Politica

di Mario Adinolfi

Le polemiche inutili

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​Il Popolo della Famiglia è in festa da domenica notte, dopo averla passata insonne in attesa dei risultati elettorali, frutto di una fatica fisica durata mesi che ha coinvolto migliaia di persone su tutto il territorio nazionale. Qualcuno, pochi per la verità e motivati da ragioni chiarissime, ha provato a spargere veleno dopo che i risultati sono stati ufficializzati, minimizzandoli o addirittura irridendoli. Ho sentito motivazioni surreali di gente che non ha mai raccolto un voto e non sa quanto sia difficile trasformare un’istanza in consenso politico. Si sono distinti i fucilieri amici, che hanno dato materiale al sempre abbondante fuoco nemico: si è distinto in questo un blogger de l’Espresso che ha dimostrato di essere animato solo da un feroce astio, immaginiamo da cosa motivato. Il ragazzetto in questione si è spinto fino a titolare con la parola “flop” quello che è oggettivamente un risultato e-cla-tan-te. E chi sa anche minimamente di politica capisce perché.

L’incompetente de l’Espresso ci contesta di aver utilizzato l’espressione “quarto polo”, che in effetti ha dato fastidio a tanti che sui giornali volevano intestarsela e hanno spedito alcuni ascari a seminare zizzania. Io credo che i fatti dimostrino incontrovertibilmente che esistono tre coalizioni maggiori: centrosinistra, centrodestra e M5S. Esiste poi il tentativo di organizzare un quarto polo e nell’esercizio sono attivi Alternativa Popolare di Alfano e Lupi, Energie per l’Italia di Stefano Parisi, Idea di Quagliariello e Roccella, l’Udc di Cesa, i centristi moderati di Casini. Il Popolo della Famiglia, a differenza di questi raggruppamenti, si è presentato con il proprio simbolo alle elezioni su tutto il territorio nazionale. Con quale esito?

Molto semplice. Dopo una prima tornata, quella del 5 giugno 2016, in cui solo in un comune avevamo superato la soglia di sbarramento del 3%, stavolta il trend di crescita ci ha portato ad ottenere quel risultato in molte città. Abbiamo ottenuto dei dati di punta a ridosso del 15%, una percentuale stratosferica, in un comune lombardo e in uno romagnolo. Il blogger dell’Espresso ci contesta che erano comuni piccoli. Più o meno piccoli come Mira, da dove si cominciò ad affermare il Movimento Cinque Stelle qualche anno fa facendo versare fiumi di inchiostro ai commentatori. Mira vale più di Goito o di Riolo, un grillino vale più dell’impresa di Mirko De Carli in terra rossa rossa? Ah, ma siete presenti solo al centro-nord. Non è vero manco questo: il risultato di punta immediatamente successivo a quello di Goito e Riolo (dove, ricordiamolo, eleggiamo consiglieri) è quello di Avola, nel cuore della Sicilia. Abbiamo preso uno straordinario 11.11% grazie al lavoro preliminare del nostro coordinatore nazionale Nicola Di Matteo e abbiamo eletto ben tre consiglieri grazie al lavoro straordinario compiuto sul territorio da Corrado Salonia, che porta a casa poco meno di 1.700 voti di lista. Del risultato di Avola il blogger dell’Espresso ‘on fa cenno e Avola non può essere citato come “comune piccolo” (Goito e Riolo sommate fanno più di quindicimila abitanti comunque). Non cita neanche Fontanafredda, altra impresa del Pdf che ha sostenuto un candidato sindaco di 25 anni portandolo a prendere quasi il 15%, oppure Ischia dove la lista che si chiamava FI-Popolo della Famiglia ha superato il 10% dei voti. Le somme all’Espresso si fanno elidendo i dati e commentando in maniera scombiccherata gli altri.

