Chiesa

di Raffaele Dicembrino

È Angelo De Donatis il nuovo vicario di Roma

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Papa Francesco ha accolto la rinuncia presentata dal card. Agostino Vallini quale suo vicario generale per la diocesi di Roma e arciprete della basilica papale di San Giovanni in Laterano ed ha chiamato a succedergli nel medesimo incarico mons. Angelo De Donatis, vescovo titolare di Mottola, finora ausiliare di Roma, elevandolo in pari tempo alla dignità arcivescovile.
Angelo De Donatis, 63 anni, di origini salentine, nato il 4 gennaio 1954 a Casarano, provincia di Lecce e diocesi di Nardò-Gallipoli , il nuovo vicario della diocesi di Roma, che succede al cardinale Agostino Vallini che il 17 aprile scorso ha compiuto 77 anni e superato i due anni di “prorogatio”. Inizierà il suo ministero il prossimo 29 giugno, solennità dei Santi Pietro Paolo, patroni di Roma. L’annuncio è stato comunicato ufficialmente questa mattina - festa di San Filippo Neri, compatrono di Roma - alle 12 dallo stesso Vallini nella sala del terzo piano del Palazzo del Vicariato (la sala delle nomine) a vescovi ausiliari, parroci prefetti e dipendenti del Palazzo Lateranense, quest’ultimi convocati via mail mezz’ora prima.
Alunno prima del Seminario di Taranto e quindi del Pontificio Seminario Romano Maggiore, ha compiuto gli studi filosofici alla Pontificia Università Lateranense e quelli teologici presso la Pontificia Università Gregoriana, dove ha conseguito la licenza in teologia morale. È stato ordinato sacerdote il 12 aprile 1980 per la diocesi di Nardò-Gallipoli e dal 28 novembre 1983 è incardinato nella diocesi di Roma. Nel suo ministero ha svolto i seguenti incarichi: dal 1980 al 1983, collaboratore nella parrocchia di San Saturnino e insegnante di religione; dal 1983 al 1988, vicario parrocchiale della medesima parrocchia; dal 1988 al 1990, addetto alla segreteria generale del Vicariato e vicario parrocchiale nella parrocchia della SS. Annunziata a Grottaperfetta; dal 1989 al 1991, archivista della Segreteria del Collegio cardinalizio; dal 1990 al 1996, direttore dell’Ufficio clero del Vicariato di Roma; dal 1990 al 2003, direttore spirituale al Pontificio Seminario Romano Maggiore; dal 2003, parroco in San Marco Evangelista al Campidoglio e assistente per la diocesi di Roma dell’Associazione nazionale familiari del clero. È stato membro del Consiglio presbiterale diocesano e del Collegio dei consultori. Nel 1989 è stato ammesso all’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme con il grado di Cavaliere. Nella Quaresima del 2014 ha tenuto le meditazioni per gli Esercizi Spirituali della Curia romana. È stato nominato vescovo ausiliare di Roma, con la sede titolare di Mottola, il 14 settembre 2015.
De Donatis ha espresso la gratitudine a Papa Francesco e al cardinale Vallini come pure al Papa emerito Benedetto XVI e al cardinale Camillo Ruini per quelle che lui stesso ha deinito “le sicure preghiere”. Un pensiero anche a Giovanni Paolo II e al cardinale Ugo Poletti “di venerata memoria che mi sono vicini dal cielo”.
Dopo la nomina parlando hai presenti ha iniziato il suo discorso citando una frase degli Atti degli Apostoli, rivolta a S. Paolo, tratta dall’odierna liturgia: “Non aver paura; continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male: in questa città io ho un popolo numeroso”. Poi ha aggiunto: “Iniziare questa giornata con questa Parola è stato proprio liberante. L’ho sentita piena di Spirito Santo. All’inizio del mio mandato desidero salutarvi con molto affetto. Sento il bisogno di condividere con tutti i fedeli e il presbiterio della nostra diocesi i sentimenti che ho nel cuore – ha proseguito – Vorrei prima di tutto ringraziare il cardinale Agostino Vallini. Ho ancora nel cuore l’abbraccio che egli mi ha dato, è un dono che conservo insieme alla benedizione ricevuta dal Papa. A lui il mio grande grazie per come mi sono sentito accompagnato e nutrito dal suo Magistero in questi quattro anni. Papa Francesco ha detto scherzosamente una volta: “Solo se si hanno seri problemi psichiatrici si può aspirare a diventare Papa!” Ecco… riguardo al diventare vicario di Roma, vi assicuro che io non ho mai avuto di questi problemi psichiatrici!
