Società

di Giuseppe Brienza

Il Vangelo sotto l’ombrellone

ARTICOLO TRATTO DALLA VERSIONE PER ABBONATI, SOSTIENI LA CROCE ABBONANDOTI

QUI http://www.lacrocequotidiano.it/abbonarsi-ora

È l’ultimo appuntamento della rassegna di presentazioni librarie sul litorale romano intitolata “Mare d’Autore”. Con Ilaria Guidotti a fare da “padrona di casa”, presso lo stabilimento e ristorante Gambrinus di Ostia lido (lungomare Amerigo Vespucci 12, ore 18.30), è intervenuto infatti addirittura un sacerdote, Don Carlo De Marchi, autore de “La formula del buon umore. Cinque consigli contro la tristezza” (Edizioni Ares, Milano 2017). La proposta centrale del libro, in termini “leggeri” ma non meno profondi, è quella di mettere in pratica il “Vangelo della gioia” che sta cercando d’insegnarci Papa Francesco fin dalla sua prima esortazione apostolica “Evangelii Gaudium”. “La gioia del Vangelo”, è questo il titolo del documento promulgato dal Pontefice il 24 novembre 2013, nella ricorrenza della solennità di Gesù Cristo Re dell’Universo, significa impegnarsi in quanto cristiani a donare il meglio di sé stessi, del proprio ottimismo e della propria allegria a chi ci sta intorno, “in famiglia, al lavoro o negli incontri casuali”, dice don De Marchi. Poi Papa Francesco col suo stile paterno e provocatorio nello stesso tempo ha raccomandato, sin dall’inizio del suo Pontificato, che in quanto cristiani non possiamo avere sempre una “faccia da funerale”, dovendo cercare anche in situazioni serie di “essere più amabili”.

Don Carlo De Marchi, giovane sacerdote milanese appartenente all’Opus Dei, è attualmente vicario del Prelato dell’Opera mons. Fernando Ocariz per la “delegazione” di Roma e l’Italia del centro-sud. Fedele all’insegnamento di San Josemaría Escrivá (1902-1975), sta cercando di vivere la fedeltà al Romano Pontefice, chiunque esso sia, in questo caso nella “missione” di evangelizzare col sorriso. “Se Papa Francesco ci invita a costruire ponti - spiega don Carlo - dovremmo ricordarci che il primo ponte da gettare verso gli altri è proprio il sorriso, una certa apertura. Credo che questo sia il motivo per cui spesso l’evangelizzazione si ferma ancor prima di iniziare, perché non c’è l’amicizia che nasce appunto dal sorriso”. “Non si può pensare che la priorità siano i contenuti evangelici e i modi con i quali si annunciano siano secondari. Servono un’etichetta, un’affabilità che non devono essere atteggiamenti esteriori ma corrispondere a un reale desiderio di dialogare”.

“Trasmettere la Verità – continua don De Marchi rispondendo a una domanda di Radio Vaticana - significa infatti comunicare che Dio ci ama, significa far incontrare Gesù Cristo. Il cristianesimo non è una teoria e non è innanzitutto una dottrina, ma è un incontro con una persona. Se apriamo il Vangelo, infatti, scopriamo che Gesù è attraente nei suoi modi. Certo, ogni tanto si arrabbia. Ma è un fatto che ci colpisce proprio perché rappresenta un’eccezione. Di regola Gesù è attraente per i bambini, gli ultimi, i dotti, per tutti coloro che hanno dubbi. Attrae in particolare chi ha idee diverse dalle sue. Ed è questa la rivoluzione del cristianesimo. Affermare dunque che bisogna alzare la voce per difendere la Verità è un po’ un controsenso. Certo, se mi dimostri che ‘alzando la voce’ attrai le persone, allora va bene. Ma se le respingi, non è cristiano”. Come ha sempre insegnato il fondatore dell’Opus Dei, “l’allegria di un uomo di Dio, di una donna di Dio, deve essere traboccante: serena, contagiosa, attraente…; in poche parole, dev’essere così soprannaturale, così coinvolgente, e così naturale, da trascinare gli altri sui cammini cristiani” (J. Escrivá, Solco, n. 60). Non è facile, certo, ma è essenziale. Altrimenti dopo la faccia, finiremo per vedere anche il “funerale” del cristianesimo!

31/07/2017
1608/2017
San Rocco confessore

Voglio la
Mamma

Vai alla sezione

Politica

Vai alla sezione

Tag associati

    Nessun tag disponibile.

Articoli correlati

La Croce Quotidiano, C.F. P.IVA 12050921001

© 2014-2017 La Croce Quotidiano