Sono piccole Goito e Riolo? Avola con i suoi 32mila abitanti può andare bene? E si è scordato anche di Melito di Napoli, comune da 38mila abitanti, dove con ostinazione abbiamo contribuito a portare al ballottaggio il nostro candidato sindaco? E siamo al ballottaggio anche a Riccione, se ne è accorto il blogger? Certo, in uno dei rari accordi di coalizione che abbiamo accettato. Anche Riccione fa 36mila abitanti.
Su Verona persino il blogger de l’Espresso si arrende, ammette che abbiamo avuto un risultato importante. Dimentica tutti i voti che abbiamo preso nelle otto municipalità della città che Filippo Grigolini sapientemente ha messo in campo per ottenere i suoi quasi quattromila voti al Comune, quanto Forza Italia e un punto in più di Fratelli d’Italia, surclassando pure Fare di Tosi, che a Verona non è poca cosa. Ma il 3% è superato anche a Conegliano da Lorenzo Damiano, da Mirco Ghirlanda a Zevio, da Gianfranco Zecchinato Gallo a Teolo, mentre per pochissimi voti hanno mancato la soglia Luca Grossi a Crema e Alberto Cerutti a Borgomanero.
Il Popolo della Famiglia non ha diritto di considerare e-cla-tan-te questo risultato complessivo ottenuto in tutta Italia? Come dice sempre il segretario nazionale Gianfranco Amato, il nostro obiettivo sono le elezioni politiche. Queste amministrative sono o no un colossale passo avanti del Popolo della Famiglia verso il traguardo del 3%, se comparate alle elezioni del 2016? Solo un invidioso può negare una crescita evidente e anche prepotente. In 35 comuni pilota di 17 diverse regioni tra l’anno scorso e quest’anno abbiamo radicato squadre capaci strutturalmente di rappresentare sul territorio la macchina della preparazione delle firme e della raccolta del consenso. Ora queste persone ci permetteranno di essere presenti nella corsa al Parlamento con il simbolo sulla scheda. E quando sei presente a quel punto in tutti i comuni, la musica cambia. Una cosa sono 35 comuni, una cosa sono gli oltre ottomila, la leva moltiplicatrice è evidente.

Quel che è certo è che la media nazionale di questa tornata è a ridosso del 3%. Chi ha spacciato dati diversi non ha calcolato i voti ottenuti da tutte le 19 liste, ha compiuto errori banali come conteggiare le percentuali sui votanti e non sui voti validi, ha voluto deliberatamente chiudere gli occhi su dati che hanno del miracoloso, preferendo sviluppare le odiose polemiche inutili di soggetti che possono sfogarsi solo su Facebook o sui blog. Chi ha osato criticare il fatto che calcolassimo la percentuale solo considerando i comuni in cui ci siamo presentati, poi, ha toccato vette in cui la polemica inutile sconfina nel delirio da rabbia incipiente.
E veniamo alla questione politica. Perché siamo noi il quarto polo? Semplice: perché noi ci siamo. Sa dirmi l’augusto collega dell’Espresso quanti voti in una città chiave come Verona ha preso Alternativa Popolare di Alfano e Lupi o Energie per l’Italia di Stefano Parisi? Mi dice ad Avola o a Conegliano quanti consensi ha raccolto Idea di Quagliariello e Roccella? Siamo il quarto polo per assenza di competitori. Siamo tanti, prendiamo molti voti e pazientemente sopportiamo le polemiche inutili. Meno riusciamo a sopportare la fabbrica di veleni di cui è sempre capace l’Espresso, che quando il Circo Massimo lo riempiamo noi scrive che la capienza è trentamila, quando lo riempie Sergio Cofferati sono tre milioni.

Mi pare arrivata l’ora di dire basta agli infantilismi ed è anche l’ora di una pretesa di rispetto per il Popolo della Famiglia. Capisco che alcuni proprio non ci riescono a fare festa con noi per i risultati ottenuti, ma barare non è consentito. C’è un popolo in festa perché la vittoria di domenica è stata eclatante e visibile a tutti tranne a chi con totale malafede dimostra in realtà solo quanto teme l’avanzata del Popolo della Famiglia.
Noi dobbiamo tranquillamente continuare a lavorare, intanto per i ballottaggi del 25 giugno dove è il Popolo della Famiglia a fare l’arbitro ed ha il telefono che scotta perché tutti ci chiedono i voti, poi per organizzare l’assemblea nazionale di settembre che lancerà l’ultima sfida per la campagna elettorale. Intanto però fateci fare festa, c’è più di una ragione e chi vuole costruire l’alternativa valoriale alle coalizioni esistente sa che in campo concretamente c’è solo il Popolo della Famiglia e nessun altro. Chi sta solo nei palazzi e non è capace a presentare manco una lista sul territorio, vuole fingere di creare un altro polo per poi lanciarlo nelle capienti braccia di Berlusconi. Noi invece facciamo sul serio. C’è chi l’ha capito e punta a farci male con le polemiche inutili.

Sarebbe stato forse più utile non commentarle. Ma siamo in battaglia e non vanno lasciati spazi all’ambiguità.

A noi la battaglia, a Dio questa vittoria.

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13/06/2017
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