Politica

di Giuseppe Brienza

Vaccini a tempo di record

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Anche questo firmato a tempo record dall’inquilino del Quirinale, dopo aver superato del resto molto velocemente le verifiche tecniche effettuate dai ministeri della Salute e dell’Istruzione, da ieri è in Gazzetta ufficiale il decreto legge sulle vaccinazioni obbligatorie a scuola. Il discusso provvedimento prevede un periodo di transizione per indurre le famiglie a “mettere in regola” i propri figli evitando le pesanti sanzioni che potranno arrivare a 7.500 euro. Da quest’ultimo punto di vista il “Movimento Italiano Genitori” (Moige) ha denunciato come i dirigenti scolastici si trasformino, con l’entrata in vigore del decreto, in una sorta di «sceriffi delatori» (cfr. www.moige.it). Infatti, nella scuola dell’obbligo al dirigente scolastico viene fatto carico di un ulteriore onere rispetto ai moltissimi che, già adesso, la legge gli attribuisce. Dovrà infatti segnalare alla ASL competente la presenza a scuola di minori non vaccinati e, la mancata segnalazione, gli può costare addirittura una denuncia penale, per l’accusa di reato di omissione di atti d’ufficio ai sensi dell’art. 328 c.p. Entro il prossimo anno scolastico i genitori potranno presentare come “lascia passare” per l’iscrizione dei loro figli a scuola o all’asilo la domanda di vaccinazione all’Asl.

Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha annunciato che intende presentare delle norme di tipo “tecnico-scientifico” per dare alle famiglie e alle istituzioni le istruzioni su come funzioneranno le novità, compreso il periodo transitorio. Il decreto legge approvato lo scorso 19 maggio in Consiglio dei Ministri reintroduce l’obbligatorietà delle vaccinazioni per l’iscrizione ad asili nido e scuole materne, ovvero nella fascia d’età 0-6 anni. Ma l’obbligo riguarderà, con modalità diverse, anche elementari, scuole medie e primi due anni delle superiori, fino cioè ai 16 anni dei ragazzi. In questo caso non si prevede il divieto di iscrizione a scuola, bensì sanzioni e provvedimenti per i genitori. A diventare obbligatorie, a partire dal prossimo settembre, sono 12 vaccinazioni: le 4 già obbligatorie (antidifterica, antitetanica, antipoliomielitica e antiepatite virale B) alle quali si aggiungono anti-pertosse, anti-meningococco B e C, anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite, anti-varicella e il vaccino contro l’Haemophilus influenzae.

Dall’Organizzazione mondiale per la sanità (Oms), da sempre promotrice di ogni tipo di vaccinazione (e di politiche abortiste, vds. non a caso il nuovo presidente Adhanom, appena eletto, definito da Julia Bunting, presidente del Population Council, una delle organizzazioni più attive nel campo del controllo delle nascite, «campione dell’uguaglianza di genere e della salute sessuale e riproduttiva»), naturalmente, arriva un placet al provvedimento del governo Gentiloni. «L’Oms - ha dichiarato in proposito la direttrice dell’area europea Suzanna Jakab - approva le recenti iniziative italiane del Ministro Lorenzin e siamo pronti a sostenerla nel suo lavoro e felici di conoscere il nuovo Piano vaccinale 2017-2019 che identifica l’eradicazione del Morbillo e della Rosolia come un obiettivo politico del Paese».

Sabato scorso erano scesi in piazza contro il decreto, in tutte le regioni d’Italia, migliaia di cittadini e, nonostante il bel ponte e il caldo asfissiante, sono state stimate dagli organizzatori tra le 10.000 e 25.000 persone presenti. Hanno manifestato pubblicamente per la libertà di scelta terapeutica e vaccinale, in particolare, molti genitori e famiglie preoccupati di perdere i loro diritti. Precedentemente erano state circa duemila le persone ad essere scese in piazza a Verona, senza nessuna “copertura mediatica”. Lo stesso (più o meno), è successo per i cortei organizzati il 3 giugno in 21 città italiane, da Aosta a Roma passando per Bologna, Napoli e Milano, nei quali sono stati srotolati striscioni ed esposti cartelli all’insegna dello slogan “libertà dai vaccini”. Nel mirino dei manifestanti, oltre al Governo, ci sono anche le grandi case farmaceutiche, considerate le principali promotrici e beneficiarie di questa esorbitante estensione del numero di vaccinazioni obbligatorie. Si invocano controlli preventivi su eventuali intolleranze dei bambini ai vaccini, l’innalzamento dell’età minima per la vaccinazione e, dai più accorti, anche l’utilizzo di resti di embrioni o feti abortiti in alcuni tipi di vaccini. I genitori assicurano che porteranno avanti fino in fondo la battaglia in sede giudiziaria contro il decreto del Governo che Alessandra Atti del gruppo “Genitori del no Emilia-Romagna” definisce «un autentico ricatto».

