Chiesa

di Raffaele Dicembrino

Amo la Madonna che è madre. Sintesi del viaggio papale a Fatima

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La visita pastorale di Papa Francesco a Fatima è stata per molti elemento di gioia e festa, ma per altri, ancora una volta, sinonimo di polemiche.

Al pontefice è stato rimproverato di aver sfruttato la visita in Portogallo per attaccare Medjugorje e gettare ancora una volta dubbi sui veggenti della Bosnia-Erzegovina.

Ma andiamo con ordine, la visita del vescovo di Roma a Fatima è avvenuta in occasione del centenario delle apparizioni mariane e della canonizzazione dei due pastorelli Francesco e Giacinta, di 9 e 11 anni, che assieme alla cuginetta Lucia dos Santos videro e ascoltarono le parole della Madonna tra il 13 maggio e il 13 ottobre del 1917. Come sempre moltissimi i fedeli che hanno abbracciato Francesco in giornate che, polemiche o non polemiche, rimarranno indimenticabili per tantissimi fedeli che sono accorsi a salutare ed ascoltare Papa Bergoglio.

Con i giornalisti il pontefice ha analizzato quanto accaduto a Fatima sull’aereo rientrando a Roma:

Santità, a Fatima Lei si è presentato come “il Vescovo vestito di bianco”. Fino ad adesso, questa espressione si applicava piuttosto alla visione della terza parte del segreto, a san Giovanni Paolo II e ai martiri del XX secolo. Cosa significa adesso la sua identificazione con questa espressione?

“Sì, nella preghiera. Quella non l’ho fatta io, l’ha fatta il Santuario. Ma anch’io mi sono chiesto, perché hanno detto questo? E c’è un collegamento, sul bianco: il Vescovo vestito di bianco, la Madonna vestita di bianco, l’albore bianco dell’innocenza dei bambini dopo il battesimo… C’è un collegamento, in quella preghiera, sul colore bianco. Credo – perché non l’ho fatta io – credo che letterariamente hanno cercato di esprimere con il bianco quel desiderio di innocenza, di pace: innocenza, non fare male all’altro, non fare guerra…”.

C’è una revisione dell’interpretazione del messaggio?

“No. Quella visione… credo che l’allora Cardinale Ratzinger, a quel tempo Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, abbia spiegato tutto chiaramente. Grazie.

Santo Padre, Lei ha chiesto ai fedeli di abbattere tutti i muri. Eppure, il 24 maggio Lei incontra un Capo di Stato che minaccia di costruire i muri: è un po’ contrario alla Sua parola, ma lui ha anche – sembra – opinioni e decisioni diverse da Lei su altri argomenti, ad esempio sulla necessità di agire nei confronti del riscaldamento globale oppure sull’accoglienza dei migranti. Ecco, alla vigilia di questo incontro, Lei, che opinione si è fatto delle politiche che ha adottato il Presidente Trump finora su questi argomenti, e che cosa si aspetta da un incontro con un Capo di Stato che sembra pensare e agire al contrario di Lei?

“Ma, la prima domanda è – ma posso rispondere ad ambedue – io mai faccio un giudizio su una persona senza ascoltarla. Credo che io non debba farlo. Nel parlare tra noi usciranno le cose: io dirò cosa penso, lui dirà quello che pensa. Ma io mai, mai ho voluto fare un giudizio senza sentire la persona. E la seconda è che cosa penso…”.

Cosa si aspetta da un incontro con un Capo di Stato che la pensa al contrario di Lei.

“Ci sono sempre delle porte che non sono chiuse. Bisogna cercare le porte che almeno sono un po’ aperte, per entrare e parlare sulle cose comuni e andare avanti. Passo passo. La pace è artigianale: si fa ogni giorno. Anche l’amicizia fra le persone, la conoscenza mutua, la stima è artigianale: si fa tutti i giorni. Il rispetto dell’altro, dire quello che si pensa, ma con rispetto, camminare insieme… Qualcuno la pensa in un certo modo: dire quello, essere molto sinceri in quello che ognuno pensa”.

Lei spera che ammorbidisca le sue decisioni dopo…

“Questo è un calcolo politico che io non mi permetto di fare. Anche sul piano religioso, io non sono proseliti sta”.

