Chiesa

di Giuseppe Brienza

Il Papa ringrazia per don Milani

ARTICOLO TRATTO DALLA VERSIONE PER ABBONATI, SOSTIENI LA CROCE ABBONANDOTI QUI

ARTICOLO TRATTO DALLA VERSIONE PER ABBONATI, SOSTIENI LA CROCE ABBONANDOTI

QUI http://www.lacrocequotidiano.it/abbonarsi-ora

Dopo aver visitato Bozzolo (Mantova) e aver reso omaggio a don Primo Mazzolari, Papa Francesco si è spostato ieri mattina in Toscana, nella piccola località di Barbiana, dove in forma privata ha visitato e pregato sulla tomba di don Lorenzo Milani. Un atto di omaggio a un sacerdote ed educatore che fece della scuola la missione principale della sua vita, cercando (senza trovarlo) un sostegno dalle autorità ecclesiastiche del tempo per far sì che il suo apostolato «non rimanesse solo un fatto privato».

È un incontro che completa un percorso iniziato già nel 2014 quando, su richiesta del Cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze e già segretario generale della CEI (2001-2008), la Congregazione della Dottrina della Fede aveva fatto rimuovere il provvedimento di censura (non dottrinale ma motivato solo da «ragioni di opportunità») sul libro “Esperienze pastorali” (1958), l’unico firmato solo da don Milani. È lo stesso arcivescovo umbro (Betori è nato a Foligno settant’anni fa) che, escludendo l’apertura di qualsiasi processo di beatificazione per il sacerdote-maestro, ci tiene a sottolineare che «la figura e la vicenda di don Lorenzo Milani vanno liberate da ogni retorica, non vanno mitizzate, vanno sottratte a strumentalizzazioni ideologiche, difendendone invece la permanente e feconda provocazione». Quello di ieri, infatti, aggiunge il cardinale, è un evento che non vuole cercare in don Milani «un esempio da imitare» ma, piuttosto, servire a comprendere «le ragioni per cui non fu compreso».

Papa Francesco ha salutato i ragazzi di don Milani, quelli della Scuola popolare di San Donato, dove il sacerdote servì come vice-parroco dal 1947 al 1954, a quelli della scuola di Barbiana. «Siete testimoni - ha detto - di come un prete abbia vissuto la sua missione, nei luoghi in cui la Chiesa lo ha chiamato, in piena fedeltà al Vangelo e proprio per questo con piena fedeltà a ciascuno di voi».

Ma sono anche i testimoni «della passione educativa» di don Lorenzo, che lo aveva portato a «dedicarsi completamente alla scuola», che «non era cosa diversa rispetto alla sua missione di prete», ma «il modo concreto di svolgere quella missione» (Papa Francesco, Ridare ai poveri la parola, in “L’Osservatore Romano”, 21 gennaio 2017, p. 8).

Colpisce che il tratto che viene fuori è quello di un sacerdote ubbidiente, che accetta il trasferimento a Barbiana, per avere «nuovi figli», che pensa lì di «ridare ai poveri la parola perché senza la parola non c’è dignità e quindi neanche libertà e giustizia». È un messaggio che vale oggi, che va rivendicato insieme «al pane, alla casa, al lavoro e alla famiglia», ha concluso il Papa.

Il Santo Padre ha quindi salutato i giovani e ringraziato gli educatori presenti cui ha raccomandato di fare della loro professione una «missione di amore», insegnando a partire dalla «crescita di una coscienza libera», capace «di confrontarsi con la realtà e di orientarsi in essa guidata dall’amore, dalla voglia di compromettersi con gli altri, di farsi carico delle loro fatiche e ferite, di rifuggire da ogni egoismo per servire il bene comune».

Papa Francesco ha anche ricordato “Lettera a una professoressa”, l’opera firmata collettivamente come “scuola di Barbiana” e pubblicata nell’anno stesso della morte di Don Milani (1967), ricordando il suo appello alla responsabilità, che riguarda giovani e adulti, «chiamati a vivere la libertà di coscienza in modo autentico, come ricerca del vero, del bello e del bene, pronti a pagare il prezzo che ciò comporta, e questo senza compromessi».

