Politica

di Claudia Cirami

Edouard Philippe premier: Macron designa il delfino

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Macron ha scelto. Il Primo Ministro è Edouard Philippe. La scelta non era inaspettata negli ambienti politici francesi: il nome di Philippe già circolava. Repubblica, in un articolo di ieri, si è detta convinta che la decisione di Macron nasca dal desiderio di destabilizzare la destra francese (soprattutto il centro-destra), mediante un governo di larghe intese. Del resto, secondo le Figaro, la sua nomina ha creato una certa agitazione negli ambienti politici del centro-destra e c’è persino il rischio di un’implosione. La possibile volontà destabilizzatrice di Macron come retroterra e causa della sua scelta a favore di Philippe non è dunque un discorso peregrino perché, mutatis mutandis, ci ricorda – seppure con alcune differenze – la situazione politica italiana. Renzi, con il patto del Nazareno, ha dato alla destra un colpo (si direbbe una batosta) da cui ancora stenta a riprendersi. La destra italiana oggi si trova infatti suddivisa tra chi si rifiuta pervicacemente di cercare nuovi accordi con il Partito Democratico e chi ha posizioni più moderate, pensando che nuove alleanze con Renzi possano fornire la possibilità di risalire la china. C’è però da chiedersi, tornando alla Francia, come mai Macron abbia puntato proprio sul nome di Philippe, non particolarmente noto all’opinione pubblica, né di richiamo. Per rispondere o, per lo meno, per fornire qualche spunto di risposta, occorre rispolverare la biografia di Philippe.

L’uomo di Macron e ora della Francia è avvocato specializzato in diritto pubblico, ha lavorato anche nel settore del nucleare, ed è stato persino romanziere con un libro che trattava di politica. Naturalmente, però, non è Primo Ministro per il diritto pubblico, il nucleare o il romanzo. Philippe, infatti, si è dedicato alla politica attiva, sebbene con incarichi non particolarmente rilevanti. Attualmente ricopriva la carica di sindaco di Le Havre, località che si può ricondurre, come vedremo, ad ulteriori legami tra il Neo Presidente della Repubblica Francese e il nuovo Primo Ministro.

Innanzitutto, Philippe ha frequentato l’Ena, L’École nationale d’administration (Scuola nazionale di amministrazione, ENA). Lì studia la futura classe dirigente francese. L’Ena si trova a Strasburgo. Questi i suoi obiettivi: occuparsi di reclutare e dare le basi formative degli alti funzionari italiani e stranieri; offrire agli stessi formazione continua e perfezionamento; offrire formazione per superare i concorsi d’accesso alle istituzioni europee. Macron e Hollande, per esempio, hanno studiato all’Ena. Così è subito chiaro che, sebbene sia Macron che Philippe, non abbiano certo un curriculum politico corposo e siano entrambi giovani, non sono certo degli sconosciuti nel mondo della politica che conta, avendo entrambi studiato da leader – in qualsiasi modo poi vadano le loro carriere politiche – e avendo avuto i contatti giusti. La retorica del “nuovo” è certo suadente, ma così come è stato per Macron, anche per Philippe mostra di essere quello che in effetti è: solo retorica.

Continuando con il suo profilo biografico, c’è poi il nome di una località che lega entrambi: Le Havre. Philippe, infatti, come è stato già scritto, ha ricoperto, fino ad oggi, la carica di sindaco della cittadina francese, situata nella Normandia. In questo luogo da alcuni anni si svolge il Forum dell’Economia Positiva, (quell’economia segnata da un’apertura altruistica verso le nuove generazioni), che vede in Attali uno dei maggiori propugnatori. Come è ormai noto, l’importante economista – per le sue stesse parole – è stato un forte sponsor di Macron. C’è Attali dietro il suggerimento di questo nome? Potrebbe essere già in questa prima mossa macroniana l’influenza del mentore? Non è possibile rispondere con certezza (a meno che non arrivino precise dichiarazioni di entrambi), ma certo non è improbabile: la conoscenza è certa. Per esempio, sia i nomi di Attali che quello di Philippe figurano tra coloro a cui sono affidati i saluti iniziali nel Forum di San Patrigniano nel 2014, il cui tema è stato “L’ economia positiva: un impegno globale”.

