Politica

di Mario Adinolfi

Precisando alcuni dati del PDF

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Prosegue qualche polemica di troppo sia rispetto all’atteggiamento che il Popolo della Famiglia terrà in vista dei prossimi ballottaggi del 25 giugno, sia riguardo al futuro del movimento che tutti ormai ammettono essere in crescita. La risposta al successo della tornata amministrativa dell’11 giugno è stata un crescendo di interventi polemici evidentemente rabbiosi e addirittura la nascita di un fantomatico gruppo di “delusi dal Popolo della Famiglia”, ovviamente presente in forma anonima con una pagina su Facebook. Questa pagina raccoglie anche alcuni articoli del quotidiano La Croce, firmati da Mirko De Carli, tratti da pagine di agenzie di stampa come Asianews e altre, in alcuni casi riportate integralmente. L’attacco a Mirko De Carli non è casuale, visto il risultato eccezionale ottenuto da questo dirigente del Popolo della Famiglia della prima ora, che ha portato il nostro simbolo a sfiorare il 15% in una terra rossa da settant’anni come Riolo Terme in Romagna. La pagina riporta fatti dell’anno scorso che guarda caso sono finiti su Facebook a due giorni dal voto, con una viltà degna dei vermi peggiori.

Sarà il caso di svelare che l’ispiratore di quella pagina ignobile è tal David Botti, mattoide che a Bologna finge di incarnare il Comitato Difendiamo i Nostri Figli, che lo stesso comitato in realtà declassa a semplice simpatizzante, che non a caso poi ha firmato sul sito Totus Tuus una ripresa integrale di quelle deliranti accuse, tra cui un’accusa totalmente infondata per una fantomatica truffa ai danni dei terremotati. Bene, sappiano questi signori (e anche la signora che affianca Botti in queste attività denigratorie) che abbiamo dato immediato mandato ai legali del Popolo della Famiglia per fare causa in sede civile e penale a costoro, chiedendo all’autorità giudiziaria la rimozione della pagina contenente allusioni e accuse gravissime e totalmente false, di cui dimostreremo la paternità nonostante il tentativo vile di fare la pagina senza firmarsi. Agli autori della pagina e dell’articolo, quello firmato, su Totus Tuus chiediamo un risarcimento danni di seicentomila euro per le accuse non supportate da qualsiasi elemento di prova (non possono esserci, sono totalmente inventate) ai danni di un nostro dirigente di specchiata moralità e se l’accusa è quella di essersi servito di agenzie di stampa in una dozzina di articoli su La Croce su centinaia e centinaia scritti in questi tre anni, l’accusa è semplicemente ridicola. Se invece si insiste sulla idea della truffa, totalmente e platealmente priva di qualsiasi riscontro, in tribunale sarà davvero gioco facile per il Popolo della Famiglia ottenere i risarcimenti per la palese diffamazione aggravata. Lo stesso Mirko De Carli provvederà poi, sostenuto dal nostro ufficio legale, a sporgere querela per diffamazione allegando analoga richiesta di risarcimento del danno sul piano personale in aggiunta a quello sofferto come movimento politico. Il Popolo della Famiglia difenderà come soggetto politico il proprio onore nelle sedi proprie da coloro che intendono macchiarlo e richiederà adeguati risarcimenti. Allo stesso tempo sosterrà i propri dirigenti che dovessero essere fatti oggetto di attacchi personali di cui è evidente l’infondatezza, sostenendoli con l’ufficio legale proprio e dunque senza che debbano incorrere in spese per l’avvio delle cause legate alla difesa della propria onorabilità. Da oggi in poi qualsiasi attacco sguaiato al Popolo della Famiglia sarà perseguito dai nostri legali in sede civile e penale, con richiesta piena alle persone fisiche di ristoro del danno procurato, così finanzieremo la nostra campagna elettorale per le politiche.
