Società

di Mario Adinolfi

Con la Fedeli la notte è dopo gli esami

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​Mezzo milione di giovani italiani sono alle prese con l’esame di maturità, hanno già brillantemente risposto alle “traccie” del tema d’Italiano sottoposte loro da un ministro che l’esame di maturità non l’ha mai fatto. Gli studenti sghignazzano davanti a Valeria Fedeli che nel solenne discorso confonde il re d’Italia Vittorio Emanuele III, quello del fascismo e delle leggi razziali e della triste fuga a Brindisi, con quelli che fecero guerra e trattati con Napoleone. Un ministro che è un pozzo d’ignoranza e lascia “traccie” del suo passaggio indecoroso a ogni tornante, come quando spacciava nei curricula ufficiali un suo diplomino come “Laurea in Scienze Sociali”. Figlia della cultura del Sessantotto e moglie di un ex potente del Pci che ha ottenuto per lei lo scranno in Senato una volta trombato, la Fedeli è fotografia perfetta del disastro italiano. Fa il ministro che registra il videomessaggio di auguri agli studenti della maturità senza aver mai fatto la maturità, fa il ministro dell’università senza aver mai frequentato manco un giorno l’università, fa il ministro della ricerca scientifica e viene solo da ridere. Ma la vanità, quella, il ministro non la perde: è come per i capelli color vermiglio, non riesce proprio a trattenersi dalle ridicolaggini. E allora “traccie”, e allora Vittorio Emanuele III contemporaneo di Napoleone e mi raccomando che si legga bene sul sito del MIUR.

Ma fossero solo questi i problemi. Una come come la Fedeli, ministro nonostante le menzogne sul curriculum, senatore perché moglie di, caso unico al mondo di responsabile del dicastero dell’Istruzione che non ha sostenuto l’esame di maturità, ovviamente non può avere la meritocrazia come stella polare. Cosa ne deriva? Ne deriva il singulto sessantottardo del sei politico, del tutti ammessi a questo esame di maturità 2017 e, già si sa, del tutti promossi. Via qualsiasi limite, qualsiasi severità e con essi anche quel minimo d’autorevolezza che rimaneva alla scuola italiana.

Come scrive acutamente Costanza Miriano, ormai l’unica ossessione del ministro Fedeli è l’educazione sessuale e l’educazione di genere, è “insegnare a mettere il preservativo ad un cetriolo”. Sul resto si può e si deve soprassedere. E così i dati Ocse certificano che gli studenti italiani sono i peggiori al mondo per comprensione di un testo, conoscenza delle lingue straniere, capacità di calcolo. Studiano fino a trent’anni troppo spesso in facoltà inutili da dove ricavano, quando va bene, pezzi di carta che non valgono niente con un livello di preparazione che li taglia fuori da qualsiasi ipotesi competitiva a livello internazionale. Devono dunque restare a lungo a carico dei loro genitori, a casa dei quali ancora vive un trentacinquenne su due.

La retorica, cari ragazzi della maturità 2017, fa suonare Antonello Venditti e la sua notte prima degli esami, quella delle “gambe chiuse come le chiese quando ti vuoi confessare”. Io per la verità ricordo la mia notte prima degli esami come una notte di studio e di sana paura. Ora nessuno vuole più confessarsi, tanto il peccato non esiste e le chiese restano pure aperte, però sono vuote. Però qualcuno, cari ragazzi, deve dirvi la verità. Con la scuola di Valeria Fedeli, con il tema sul poeta sconosciuto che fa tanto ignoranza dei radical chic (quelli sono davvero “caproni”), con il tutti ammessi all’esame e tutti promossi, la notte per voi comincia dopo gli esami. Lo dicono i dati: prima dei 24 anni il 35% dei ragazzi resta disoccupato. I laureati sono appena sette su cento che hanno cominciato il percorso scolastico di studi. Coloro che pure il lavoro lo trovano nella stragrande maggioranza dei casi lo trovano sottopagato. Mettere su famiglia per una giovane coppia con presupposti del genere diventa un miraggio.

Cosa servirebbe? Rendere probante e davvero formativo il percorso scolastico, affiancarlo ad una dimensione che sappia integrare (non alternare) il rapporto con il mondo del lavoro, costruirlo dentro un contesto che ricorda che l’Italia è in Europa e nel mondo dunque puntando forte sulla conoscenza decente di almeno una lingua straniera, non marginalizzando le materie scientifiche rispetto alle umanistiche e spingendo per mandare all’università solo coloro che attraverso il percorso accademico possano aumentare le loro chances d’ingresso nel mondo del lavoro, perché gli atenei non devono diventare parcheggi di nullafacenti che studiano scienza delle merendine. Insieme a tutto questo occorre valorizzare e non deprimere il senso del voto di condotta, di rispetto per l’autorità scolastica e genitoriale, altro che preservativi ai cetrioli e altro ciarpame ideologico di questi tempi senza valori e quindi senza valore. Con i ragazzi occorre severità e indicazione dell’eccellenza come traguardo da raggiungere, perché premiando sempre e solo la mediocrità si riducono a mediocrità anche le eccellenze.
La tradizione scolastica italiana ci assegnava valori assoluti nel contesto europeo fino ad un quarto di secolo fa. Ora è diventata la scuola degli sciamannati, degli spacciatori di droga nei cortili dei licei a ricreazione e guai a denunciarli, si incavolano quelli del “coordinamento genitori”, primi consumatori delle delizie offerte dal ragazzo.

No, signori, la scuola di Valeria Fedeli, la maturità di questo ministro che non l’ha mai dovuta affrontare, non possono essere celebrate, neanche con la consueta retorica del rito abituale di inizio estate. Tutti promossi equivale a nessun promosso, siamo dentro al blob che uniforma tutti per consegnarli alla mediocrità e all’impossibilità di competere, in un orizzonte avaloriale che purtroppo è quello dei sessantottardi tristi e delusi per il mancato compimento della loro sciatta rivoluzione. Non devono essere i nostri figli, però, a patire il cinismo derivato dalla loro disillusione. Mai come oggi diventa fondamentale la battaglia per la scuola libera, per il diritto della famiglia di scegliere in quale istituto formare i propri figli, perché il patto tra la famiglia e questa formula di scuola statale è saltato anche per il lassismo che ha caratterizzato l’attività dell’ultimo ministro della Istruzione, Università e Ricerca Scientifica.

Ripartiamo dalla libertà scolastica per uscire da questa notte dell’istruzione pubblica, per dare una chance di futuro concreta ai nostri figli il cui destino da sottoproletari o da acquirenti illusi di biglietti del superenalotto (sperando magari di sposare un ricco e potente senatore comunista che ci lascia lo scranno al Senato una volta trombato, ma vincite di questo tipo non sono per tutti/e) altrimenti appare segnato.

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21/06/2017
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