza. Un’intervista a Beppe Grillo, quasi in ginocchio, sulla prima pagina di Avvenire, contemporanea a un’intervista al Corriere della Sera, non vengono pubblicate senza precise finalità. Anche perchè quando un quotidiano come il Corriere intervista il direttore di un altro quotidiano, non è mai perché gli interessi far conoscere ai lettori l’opinione di un collega. Il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, sbilanciandosi come mai aveva fatto prima d’ora, dicendo che “con i grillini esistono tante sensibilità in comune”, ha lanciato un messaggio ben preciso. E non lo ha fatto di sua iniziativa, senza essersi consultato prima con chi di dovere.

Dunque, è la Chiesa italiana che ha ritenuto opportuno esprimere vicinanza al partito di Grillo, benché quest’ultimo finora non abbia mai fatto mistero del suo rigoroso laicismo, dando molte prove di stare praticandolo con ferrea coerenza, fino alle estreme conseguenze. Dal favore per le unioni civili, in attesa del cosiddetto “matrimonio egualitario”, fino ai disegni di legge per normare il cosiddetto “poliamore”. Non senza qualche apertura di singoli deputati come l’ineffabile Carlo Sibilia, per non farsi mancare nulla, verso il cosiddetto matrimonio interspecie (uomini e animali). Dalla rigorosa intenzione abolire il concordato, o comunque di rivederlo riguardo all’ora di religione nelle scuole, fino al pieno favore per il diritto di aborto, per l’eutanasia e finanche il suicidio assistito. Il tutto, senza se e senza ma, senza che mai si siano registrati significativi distinguo e nemmeno sfumature.

Tutto questo Marco Tarquinio lo sa, e non è stato quindi per un’alzata di ingegno che si è schienato davanti a Luigi Di Maio, esaltando la convergenza con i cattolici su temi che evidentemente la Cei al momento ritiene prioritari, come quello delle aperture domenicali dei supermercati. Si tratta infatti di una strategia che viene relativamente da lontano, dal momento che abbiamo già avuto molte occasioni di conoscere gli orientamenti di monsignor Galantino, fino a quelli di monsignor Paglia, ora alla guida della pontificia accademia voluta da Giovanni Paolo II per la famiglia. Quest’ultimo poco tempo fa, tra lo sgomento di tanti cattolici, ha apertamente speso parole di vicinanza per Marco Pannella e per la sua sensibilità politica, quindi davvero non dovrebbero esserci possibilità di fraintendere.

Non ci preoccupano tanto le questioni di realpolitik, che ben conosciamo. In fondo siamo i primi a sapere, come si diceva una volta, che quando si tratta di rapportarsi con la politica la Chiesa “ha sempre combattuto assieme ai suoi nemici di ieri contro i suoi amici di domani”. Ma sappiamo anche che, quando questo è avvenuto, si trattava di epoche storiche nelle quali la posta in gioco era quella di consentire la libera esplicazione della missione della Chiesa.

Mai e poi mai, quando ad essere in pericolo sono stati, come nel tempo presente, i valori non negoziabili della vita, della famiglia, della libertà religiosa e di educazione, la Chiesa gerarchica aveva mostrato ambiguità o cedimenti.

Se poi fosse solo una questione politica, potremmo cavarcela ancora una volta ricordando come già Sant’Agostino, nella “Città di Dio”, ricordava che la Chiesa sa bene “di avere dei figli tra i suoi nemici e dei nemici tra i suoi figli”, e quindi come non si possa pretendere da essa delle scelte troppo escludenti.

Non è dunque una questione religiosa, né strettamente politica, ma di credibilità morale. Infatti, la reazione che abbiamo subito visto montare nell’animo di tanti nostri militanti, e anche di nostri avversari, non è stata di sconcerto né di semplice disaccordo, bensì di vera indignazione. Anche le persone più semplici ed estranee alle cose della politica avvertono istintivamente un profondo disappunto, per questa deviazione rispetto a quella che dovrebbe essere la missione della Chiesa in Italia.

E la loro istintiva risposta è stata indirettamente politica. Abbiamo infatti tutti pensato alla stessa cosa, vista l’imminente scadenza delle dichiarazioni dei redditi, e quindi della scelta sui contributi dell’8 per mille. Basta leggere un po’ i “social” per vedere quanti di noi hanno subito chiamato il commercialista, chiedendogli di annullare la scelta a favore della Chiesa cattolica. Un gesto che finora tra di noi i più continuavano a fare, ritenendo che si trattasse comunque di soldi spesi bene, o al limite del meno peggio, vista l’indubbia missione sociale svolta dal clero italiano.

Ma ora questi cittadini sono i primi a essersi sentiti traditi, e una volta che sono sbottati - tremenda è l’ira del mansueto, dicevamo - hanno subito scoperto di non essere i soli. È sorto un movimento istantaneo di indignati, cattolici e non, che hanno tutti pensato alla medesima risposta simbolica, che consiste nel ritirare dalla casella per la Chiesa cattolica la propria firma sulla dichiarazione dei redditi.

Molti italiani lo stavano già meditando, sentendosi abbandonati - come membri di una comunità civile che alla Chiesa chiede protezione della propria identità - su temi come quello dell’immigrazione. Tema sul quale, detto per inciso, nemmeno i grillini scherzano. Ma adesso la sensazione montante è che si sia davvero passato il segno.

Noi normalmente siamo scettici, come Popolo della Famiglia, per le scelte di questo tipo. Siamo nati per fornire una risposta politica, e, come detto tante altre volte, la politica non la si fa con i gesti simbolici. Occorre scendere in campo, iniziare a essere presenti nei luoghi dove si discute e si decide, e quindi non bastano le petizioni, i convegni, le raccolte di firme, e tantomeno si devono operare le ripicche fini a se stesse.

Però, di fronte all’indignazione montante del nostro popolo, non possiamo che raccogliere questo appello per una campagna a favore del ritiro della firma a favore della Chiesa italiana sulla dichiarazione dei redditi. Purché si cerchi di far contestualmente conoscere alla gerarchia ecclesiastica, per il tramite di un movimento come il nostro, i motivi per cui lo si sta facendo.

La misura è colma, e non possiamo accettare che si svendano in questo modo i valori non negoziabili. Ci diranno ovviamente che stiamo esagerando, e faranno tutti i distinguo del caso. Diranno come al solito che stiamo lavorando per dividere e che abbiamo secondi fini. Non ce ne importa nulla. Sappiamo già confrontarci con questo tipo di critiche, perché lo stiamo facendo da tempo e abbiamo avuto molte prove della doppiezza di certi curiali, e della loro abilità di tenere sempre i piedi in due staffe.

Ma quando è troppo è troppo, e uno sfacciato endorsement per un movimento apertamente anticattolico come i 5 stelle, che ogni fedele degno di questo nome dovrebbe considerare come un avversario naturale, non è accettabile in alcun modo. È dunque il caso di cominciare a farsi sentire.

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20/04/2017
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