Chiesa

di Claudia Cirami

Arborelius primo cardinale svedese

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La Catholica parla ancora una volta svedese nel giro di pochi mesi. Dopo il viaggio del Santo Padre in Svezia, avvenuto quasi alla fine del 2016, un’altra notizia importante riguarda la Chiesa Cattolica svedese. Tra i cardinali nominati in questi giorni (il Concistoro sarà il prossimo 28 Giugno) uno dei nomi più interessanti, è quello del vescovo di Stoccolma Anders Arborelius. Non solo perché è stato il primo vescovo svedese dai tempi della Riforma, ma anche perché ora diventa il primo svedese ad essere creato cardinale sempre a partire dal quel periodo fondamentale per la Chiesa. Altro segnale importante: il primo cardinale svedese è stato creato nel cinquecentenario della Riforma. Legittimamente, è giusto chiedersi cosa significa questa scelta di Papa Francesco.

Innanzitutto, chi è il nuovo cardinale in terra svedese? Anders Arborelius, classe 1949, è nato in Svizzera, ma da genitori svedesi. Non è cattolico di nascita, ma si è convertito intorno ai vent’anni. Carmelitano, ha compiuto i suoi studi prima a Bruges poi al Teresianum di Roma. È un uomo spirituale, ma molto attento alla realtà che lo circonda. Sacerdote dal 1979, Giovanni Paolo II lo eleva alla dignità episcopale nove anni più tardi, affidando alle sue cure la diocesi di Stoccolma. Tra gli incarichi che ha ricoperto, quello di Presidente della Conferenza episcopale della Scandinavia (2005-2015); membro del Comitato di presidenza del Pontificio consiglio per la famiglia; e, durante il pontificato di Francesco, è stato chiamato come consultore del Pontificio consiglio per i laici. È, dunque, un uomo che il Papa stima e ha già avuto modo di apprezzare.

Quando gli è arrivata la notizia, il vescovo di Stoccolma è rimasto molto sorpreso. Così la comunità cattolica e la stessa Svezia, che ha accolto la notizia inattesa con gioia, come ricordava Agensir. Poi lo stesso Arborelius ha cercato di ipotizzare – durante un’intervista – le ragioni della scelta di Francesco. La sua spiegazione è stata semplice, in linea con il personaggio: forse il Papa ha voluto incoraggiare la sparuta (ma crescente) presenza della Chiesa Cattolica in Svezia. Conosciamo la volontà generale di Francesco di far germogliare una Chiesa che sia universale non soltanto in pectore, ma anche da un punto di vista geografico. Tema per altro ribadito anche con l’annuncio del concistoro per gli ultimi cinque cardinali: «La loro provenienza da diverse parti del mondo manifesta la cattolicità della Chiesa diffusa in tutta la terra». Nota è, inoltre, la predilezione del Papa per le realtà ecclesiali di periferia. Scombinando gli usi consueti, Francesco in questi anni ha promosso al cardinalato vescovi di diocesi di solito ai margini. In questo senso, la Chiesa Cattolica svedese risponde perfettamente a queste due “esigenze del cuore” di Francesco: favorisce una visione anche geografica dell’universalità della Chiesa ed è una realtà ecclesiale marginale, perché i cattolici in Svezia non sono molti. Eppure potrebbe esserci anche un altro motivo.

Appare significativo, infatti, che la creazione del nuovo cardinale sia avvenuta durante le celebrazioni per i cinquecento anni dalla Riforma. Come sappiamo, la posizione del Papa non è stata di chiusura nei riguardi di Lutero e questo è stato intrepretato in modi differenti (e contrastanti) nel mondo cattolico. Ricevendo una delegazione protestante finlandese, nel gennaio del 2017, il Papa aveva spiegato che «l’intento di Martin Lutero, cinquecento anni fa, era quello di rinnovare la chiesa, non di dividerla». Mentre, pochi mesi prima, nella Dichiarazione Congiunta di Lund, firmata insieme al Presidente della LWF (Lutheran World Federation), anche i cattolici – attraverso il Pontefice – si dicevano «profondamente grati per i doni spirituali e teologici ricevuti attraverso la Riforma». Queste parole, unite alla circostanza del viaggio ecumenico, avevano suscitato reazioni diverse. Tra le aperture filoriformiste di alcuni e le accuse di esaltazione dell’eresia protestante da parte di altri, si è letto di tutto. Questa nomina, tuttavia – pur senza voler forzare eccessivamente il senso della scelta del pontefice – potrebbe costituire la risposta agli uni e agli altri.

