Politica

di Mario Adinolfi

Il quadro politico e l’occasione unica

ARTICOLO TRATTO DALLA VERSIONE PER ABBONATI, SOSTIENI LA CROCE ABBONANDOTI QUI http://www.lacrocequotidiano.it/abbonarsi-ora

l quadro politico italiano vive quella che gli studiosi definiscono “polverizzazione da fase centrifuga”. Mi ricordo che quando fui candidato alla Camera per la legislatura che chiusi da deputato eletto nel marzo 2013, il sistema viveva il processo politico opposto: “aggregazione da fase centripeta”. Furono insomma eletti in quella tornata aspiranti parlamentari appartenenti solamente a cinque liste: Pdl, Pd, Lega Nord, Udc e Italia dei Valori. In pochissimi anni Idv e Udc sono sostanzialmente sparite ma invece di vivere processi aggregativi di ulteriore semplificazione del quadro politico, si è andati verso l’atomizzazione centrifuga. Perché? Per ragioni politiche endogene (cioè generate dal sistema stesso) alimentate da un fattore di novità fondamentale che nessuno ha ancora valutato a pieno: il ritorno al proporzionale, sistema che da un quarto di secolo non regolava più la legge elettorale.

La sconfitta di Matteo Renzi al referendum del 4 dicembre 2016, vorrei dire anche l’iscrizione di Tiziano Renzi nel registro indagati con telefonino messo sotto controllo a partire dal 5 dicembre 2016 (che fa il paio con la decadenza di Silvio Berlusconi dalla carica di senatore che rende compiuto l’assalto della magistratura al leader il 27 novembre 2013), la tenuta del Movimento Cinque Stelle che si dimostra realtà non transitoria ma destinata a divenare una sorta di paradossale “partito rivoluzionario istituzionale” e soprattutto la sentenza della Corte Costituzionale del 25 gennaio 2017 che cancella il ballottaggio tra liste dalla legge elettorale nota come Italicum, disegnano un sistema politico ignoto ai più perché mai messo alla prova secondo i nuovi meccanismi. Sarà bene invece immaginarli e capirli in anticipo, per comprendere quanto fragorosa sia la novità e quanto sia unica (vorrei dire miracolosa) l’occasione concessa al Popolo della Famiglia, probabilmente ultima per una riorganizzazione in soggetto politico autonomo di quella moltitudine di italiani che hanno dimostrato il loro attaccamento ai principi non negoziabili in occasione della partecipazione massiccia ai Family Day del 2015 e del 2016.

Per costoro la legislatura che con ogni probabilità si chiuderà alla fine del 2017 è stata la vera e propria prova generale del disastro incipiente. In quattro anni un sistema politico reso improvvisamente molto fragile dal nuovo tripolarismo all’italiana, che ha trovato come risposta al grillismo quella piuttosto asfittica della collaborazione tra centrodestra e centrosinistra attuata in varie forme (larghe intese con tutti o quasi al governo, patto del Nazareno, Nuovo Centrodestra decisivo, fuoriusciti verdiniani da Forza Italia determinanti e così via), ha prodotto una soluzione allo stesso tempo fumosa ma molto chiara ed evidente alle emergenze nazionali. Incapaci di dare una risposta ai grandi drammi che attraversano il paese (lasciai da deputato nel 2013 la disoccupazione generale al 10.7% e pensai che fosse la prova di una classe dirigente imbelle, invece con il Pil che da due anni danno in ripresa oggi la disoccupazione è al 12%; lasciai il debito pubblico a quota 1.969 miliardi di euro e la ritenevo quota tragica per le giovani generazioni, il 15 maggio 2017 è stato certificato il nuovo record assoluto del debito pubblico a quota 2.260 miliardi di euro; i poveri erano nel 2013 tre milioni, oggi l’Istat ne certifica quasi cinque milioni; secondo il rapporto Eurispes il 48.3% delle famiglie non arriva a fine mese; nel 2013 gli immigrati sbarcati in Italia furono 42.925, nel 2017 saranno più di 250mila, nel 2016 sono stati oltre 180mila) la politica ha provato a “rifarsi il trucco” distraendo il popolo con una serie di leggi sui cosiddetti “nuovi diritti civili”. Si capisce così l’approvazione con votazione unanime di centrodestra e centrosinistra della legge sul divorzio breve (appena 11 voti contrari al Senato) o sull’eutanasia all’italiana (per fortuna solo alla Camera, appena 37 voti contrari su 630 aventi diritto al voto), così come l’apporto decisivo offerto da centinaia di voti di eletti nel centrodestra tra Camera e Senato a provvedimenti come la legge sulle unioni gay, la liberalizzazione dell’acquisto della pillola abortiva detta “dei cinque giorni dopo” senza ricetta medica (consumo balzato da 13.501 confezioni in un solo anno a 200.507 confezioni), la liberticida legge Scalfarotto (per fortuna anche qui solo alla Camera, quindi ancora non operativa), la cui legge “gemella” a livello regionale è stata approvata in Umbria con il voto decisivo del M5S e l’astensione di Forza Italia.