“Si festeggia il centenario delle apparizioni della Vergine di Fatima, ma è anche un anniversario importante di un fatto della Sua vita, accaduto 25 anni fa, quando il Nunzio Calabresi le disse che sarebbe stato Vescovo ausiliare di Buenos Aires: una cosa che ha significato la fine del suo esilio a Cordoba e un grande cambio nella Sua vita. Ha mai collegato questo fatto che ha cambiato la sua vita con la Vergine di Fatima? E se in questi giorni che ha pregato davanti a Lei ha pensato a questo e cosa ce ne può raccontare.

“Le donne sanno tutto! [ride] Non ho pensato alla coincidenza; soltanto ieri, mentre pregavo davanti alla Madonna, mi sono accorto, che un 13 maggio ho ricevuto la chiamata telefonica del Nunzio, 25 anni fa. Sì. Non so… ho detto: “Ma guarda!”… E ho parlato con la Madonna un po’ di questo, Le ho chiesto perdono per tutti i miei sbagli, anche un po’del cattivo gusto nel scegliere la gente… [ride]. Ma ieri me ne sono accorto”.

Torniamo da Fatima per la quale la Fraternità San Pio X ha una grande devozione. Si parla molto di un accordo che darebbe uno statuto ufficiale alla Fraternità nella Chiesa. Alcuni hanno persino immaginato che questo annuncio avrebbe potuto essere dato oggi. Lei, Santità, pensa che questo accordo sarà possibile a breve scadenza? E quali sono ancora gli ostacoli? E quale è per Lei il senso di questa riconciliazione? Sarà il ritorno trionfale di fedeli che mostreranno che cosa significa essere veramente cattolico, o altra cosa?

“Ma, io scarterei ogni forma di trionfalismo, no? Alcuni giorni fa, la ‘feria quarta’ della Congregazione per la Dottrina della Fede, la loro sessione – la chiamano “feria quarta” perché si fa di mercoledì – ha studiato un documento, e il documento ancora a me non è arrivato, lo studio del documento. Questa è la prima cosa. Secondo: i rapporti attuali sono fraterni. L’anno scorso io ho dato la licenza per la confessione a tutti loro, anche una forma di giurisdizione per i matrimoni. Ma prima, anche, i problemi, i casi che avevano – per esempio – che dovevano essere risolti dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, la stessa Congregazione li portava avanti. Per esempio, abusi: i casi di abuso, loro li portavano da noi; anche per la Penitenzieria Apostolica; anche per la riduzione allo stato laicale di un sacerdote lo portano da noi… Ci sono rapporti fraterni. Con Monsignor Fellay ho un buon rapporto, ho parlato parecchie volte… A me non piace affrettare le cose. Camminare, camminare, camminare, e poi si vedrà. Per me non è un problema di vincitori o di sconfitti, no. È un problema di fratelli che devono camminare insieme, cercando la formula per fare passi avanti”.

Santo Padre, in occasione dell’anniversario della Riforma, i cristiani evangelici e cattolici possono fare un altro tratto di strada insieme? Ci sarà la possibilità di partecipare alla stessa Mensa eucaristica? Alcuni mesi fa, il Cardinale Kasper ha detto che si potrebbe compiere un passo in avanti già durante quest’anno…

“Sono stati fatti grandi passi in avanti! Pensiamo alla prima Dichiarazione sulla giustificazione: da quel momento non si è fermato, il cammino. Il viaggio in Svezia è stato molto significativo, perché era proprio l’inizio [delle celebrazioni], e anche una commemorazione con la Svezia. Anche lì, significativo per l’ecumenismo del cammino, cioè il camminare insieme con la preghiera, con il martirio e con le opere di carità, con le opere di misericordia. E lì la Caritas luterana e la Caritas cattolica hanno fatto un accordo di lavorare insieme: questo è un grande passo! Ma si aspettano passi, sempre. Lei sa che Dio è il Dio delle sorprese. Mai dobbiamo fermarci, sempre andare avanti. Pregare insieme, testimoniare insieme, fare le opere di misericordia insieme, che è annunziare la carità di Gesù Cristo, annunziare che Gesù Cristo è il Signore, l’unico Salvatore, e che la grazia soltanto viene da Lui… E in questo cammino i teologi continueranno a studiare, ma in cammino si deve andare. Con il cuore aperto alle sorprese…”.

A Fatima abbiamo visto una grande testimonianza di fede popolare, insieme a Lei; la stessa che si riscontra, per esempio, anche in altri Santuari mariani come Medjugorje. Che cosa pensa di quelle apparizioni – se sono state apparizioni – e del fervore religioso che hanno suscitato, visto che ha deciso di nominare un Vescovo delegato per gli aspetti pastorali? E se mi posso permettere una seconda questione, che so che sta molto a cuore anche a Lei, oltre che a noi italiani: vorrei sapere, le ONG sono state accusate di collusioni con gli scafisti trafficanti di uomini. Che cosa ne pensa?