Ai primi perché la scelta del pontefice sembrerebbe indicare che l’affratellamento con i protestanti – legittimo in un cammino verso l’unità – non può significare protestantizzazione della Catholica. Diversi cattolici, presi da un singolare entusiasmo, magnificano il protestantesimo mettendo in ombra il tesoro prezioso della propria dottrina e spiritualità. Francesco, però, sembra suggerire che il momento per il cattolicesimo di “stemperarsi” nel protestantesimo non è ancora arrivato e non arriverà. Ma c’è una risposta anche per i secondi, perché il primo cardinale svedese dopo la Riforma e nel cinquecentenario della stessa, indica che certe accuse di cedimento al protestantesimo lasciano il tempo che trovano. Esse sono spesso frutto di frettolosa malafede che valuta le azioni singolarmente e non riesce a leggere complessivamente il pontificato di Francesco. Il breve viaggio in Svezia era stato presentato dal Papa ai giornalisti in questo modo: «Questo viaggio è un viaggio importante perché è un viaggio ecclesiale, molto ecclesiale nel campo dell’ecumenismo». Questo, tuttavia, non ha significato che la Chiesa Cattolica abbia rinunciato alla sua identità in favore del dialogo ecumenico.

Nella parole del nuovo nominato al cardinalato, ma anche nella recezione della notizia da parte della comunità cattolica svedese, c’è infatti il senso di un incoraggiamento, di una conferma. La presenza dei cattolici nel Nord Europa è in crescita, grazie alle migrazioni. Come riportava Avvenire in occasione del viaggio del Papa in Svezia lo scorso anno, «secondo gli ultimi report forniti dalla Conferenza episcopale dei Paesi scandinavi, in Danimarca dal 2004 al 2014 i cattolici “ufficiali” sono passati da 37.648 a 42.768, in Islanda da 5.775 a 11.911, in Norvegia da 57.498 a 160.746, in Svezia da 81.259 a 110.392, in Finlandia da 8.790 a 13.422». L’immigrazione arriva soprattutto dal Medio Oriente, con molti fedeli di riti cattolici non romani. Ma ci sono anche polacchi e latinoamericani. Come indicano gli stessi numeri, però, si tratta ancora di una presenza minoritaria della Chiesa Cattolica. Presenza che ha dunque bisogno di essere sostenuta, valorizzata, e la scelta del Papa a favore del cattolicesimo svedese va anche in questa direzione. Per quanto riguarda la Svezia in modo particolare, il suo glorioso passato cattolico annovera una santa del calibro di Brigida di Svezia, che Giovanni Paolo II ha voluto compatrona dell’Europa nel 1999. Ma con la Riforma, il cattolicesimo si era quasi ridotto del tutto. Inoltre la secolarizzazione ha portato molti svedesi lontani persino dalla proposta cristiano-protestante.

Tuttavia esiste anche il fenomeno delle conversioni che non deve essere sottovalutato. Di queste aveva parlato lo stesso neocardinale svedese, in un’intervista concessa a Zenit nel 2016. Ovviamente parlava in particolare del suo paese: «Ogni anno si registrano nuove conversioni dalla Chiesa di Svezia – spiegava – e alcuni di questi nuovi cattolici sono ex ministri del culto, maschi o femmine. Ultimamente, però, un buon numero di convertiti provengono dalle Chiese libere. Sono spinti da diversi motivi. Alcuni sono attratti dalla spiritualità cattolica, dalla fedeltà alla tradizione, dalla dottrina sociale, dal carattere universale della Chiesa. Sono un centinaio, più o meno, le conversioni ogni anno». Così la nomina di Arborelius può essere un segnale davvero importante per il cattolicesimo in Svezia: di vicinanza della Santa Sede nei confronti di questa realtà che aspetta solo di crescere. Ma anche di attenzione rispetto alle conversioni, dato che lo stesso nominato al cardinalato è un convertito. Alla Chiesa Cattolica in Svezia il Papa sembra avanzare due richieste: proseguire nel dialogo con il protestantesimo, ma anche e soprattutto rafforzarsi in una maggiore coscienza della propria identità e prosperare. I tempi sembrano maturi perché accada.

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27/05/2017
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