Dunque, dal punto di vista politico la stagione delle larghe intese con le varie formule adottate ha prodotto un connubio tra eletti di centrodestra e di centrosinistra totalmente disastroso per chi si è battuto a favore dei principi non negoziabili, questo anche per errore di chi ha ritenuto di potersi affidare ai politici eletti nel centrodestra per avere garanzie sul fronte dei valori. Non dimenticheremo mai che sotto il palco del Family Day del 30 gennaio 2016, con garanzie offerte e fotografie pubblicizzate a poche ore dall’evento, questi eletti nel centrodestra assicuravano che mai e poi mai avrebbero fatto passare la legge Cirinnà. Venti giorni dopo in Senato, rassicurati alcuni da una poltrona da ministro e quattro da sottosegretario, spinti altri da legami incomprensibili se non sul piano della vicinanza massonica (ricordarsi sempre che Verdini e i suoi furono assolutamente decisivi in quella votazione), veniva addirittura posta la questione di fiducia sulla legge Cirinnà che neanche cento giorni dopo sarebbe diventata legge dello Stato nota come legge 76/2016. Si è consumato dunque un tradimento colossale con ferita che non si può cicatrizzare se non comprendendo che affidarsi di nuovo nella prossima legislatura agli eletti nel centrodestra tradizionale sarebbe una totale follia politica, così come ovviamente è irragionevole per un sostenitore del Family Day votare Partito democratico (vero motore di ogni proposta di legge nichilista e contro la famiglia naturale) o, peggio, Movimento Cinque Stelle nonostante le supposte aderenze programmatiche tra cattolici e pentastellati viste non so dove da Beppe Grillo e dal direttore del quotidiano della Cei.

Mettiamo insieme questi fattori: il sistema politico vive una fase di transizione centrifuga, la proporzionale dopo un quarto di secolo riattiva meccanismi che in molti non riescono neanche a immaginare continuando a ragionare come se fossimo nel vecchio sistema bipolare berlusconiani-ulivisti, un intero popolo come quello del Family Day si ritrova con una soggettività politica evidente certificata da una partecipazione massiccia che mai nessun movimento ha avuto nella storia repubblicana italiana (in sei mesi riempire piazza San Giovanni prima e Circo Massimo dopo è un unicum della vicenda storica italiana) ma privo di interlocutori politici per il clamoroso tradimento sulla legge Cirinnà e sulle altre normative (Salvini può farsi le foto abbracciato a Efe Bal tesserato leghista o chiedere la legalizzazione della prostituzione all’opposto di quel che proponeva quel sant’uomo di don Oreste Benzi, ma poi non chieda anche di rappresentarci), lo sbarramento per l’accesso al Parlamento è il più basso d’Europa, fissato al 3%. Cosa si fa davanti a questo quadro politico che è, davvero, miracoloso? Non si può che far marciare hic et nunc il progetto del Popolo della Famiglia.

