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di Giovanni Marcotullio

Il gesuita James Martin ed il suo nuovo libro

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Abbiamo letto su Repubblica l’intervista di Paolo Rodari al gesuita James Martin: l’occasione è naturalmente l’attesa del suo discusso libro, di cui scrissi appunto anche io (sul mio blog), cinque giorni fa.

Quello che è giusto è giusto: le risposte del gesuita, nel contesto di questa sola intervista, sono intelligenti, moderate e condivisibili. Desta più perplessità il tono di alcune domande del solerte articolista del quotidiano diretto da Mauro Calabresi: davvero viene da chiedersi se Paolo Rodari si ascolti o si rilegga, quando parla de “la destra cattolica” come di quelli che non sono d’accordo con Repubblica, e quindi con lui – e che (va da sé) hanno torto. Eppure non sono lontani i tempi in cui su Il Foglio lo leggevamo perplessi menar di mazza e durlindana contro la musica da discoteca (!), che infiniti addurrebbe lutti all’integrità spirituale dei giovani.

A parte questo, all’ex seminarista della Fraternità San Carlo (dunque un ciellino d.o.c.) chiederemmo cosa voglia dire esattamente l’espressione “se Gesù fosse vivo oggi”, incipit della sua terza domanda. Di fronte a questo, anche il suggerire che possa sussistere una contraddizione tra “accogliere le persone omosessuali” e “chiedere loro di vivere castamente” diventa una sgrammaticatura di poco conto (come se la Chiesa non la chiedesse a tutti i cristiani, la castità…).

È stata gustosa la risposta all’ottava domanda, con la quale il giornalista chiedeva al gesuita di tornare sul suo (rinunciabile) post “alcuni santi erano gay”: Rodari che si fa bacchettare sulla dottrina da Martin è una scena da non perdere.

«P.R.: Gesù disse che in cielo ci precederanno le prostitute. Possiamo dire che molti santi saranno gay?

J.M.: In primo luogo, non voglio paragonare le persone Lgbt con le prostitute, perché la questione è diversa. Tante persone Lgbt conducono una vita santa. Per esempio, un mio amico gay, per molti anni si è occupato del suo partner, che ha una grave malattia incurabile. Questa è una via verso la santità. E sicuramente ci sono dei santi canonizzati dalla Chiesa che avevano un orientamento omosessuale. Questo non significa che fossero sessualmente attivi, ma solo che alcuni di loro avevano un orientamento omosessuale. Se una certa percentuale di umanità nasce gay, allora una certa percentuale dei santi deve essere stata anche gay. Quali santi? È impossibile dirlo. Ma molti di quelli che sono contro l’accoglienza delle persone Lgbt probabilmente saranno sorpresi quando arriveranno in cielo e saranno accolti da quei santi Lgbt».

Ma tralasciando il maldestro gigioneggiamento dell’intervistatore, e tornando all’intervistato, possiamo dire che questo suo libro ora lo attendiamo con più viva curiosità di quanta ne avessimo prima: ancora non riusciamo a capire chi sarebbero i cattolici “contro l’accoglienza delle persone Lgbt”, ma stando alle cose dette in quest’intervista, forse varrà la pena di leggerlo, e poi potremo giudicare se la sparata sui “santi gay” sarà stata un mero strillo pubblicitario (tale da far dunque inferocire gli omosessualisti massimalisti); se sarà “solo” la versione gesuitica di Accompagnare la persona di John Francis Harvey… o cos’altro.

Fino ad allora ci limiteremmo a due o tre domande rivolte a Martin:

Perché parla di “gay” come se questo termine non avesse la connotazione di pride che invece ha, salvo poi supporre implicitamente che la condizione di omosessualità venga vissuta come chiede il Catechismo (ossia in ogni caso senza alcun “orgoglio”)?

Perché parla di “comunità LGBT”? Quali sono le note che la definiscono come tale? Come si struttura? Da cosa è riconoscibile? Ho degli amici di Courage che sottoscriverebbero il giudizio di Hocquenghem, in merito: lei dissente? Se sì, perché? Se no, di nuovo, perché parla di “comunità LGBT”?

Posto che esista una qualche forma di omofobia, negli ambienti ecclesiastici (Pasolini diceva che da nessuna parte ce n’era così poca come nella Chiesa, e anche Vendola l’ha ripetuto più volte, ma vabbe’…), non pensa che questa possa essere collegata alle cordate omosessualiste che il Santo Padre non ha esitato a chiamare con lo specifico nome di “lobbies”?

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09/06/2017
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