Società

di Lucia Scozzoli

Impiccherano Charlie con una corda d’oro

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La giustizia inglese ha sentenziato per l’ultima volta, estirpando dal cuore dei Gard la flebile fiammella della speranza: il giudice Francis ha stabilito data e luogo della morte di Charlie, ma questi particolari sono coperti da segreto e non possono essere rivelati alla stampa. Il tutto avverrà in un hospice.

I genitori di Charlie l’altro ieri avevano accusato il GOSH di porre continui ostacoli ad ogni loro desiderio, mentre l’ospedale aveva sostenuto di aver spostato cielo e terra per andar loro incontro, ma niente: Charlie ha bisogno una ventilazione intensiva per respirare e non può vedere, sentire o inghiottire (anche se secondo i genitori ci vede e ci sente e secondo quando dichiarato da Armstrong e non smentito dall’ospedale, alle sue cure al momento provvede una sola infermiera).

Connie ieri aveva lanciato sui social un disperato appello per trovare una squadra medica in grado di garantire il trattamento a Charlie anche a domicilio: “Abbiamo promesso a Charlie ogni giorno che lo avremmo portato a casa. Sembra veramente sconvolgente, dopo tutto quello che abbiamo passato, vederci negato anche questo”.

Ieri in tribunale era presente solo Connie e come sempre la tragedia ha mostrato il suo consueto registro: GOSH, tutore e giudice in perfetta sintonia, la famiglia all’angolo.

L’udienza è iniziata con la consultazione da parte del giudice Francis del personale medico che la famiglia ha trovato per l’assistenza domiciliare e l’analisi del suo curriculum. Armstrong ha anche affermato che un fornitore avrebbe potuto procurare un apparecchio per la ventilazione in 24 ore e che addirittura alcune infermiere del GOSH si erano offerte di prestare la loro opera a casa Gard, gratuitamente, segno che questo piccolo guerriero ha fatto breccia nei cuori di molti. Non per niente Connie e Chris nei giorni scorsi hanno ringraziato pubblicamente il personale del GOSH per le cure che hanno amorevolmente fornito. Gli infermieri, a contatto coi piccoli pazienti, non sono freddi esecutori di procedure, come può essere un medico, finiscono per mescolare il loro sudore quotidiano con quello dei bambini che accudiscono, si lasciano contaminare dall’umanità che, per fortuna, non può essere bloccata da una sentenza.

Il Giudice, guardando la documentazione fornita da Armstrong, si è lamentato parecchio di essere chiamato a decidere su una simile questione. Poi il medico della famiglia e i dottori del GOSH si sono messi a discutere lontano dall’orecchio della stampa. Alla fine del confronto acceso, Armstrong ha affermato che nessun accordo soddisfava il GOSH: una cura palliativa necessita davvero della terapia intensiva?

La situazione in aula si è fatta concitata, una frase di Armstrong è stata carpita dall’inviata di sky news: “Connie Yates non è una codarda!”. Forse qualcuno l’ha accusata di non voler accettare la realtà, di avere solo paura di lasciar andare Charlie.

Armstrong è intervenuto a chiedere che la discussione proseguisse senza la presenza della stampa, contrariamente a quanto richiesto il giorno prima. Il giudice Francis ha sbottato un “io l’avevo detto ieri”, Armstrong ha giustificato il cambiamento di strategia sottolineando il fatto che Connie si era agitata parecchio. Lei avrebbe voluto più tempo, per trovare personale adatto per la gestione domestica di un trattamento intensivo, per restare con suo figlio. Armstrong ha allora chiesto 48 ore, il giudice si è lamentato, dicendo che questa indecisione stava aggravando la situazione anche dei genitori (come se il fatto che Connie fosse stravolta dipendesse dal ritardo nella decisione e non dal fatto che stessero discutendo di come e quando ammazzare suo figlio).

Fiona Paterson per il GOSH ha rimarcato l’argomento del giudice: ogni ritardo aumenterebbe la sofferenza di tutti. Quello che la famiglia aveva proposto era una strada non percorribile, avrebbero tanto voluto ma non si può proprio. Connie scuoteva la testa.

Secondo il GOSH, Charlie va trasferito in un hospice entro venerdì e lì va eseguita la sentenza (di morte).

Anche la Butler-Cole non ha fatto mancare il suo apporto: “i genitori dovrebbero spendere gli ultimi giorni della vita di Charlie con lui, non con i loro avvocati” (chiaro invito a lasciar perdere la contesa giudiziaria e levare bandiera bianca, con una punta di acida critica all’atteggiamento battagliero di Connie).

Il giudice ha allora chiesto di nuovo un confronto a porte chiuse, per decidere di preciso i modi e i tempi dell’estubazione, temendo che qualcuno potesse far trapelare verso la stampa informazioni riservate.

Il luogo e la data dell’esecuzione della sentenza, infatti, devono restare sotto segreto.

Ad un certo punto Connie è uscita dall’aula stravolta, gridando “se fosse tuo figlio!” e non è rimasta nemmeno per ascoltare la lettura della sentenza.

La decisione è chiara: per il miglior interesse di Charlie, l’estubazione avverrà in un hospice, in un giorno e in un luogo che non devono essere rivelati pubblicamente. Se entro le 12 di oggi le parti non si accorderanno diversamente, così sarà. Non ci saranno altre udienze.

Connie ha subito rilanciato sui social la richiesta disperata di specialisti della terapia intensiva (forse il medico che avevano trovato per l’inizio dell’udienza non aveva un curriculum abbastanza corposo per contestare le obiezioni dei GOSH), ma questo pare veramente un tentativo disperato, perché la mediazione è ora affidata completamente al rapporto diretto tra le parti e il GOSH non ne vuole sapere.

Certo che non si può davvero dire di Connie che sia una codarda. Il suo spirito continua a ruggire, pretendendo una giustizia umana che non c’è più, esigendo l’ovvio rispetto che si deve alla vita, anche a quella di Charlie, invocando aiuto senza nessuna strategia che non la disperazione dettata dall’urgenza dell’amore.

Fino alle 12 brulicherà il mondo di parole, di tentativi, di speranze. Poi calerà un grande silenzio: sulle polemiche, su chi sostiene che gli ultimi tre mesi di lotte giudiziarie siano stati solo un prolungamento di un inutile accanimento, su chi ha accusato i Gard di aver ceduto alle logiche della sanità e della giustizia inglese che valutano come degno di vivere solo chi ha una qualità della vita che raggiunge certi standard (stabiliti arbitrariamente caso per caso), su chi ha sostenuto Chris e Connie in tutta la battaglia, quando c’erano prospettive come quando non ce n’erano più, sui luminari della scienza che hanno portato il loro contributo con grande generosità, sulla violenza inaudita di medici spietati e giudici adoratori di morte, sulla gente comune che in tutto il mondo ha pregato rosari a ripetizione per convertire cuori duri come il marmo che non si sono lasciati commuovere.

E la seconda stazione della via crucis comincerà: inizieranno le manovre per inchiodare Charlie alla sua croce. Lungo il suo percorso, ci saranno da quel momento in poi solo i suoi aguzzini, i cuori affranti dei suoi genitori, e, forse, qualcuno di quegli infermieri del GOSH che si è offerto di assistere a domicilio: personaggi secondari, ma straripanti umanità, come Simone di Cirene che mette la sua spalla sotto la croce di Cristo, la Veronica che ne asciuga il volto, il centurione che ne riconosce la divinità una volta inchiodato in croce.

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27/07/2017
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