La reazione sul piano legale riguarderà anche coloro che spacciano dati falsi sulla consistenza numerica del voto al Popolo della Famiglia, con la finalità esplicita di innescare sulla comunicazione una versione completamente falsata dello stato di salute del nostro movimento. Chi sull’Espresso e purtroppo persino su fonti più vicine a noi che hanno imbeccato i nostri più astiosi avversari ha scritto che il Popolo della Famiglia ha ottenuto ottomila voti, riceverà una richiesta di pubblica rettifica, ai sensi della legge sulla stampa. Nel caso non venga pubblicata la rettifica, il Popolo della Famiglia darà mandato ai suoi legali di procedere alla richiesta di risarcimento per i gravi danni procurati. Che va bene la censura, va bene il silenziamento mediatico, va bene i frizzi e i lazzi, ma i dati falsi con l’obiettivo deliberato di danneggiare un movimento politico in salute e in crescita, quelli non saranno più accettati. Stesso avvertimento rivolgiamo pubblicamente attraverso questo articolo ai rarissimi casi di coloro che, fuoriusciti dal Pdf a cui chiedevano costantemente e solo la soluzione dei propri problemi lavorativi ed economici e talvolta psichiatrici, intendono continuare a denigrarlo. La denigrazione gratuita è già sfociata in diffamazione bella e buona e la diffamazione è reato e secondo sentenza della Cassazione se svolta su Facebook è diffamazione aggravata. Non si approfitti qualcuno dell’imbavagliamento delle nostre pagine e delle mie personali per tentare una campagna denigratoria, perché da oggi in poi ad ogni passaggio denigratorio corrisponderà non una diatriba su Facebook, ma una causa penale e conseguentemente civile per ristoro del danno procurato.
Il tempo in cui il Popolo della Famiglia restava silente e cristianamente pronto a porgere l’altra guancia ad ogni schiaffeggiatore insultante si è chiuso. Ora ad ogni azione corrisponderà una reazione uguale e contraria. Non saremo mai noi i primi ad offendere, questo lo possiamo giurare. Ma ad ogni offesa replicheremo, non su Facebook, ma nelle adeguate sedi, sempre e comunque. Spero di essere stato chiaro e chi mi conosce sa bene che io, pur subendole, non so avanzare minacce. Le mie sono sempre e solo promesse. Mantenute.
E veniamo ora al dato politico, riguardante il nostro atteggiamento ai ballottaggi. Ci tirano ovunque per la giacchetta e, come ha ricordato anche padre Livio nella rassegna stampa a Radio Maria, ci ritroviamo ad essere arbitri praticamente in tutti i comuni in cui ci siamo presentati. Ho già spiegato nell’articolo di ieri sui traguardi raggiunti e sugli obiettivi che ci proponiamo che la ragione d’essere del Popolo della Famiglia è la sua alternatività alle coalizioni. Se credessimo nel centrodestra, ci candideremmo nel centrodestra. Il centrosinistra, ovviamente, neanche lo consideriamo. Il grillismo lo combattiamo esplicitamente. Il senso di un soggetto politico autonomo sta nella sua autonomia. Allo stesso tempo sul piano locale siamo sufficientemente duttili da lasciar guidare i processi ai dirigenti locali, che in alcuni casi hanno già trovato conveniente allearsi con le coalizioni più diverse: di centrodestra (Riccione), civiche (Ischia) o anche con presenze di centrosinistra (Melito). Ovviamente sono casi legati al territorio, il dato politico nazionale è quello per cui in 25 dei 35 comuni in cui ci siamo presentati alle elezioni nel 2016 e nel 2017 la nostra presenza era caratterizzata da un unico simbolo del Popolo della Famiglia, senza alcuna coalizione, con un candidato sindaco nostro. E tra i 25 comuni ci sono tutte le grandi città: Roma, Milano, Torino, Napoli, Genova, Bologna, Verona. Quindi c’è una linea politica e poi c’è qualche duttilità necessaria, perché non siamo talebani in preda ad un’ideologia, sul piano tattico in alcune realtà locali. Ai ballottaggi accadrà la stessa cosa: l’indicazione politica nazionale è chiara, nessun sostegno alle coalizioni maggiori che sono ambigue e hanno dato pessima prova di sé in Parlamento su tutte le leggi contro la vita e la famiglia, dal divorzio breve alle unioni gay alla legge approvata per fortuna per ora solo alla Camera sull’eutanasia (con appena 37 voti contrari su 630 aventi diritto e la libertà di coscienza lasciata da Forza Italia). Se poi per particolarissime esigenze sul piano locale saranno necessarie deroghe, queste saranno valutate dai garanti nazionali del movimento di concerto con i dirigenti locali.