“Accolgo questa chiamata del Signore e della Chiesa con umiltà profonda e sincera, consapevole dei miei peccati e dei miei limiti, e mi metto nelle sue mani – ha aggiunto mons. De Donatis – Solo il suo amore fedele e il suo perdono, sempre generoso, sono il motivo per cui si può dire di sì e conservare la fiducia, nonostante tutto, nonostante se stessi. So che mi è chiesto (ancora di più) di essere padre. Chiedo a Dio il dono di esserlo sempre, di esserlo con tutti. Il mio servizio sarà annunciare la Misericordia di Dio, con la parola e con la vita. È la Misericordia la Pentecoste dei nostri giorni, la nuova e perenne Effusione dello Spirito Santo! Ritengo di non sapere altro che “Cristo e questi crocifisso”, sacramento della Misericordia di Dio per tutti.
“Chiedo al Signore di ascoltare sempre… – ha detto il nuovo vicario – Sono chiamato in particolare a custodire e promuovere la comunione ecclesiale. Questa comunione è il frutto più bello della misericordia. Possiamo riscoprirci figli amati da sempre da Dio, fratelli che hanno in comune l’esperienza della debolezza e della Grazia. Siamo e saremo sempre dei misericordiati! È questa la sorgente della nostra gioia, della dolce gioia di stare insieme e di evangelizzare! In questi anni, dal mio punto di osservazione, che è quello di chi ha accompagnato nel cammino tanti fratelli, soprattutto preti, ho avuto la possibilità di contemplare i grandi miracoli di cui è capace la Grazia. Il Signore è fedele e agisce! Per questo possiamo non perdere la speranza, possiamo sempre avere la fiducia di ritrovarci tra le braccia del Padre, accanto a Cristo, a Maria e a tutti i nostri fratelli. Guidati dal nostro vescovo, Papa Francesco, stretti intorno a lui, seguiamo il Signore. Egli ci inviterà ancora una volta a prendere il largo, a farci vicini, amici e solidali con tutti gli abitanti di questa città di Roma. Un biglietto che recentemente ho ricevuto, esattamente per la Pasqua di quest’anno, mi ricordava che per un vescovo due sono le cose da tenere bene a mente: l’autorevolezza consiste nell’amore, la forza di persuasione nel martirio.
Sono convinto che ci custodirà la preghiera del cardinale Vallini, espressione della sua paternità, del suo aiuto e della sua disponibilità, la preghiera del Papa emerito Benedetto XVI e del cardinale Camillo Ruini. Chiedo fin d’ora la preghiera di tutti voi. Chiedo dal cielo la preghiera d’intercessione di tutti quei vescovi, preti, consacrate e laici che hanno reso bella la vita della nostra diocesi. E non posso non sentire in questo momento dal cielo tutta la benedizione di san Giovanni Paolo II, che ho avuto tante volte la gioia di incontrare da vicino, e anche la paternità, l’amicizia e l’affetto del cardinale Ugo Poletti che mi ha accompagnato per tanti anni e del quale ho detto spesso una frase che mi ripeteva: “Angelo, ricordati che la diocesi, la nostra diocesi, non è una macchina da far camminare ma una famiglia da amare!”. Chiedo in particolare la protezione di Maria, Salus Populi Romani, Madre della Fiducia, Madre della Perseveranza, dei Santi Pietro e Paolo, non a caso ci sarà il passaggio in questa festa, e naturalmente di san Filippo Neri. Lunedì scorso il Papa ci ha detto alla Cei che noi vescovi siamo tutti un po’ bravi e un po’ stupidi! Chiedo fin da adesso perdono per la mia stupidità. Assicuro a tutti la mia preghiera».