In tutto il mondo l’accesso al riparto dei seggi parlamentari è di fatto posizionato su soglie altissime: dalle microcircoscrizioni spagnole ai collegi uninominali angloamericani al doppio turno alla francese, tutti i sistemi parlamentari tendono ad evitare la parcellizzazione della rappresentanza, che è invece una caratteristica tutta italiana dovuta al retaggio della legge proporzionale post-fascismo voluta nel 1946 che ha segnato le elezioni politiche da noi fino al 1992. Da un quarto di secolo anche noi avevamo ceduto il passo a sistemi di tipo maggioritario, addirittura con premi abnormi al vincitore relativo che hanno suscitato le attenzioni della Corte costituzionale, fino a determinarli come illegittimi. Siamo passati insomma dall’iperproporzionale della Prima Repubblica all’ipermaggioritario del Porcellum, sempre senza curare i malanni endemici del sistema. Ora si apre una finestra che, credo, subito dopo le elezioni politiche del 2017 verrà immediatamente richiusa: proporzionale con soglia di sbarramento bassa. Con un milione di voti si eleggono decine di parlamentari, se come è probabile la formula della Camera sarà estesa anche al Senato. Quanti milioni erano presenti ai due family day o ne sostenevano le ragioni da casa? Ecco, finalmente si apre una opportunità decisiva, una occasione unica. Il Popolo della Famiglia è in campo per coglierla.

Subiamo il fuoco amico, alcuni anche nel nostro campo invitano a non votare Pdf, a non “disperdere il voto”, a stare con il centrodestra tradizionale. Credo di aver dimostrato che sarebbe un errore clamoroso, che consegnerebbe la diciottesima legislatura al completamento dei disastri della diciassettesima. Incapaci di mettere mano ai problemi veri dell’Italia, i nuovi larghintesisti si baloccherebbero con “matrimonio egualitario”, legalizzazione dell’utero in affitto, eutanasia commerciale alla svizzera, adozioni gay, droga libera, cancellazione del diritto all’obiezione di coscienza per i medici cattolici, de-ospedalizzazione dell’aborto da praticare sempre più per via farmacologica per banalizzarlo (sapete qual è la regione che detiene il record di utilizzo della pillola RU486? La Liguria governata da Toti e dal centrodestra, dove il fuoco amico si è permesso di prendere di mira Stefano Arrighi, il candidato sindaco del Pdf che ha rifiutato di schierarsi con quella coalizione avaloriale). Invece noi ci presenteremo alle elezioni politiche del 19 novembre 2017 (sì, credo che dopo l’estate si scioglieranno le Camere, nessuno vuole andare ad elezioni dopo aver varato una finanziaria lacrime e sangue) con una soggettività politica autonoma e un programma semplice e chiaro. In queste amministrative che sono la prova generale per quelle elezioni con il segretario nazionale Gianfranco Amato e il coordinatore nazionale Nicola Di Matteo tutti i dirigenti nazionali del Popolo della Famiglia girano l’Italia per ribadire un programma di governo semplice riassunto in uno slogan: prima la famiglia. Concretamente significa reddito di maternità, quoziente familiare, ripristino pieno del valore dell’articolo 29 della Costituzione sulla famiglia naturale fondata sul matrimonio, contrasto alla cultura necrofila dell’aborto e dell’eutanasia, no all’utero in affitto, abolizione della legge Cirinnà, nuovo manifesto di Ventotene per un’Europa fondata sul diritto universale a nascere per contrastare politiche demografiche di denatalità che rischiano di lasciare spazio ad una islamizzazione del Continente.

