Politica

di Mario Adinolfi

Strage di Bologna: Mambro, Fioravanti e l’Italia che non sa

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Sentirete parlare della strage di Bologna, oggi è il giorno dei rituali. Un dirigente del Popolo della Famiglia di Roma, Max Caporuscio, mi ha fatto notare che il Tg2 ieri sera è riuscito a fare un lungo speciale senza mai dire che gli esecutori materiali della strage alla stazione di Bologna sono Giusva Fioravanti e Francesca Mambro, per sentenza passata in giudicato. Ovviamente i giornalisti del Tg2, lottizzati secondo criteri che assegnavano quel telegiornale agli amici degli amici dei Nar, hanno evitato di far sapere ai cittadini che Fioravanti e Mambro, condannati per aver compiuto il più grave e insensato atto terroristico dell’intera storia italiana, sono liberi da anni. Perché? Perché hanno avuto l’intelligenza di mettersi sotto l’ala protettrice di Emma Bonino e dei Radicali, che ormai pontificano pure in chiesa accolti col tappeto rosso. Quindi gli assassini più brutali che l’Italia abbia mai conosciuto, pannellizzandosi e facendosi qualche giornalista amico strategico a sinistra e nel Corriere della Sera, hanno fatto di carcere vero più o meno quello che si sono fatti Cuffaro e Dell’Utri per il reato inventato di concorso esterno in associazione mafiosa. Poi lavoro diurno, permessi premio, semilibertà e infine l’oltraggiosa libertà definitiva che agli stragisti non dovrebbe mai essere concessa. Ma a loro, boniniani e simpatici al “sistema” mediatico, è stato concesso tutto: casa, lavoro al centro di Roma, famiglia, libertà.

Non sono un giustizialista, non proverei libidine nel vederli ai ceppi. Ma un po’ il mondo l’ho girato e mi rendo conto che una storia come questa possiamo raccontarla solo noi in Italia. Mettono una bomba nella sala d’aspetto di una stazione, uccidono nella maniera più vigliacca possibile una valanga di bambini, donne, anziani. Non in un grado di giudizio, non un solo giudice, ma una marea di giudici fino alla Cassazione indicano in Francesca Mambro e Giusva Fioravanti gli esecutori materiali della strage. Il 23 novembre 1995 la Repubblica italiana certifica con il terzo grado di giudizio la sentenza definitiva di colpevolezza, nel 1998 la Mambro è già in semilibertà, Fioravanti poverino deve aspettare il 1999. Lo sapevate? Ve l’hanno mai detto? Ve lo immaginate che possa accadere negli Stati Uniti d’America o in qualsiasi paese civile che i condannati per la strage più grave della storia di quel paese, a tre anni dalla sentenza definitiva possano camminare liberi per il centro della capitale? Il tutto, attenzione, senza mai aver collaborato con la giustizia, avendo mantenuto sempre orgogliosamente le bocche cucite e forse il premio è arrivato proprio per questo.

Alcuni dicono: non sono stati loro. La pubblicistica dei giornalisti amici, senza mai affermarlo direttamente, è riuscita però nell’operazione certificata dal servizio del Tg2: la stragrande maggioranza degli italiani non conosce nomi e cognomi degli esecutori della strage di Bologna. Sa dei depistaggi, un po’ a memoria e un po’ a caso parla di P2 e servizi segreti, ma i fatti per come sono stati giudizialmente ricostruiti non li conosce. Ma pur dando per buona l’operazione “diritto all’oblio” garantita dai Giovanni Bianconi del Corriere della Sera e dagli ex terroristi rossi come Sergio D’Elia, che hanno preso Mambro e Fioravanti a lavorare a Nessuno Tocchi Caino (e di Abele ‘sticazzi, è il sottotitolo), vorrei che sapeste che al di là della strage di Bologna quei due hanno sulle spalle nove ergastoli per ulteriori atti criminali che qui sotto vado a riassumervi.

28 febbraio 1978. Giusva Fioravanti ed altri notano due ragazzi seduti su una panchina che dall’aspetto (capelli lunghi e giornali) identificano come appartenenti alla sinistra. Fioravanti scende dall’auto, si dirige verso il gruppetto e fa fuoco: Roberto Scialabba, 24 anni, cade a terra ferito e Fioravanti gli sale sulla schiena, gli punta la pistola alla nuca e lo finisce. Poi, si gira verso una ragazza che sta fuggendo urlando e le spara senza colpirla.

