Politica

di Lucia Scozzoli

Renzi copia il programma del PdF

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Renzi si prepara alle politiche imminenti cercando nuovi slogan da sfoggiare che gli procurino voti. L’inevitabile confronto con le urne lo sta costringendo ad un forzato bagno di realismo, a discapito delle ideologie che hanno caratterizzato l’intera legislatura PD. E così nel suo discorso di insediamento come riconfermato segretario del PD ha tirato fuori tre inaspettate parole chiave da sviluppare nel futuro prossimo: lavoro, casa e mamme.

Tre parole impegnative e intensamente programmatiche: il lavoro avrebbe dovuto essere da sempre una priorità per il PD, ma il tasso di disoccupazione in Italia non lascia tanto spazio ad epopee autocelebrative (sebbene Renzi non se le sia fatte mancare lo stesso) e il M5S col suo reddito di cittadinanza (poi convertito in una specie di sussidio di disoccupazione subordinato alla ricollocazione coatta sul mercato del lavoro) porta avanti una proposta politica per alcuni allettante. Renzi pare volerci dire che quella non è la strada, ma è necessario risvegliare il mercato del lavoro e ridare alla gente qualcosa da fare, vere opportunità da cogliere. Sarebbe bello, magari! Per ora il PD ha trovato soldi per salvare più le banche che le imprese.

Sulla parola casa c’è da morire dal ridere: per Renzi “casa è il luogo in cui viviamo ma che vuole dire anche comunità, ambiente e sicurezza”. Poi abbiamo visto alla camera la pantomima sulla legge sulla legittima difesa, che pare concessa solo in notturna, ma forse abbiamo capito male, per colpa dell’assurdo emendamento Finocchiaro approvato, che pare non sia scritto proprio con tutta la chiarezza necessaria (ma va’, chi l’avrebbe detto? Di solito le leggi son sempre così chiare e lapalissiane!)

Insomma qui Renzi dovrà fare gli equilibrismi per difendere la sicurezza dei cittadini senza inseguire le destre: forse proporrà incentivi economici per far desistere i delinquenti da furti e rapine, oppure varerà un programma di lavaggio del cervello con le mollette sugli occhi stile arancia meccanica per riprogrammare il cervello dei soggetti a rischio.

Ma l’assurdità più smaccata è la parola mamma: “è la questione politica del nostro tempo e che nel 2017 la maternità possa essere considerata un ostacolo è assurdo”. Ah sì? E ti sei svegliato adesso? Lo sa Renzi che la Cirinnà milita nel suo partito? Quando due milioni di italiani sono scesi in piazza per chiedere con forza lo stop alla deriva antifamilista del nostro paese, lui dov’era?

In Italia una donna su quattro arriva alla fine della sua vita fertile senza essere diventata madre (nei moderni USA sono il 14%), l’ISTAT ha comunicato che il numero di figli per donna è sceso a 1.37, abbondantemente sotto il limite di sopravvivenza di una popolazione. Il PD per 5 anni di legislatura non ha fatto che snobbare le famiglie, facendo battaglie sui cosiddetti nuovi diritti che nei fatti non interessano a nessuno: pure Repubblica ha certificato il flop delle unioni civili, con sole 2800 coppie che hanno manifestato un interesse reale a questa nuova formula giuridica.

Nel frattempo dei milioni di famiglie con figli non si è occupato nessuno: solo adesso, a fine legislatura, come chiaro spot elettorale, è stato varato il bonus bebè da 800€, misura una tantum che non fornisce nessun supporto strutturale alla maternità, concede solo una brevissima boccata d’ossigeno a chi meriterebbe ben altri sostegni.

Il governo non ha fornito alcun sostegno alle scuole paritarie, che sono pagate dalle tasche delle famiglie, non ha dato sussidi per le rette di nidi e asili, non ha rimodulato la tassazione secondo alcun criterio di quoziente familiare. La maternità continua ad essere un lusso insostenibile per molte donne, una scelta che richiede un coraggio che in tante non si sentono di avere. Per farci piacere la medicina amara dell’infertilità coatta, la sinistra ha sposato le tesi più bislacche del femminismo sessantottino che vaneggia di liberazione della donna solo se ella può atteggiarsi a uomo in tutti gli ambiti familiari e lavorativi, per cui la maternità è una cosa di cui si può fare benissimo a meno, un retaggio arcaico, una responsabilità da rigettare in nome della modernità e dell’individualismo.

Il nostro paese è al 50esimo posto nelle classifiche mondiale del Global Gender Gap (indicatore mondiale delle discriminazioni sulle donne in materia di salute, istruzione, presenza politica, opportunità di lavoro), in tema di occupazione siamo ancora all’ 89esimo gradino (peggio di Nigeria, Georgia e Colombia) e per la parità salariale al 127esimo (peggio di Bangladesh, Marocco, Corea e Argentina). Molte femministe acide che si sono fregate le mani negli ultimi anni nel Pd sono inorridite di fronte al discorso di Renzi, ritenendolo discriminatorio verso tutte le donne che la maternità non la vogliono o non la possono vivere. Un passo indietro nella lotta ai diritti delle donne. Ma a costoro io vorrei domandare dove pensano che abbia origine il famoso gap tra donna e uomo nella società: una donna senza figli ha le stesse opportunità maschili in tutti i casi in cui è disposta a comportarsi come un uomo e a dimostrare di avere le stesse capacità (per cui è ovvio che donne muratore o facchine non le vedremo mai, però grandi lamentele per questo non ne sento). Il gap resta incolmabile per tutte le donne che diventano madri: assentarsi dal lavoro per almeno 5 mesi, poi doversi occupare di un bambino che richiede cure, presenza, educazione, che spesso si ammala, che deve andare a scuola e fare compiti. Queste sono le cose che rendono la donna non competitiva con l’uomo nella società del profitto economico. Ma sono banalità, lo sappiamo tutte! Bel svegliato Renzi, se ci sei arrivato anche tu.