Ora, per completare il lavoro avviato ieri, riproponiamo i conteggi precisi sulla consistenza del dato elettorale del Popolo della Famiglia, di modo che chi debba preparare le rettifiche abbia i materiali dettagliati per correggere le informazioni false precedentemente diffuse in maniera assai imprudente, dilettantesca e in alcuni casi evidentemente maligna.
In questa tornata elettorale dell’11 giugno 2017 hanno votato il simbolo del Popolo della Famiglia oltre 21mila persone (per la precisione 21.303), più di 43mila sono stati i voti ai candidati sindaco da noi indicati (14 senza alleati, 5 in coalizione). Il foglio excel con i voti comune per comune lo ha stilato Paolo Pasanisi Zingarello, che ringrazio, gli ho chiesto di aggiornarlo con i voti ricevuti a Verona nelle circoscrizioni. Questo computo non viene mai fatto, ma in tutte le grandi città (Roma, Milano, Torino, Bologna, Napoli e appunto Verona, ma anche a Ravenna e Faenza) noi non ci siamo presentati solo al Comune, ma anche alle municipalità. Il voto dato nelle municipalità di solito è più libero, perché privo del ricatto sul cosiddetto “voto utile” che invece grava la competizione per il sindaco. Così l’anno scorso a Roma e Napoli toccammo il 2% nelle circoscrizioni e quest’anni a Verona la media nelle circoscrizioni è attorno al 5% dei voti, con il 5.80% di picco nella circoscrizione ottava. Conteggiando tutti questi voti, che sono voti veri e non voti di serie b, il Pdf ottiene il 2.9% nella tornata elettorale amministrative 2017 come percentuale media nelle realtà dove il simbolo era presente sulla scheda: il dato emerge dal rapporto tra i 21.303 voti raccolti dal simbolo Pdf rapportati ai 721mila voti validi di lista espressi in quei comuni. Chi ha scritto di otto o diecimila voti non ha atteso i risultati definitivi, non si è accorto che ad Avola prendevamo l’11.11% e a Fontanafredda portavamo un sindaco venticinquenne al 15% e ha deciso di diramare dati falsi basati su calcoli provvisori.
I numeri sono numeri e non sono contestabili. Si sommano i voti ricevuti dal Popolo della Famiglia sui propri candidati sindaco presentati tra il 2016 e il 2017 a Roma, Milano, Napoli, Torino, Genova, Bologna, Verona, Cagliari, Salerno, Padova, Bolzano, Crotone, Rimini, Novara, Riccione, Alessandria, Monza, Crema, Borgomanero, Savigliano, Grugliasco, Ischia, Melito, Avola, Fontanafredda, Riolo, Goito, Zevio, Teolo, Conegliano, Assisi, San Benedetto del Tronto, Cordenons, Villorba, Varese. Poi si aggiungono (mediandoli ovviamente con il dato delle comunali) i voti ottenuti in decine di municipalità a Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Verona, Ravenna e Faenza. E si scopre che in appena quindici mesi e in soli trentacinque comuni pilota, il Popolo della Famiglia ha raccolto attorno a sé il consenso di oltre centomila cittadini. Poiché nel popolo ci sono anche i San Tommaso ecco l’elenco analitico del voto città per città tenendo insieme le due tornate amministrative 2016 e 2017:
Mario Adinolfi (Roma) 7.992 voti
Nicolò Mardegan (Milano) 6.018
Filippo Grigolini (Verona) 3.851
Mirko De Carli (Bologna) 2.076
Vitantonio Colucci (Torino) 2.032
Luigi Sposato (Padova) 1.528
Luigi Mercogliano (Napoli) 1.489
Raffaele Adinolfi (Salerno) 1.304
Ada Addolorata Di Campi (Rimini) 1.044
Gian Carlo Paracchini (Novara) 977
Alberto Agus (Cagliari) 945
Stefano Arrighi (Genova) 906
Luca Della Schiava (Fontanafredda) 869
Pietro Marcazzan (Goito) 711
Manuela Ponti (Monza) 601