Alcuni insistono a chiedere: come pensate di condizionare il sistema con un misero 3% dei voti? Ancora una volta è la frase di chi non conosce i sistemi politici, che si basano sulla teoria detta della “utlità marginale”. Angelino Alfano secondo gli ultimi sondaggi ha forse il 2% dei voti, la sua Alternativa Popolare può contare su un numero di parlamentari paragonabile a quello che otterrebbe il Popolo della Famiglia con il 3%. Poteva o non poteva fermare la legge Cirinnà? Ovviamente poteva. Bastava alzarsi in piedi e dire al signor presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi: se provi a far passare questa legge, tolgo la fiducia al governo. Le proposte di legge sulle unioni gay sono state presentate al Parlamento per trent’anni consecutivi: il primo fu Franco Grillini, presidente dell’Arcigay, eletto alla Camera nel 1987. Sono sempre rimaste lettera morta: abbiamo dovuto aspettare d’avere presidente del Consiglio cattolico, presidente della Repubblica cattolico partito determinante del ministro dell’Interno cattolico, per ritrovarcela approvata. Nel 2007 provarono a inventarsi i “Dico”, un solo Family Day promosso dalla Cei bastò a fermarli. Cosa ha prodotto quell’esperienza? La Roccella in Parlamento? Il movimento Idea con Quagliariello, che non riesce a presentare il suo simbolo in nessun comune capoluogo italiano, perché manco le firme può raccogliere, perché è un’idea senza popolo, messa lì solo per provare a garantirsi la poltrona pure nella prossima legislatura? Lo dico con dolore ma chi ha provato ad acquartierarsi prima con Berlusconi e poi con Renzi, prima con Marchini e poi con Passera, per ritrovarsi alla fine a sperare in Stefano Parisi, non sta parlando con il Paese, ma solo con i ceti dirigenti. Così non si va da nessuna parte, così non si fa la “Rivoluzione Cristiana” che propugna il mio amico situazionista ed ex ministro Gianfranco Rotondi. Senza popolo, senza correre il rischio di farsi contare alle elezioni, la rappresentanza delle nostre istanze resterà inefficace.

Per questo ora serve una mobilitazione straordinaria e unitaria al voto a favore del Popolo della Famiglia, fin da queste amministrative dell’11 giugno 2017. Sappiamo bene che c’è chi sta alla finestra e spera in un nostro fallimento, ma credo che ormai sia chiara la nostra tenacia. Votare per Filippo Grigolini sindaco a Verona e Stefano Arrighi a Genova, per Mirko De Carli sindaco di Riolo (con Mauro Turrini capolista) e Luigi Sposato a Padova (dando la preferenza a Maria Verita Boddi e Danilo Bassan), per Lorenzo Damiano a Conegliano e Raffaele Adinolfi a Ischia, per Manuela Ponti sindaco di Monza e Lucianella Presta sindaco di Grugliasco (da noi le donne sono protagoniste), per Luca Grossi sindaco di Crema e Massimiliano Esposito a Goito, per Maurizio Schininà sindaco di Savigliano e Emanuele Locci sindaco di Alessandria, per Mirco Ghirlanda sindaco di Zevio e Gianfranco Zecchinato Gallo sindaco di Teolo, per Alberto Cerutti sindaco di Borgomanero e Corrado Salonia a Avola, per le nostre liste a Riccione, Fontanafredda e Melito, significa votare per la migliore classe dirigente possibile per chi crede che i principi non negoziabili siano davvero non negoziabili e che “la famiglia è il prisma attraverso il quale si leggono tutti i bisogni della società” secondo l’insegnamento di San Giovanni Paolo II.

Siamo alla prova generale, partiamo dall’1.07% raccolto dal nostro simbolo alle amministrative del 5 giugno 2016 e dagli oltre 52mila voti raccolti dai candidati sindaco da noi sostenuti. Possiamo andare oltre i centomila voti dopo esserci presentati in 35 comuni complessivamente in questo rodaggio delle elezioni locali. Cosa accadrà quando potranno votarci in tutte gli oltre ottomila comuni italiani alle elezioni politiche? Accadrà che faremo la storia, come è scritto sulla nostra tessera 2017 (ricordo che candideremo ovviamente alle elezioni politiche solo nostri tesserati, niente infiltrazioni e assalto alla diligenza dell’ultima ora, siamo apertissimi ma non fessi, quindi il momento per diventare davvero militanti del Popolo della Famiglia è ora, non a risultati acquisiti l’11 giugno, messaggio per gli opportunisti). Dobbiamo farlo perché un’occasione come questa non ricapiterà più e possiamo davvero salvare il Paese e ribaltare con un pugno il piano inclinato.