“Incomincio con la seconda. Io ho letto sul giornale che sfoglio al mattino che c’era questo problema, ma ancora non conosco i dettagli come sono. E per questo non posso opinare. So che c’è un problema e che le indagini vanno avanti. Auguro che proseguano e che tutta la verità venga fuori. La prima? Medjugorje. Tutte le apparizioni o le presunte apparizioni appartengono alla sfera privata, non sono parte del Magistero pubblico ordinario della Chiesa. Medjugorje: è stata fatta una commissione presieduta dal Cardinale Ruini. L’ha fatta Benedetto XVI. Io, alla fine del ’13 o all’inizio del ’14, ho ricevuto dal Cardinale Ruini il risultato. Una commissione di bravi teologi, vescovi, cardinali. Bravi, bravi, bravi. Il rapporto-Ruini è molto, molto buono. Poi, c’erano alcuni dubbi nella Congregazione per la Dottrina della Fede e la Congregazione ha giudicato opportuno inviare a ognuno dei membri del congresso, di questa ‘feria quarta’, tutta la documentazione, anche le cose che sembravano contro il rapporto-Ruini. Io ho ricevuto la notificazione: ricordo che era un sabato sera, in tarda serata. Non mi è sembrato giusto: era come mettere all’asta – scusatemi la parola – il rapporto-Ruini, che era molto ben fatto. E domenica mattina il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede ha ricevuto una lettera da me, in cui gli chiedevo di dire che invece di inviare alla ‘feria quarta’ inviassero a me, personalmente, le opinioni. Queste opinioni sono state studiate, e tutte sottolineano la densità del rapporto-Ruini. Sì, principalmente si devono distinguere tre cose. Sulle prime apparizioni, quando [i “veggenti”] erano ragazzi, il rapporto più o meno dice che si deve continuare a investigare. Circa le presunte apparizioni attuali, il rapporto ha i suoi dubbi. Io personalmente sono più “cattivo”: io preferisco la Madonna madre, nostra madre, e non la Madonna capo-ufficio telegrafico che tutti i giorni invia un messaggio a tale ora… questa non è la mamma di Gesù. E queste presunte apparizioni non hanno tanto valore. E questo lo dico come opinione personale. Ma chi pensa che la Madonna dica: “Venite che domani alla tale ora dirò un messaggio a quel veggente”; no. [Nel rapporto-Ruini si] distinguono le due apparizioni. E terzo, il nocciolo vero e proprio del rapporto-Ruini: il fatto spirituale, il fatto pastorale, gente che va lì e si converte, gente che incontra Dio, che cambia vita… Per questo non c’è una bacchetta magica, e questo fatto spirituale-pastorale non si può negare. Adesso, per vedere le cose con tutti questi dati, con le risposte che mi hanno inviato i teologi, si è nominato questo Vescovo – bravo, bravo perché ha esperienza – per vedere la parte pastorale come va. E alla fine, si dirà qualche parola”.

L’ultimo membro della Commissione per la tutela dei minori, che è stata abusata da un prete, si è dimessa a marzo. La Signora Marie Collins, ha detto che doveva dimettersi perché gli officiali in Vaticano non mettevano in atto i consigli della Commissione che Lei, Santo Padre, ha approvato. Ho due domande. Di chi è la responsabilità? E cosa sta facendo Lei, Santo Padre, per assicurare che i preti e i vescovi in Vaticano mettano in atto le Sue raccomandazioni, consigliate dalla Sua Commissione?