Luca Grossi (Crema) 478
Lorenzo Damiano (Conegliano) 424
Mirco Ghirlanda (Zevio) 337
Mirko De Carli (Riolo) 355
Alberto Cerutti (Borgomanero) 270
Claudio Iacono (Assisi) 254
Maurizio Schininà (Savigliano) 216
Lucianella Presta (Grugliasco) 180
Gianfranco Zecchinato Gallo (Teolo) 165
Damiano Cattarin (Villorba) 153
In coalizione abbiamo votato ad aprile 2016 per Giorgio Holzmann a Bolzano (1.874 voti), poi il 5 giugno 2016 per Paolo Orrigoni a Varese (16.374 voti al sindaco, 634 alla lista Pdf), Pasqualino Piunti a San Benedetto del Tronto (6.343 voti al sindaco, 149 alla lista Pdf), Ottavio Tesoriere a Crotone (1.098 voti al sindaco, 64 alla lista Pdf), Andrea Delle Vedove a Cordenons (272 voti alla lista, 2.853 voti al sindaco). Nel giugno 2017 in coalizione abbiamo sostenuto Luca Cannata sindaco di Avola ottenendone l’elezione al primo turno (12.839 voti, 11.11% alla lista del Popolo della Famiglia per 1.645 voti), Gianluca Trani sindaco di Ischia non eletto (5.204 voti, 1227 voti di lista alla “bicicletta” Pdf-Fi), Renata Tosi sindaco di Riccione che abbiamo portato al ballottaggio (6.236 voti, 273 al Pdf), Pietro D’Angelo sindaco di Melito che abbiamo portato al ballottaggio (5.118 voti, 200 al Pdf), Emanuele Locci candidato sindaco non eletto di Alessandria (3.296 voti, 283 al Popolo della Famiglia). Complessivamente ai sindaci indicati dal Pdf tra il 2016 e il 2017 sono stati assegnati dunque 96.390 voti. I risultati di lista dicono: Goito 14.86%, Riolo 14.38%, Avola 11.11%, Ischia 10.28%, Zevio 4.75%, Teolo 3.66%, Verona 3.39%, Cordenons 3.32%, Conegliano 3.02%, Crema 2.93%, Borgomanero 2.76%, Novara 2.16%, Savigliano 2.06%, Varese 1.92%, Villorba 1.79%, Fontanafredda 1.76%, Salerno 1.72%, Riccione 1.65%, Rimini 1.58%, Assisi 1.49%, Monza 1.25%, Bologna 1.23%, Melito 1.16%, Milano 1.15, Cagliari 1.15%, Grugliasco 1.12%, San Benedetto del Tronto 0.84%, Alessandria 0.74%, Roma 0.62%, Torino 0.55%, Genova 0.41%, Napoli 0.37%, Padova 0.27%, Crotone 0.24%. La media nazionale relativa ai voti validamente espressi nelle città in cui eravamo presenti alle elezioni amministrative del 2016 è stata dell’1.07%, nel 2017 è salita al 2.9% conteggiando anche le otto municipalità veronesi con voto medio del 5% e punta nell’ottava circoscrizione con il 5.80%.
I 96.390 voti che abbiamo raccolto sul territorio attorno ai candidati sindaco da noi indicati, a cui va sommato il differenziale positivo tra voto comunale e voto circoscrizionale nelle grandi città (solo a Roma prendemmo 7.992 voti al Comune, ma oltre 12mila nelle circoscrizioni dove eravamo liberi dal ricatto del voto utile, lo stesso è accaduto inevitabilmente l’11 giugno 2017 a Verona), porta l’area di consenso del Popolo della Famiglia sui 35 comuni dove si è messo alla prova ben oltre i centomila voti. Un risultato straordinario perché compiuto in appena quindici mesi. Come ha fatto ben notare Massimilano Amato con uno specchietto molto preciso, siamo assai competitivi con i partiti che hanno strutture e denari infinitamente superiori alle nostre, basti pensare che a Verona abbiamo gli stessi voti di Forza Italia e battiamo nettamente Fratelli d’Italia sia dove ci presentiamo da soli (Verona, appunto) che dove ci presentiamo in coalizione proprio con loro (a Riccione l’eroico gruppo fondato poche settimane prima con una mia presenza in loco, ha fatto sì che il Popolo della Famiglia sopravanzasse nei consensi il partito della Meloni con cui eravamo alleati).