A Milano il 3 giugno sono scesi in piazza oltre mille persone al presidio denominato “Per la libertà della scelta vaccinale” promosso da Comilva con i «Genitori del “no obbligo” Lombardia», il movimento Giovani per il Risveglio, il Sentiero di Nicola e il Condav. «Per favore non definiteci no vax», ha spiegato Serena Tessaro, una delle organizzatrici. «Per noi – ha proseguito Serena Tessaro – le vaccinazioni sono un presidio importantissimo e su questo non si discute, ma come tutti i presidi sanitari vanno “dosati” sulle persone. Invece non è consentito fare nemmeno l’anamnesi pre-vaccinale».

Alle manifestazioni per la libertà di scelta vaccinale che si sono già svolte sabato (oltre che nelle città citate si sono tenute anche a Genova, Firenze, Cagliari etc.) se ne aggiungerà una nazionale nel pomeriggio di domenica prossima, 11 giugno, a Roma.

«Credo che siano manifestazioni assolutamente legittime, frutto del fatto che la gente si occupa della questione - ha commentato ieri il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Walter Ricciardi -. Questo è bellissimo, però sono profondamente sbagliate. Spiace. I vaccini hanno salvato milioni di vite, dobbiamo continuare a vaccinare. Con le campagne anti-vaccinazioni si sono ripresentate malattie che erano sotto controllo, mentre di uno a un milione è la possibilità di avere una reazione negativa alla vaccinazione».

Ma il fatto è che il decreto legge alza da 4 a 12 le vaccinazioni obbligatorie in Italia senza considerare i tanti problemi, di ordine tecnico, etico ma anche di costituzionalità, di un provvedimento così invasivo. Si tratta infatti di un decreto che, se sarà convertito in legge e arriverà a pieno regime, rischia di togliere la responsabilità genitoriale in relazione alla dozzina di vaccinazioni imposte al minore. Per non parlare poi del problema dell’utilizzo di resti di embrioni o feti abortiti in alcuni tipi di vaccini, confermato anche dall’agenzia statunitense Fda.

La Santa Sede è stata la prima e, finora, l’unica “organizzazione” internazionale (dato che le altre, più o meno direttamente, ci guadagnano sopra) che, con un documento che risale al 2005, pubblicato dalla Pontificia Accademia Pro Vita (PAV), ha denunciato che la produzione di alcuni vaccini «è in connessione con atti di aborto procurato» (PAV, Riflessioni morali circa i vaccini preparati a partire da cellule provenienti da feti umani abortiti, Città del Vaticano, 5 giugno 2005).

Poi con l’Istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede “Dignitatis Personae”, del 2008, il Magistero ha ripreso il tema perché, in questo documento, il No della Chiesa è a tutte le forme di “sperimentazione” su embrioni e feti, dalla c.d. clonazione di tipo terapeutico alla “cannibalizzazione” degli embrioni abortiti per produrre vaccini.

Da ultimo è stato Papa Francesco che, nell’enciclica sull’ecologia “Laudato si’”, parlando della «globalizzazione del paradigma tecnocratico», ha così definito la sperimentazione “dell’uomo sull’uomo”: «una tecnica di possesso, dominio e trasformazione. È come se il soggetto si trovasse di fronte alla realtà informe totalmente disponibile alla sua manipolazione» (n. 106).

Senza voler far parte in nessun modo delle fazioni che, come sempre in questi casi, si sono subito create sulla questione, ovvero i “No vax” ed i “vaccinisti”, mi sento di solidarizzare con quel vasto movimento di genitori che in Italia si sta mobilitando in queste settimane contro l’introduzione dell’obbligo a ben 12 vaccinazioni come requisito per l’accesso a servizi fondamentali quali nidi, asili e istruzione. Nella loro battaglia, come in quella per preservare i nostri figli dall’ideologia gender, c’è a mio avviso un minimo comun denominatore: la pretesa di un primato del Potere sulla famiglia nella cura dei figli. In entrambi i casi, cioè in quello dell’imposizione dell’ideologia dell’indifferenziazione sessuale a scuola e della vaccinazione estensiva obbligatoria, mi pare ci si trovi di fronte all’ennesimo tentativo di “ingegneria sociale, volto a omologare l’individuo, standardizzarlo e manipolarlo. E, senza voler evocare disegni complottistici, il tutto mi pare diretto anche dai burattinai e dai profittatori del business dell’ingegneria genetica.

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07/06/2017
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