Società

di Mario Adinolfi

La morte di Charlie punto di non ritorno

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Dobbiamo averlo chiaro in testa, il martirio di Charlie Gard è un punto di non ritorno delle politiche mortifere europee, caratterizzate anche da una inadeguata opposizione alla esplosione di norme e sentenze contro la vita e contro la famiglia. Ai genitori di Charlie non solo viene tolto il figlio, non solo viene ucciso soffocandolo staccando la macchina che gli consente di respirare, ma viene addirittura negato il diritto di farlo morire a casa e di farlo vedere prima della morte ad amici e familiari. Tutto questo accade senza sostanziale opposizione popolare, perché non si può considerare qualche strepitio su Facebook una reale opposizione ad un atto di crudeltà senza precedenti che è colossale perché fa precedente. Uccidono Charlie (uno, indifeso), per educare noi tutti al criterio che la soppressione del sofferente improduttivo è legittima se la cura del sofferente comporta costi eccessivi. Non è un fulmine a ciel sereno. Questa decisione dei medici inglesi, questa sentenza dei giudici inglesi, questa conferma ottenuta in sede europea arriva dopo anni di progetti “alla danese” Down Syndrome Free (cioè la soppressione prima della nascita di tutti i bambini danesi portatori di Trisomia 21, nell’ultimo anno ne sono nati solo 2 su oltre 1.800) o di vanterie “alla islandese”, popolo che da cinque anni non vede nascere più neanche un bambino Down, tutti uccisi nel ventre materno.

Contemporaneamente in Olanda, Belgio, Lussemburgo, Svizzera decine di migliaia di malati, depressi, affetti da Alzheimer, dementi, sofferenti di varia natura sono soppressi tramite eutanasia e suicidio assistito, anche a pagamento. Charlie Gard riceve le nostre estreme attenzioni, ma è punta di un iceberg composto da milioni e milioni di volti sconosciuti di addolorati e bambini non nati che negli ultimi dieci anni solo in Europa sono stati soppressi in nome di una società che vuole rimuovere la sofferenza e il sacrificio cancellando il fastidio estetico di doverli vedere, dunque uccidendoli. Non è un atto isolato, è un atto che apre una stagione ulteriore di morte contro cui, ripeto, l’unica efficace opposizione è la ribellione di una moltitudine nelle urne per prendere spazi decisionali dove le decisioni si formano, dove le leggi si fanno. E’ la lezione americana dove un presidente che non piaceva a molti (neanche a me) e che alcuni cattolici contestavano per la dubbia moralità e l’eccessivo istrionismo, ha però compiuti atti concreti conseguenti ai consensi ottenuti da milioni di cristiani: ha ad esempio nominato un giudice della Corte Suprema di sani principi cambiando gli equilibri del massimo organo giurisdizionale degli Stati Uniti e gli effetti si sono già visti. Da una vittoria politica derivano vittorie giurisprudenziali e si pone un argine alla marea montante delle leggi contro la vita e contro la famiglia.

Per impedire la morte di Charlie Gard non è stato fatto abbastanza, neanche i cristiani hanno fatto abbastanza. In Europa stanno riuscendo a costruire un’assuefazione alle politiche di morte che sta colpendo anche noi, che ci lascia attaccati a qualche attività on line che sembra salvarci la coscienza e invece la carica di un gravame ancora più evidente, perché è chiaro che siamo consapevoli del male che viene compiuto. Viene compiuto, lo ricordiamo, in una nazione governata non certo dalla sinistra, con il consenso sostanziale dell’esecutivo che non ha fermato questa sentenza di morte. Solo se gli oppositori delle politiche mortifere capiranno quel che è necessario fare per ribellarsi concretamente, assumendo la lezione americana come alternativa possibile al capo chinato e rassegnato che esprimiamo in Europa, sarà possibile risalire la china dal baratro infernale in cui l’uccisione barbara e senza pietà di Charlie Gard ci fa sprofondare.

Che questo piccolo martire ci faccia aprire gli occhi, in fretta.

Gli sia lieve la Terra, Dio accogli Charlie Gard e fallo splendere come merita.

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29/06/2017
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