Ai sacerdoti presenti - alcuni ormai anziani, che furono compagni di seminario del Priore di Barbiana Bergoglio ha chiesto di essere «eredi di don Lorenzo», quali «uomini di fede», come quella di don Lorenzo, che fu una «fede totalizzante, che diventa un donarsi completamente al Signore e che nel ministero sacerdotale trova la forma piena e compiuta per il giovane convertito». «Senza questa sete di Assoluto - ha aggiunto il Papa che, tante volte, ha raccomandato ai preti di non trasformarsi in “burocrati” - si può essere dei buoni funzionari del sacro, ma non si può essere preti, preti veri, capaci di diventare servitori di Cristo nei fratelli». Li ha pure invitati a «voler bene alla Chiesa, come le volle bene lui, con la schiettezza e la verità che possono creare anche tensioni, ma mai fratture, abbandoni», per questo la Chiesa va amata e fatta amare, mostrata «come madre premurosa di tutti, soprattutto dei più poveri e fragili, sia nella vita sociale sia in quella personale e religiosa».

Il vero motivo del viaggio a Barbiana, dalle parole stesse del Pontefice, è quello di dare finalmente una risposta alla richiesta di don Milani al suo vescovo, cui chiedeva «un qualsiasi atto solenne», perché altrimenti il suo apostolato sarebbe «apparso come un fatto privato». Sì, concede il Papa, dal Cardinale Silvano Piovanelli in poi, gli arcivescovi di Firenze hanno dato riconoscimento a don Lorenzo ma, ieri, lui lo ha fatto come vescovo di Roma e, questo, «non cancella le amarezze che hanno accompagnato la vita di don Milani – non si tratta di cancellare la storia o di negarla, bensì di comprenderne circostanze e umanità in gioco –, ma dice che la Chiesa riconosce in quella vita un modo esemplare di servire il Vangelo, i poveri e la Chiesa stessa».

Al Papa, preme prima di tutto, come in fondo chiedeva la madre di don Lorenzo Alice Weiss (1895-1978), che da giovane era stata allieva di James Joyce, che si conosca il prete che era don Milani. Bergoglio risponde quindi idealmente alla madre di questo particolarissimo sacerdote: fu un prete «trasparente e duro come un diamante», che «continua a trasmettere la luce di Dio sul cammino della Chiesa».

Sono impegnative le parole che il Papa ha pronunciato a Barbiana che, senza voler rievocare la vicenda umana ed ecclesiale di don Milani, ne ha additato piuttosto una meditazione, «rivolta innanzi tutto ai preti e ai cattolici d’Italia», come ha giustamente scritto nel suo commento in prima pagina il direttore del giornale della Santa Sede (cfr. Gian Maria Vian, Per un clero non clericale, in “L’Osservatore Romano”, 21 gennaio 2017, p. 1). Papa Francesco ha infatti invitato sacerdoti e laici a meditare sugli esempi di un «clero non clericale», che ha sempre cercato di «amare il proprio tempo» senza sterili nostalgie. A Barbiana, ha giustamente riconosciuto il prof. Gian Maria Vian, Don Milani ha quindi «lasciato la consegna, certo non solo ai preti, di ricercare Dio e di voler bene alla Chiesa, magari nelle tensioni, ma senza fratture né abbandoni» (art. cit.).

ARTICOLO TRATTO DALLA VERSIONE PER ABBONATI, SOSTIENI LA CROCE ABBONANDOTI QUI

21/06/2017
1511/2019
San Alberto Magno

Voglio la
Mamma

Vai alla sezione

Politica

Vai alla sezione

Articoli correlati

Chiesa

Non sarà una Quaresima facile

Francesco invoca le lacrime: dalle coste libiche all’Ucraina fino al carcere italiano dove si suicida un detenuto nell’indifferenza, il male non ci lasci a ciglio asciutto

Leggi tutto

Chiesa

Ha parlato il Papa, la causa è finita: la “letizia dell’amore” spinge ad aprirsi alla Grazia