Avere le donne tutte allineate in ufficio o in fabbrica per diminuire il famoso gap e poi piangere una natalità sotto le scarpe è davvero un bene? Per il paese no, per le donne nemmeno.

Non ne possiamo più, noi 22 milioni di madri, di sentirci raccontare balle su cosa sarebbe bene per noi: la maternità non è una parentesi di qualche mese nella nostra vita, non è un ostacolo alla realizzazione professionale, non è un incidente di percorso. Per noi la maternità è una scelta felice, è parte integrante della nostra identità. E di cosa ha bisogno una madre? Di un lavoro che non sia in capo al mondo, di un orario flessibile, di scuole e asili a costi accessibili, di una pausa dal lavoro importante alla nascita dei figli. Lavoreremo di meno degli uomini così? Probabile. Ma si lavora per vivere o si vive per lavorare? (L’ideale sarebbe vivere lavorando, che l’operosità è una caratteristica intrinseca dell’uomo, ma questo è tutto un altro discorso, per altro molto complesso). E chi ci amministra, usa il suo potere per fare il nostro bene o per servire gli interessi di un mercato globalista e disumano?

Poi non se ne può più nemmeno del ricatto morale della discriminazione: non possiamo difendere le madri perché le donne che non sono madri si risentono. Ma che fandonia è mai questa? Io direi di eliminare anche i posteggi per disabili perché chi non è disabile si risente di non poter parcheggiare dove vuole.

Le tutele vanno fornite a chi è soggetto debole primariamente e una madre impiega le proprie risorse non per se stessa ma per la difesa della propria prole, per la cura e l’educazione, per la crescita di un uomo o di una donna che saranno anche cittadini della nostra società, risorsa per tutti, parte integrante positiva e importante della struttura del nostro paese. Una madre lavora per la collettività ogni minuto della sua vita e per questo va tutela e aiutata, chi osa insinuare che una madre che sacrifica la propria carriera lavorativa per curare la famiglia sia una nullafacente scansafatiche che si è cercata i propri guai e che è un peso per la collettività perché paga meno tasse, sostiene una falsità economica: il bene collettivo non si valuta semplicemente facendo i conti a fine anno delle entrate e delle uscite, ma con politiche di lungo periodo che tengono conto dei tantissimi fattori che influenzano il benessere di una civiltà e il ricambio generazionale è un punto primario.

Mi piacerebbe molto che le tre parole di Renzi diventassero un programma concreto, ma ci credo pochissimo: di virate a 180° da parte sua ne abbiamo già viste tante, fidarsi è impossibile, e questa è una palese manovra populista (populismo è fare promesse prevedendo di non mantenerle).

Ferruccio De Bortoli, ex direttore del corriere della sera, nel suo libro “Poteri forti (o quasi)” che uscirà l’11 maggio, ha dedicato a Renzi un intero capitolo, intitolato “Renzi, ovvero la bulimia del potere personale”, nel quale parla di “bulimica bramosia di presenzialismo e di gestione del potere”, ripercorre le sue strategie mediatiche e ricorda le non poche incongruenze politiche, tutte tese a tutelare solo se stesso: nel 2014 il famoso “stai sereno” con cui ha pugnalato Letta; a marzo 2015 l’Italicum era una legge perfetta che ci copierà tutta Europa, ma ora non sembra più dello stesso parere; a gennaio 2016 i titoli del Monte dei Paschi erano assolutamente da comprare. “La coerenza non una virtù della politica contemporanea”, scrive De Bortoli. Io direi che la sincerità non lo è mai stata e di Renzi non si possono fidare gli amici, figuriamoci gli italiani.

Resta il fatto evidente che, se vuole confrontarsi con gli elettori veri, e non solo con la caciara di quegli sgallinati che vaneggiano di emancipazione e che popolano le stanze del potere, la politica è costretta a promettere cose che la gente vuole per davvero: lavoro, sicurezza, famiglia. Il PD che copia il programma del PDF: ne copiasse anche i valori fondanti, magari, darebbe più garanzie.

PS: sulla pagina Facebook di Gazebo, una firma umoristica, è comparsa una striscia satirica che mi ha fatto ridere mezz’ora: Renzi al congresso pronuncia le tre parole del programma, lavoro, casa e mamme. La gente dal basso chiede “e la salute?”, allora Renzi sostituisce casa con salute e dice che possono vivere a casa di mamma. Poi dal basso gridano “e l’amore?”, allora Renzi toglie lavoro e mette amore, dicendo che possono campare con la pensione di mamma. Restano salute, amore, mamma. Lo slogan funzionerà? Una voce fuori campo chiede: “Matteo, ti sei messo la maglia della salute?” - “sì mamma” - “bravo amore!” Lo slogan può funzionare.

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10/05/2017
1208/2020
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