“Vero. Marie Collins mi ha spiegato bene la cosa. Io ho parlato con lei: è una brava donna. Lei continua a lavorare nella formazione con i sacerdoti su questo punto. È una brava donna, che vuole lavorare. Ha fatto questa accusa, e un po’di ragione ce l’ha. Perché? Perché ci sono tanti casi in ritardo, perché si ammucchiavano… Poi, in questo tempo si è dovuto fare la legislazione per questo: cosa devono fare i vescovi diocesani? Oggi in quasi tutte le diocesi c’è il Protocollo da seguire in questi casi: è un progresso grande. Così i dossier vengono fatti bene. Questo è un passo. Un altro passo: c’è poca gente, c’è bisogno di più gente capace per questo, e il Segretario di Stato sta cercando, e anche il Cardinale Müller, di presentare nuove persone. L’altro giorno sono stati ammessi due o tre in più. Si è cambiato il direttore dell’Ufficio disciplinare, che era bravo, era bravissimo, ma era un po’ stanco: è tornato nella sua patria per fare lo stesso lavoro con il suo episcopato. E il nuovo – è un irlandese, Mons. Kennedy – è una persona molto brava, molto efficiente, veloce, e questo aiuta abbastanza. Poi c’è un’altra cosa. A volte, i vescovi inviano; se il Protocollo va bene, va subito alla “feria quarta”, e la “feria quarta” studia e decide. Se il Protocollo non va bene, deve tornare indietro e bisogna rifarlo. Per questo si pensa in aiuti continentali, o due per continente: per esempio, in America Latina, uno in Colombia, un altro in Brasile… Sarebbero come pre-tribunali o tribunali continentali. Ma questo è in pianificazione. E poi, sta bene: lo studia la “feria quarta” e si toglie lo stato clericale al sacerdote, che torna in diocesi e fa ricorso. Prima, il ricorso lo studiava la stessa “feria quarta” che aveva dato la sentenza, ma questo è ingiusto. E ho creato un altro tribunale e ho messo a capo una persona indiscutibile: l’Arcivescovo di Malta, Mons. Scicluna, che è uno dei più forti contro gli abusi. E in questo secondo tribunale – perché dobbiamo essere giusti – colui che fa ricorso ha diritto ad avere un difensore. Se questo approva la prima sentenza, è finito il caso. Soltanto rimane [la facoltà di scrivere] una lettera, chiedendo la grazia al Papa. Io non ho mai firmato una grazia. Così come stanno le cose, stiamo andando avanti. Marie Collins in quel punto aveva ragione; ma noi, anche, eravamo sulla strada. Ma ci sono duemila casi ammucchiati!”.

Dunque parole chiare quelle di Bergoglio. Come su Medjugorje erano in molti a ritenere che forse anche su Fatima il Papa nutrisse dubbi. Del resto questa convinzione si era diffusa dopo che il 23 luglio del 2014 Bergoglio aveva nominato il priore della Comunità di Bose Enzo Bianchi Consultore del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani. E a far discutere maggiormente era il fatto che proprio Bianchi fosse fra coloro che più energicamente negano l’autenticità delle apparizioni di Fatima. Bianchi in particolare ha sempre contestato la verdicità del messaggio che Maria avrebbe confidato ai pastorelli nel 1917: “Avete visto l’inferno dove cadono le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. Se faranno quel che vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace. La guerra sta per finire; ma se non smetteranno di offendere Dio, durante il Pontificato di Pio XI ne comincerà un’altra ancora peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il grande segno che Dio vi dà che sta per castigare il mondo per i suoi crimini, per mezzo della guerra, della fame e delle persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre. Per impedirla, verrò a chiedere la consacrazione della Russia al Mio Cuore Immacolato e la Comunione riparatrice nei primi sabati. Se accetteranno le Mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte. Finalmente, il Mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre Mi consacrerà la Russia, che si convertirà, e sarà concesso al mondo un periodo di pace”.

Per Bianchi “Un Dio che, nel 1917, pensa di rivelare che i cristiani saranno perseguitati e che non parla della shoah e dei sei milioni di ebrei annientati non è un Dio credibile”. Cos scriveva il priore di Bose in un articolo su Repubblica agganciandosi al teologo domenicano Jean Cardonnel per il quale Fatima altro non sarebbe che un colossale falso: per Cardennel “a Fatima si sarebbe manifestato il Dio del razzismo cattolico, che si interessa solo dei suoi, della sua razza cattolica”. Il riferimento è chiaramente agli ebrei sterminati nei lagher nazisti.

Molto interessante quella che fu la risosta dello scrittore cattolico Vittorio Messori in risposta a Bianchi: “È davvero paradossale rifiutare Fatima perché nel 1917 la Madonna non avrebbe previsto e condannato – a nome del Figlio e della Trinità intera – quei lager tedeschi che sarebbero venuti una ventina d’anni dopo. Nel 1917, ripetiamo: proprio l’anno in cui Lenin prendeva il potere, dando inizio a quel mostro comunista che avrebbe fatto almeno 100 milioni di morti e che avrebbe praticato la più violenta e sanguinosa repressione religiosa della storia, in nome di un ateismo di Stato proclamato sin dalle Costituzioni dell’Unione Sovietica e dei suoi satelliti. La ricerca storica più recente, capeggiata dal celebre docente tedesco Ernst Nolte, dimostra, documenti alla mano, che il nazionalsocialismo nasce come reazione al marx-leninismo: senza Lenin nel 1917, niente Hitler nel 1933. Senza il colpo di Stato di San Pietroburgo, l’ex imbianchino di Vienna avrebbe al massimo fatto l’ideologo in qualche stube di Monaco di Baviera per qualche oscuro gruppetto di fanatici. Mettere in guardia, a Fatima, dal comunismo che proprio allora nasceva - concludeva Messori - significava mettere in guardia dalle altre ideologie mortifere che sarebbero venute dopo di esso e per causa di esso. Il nazionalismo primo fra tutti”.