L’arcivescovo De Donatis ha quindi concluso il suo intervento invitando tutti i presenti a recitare insieme a lui una preghiera mariana scritta da don Andrea Santoro, sacerdote fidei donum della diocesi di Roma ucciso nel 2006 in Turchia.
Una figura carismatica “don Angelo” come continuano a chiamarlo i fedeli di San Marco Evangelista in Campidoglio, per anni la sua parrocchia nel centro di Roma, e i numerosi sacerdoti dell’Urbe della maggior parte dei quali è padre spirituale e formatore.
Papa Francesco ha sempre mostrato grande stima nei suoi confronti chiamandolo a predicare gli Esercizi spirituali di Quaresima 2014 ad Ariccia e poi ordinandolo vescovo a San Giovanni in Laterano il 9 novembre 2015, solennità della dedicazione della Basilica lateranense. Un gesto significativo che già aveva fatto presagire due anni fa la nomina di oggi.
“Annunzia la Parola in ogni occasione opportuna e alle volte non opportuna”, gli aveva raccomandato il Papa nell’omelia, “ammonisci, rimprovera, ma sempre con dolcezza; esorta con ogni magnanimità e dottrina. Le tue parole siano semplici, che tutti capiscano, che non siano lunghe omelie. Mi permetto di dirti: ricordati di tuo papà, quando era tanto felice di avere trovato vicino al paese un`altra parrocchia dove si celebrava la Messa senza l`omelia! Le omelie, che siano proprio la trasmissione della grazia di Dio: semplici, che tutti capiscano e tutti abbiano la voglia di diventare migliori”.
A monsignor De Donatis il Papa ha affidato infatti - con una novità assoluta - la cura del clero romano, presbiteri, seminaristi e diaconi, da amare - disse il giorno dell’ordinazione – “con tutto il cuore” di padre e di fratello. E insieme con loro anche i poveri, gli indifesi e a quanti hanno bisogno di aiuto. “Ascoltali volentieri e con pazienza”, aveva suggerito il Papa: “Tante volte ci vuole tanta pazienza, ma per il Regno di Dio si fa così!”.
Francesco, a braccio, aveva avanzato una richiesta specifica al nuovo presule, alla vigilia del Giubileo della misericordia: “Ti chiedo, come fratello, di essere misericordioso. La Chiesa e il mondo hanno bisogno di tanta misericordia. Tu insegni ai presbiteri, ai seminaristi la strada della misericordia. Con parole, sì: ma soprattutto con il tuo atteggiamento. La misericordia del Padre che sempre riceve, sempre c`è posto nel suo cuore, mai caccia via nessuno. Aspetta. Aspetta. Questo ti auguro: tanta misericordia”.
Alla sua designazione si è arrivati dopo che il Papa aveva chiesto, attraverso i parroci prefetti del Vicariato di Roma, di promuovere una consultazione nelle parrocchie per definire l’identikit del successore di Vallini. Al Pontefice sono arrivate, come accennato, circa 400 lettere con segnalazione di e indicazioni sulle necessità della diocesi segnata da gravi problemi pastorali, amministrativi ed economici, dopo i nove anni di ministero di Vallini.
Le missive erano giunte quasi tutte nella Casa Santa Marta, residenza papale in Vaticano; poche invece erano state recapitate nell’ufficio della Cancelleria del Palazzo lateranense in doppia busta sigillata come richiedeva la procedura, che però non è mai stata resa pubblica o illustrata nel dettaglio sugli organi ufficiali del Vicariato.
Il Pontefice, nella riunione in Vicariato con i prefetti aveva detto di essere in cerca di “un bravo prete” - ha letto tutto quello che gli è arrivato, quindi la Congregazione per i vescovi ha fatto il lavoro di spoglio della documentazione per preparare una terna di candidati come si fa per le nomine dei vescovi diocesani e la scelta del Papa è andata sul vescovo De Donatis. Una scelta non casuale quella di Papa Francesco con la quale conferma di puntare sulle risorse interne della sua diocesi.

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27/05/2017
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