L’unico voto utile è al voto al Popolo della Famiglia. Chi entra in cabina elettorale e crede di affidare la salvezza dell’Italia alle vecchie ricette di politicanti che dichiaratamente affermano di essere disinteressati ai valori “perché sono divisivi”, compie un errore storico colossale davanti al quadro che si è andato componendo. Le coalizioni storiche non esistono più, il centrosinistra è sbriciolato con Renzi barricato nel Pd trasformato in roccaforte e assediato alla sua sinistra da Bersani e D’Alema con Articolo 1, Vendola e Fratoianni con Sinistra Italiana, Pisapia con Campo Progressista e Civati con Possibile, per non parlare dei vari frammenti che ancora sventolano la falce e martello. Il centrodestra vede Forza Italia con una posizione ancora decisiva ma l’asse con la Lega è fratturato, Salvini ha in Bossi il suo Bersani, Maroni mugugna, ci sono i Fratelli d’Italia, i Conservatori e Rifomisti di Capezzone e Fitto, il Nuovo Centrodestra di Alfano che per la vergogna post-Cirinnà ha dovuto cambiare nome, le Energie di Parisi, per non parlare dei frammenti centristi di Casini-Cesa-Rotondi-Giovanardi e di quelli post-fascisti alla CasaPound. Questo frullatore di sigle, questa forza centrifuga applicata al sistema dalla legge elettorale proporzionale, genererà due scenari possibili: o vince il M5S, o vincono formule di governo di coalizione. L’unica garanzia a presidio dei principi non negoziabili è che diventi determinante la forza del Popolo della Famiglia, che potrebbe detenere il numero di parlamentari decisivi per fermare chi vuole mandare l’Italia verso il burrone della cultura nichilista e mortifera dell’eutanasia e dell’aborto, della droga libera e dell’utero in affitto, in estrema sintesi della dissoluzione della famiglia e del modello italiano su di essa basato.

Siamo ancora, nonostante tutto, il Paese di 29.168.000 persone sposate che allevano oltre 15 milioni di figli minori o ancora conviventi con i loro genitori, di quasi 5 milioni di vedove e vedovi per molti dei quali l’istituto della pensione di reversibilità è decisivo per la loro vita. Ci sono poi oltre due milioni di persone eterosessuali che vivono in condizione di coppia di fatto e allevano oltre settecentomila minori a cui una legge infame come la 76/2016 nega l’accesso alla pensione di reversibilità che la stessa normativa consente invece alle 2.802 coppie di individui dello stesso sesso, alcune delle quali hanno dichiarato esplicitamente di aver utilizzato l’unione civile solo per passarsi la pensione di reversibilità. Che razza di legge è quella che all’interno della stessa normativa discrimina la concessione dei benefici a seconda dell’orientamento sessuale della coppia? Semplice, è una legge incostituzionale che va abolita. E l’Italia, l’Italia dei cinquanta milioni di italiani che vivono la fatica dell’essere famiglia, a cui lo Stato non ha mai dato nulla se non poche mance sotto elezioni, è ora che si alzi in piedi e proclami le sue priorità: prima il diritto universale a nascere del presunto “diritto” ad abortire, prima il diritto del malato ad essere curato prima del presunto “diritto” di ucciderlo, prima il diritto del giovane ad avere istruzione e lavoro del presunto “diritto” di drogarlo con lo Stato spacciatore, prima il diritto della donna ad essere madre che quello che solo dei violenti possono immaginare ad essere “fattore della produzione” di una transazione di compravendita del bambino da lei partorito, prima il diritto alla libertà religiosa dell’idea di uno Stato che definiscono laico e intendono ateo. Prima la famiglia, prima l’Italia e prima gli italiani, che sono il Popolo della Famiglia. Scimmiottare gli ordinamenti giuridici retrogradi del nord Europa che puntano alla dissoluzione della famiglia sarebbe un’irrazionale fucilata al cuore di una storia che è ultramillenaria e affonda le sue radici nel cristianesimo: questi sono i nostri valori, questa è l’Italia da promuovere e difendere.

