Politica

di Davide Vairani

Don Giussani e la politica

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L’11 giugno 2017 in 1.005 comuni italiani si svolgeranno le elezioni: 9.208.639 di italiani saranno chiamati ad esprimere il proprio voto. Sfiducia e rabbia verso la politica sono sentimenti che si fanno sempre più radicati nelle coscienze: la tentazione di fregarsene e di non andare a votare è sempre più frequente. La politica d’altro canto non fa proprio nulla per scuotersi e recuperare il deficit di fiducia che ha perso da tempo.

Eppure. Eppure ci sono tanti amministratori locali in piccoli e piccolissimi comuni che ancora vivono la politica come un servizio primario al bene comune delle nostre comunità. Non è vero che la politica è sempre e comunque una cosa sporca. Questa tornata amministrativa può allora essere una occasione per tutti. Una occasione di responsabilità e di giudizio. Giudizio anzitutto su noi stessi: possiamo assistere al degrado senza fare nulla oppure implicarci, sentirci chiamati a dare il nostro contributo. Il voto è uno di questi contributi. Responsabilità: non buttare via il nostro voto.

Ma ci basta? Me lo domando da cattolico oltre che da persona. Mi basta andare a votare? E chi voto? Per chi voto? Perchè voto? Lo voglio dire in particolare agli amici del Popolo della Famiglia, che con fatica stanno conducendo una faticosissima campagna elettorale in molti comuni italiani che andranno al voto. Senza soldi, senza i tink tank mediatici. Armati solo della propria passione.

Mi ha colpito - questa voltà sì - leggere stralci di un dialogo avvenuto nel mese di maggio 2017 tra don Julián Carrón e alcuni responsabili del movimento in Lombardia.

Intervento. “Racconto brevemente quello che è accaduto e che continua a succedere negli ultimi mesi nella mia città. Lo faccio per sottolineare come il prendere sul serio i propri bisogni, guardandoli in faccia, muova la libertà delle persone, che si mettono insieme e rispondono ai bisogni che la realtà fa emergere. Ecco ciò che è capitato. Lo scorso mese di dicembre alcuni di noi sono stati provocati ad assumersi un impegno rispetto alle elezioni amministrative che si svolgeranno nella nostra città. Noi arriviamo da un anno e mezzo disastroso: la giunta che si è dimessa in blocco, con il conseguente commissariamento del Comune. In un clima cittadino di assoluta sfiducia, forse ancora peggiore della media nazionale, un parroco ci ha provocato domandandoci: ‘Ma i cristiani hanno qualcosa da dire in questa realtà? Abbiamo una posizione che possa essere di aiuto a tutti?’. Allora alcuni di noi si sono implicati e hanno cominciato a lavorare insieme ad altre realtà della società civile e dell’associazionismo cattolico. Mettere sul tavolo tutta l’urgenza di rispondere ai nostri bisogni, e quindi ai bisogni dei nostri concittadini, ha fatto cadere in maniera inaspettata una serie di muri (fatti di preconcetti e di pregiudizi), al punto tale che abbiamo preparato un documento condiviso (sulla scorta di quello che è accaduto tra i cattolici di Milano l’anno scorso), che abbiamo presentato a tutta la città, avendo anche una risposta, in termini di partecipazione, interessante.Il bello è che le persone che sono venute alla presentazione hanno cominciato anch’esse a muoversi. E soprattutto, avendo visto come alcuni di noi si sono mossi e come sono diventati più maturi e più umani, e quindi più interessanti per loro, hanno cominciato a chiedere da che cosa fosse originato il nostro impegno, fino a coinvolgersi e a lavorare insieme a noi. Successivamente alcuni di noi hanno deciso di candidarsi in una delle liste civiche della città, a uno è stato chiesto addirittura di candidarsi a sindaco.Non avere censurato il nostro bisogno di presenza, di pienezza, di testimonianza e di felicità, ha fatto sì che in città nascesse qualcosa che non si vedeva da tanto tempo. Tutto questo ha rappresentato una provocazione anche all’interno della nostra comunità, che in un certo momento ha rischiato di sedersi su un ‘già saputo’, anche se è un già saputo recente, perché ogni cosa vera invecchia molto in fretta, se non è mantenuta nella sua freschezza originale. Una nostra amica ci ha detto: ‘Io non voto i nostri amici candidati semplicemente perché sono ‘nostri’, perché ho bisogno di qualcosa di più per votarli!’. Provocati da questa osservazione, in alcuni ci siamo incontrati per una chiacchierata, durante la quale è emerso questo giudizio comune: ciò che ti fa decidere di sostenere una certa persona è il cambiamento che vedi in lei, non la voti per partito preso o per l’appartenenza comune a un gruppo, fosse anche CL”.