Dunque le apparizioni non sono tutte uguali e non sono considerate allo stesso modo neppure da Papa Francesco. Le sue parole sono cristalline, per il pontefice non deve esistere una fede troppo fondata sui miracoli. Francesco non era mai stato a Fatima. Ma la sua devozione a Nostra Signora è stata da subito evidente. L’ha richiamata nel suo primo Angelus da Papa, il 17 marzo 2013. Pochi giorni dopo la sua elezione ha chiesto all’allora arcivescovo di Lisbona di consacrare per lui il pontificato alla Vergine. Nell’ottobre dello stesso anno ha voluto in San Pietro la statua originale della Regina della pace e del Rosario. Nella città portoghese Francesco si è recato per il centenario delle apparizioni e ha riaffidato il mondo alla Madonna. E ha parlato esplicitamente di inferno. Quello a cui “conduce una vita, spesso proposta e imposta, senza Dio”. Certo, “vedremo la Vergine Madre per tutta l’eternità”. Ma ha avvertito del pericolo: “Beninteso, se andremo in Cielo”.

Francesco ha indicato il modello del veggente autentico nel saluto prima dell’Angelus domenica, appena rientrato a Roma: “A Fatima la Vergine ha scelto il cuore innocente e la semplicità dei piccoli Francesco, Giacinta e Lucia, quali depositari del suo messaggio. Questi fanciulli lo hanno accolto degnamente, così da essere riconosciuti come testimoni affidabili delle apparizioni, e diventando modelli di vita cristiana”. Ciò che rende credibile la testimonianza è “l’esempio di adesione a Cristo e di testimonianza evangelica”. La santità di Francesco e Giacinta “non è conseguenza delle apparizioni, ma della fedeltà e dell’ardore con cui essi hanno corrisposto al privilegio ricevuto di poter vedere la Vergine Maria”. La loro testimonianza è credibile perché “dopo l’incontro con la ‘bella Signora’, essi recitavano frequentemente il Rosario, facevano penitenza e offrivano sacrifici per ottenere la fine della guerra e per le anime più bisognose della divina misericordia”. Parole che lette nel contesto di quanto pronunciato poche ore prima, aggiunge un ulteriore tassello al pensiero di Francesco circa il fenomeno Medjugorje.

Avete letto poche righe sopra le parole del Papa: si prosegua nello studio delle prime apparizioni, quelle del 1981, “quando i veggenti erano ragazzi, “sulle presunte apparizioni attuali, la relazione presenta i suoi dubbi. Io personalmente sono più cattivo, preferisco la Madonna Madre che non la Madonna capo di ufficio telegrafico che ogni giorno invia un messaggio. “Queste presunte (sottolineamo presunte) apparizioni non hanno tanto valore: questo lo dico come opinione personale”. A Fatima invece ha detto chiaramente “un manto di Luce (della Madonna, ndr) che ci copre, qui come in qualsiasi altro luogo della Terra, quando ci rifugiamo sotto la protezione della Vergine Madre per chiederLe, come insegna la Salve Regina, mostraci Gesù”.

Papa Francesco riconosce che a Medjugorje c’è “gente che si converte, che incontra Dio, che cambia vita. E questo non grazie a una bacchetta magica. Questo fatto non si può negare”. Per questo, in marzo, Bergoglio ha inviato a Medjugorje monsignor Henryk Hoser. Non per un supplemento di indagine sulle presunte apparizioni, ma a cercare di capire come valorizzare il patrimonio religioso fatto di due milioni e mezzo di pellegrini che ogni anno visitano la cittadina dell’Erzegovina. Certo ciò che il Papa deciderà avrà un forte impatto sulla Chiesa, una Chiesa che comunque resta unita davanti alla Madonna madre di un mondo che ha tanto bisogno di Lei.

16/05/2017
2411/2017
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