Società

di Fabio Fineschi

Ecco la Balena Blu

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Si chiama “La balena blu” o Blue Whale, viene dalla Russia ed è soltanto un gioco. Un gioco che istiga gli adolescenti al suicidio. Dal punto di vista procedurale questo si costituisce di 50 prove al quale il ragazzo o la ragazza devono sottoporsi. Le prime sono innocue ma andando avanti si fanno sempre più violente: gli anonimi conduttori spingono i ragazzi a sfidare se stessi procurandosi delle ferite sempre più importanti. Gli ordinano di svegliarsi alle 4,30 del mattino per guardare film dell’orrore e/o ascoltare musiche tristi e deprimenti. Di prova in prova si giunge poi a quella più importante: il suicidio. Il macabro finale si svolge, prevalentemente, con l’ordinare all’adolescente di gettarsi da un palazzo, possibilmente il più alto della città. L’aspirante suicida deve anche procurarsi qualcuno compiacente che lo riprenda mentre compie il gesto estremo e, naturalmente, provveda, poi, a postarlo in rete. Importante e spiazzante il servizio delle Iene del 14 maggio 2017. Pochi giorni fa, a Livorno, un adolescente si getta dal palazzo più alto della città, qualcuno sostiene ci sia di mezzo La Balena blu. La polizia sembra non abbia trovato collegamenti in tal senso ma il dubbio rimane. Nella trasmissione delle Iene vengono intervistate le madri di alcune ragazze morte suicide proprio a causa del gioco. Tutto il servizio è inguardabile per la durezza e la crudezza delle immagini ma hanno fatto bene a farlo e a rendere noto il fenomeno. Le ragazze morte, nel racconto delle madri, non appaiono come adolescenti introverse e problematiche ma tutt’altro; anche dalle foto recenti mostrate apparivano come giovani piene di vita e di progetti.

Nel miserabile tentativo di azzardare un’analisi del fenomeno è ovvio che, in primo luogo, venga da puntare il dito sul gioco della Balena blu, ed è giustissimo farlo. Allo stesso tempo, però, è opportuno non dimenticare che quel gioco è un parto dei giorni nostri, un prodotto dell’odierna comunità umana globale. Il mondo non è mai stato un luogo perfetto ed ogni epoca ha conosciuto le sue nefandezze ma oggi la stupidità e la malvagità di pochi possono espandersi e amplificarsi come mai prima era stato possibile. Prendendo spunto dalla famosa e profonda riflessione di Hannah Arendt “La banalità del male” potremmo concludere che ciò che è banale nasce da menti banali e, contemporaneamente, attrae menti altrettanto banali.

Del resto è bene ricordare che Pinocchio, andandosene in giro per il mondo, incontrò Lucignolo e il gatto e la volpe. Lucignolo rappresenta il disimpegno e la superficialità, elementi costituzionali alla natura umana. Gli altri due rappresentano il male, la menzogna e la malizia peggiore, il nichilismo di chi vede solo questo mondo e le sue voglie. Pinocchio si trova così a dover fronteggiare i propri istinti interiori (il lucignolo che è in lui) e i pericoli del mondo esterno (il gatto e la volpe). In sostanza, due forme di incoscienza: la propria e quella del mondo. Da tutte e due ne è attratto, con tutte e due, il burattino, ci casca. Solo il grillo parlante rappresenta la coscienza e, proprio lui, si becca una martellata. I ragazzi di oggi, diversamente da Pinocchio, non devono andare in giro per incontrare il gatto e la volpe, possono starsene comodamente nella propria cameretta e, quei due, andranno a far loro una visitina. Le due forme di incoscienza si incontrano con estrema facilità. L’incoscienza dell’adolescente è fisiologica, strutturale all’età e quindi inconsapevole, quella del mondo, invece, è coscienza capovolta, menzognera anche a se stessa e, perciò, satanica. Si, non ho paura di usare questo termine, anzi, questo concetto, Satana esiste e il suo più grande capolavoro sociale è stato proprio quello di far credere il contrario, in fondo, il “contrario” è proprio il Suo regno. Il vero problema, mi azzardo a dire, non sta nell’evoluzione tecnologica ma sta proprio nel sociale, nella comunità umana così come ce la stiamo confezionando, la tecnologia, in fondo, non fa altro che restituirci, amplificata, l’immagine di quel che siamo. Il problema non è lo specchio, o la pozza d’acqua che ci riflette, ma il soggetto riflesso. La Società di massa tende, sempre di più, a produrre donne e uomini massa, ne segue, l’affermarsi di una modalità di pensiero sempre meno personale e, quindi, sempre meno pensiero ma in prevalenza: emozione, sensazione e suggestione. Siamo abituati a ragionare secondo schemi psicologici ormai superati e quindi si continua ad avere un’idea di normalità psichica che non sta più né in cielo né in terra. Forse è il caso di incominciare a pensare che la discriminante tra adolescente problematico e adolescente non problematico è una pia illusione: l’adolescenza è problematica in sé ed è con questa che abbiamo a che fare. L’influenzabilità è un connotato sano, se non fossimo influenzabili non saremmo nemmeno educabili e, di conseguenza, non sarebbe ipotizzabile nessuna vita sociale. Tuttavia, l’esasperazione dell’influenzabilità degenera nel condizionamento, nella perdita di senso critico e autonomia del pensiero. L’adolescente massicciamente connesso in rete, coinvolto in innumerevoli scambi d’informazioni e opinioni vive in una dimensione di continua fluttuazione emotiva, priva del ristoro di un adeguato spazio di rielaborazione di contenuti ed emozioni: la solitudine. Per ragioni di sopravvivenza psicologica o, forse, di mera assuefazione si rischia l’appiattimento emozionale e cognitivo, una fissità psichica che tutto accoglie. Del resto il condizionamento psico-emotivo costituisce una forma di difesa e, per certi aspetti, somiglia allo stato catatonico. Secondo alcune scuole di pensiero la catatonia, con il suo immobilismo pietrificato, potrebbe essere assimilata ad una strategia difensiva di fronte all’imminenza di un pericolo. Essa costituisce lo stratagemma di alcune specie animali. Con la catatonia l’animale produce una sorta di mimesi con l’ambiente circostante e diventa cosa tra le cose. A volte, davanti ad un predatore, questo comportamento può salvargli la vita oppure indurlo a consegnarla, in maniera indolore e inconsapevole, nella tela del ragno. Viviamo in un mondo globalizzato e, più che altro, commercializzato che ci vuole tutti consumatori acefali; l’avere deve definire l’essere, appunto un satanico contrario del vero. L’essere consapevole di sé costituisce una perturbazione dei mercati, un problema finanziario. Il gioco della balena blu (Blue Whale) è il ragno che attira la preda nella sua rete ma l’adolescente che ci casca ha acquisito il suo status di vittima ben prima di incontrare il suo carnefice. I giovani e i bambini sono le vittime di un sistema che li dà in pasto alla moltitudine dopo aver demolito e irriso ogni filtro, dopo l’avere negato, in nome di una farneticante libertà, i limiti e le fragilità di certe stagioni della vita. Non si va più a letto dopo Carosello perché “Carosello” non finisce mai. Dio è morto, il Diavolo non esiste e il grillo parlante giace sotto il martello; che il “ragno” abbia pietà.

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31/05/2017
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