Julián Carrón. “Questo racconto documenta quale opportunità sono le elezioni per fare la verifica della fede, per verificare fino a che punto i bisogni sono vivi in noi e riescono a muoverci. La questione è se noi riconosciamo di avere bisogno di appartenere a un luogo che costantemente ci ridesta e ci rilancia a verificare nella realtà quello che abbiamo incontrato, essendone sempre più entusiasti. Nessuno decide come la realtà ci raggiunge. Adesso, per esempio, ci interpella attraverso le elezioni in tanti enti locali: possiamo lasciar perdere o usare questa circostanza per vedere che cosa provoca in noi come bisogno. Nessuno ha dato ai nostri amici un ordine di scuderia per fare quel che hanno fatto. Hanno percepito loro il bisogno di impegnarsi, un bisogno ridestato dall’avvenimento cristiano, avendo visto il clima di sfiducia assoluta nella politica. E nessuno ha impedito loro di mettersi in moto, tanto che altri hanno cominciato a muoversi vedendo i nostri amici in azione. Questo è il metodo di Dio, anche a questo livello: uno comincia a muoversi e gli altri, vedendolo, si mettono in moto a loro volta. Perché? Perché capivano l’origine da cui proveniva il loro interesse per le elezioni: non avere censurato il loro bisogno, che è proprio il contrario del sedersi sul ‘già saputo’. Se noi non verifichiamo costantemente fino a che punto i bisogni sono vivi in noi e riescono a muoverci, e quindi se non siamo disponibili ad accettare le sfide che la realtà ci lancia, ci troveremo con il nulla nelle mani, anche se avremo tutta la storia del movimento alle spalle, ma sarà solo un fatto del passato. Il movimento, infatti, potrà continuare a esistere solo attraverso la modalità con cui ciascuno di noi risponde in prima persona all’appello della realtà, una risposta che non possiamo scaricare su nessuno.

E poi aggiunge Carròn:

“Questo è esattamente il secondo dei due fattori che Giussani indicava già negli anni Settanta come ragione del nostro impegno anche in politica.

Li ricordo brevemente:

1. “Il primo livello di incidenza politica di una comunità cristiana viva è la sua stessa esistenza, in quanto questa implica uno spazio e delle possibilità espressive, (…) il cui influsso sulla società civile tende inevitabilmente ad essere di sempre maggior rilievo; l’esperienza cristiana diventa così uno dei protagonisti della vita civile, in costante dialogo e confronto con tutte le altre forze e le altre presenze di cui questa si compone”.

2. Se il primo fattore è che la comunità cristiana stessa è per sua natura un fatto politico, il secondo è questo: “Per la profonda esperienza fraterna che in essa si sviluppa, la comunità cristiana non può non tendere ad avere una sua idea ed un suo metodo d’affronto dei problemi comuni, sia pratici che teorici, da offrire come sua specifica collaborazione a tutto il resto della società in cui è situata”.

Ogni comunità cristiana, per il fatto di essere storicamente collocata in un determinato ambito civile – nel nostro caso, un Comune −, non può non avere uno sguardo sui bisogni e le urgenze più grandi che emergono in quel luogo. Per questo implicarsi con le prossime elezioni amministrative è una possibilità a portata di mano di tutti, nessuno può sentirsi escluso. Chi avrà accettato la sfida potrà giudicare se l’essersi implicato in questa circostanza, che non abbiamo deciso noi, gli è servito per verificare quello che dicevamo all’inizio, cioè se quello che abbiamo incontrato serve per affrontare tutto, perfino nel clima di sfiducia dal quale ci sentiamo circondati. Noi non possiamo essere definiti da questo clima, né possiamo lasciare che altri riempiano gli spazi di presenza che noi, per pigrizia, non riempiamo. Allora ciascuno nel proprio ambito potrà vedere se quello che ci diciamo è un fatto vivo – come è stato per quei nostri amici − o se è semplicemente un modo di dire che non c’entra con le urgenze della vita. Mi sembra che abbiamo davanti una bellissima opportunità per verificare tutti, ma proprio tutti, non solo coloro che s’impegnano direttamente in politica o che hanno deciso di candidarsi, se siamo veramente impegnati per realizzare quel ‘bene comune’ di cui parliamo sempre”.