Si possono fare tutte le valutazioni che si vogliono a questi che sono tutti dati ufficiali tratti dal sito del ministero dell’Interno. Sono numeri. Ma al di là dei numeri qui c’è un popolo vero, in carne e ossa, che si è mosso andando nelle urne a dire che crede nel soggetto politico autonomo posto a presidio dei valori essenziali e quindi non negoziabili che si chiama Popolo della Famiglia. Tante, tante persone in appena 35 comuni hanno detto sì alla nostra proposta, molte migliaia si sono concretamente impegnate mettendoci la faccia candidandosi, firmando la presentazione delle liste o tesserandosi al nostro movimento (ricordo sempre che L’iscrizione al Popolo della Famiglia costa 50 euro per il 2017 - liberi di fare donazioni superiori, chi versa almeno 500 euro è socio sostenitore e ottiene in regalo l’abbonamento annuale digitale al quotidiano La Croce - e si regolarizza con un bonifico al conto intestato a POPOLO DELLA FAMIGLIA che ha il seguente IBAN: IT88M0103003241000000354618 del Monte Paschi Siena, agenzia Roma 41. Si può in alternativa inviare un vaglia postale a POPOLO DELLA FAMIGLIA piazza del Gesù 47 00186 Roma. L’avvenuta iscrizione deve essere comunicata al sempre più decisivo coordinatore nazionale Nicola Di Matteo con una email a [email protected] che provvederà all’invio materiale della tessera).
L’invito finale è ad unirsi nello sforzo collettivo di cambiamento del Paese che si chiama Popolo della Famiglia. Chi si è battuto al Family Day contro una legge ignobile e incostituzionale come la legge Cirinnà non può che votare l’unico soggetto politico che ha a cuore quei temi e propone esplicitamente l’abolizione della legge Cirinnà. Siamo un movimento con ricette economiche che travolgerebbero in bene l’Italia se applicate, perché siamo un movimento di lotta e di proposta, non di protesta. E allora reddito di maternità, quoziente familiare, inserimento in Costituzione del diritto universale a nascere e ad essere curati, contro i falsi diritti all’aborto e all’eutanasia, per combattere insieme il dramma della denatalità ma anche e soprattutto il clima culturale che la ingenera, sono temi che meritano un impegno diretto di ciascuno di voi, di te che mi stai leggendo in questo momento. Se il Popolo della Famiglia non ce la farà alle elezioni politiche del marzo 2018 (mancano meno di nove mesi, l’urgenza è ora, unisciti al Pdf adesso) state pur certi che la prossima legislatura sarà caratterizzata dagli accordi bipartisan che vareranno le leggi sull’omofobia, sul “matrimonio egualitario”, sulle adozioni ai gay, sulla depenalizzazione dell’utero in affitto, sulla droga libera, sull’eutanasia, sulla diffusione del gender nelle scuole (l’apposita legge in Umbria è stata votata dall’inedita alleanza tra Pd e M5S con l’astensione di Forza Italia). Poiché non sapranno risolvere i veri drammi del paese, si rifugeranno nei cosiddetti “diritti civili” per far sembrare mediatamente che qualcosa hanno fatto. Come sostengono i governanti attuali che, reduci da un disastro dopo l’altro in questa legislatura, nelle interviste dicono sempre: “Ma abbiamo fatto le unioni civili”.
La presenza parlamentare del Popolo della Famiglia, in un regime proporzionale dove i trenta parlamentari tra Camera e Senato che eleggeremmo superando la soglia minima del 3% sarebbero decisivi per la formazione di qualsiasi maggioranza, sarebbe l’unica possibile garanzia contro l’avanzata di quelle leggi nichiliste, così come sarebbe la pietra fondante di riforme a favore della famiglia, in primis reddito di maternità e quoziente familiare.
Ovviamente la presenza nell’agone politico del Popolo della Famiglia ha rotto molti equilibri consolidati da decenni e altri che si stavano formando a vantaggio di qualcuno e questo spiega il livore diffuso nei nostri confronti. Noi non ce ne curiamo e continueremo ad ascoltare le critiche, che ci rendono umili e ci fanno tenere i piedi per terra. Gli insulti no, per quelli il tempo si è concluso e a chi danneggia il Popolo della Famiglia chiederemo ogni giorno conto nelle sedi proprie.

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16/06/2017
1510/2019
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