Sull’esortazione apostolica postsinodale “Amoris lætitia”, pubblicata ieri, i giornali si sono spartiti la preda dei clic, dei like e degli share, al grido di “Il Papa apre a…”. Salvo poi dover ribadire già in catenaccio (e ancora di più nei testi degli articoli) che l’auspicata agendina radical chic non è stata copiata nell’agenda della Chiesa. Francesco ha però rinnovato lo slancio a giocare appieno il potere che il Vangelo ha di incendiare i cuori e disporli alle sue esigenze

Leggi tutto

Società

L’infamia della giornata mondiale sull’aborto

Cos’è il “partial birth abortion”, la nuova frontiera dell’aborto “libero” che viene richiesta dalla giornata mondiale dell’aborto del 28 settembre? Semplice, è la possibilità per la donna di prendere la decisione di abortire sino alle ultime settimane di gravidanza. Ad oggi le varie legislazioni nazionali permettono l’interruzione volontaria di gravidanza fino al quinto mese in genere, l’Italia è più restrittiva e si ferma al terzo mese, anche se con il trucco dell’aborto “terapeutico” si finisce molto più in là. L’interpretazione della sentenza della Corte Suprema americana consegna però uno scenario infame secondo cui il nascituro non avrebbe diritti e sarebbe parte del corpo della donna che potrebbe farne quello che vuole fino al momento della nascita. In base a questa interpretazione la pratica dell’aborto a nascita parziale prevede l’induzione del parto anche al nono mese di gravidanza, un parto che viene indotto in posizione podalica stando attenti a mantenere la testa del nascituro all’interno del grembo della donna che non riesco a definire materno, per poi introdurre uno speciale forcipe e schiacciare la testa del bimbo per provocarne la morte completando poi il parto con l’espulsione del corpicino ormai senza vita.

Leggi tutto

Storie

Maria Pollacci si racconta: cosa ha visto chi ha fatto nascere quasi ottomila bambini

Tutta Italia la vide sul palco dell’Ariston il 9 febbraio 2017: l’“ostetrica dei record” ci racconta amichevolmente i suoi novantaquattro splendidi anni e si tratta di storie bellissime tutte da leggere.

Leggi tutto

Chiesa

Papa Francesco ai laici: “Ora tocca a voi”

Importante discorso del Pontefice all’apertura dell’Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana: “Non servono i vescovi-pilota”

Leggi tutto

Chiesa

Perdono, genocidio e misericordia

San Giovanni Paolo II, più volte, aveva parlato prima delle tensioni nel paese e, fin dall’Aprile del 1994, non mancò di appellarsi al ritorno della pace: «Le tragiche notizie che giungono dal Ruanda suscitano nell’animo di tutti noi una grande sofferenza. Un nuovo indicibile dramma: l’assassinio dei capi di Stato di Ruanda e Burundi e del seguito; il capo del Governo ruandese e la sua famiglia trucidati; sacerdoti, religiosi e religiose uccisi. Ovunque odio, vendette, sangue fraterno versato. In nome di Cristo, vi supplico, deponete le armi, non rendete vano il prezzo della Redenzione, aprite il cuore all’imperativo di pace del Risorto! Rivolgo il mio appello a tutti i responsabili, anche della comunità internazionale, perché non desistano dal cercare ogni via che possa porre argine a tanta distruzione e morte» (Regina Coeli 10 Aprile 1994). Qualche settimana dopo, la voce del Papa si fa ancora più sofferente e vibrante: «Vi invito accoratamente, ad una preghiera sofferta e fervorosa per il Ruanda. La tragedia di quelle popolazioni sembra non voler arrestarsi: barbarie, vendette, uccisioni, sangue innocente versato, ovunque orrore e morte. Invito quanti detengono responsabilità ad una azione generosa ed efficace perché si arresti questo genocidio. È l’ora della fraternità! È l’ora della riconciliazione!» (Udienza Generale 27 aprile 1994).

Leggi tutto

La Croce Quotidiano, C.F. P.IVA 12050921001

© 2014-2019 La Croce Quotidiano