‘Io non voto i nostri amici candidati semplicemente perché sono ‘nostri’, perché ho bisogno di qualcosa di più per votarli!’.

E’ questa la frase che più mi ha colpito. Perchè spesso siamo abituati (per pigrizia o per scontata fiducia) a votare questo o quel partito, questa o quella persona. Non mi basta. Non perchè non sia importante la relazione di fiducia con questo o con quello, tutt’altro! Ma perchè non è una ragione sufficiente ed esaustiva in sè: la domanda di senso delle cose che ciascuno di noi si porta nel cuore ha bisogno di un respiro più grande. “E’, se opera” - diceva don Giussani. La relazione tra di noi (la compagnia, usando il linguaggio ciellino) è certamente il motivo che ci spinge a non stare fermi, ma è lo strumento, non il fine. Guai se fosse il fine! Perderemmo di vista ciò che ci sta più a cuore: Cristo. La compagnia, il mettersi insieme in politica, creare un movimento o un partito nuovo, implica sempre e costantemente domandarsi ciascuno perchè lo sto facendo.Nella biografia di don Giussani di Alberto Savorana ho trovato un paragrafo che mi ha particolarmente colpito e che rende bene ciò che voglio intendere con questo scritto.

È a pag. 899 e ss.:“…gli universitari gli avevano domandato come mai li stava mettendo in guardia dal pericolo dell’utopia: ‘Dov’è che noi adesso affermiamo un’utopia? Dopo il ’68 era l’utopia marxista, adesso che utopia abbiamo?’. Giussani ricorda di avere risposto: ‘L’utopia della vostra compagnia o – nel migliore dei casi – di amicizia, come laicamente si parla di Stato, si parla di sindacato… Adesso sembra, tante volte, che noi mettiamo la nostra speranza nella compagnia, in una compagnia”.A questo punto ha esclamato: “Non è affatto per creare compagnia che noi siamo qui!! Noi creiamo compagnia per affermare una Presenza, una Presenza che è in questa compagnia, perché [siccome l’ora era finita e dovevo andare via, ho terminato dicendo in modo brutale] della vostra compagnia io me ne infischio”.

Che cos’è più importante? Prendere tanti voti o affermare una Presenza? Non sono un decubertiano, so bene che se si scende in politica si vuole vincere, si vuole ottenere consenso per affermare gli ideali e i valori che ci animano. Ma la domanda che vi/mi pongo non si sposta di un millimetro: perchè vi siete implicati, perché ci avete messo la faccia? Per difendere (solo) dei valori? Spesso la compagnia (e chi la guida) rischia di diventare quasi un idolo: chi non è con me è contro di me. La compagnia rischia spesso di diventare un club chiuso, auto-referenziale, dove chi non la pensa esattamente come te viene espulso. La politica ha due radici etimologiche tra loro antitetiche: polìs, amore per il bene comune; ma anche pòlemos, che significa guerra, battaglia, scontro. Lo stile del cattolico in politica non può essere cercare lo scontro per lo scontro. Occorre al contrario pazienza, saggezza e lungimiranza. E – soprattutto- la coscienza sempre rinnovando ogni giorno del per Chi ci siamo messi in politica. Per affermare dei valori (per quanto giusti e sacrosanti)? Per affermare le nostre strategie, le nostre azioni, le nostre proposte? O meglio: quanto davvero le nostre proposte e le nostre idee appartengono a qualcosa di più grande del quale noi (ciascuno di noi) è riverbero nel mondo e nelle comunità in cui gioca una presenza pubblica?

Tutt’ora, se la compagnia o l’amicizia non è per affermare Cristo credo che potrei fare anche io la stessa affermazione di don Giussani.

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08/06/2017
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