Noi lo faremo. Tu che leggi, spero che lo farai con me e con ogni amico del Popolo della Famiglia.

17/05/2017
2605/2017
San Filippo Neri

Voglio la
Mamma

Vai alla sezione

Politica

Vai alla sezione

Articoli correlati

Società

I figli non si pagano, gli uteri non si affittano

Raccogliamo firme “fisiche” per una moratoria Onu sull’utero in affitto che blocchi a livello mondiale questa pratica barbara

Leggi tutto

Politica

Di questi “cattolici” non parlateci più

Il voto di fiducia voluto da Renzi e Alfano a favore delle legge sulle unioni civili omosessuali crea una base d’appoggio per i giudici che introdurranno “matrimonio” gay e diritti di filiazione

Leggi tutto

Società

Se arrivano a volerci in galera

La violenza di chi l’ha denunciata è sotto gli occhi di tutti, la clamorosa dimensione della discriminazione di cui è fatto oggetto chi non la pensa come il coro dominante sul tema dei “nuovi diritti” dovrebbe far saltare in piedi l’Italia intera a difesa di Silvana De Mari. Invece in piedi insieme a lei ci siamo noi e pochi altri amici. Non un opinionista di un importante quotidiano, non una trasmissione televisiva che gridi allo scandalo, alla lesione importante di un fondamentale diritto alla libertà di opinione, non un collega giornalista che rivendichi persino per noi la libertà di stampa e l’articolo 21 della Costituzione. No, quell’articolo è invocato solo se l’opinione è quella “giusta”, cioè quella dominante.
In un’Italia così sarà motivo d’orgoglio essere radiati dagli Ordini e mandati in carcere. Quando poi il fascismo finì, fu chi subì quei provvedimenti a poter dire: io ho resistito.

Leggi tutto

Politica

La proposta di Costanza Miriano: separiamoci tutti

La protesta della scrittrice contro il ddl Cirinnà è una idea tutta da leggere, paradossale ma non troppo: un motivo in più per essere in piazza il 20 giugno

Leggi tutto

Politica

Ciò che accade, ciò che faremo

Lo scenario post-referendario è immediatamente diventato uno scenario pre-elettorale. Era prevedibile, imprevedibili sono stati i modi e i tempi. I modi perché tutti gli attori del sistema hanno ribaltato proprie posizioni che sembravano radicate, dimostrando che erano solo posizioni di comodo. I tempi perché la stagione delle elezioni politiche si colloca ormai pressoché certamente nel primo semestre 2017 costringendo tutti, noi del Popolo della Famiglia compresi, a prendere decisioni molto rapidamente.

Leggi tutto

Politica

ALTRIMENTI CI INCENERISCA

La linea politica dell’autonomia del Popolo della Famiglia, ribadita all’assemblea nazionale del 28 gennaio al teatro Eliseo, sta facendo crescere davvero un “bambino” libero che sta imparando a camminare con le proprie gambe. Non era facile, non era scontato, la tentazione del vendersi al migliore offerente in politica è sempre dietro l’angolo, ma tra noi (con l’eccezione di alcuni sporadici casi) quella tentazione non ha attecchito. Siamo legati alla nostra idea di autonomia perché sappiamo che solo questa autonomia ci consentirà di difendere davvero la vita, la famiglia naturale, i soggetti più deboli, i principi non negoziabili ribaltando le priorità di una politica che nel centrodestra come nel centrosinistra sembra aver dimenticato la cura del bene comune, puntando su uno sciocco principio di autodeterminazione che è solo libertà fuori dalla verità, dunque libertà zoppa e malsana.

Leggi tutto

La Croce Quotidiano, C.F. P.IVA 12050921001

© 2014-2017 La Croce Quotidiano