Politicamente parlando, France.info definisce Philippe un “juppeista” di 46 anni e Le Figaro parla di lui come “figlio spirituale” di Alain Juppé. Quest’ultimo, al quale Philippe è stato vicino quando questi ha fondato l’UMP (che ora ha cambiato nome), è stato da più parti considerato come possibile candidato del partito della destra quando Fillon ha iniziato la sua fase calante nei consensi. Ma Juppè il 6 Marzo del 2017, dal suo account, si era smarcato dalla corsa verso l’Eliseo, spiegando in un tweet: «Confermo, una buona volta per tutte, che non mi candiderò alla presidenza della Repubblica», dopo aver tenuto anche una conferenza stampa. Curiosamente Juppé era stato messo in disparte, politicamente parlando, per una condanna d’ineleggibilità decennale (poi ridotta all’osso) per una vicenda di impieghi presunti, in quello che – in qualche modo – ricordava in parte (con le debite differenze) i guai di Fillon. Ma poi è tornato in gioco e, addirittura, per un certo tempo è stato persino nelle preferenze dei francesi, come l’uomo che avrebbero voluto votare a destra, anteponendo la sua scelta sia a Fillon che al Sarkozy redivivo. Ma la storia poi si è pronunciata in altro modo: prima con l’affermazione di Fillon alle primarie (aveva riguadagnato terreno), poi con la decisione di quest’ultimo di non farsi da parte dopo lo scoppio dello scandalo che ha finito per penalizzare se stesso e tutto il centro-destra.

Sempre France. Info ci ricorda che proprio Philippe si era impegnato nella campagna per Fillon, una volta che Juppé non era stato scelto, prendendone però le distanze dopo le rivelazioni scottanti sui compensi della moglie (che hanno finito per nuocere non poco al candidato della destra). Secondo le sue stesse parole, aveva sostenuto Fillon dopo le primarie perché questo era il senso delle primarie. Poi, però, aveva scelto di non fossilizzarsi nella sua difesa ad oltranza. Un sesto senso su una possibile sconfitta diremmo provvidenziale e che ora lo accredita come uomo che può “riciclarsi” senza problemi al servizio di Macron.

Quale sarà il rapporto tra i due? Ovviamente saranno obbligati – visto l’idea di presunta “novità” che simboleggiano – a non diventare l’uno l’avversario dell’altro. Così come, in fondo, è accaduto con la coppia scoppiata Hollande-Valls. I commentatori politici li considerano simili perché entrami smarcatisi da una precisa appartenenza alla sinistra, ma anche alla destra (Macron perché il suo En Marche! è un movimento centrista, Philippe perché dal socialismo è approdato al centro-destra, ma non acriticamente, come si è visto in occasione dei guai politici di Fillon). Anche se occorre sottolineare che Philippe si è definito un uomo di destra. La Croix ha ricordato cosa diceva Philippe qualche giorno fa, prima – ovviamente – di essere nominato come Primo Ministro: la sua era una perplessità di fondo su cosa avrebbe fatto Macron di fronte alla sua “famiglia politica” (cioè la tradizione repubblicana), se cioè le avrebbe chiesto di essere la base di una maggioranza politica futura o se avrebbe “trasgredito”. Per questo fatto Philippe non mostrava di avere risposte scontate dato che aveva definito “unica” – quindi non immediatamente e facilmente classificabile – la vittoria del neo Presidente della Repubblica Francese. C’è, però, chi ha fatto notare anche qualche lieve rilievo critico che, come commentatore di Liberation, non ha risparmiato a Macron durante la campagna elettorale. Ora, però, con la scelta del Presidente della Repubblica le carte sono state sparigliate. Bayrou, leader centrista prima vicino a Juppé poi vicino a Macron, ha lodato su Twitter le qualità umane del nuovo Primo Ministro. Ce ne vorranno senz’altro per un compito non certo facile, in un momento in cui la Francia ha, a torto o a ragione, scelto il neo Presidente della Repubblica per dimenticare Hollande e aprirsi al nuovo. Soprattutto, però, sarà importante possedere rilevanti qualità politiche. Macron già parla della necessità di una Francia forte. Ed è altamente improbabile che il Presidente della Repubblica – o chi per lui – abbia scelto Philippe, in questo preciso momento storico, solo per le sue qualità umane.

16/05/2017
2411/2017
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Chi vi scrive in passato ha avuto simpatie per Sarkozy: un francese di discendenza ungherese, un personaggio alla Napoleone che ha commesso però alcuni errori che hanno devastato la sua carriera politica. Uno su tutti? La decisione di deporre ed eliminare Gheddafi dalla Libia con tutto quello che ancora oggi ne consegue…. e chi vota non dimentica e questo lo sa bene anche Renzi in italia.

 


 

 

 


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