9 gennaio 1979. Fioravanti ed altre tre persone assaltano la sede romana di Radio città futura dove è in corso una trasmissione gestita da un gruppo femminista. I terroristi fanno stendere le donne presenti sul pavimento e danno fuoco ai locali. L’incendio divampa e le impiegate tentano di fuggire. Sono raggiunte da colpi di mitra e pistola. Quattro rimangono ferite, di cui due gravemente.

16 giugno 1979. Fioravanti guida l’assalto alla sezione comunista dell’Esquilino, a Roma. All’interno si stanno svolgendo due assemblee congiunte. Sono presenti più di 50 persone. La squadra terrorista lancia due bombe a mano, poi scarica alla cieca un caricatore di revolver. Si contano 25 feriti. Dario Pedretti, componente del commando, verrà redarguito da Fioravanti perché, nonostante il ricco armamentario “non c’era scappato il morto”. Che Fioravanti fosse colui che ha guidato il commando è accertato dalle testimonianze dei feriti e degli altri partecipanti all’azione, e da una sentenza passata in giudicato. Ciononostante, Fioravanti ha sempre negato questo suo pesante precedente stragista.

17 dicembre 1979. Fioravanti assieme ad altri vuole uccidere l’avvocato Giorgio Arcangeli, ritenuto responsabile della cattura di Pierluigi Concutelli, leader carismatico dell’eversione neofascista. Fioravanti non ha mai visto la vittima designata, ne conosce solo una sommaria descrizione. L’agguato viene teso sotto lo studio dell’avvocato, ma a perdere la vita è un inconsapevole geometra di 24 anni, Antonio Leandri, vittima di uno scambio di persona e colpevole di essersi voltato al grido “avvocato!” lanciato da Fioravanti.

6 febbraio 1980. Fioravanti uccide il poliziotto Maurizio Arnesano che ha solo 19 anni. Scopo dell’omicidio, impadronirsi del suo mitra M.12. Al sostituto procuratore di Roma, il 13 aprile 1981, Cristiano Fioravanti - fratello di Valerio - dichiarerà: “La mattina dell’omicidio Arnesano, Valerio mi disse che un poliziotto gli avrebbe dato un mitra; io, incredulo, chiesi a che prezzo ed egli mi rispose: “gratuitamente”; fece un sorriso ed io capii”.

23 giugno 1980. Su ordine di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, Gilberto Cavallini uccide a Roma il sostituto procuratore Mario Amato. Il magistrato, 36 anni, è appena uscito di casa; da due anni conduce le principali inchiesta sui movimenti eversivi di destra. Amato aveva annunciato che le sue indagini lo stavano portando “alla visione di una verità d’assieme, coinvolgente responsabilità ben più gravi di quelle stesse degli esecutori degli atti criminosi”. Mambro e Fioravanti la sera dell’omicidio festeggiano ad ostriche e champagne.

9 settembre 1980. Mambro e Fioravanti con Soderini e Cristiano Fioravanti, uccidono Francesco Mangiameli, dirigente di Terza Posizione in Sicilia e testimone scomodo in merito alla strage di Bologna.

5 febbraio 1981. Mambro e Fioravanti tendono un agguato a due carabinieri: Enea Codotto, 25 anni e Luigi Maronese, 23 anni. Dagli atti del processo è emerso che durante l’imboscata Fioravanti ha fatto finta di arrendersi. Poi ha gridato alla Mambro, nascosta dietro un’auto, “Spara, spara!”.

30 settembre 1981. Viene ucciso il ventitreenne Marco Pizzari, estremista di destra e intimo amico di Luigi Ciavardini, poiché ritenuto un “infame delatore”. Del commando omicida fa parte Mambro.

21 ottobre 1981. Alcuni Nar, tra cui Mambro, tendono un agguato, a Roma, al capitano della Digos Francesco Straullu e all’agente Ciriaco Di Roma. I due vengono massacrati. L’efferatezza del crimine è racchiusa nelle parole del medico legale: “La morte di Straullu è stata causata dallo sfracellamento del capo e del massiccio facciale con spappolamento dell’encefalo; quello di Di Roma per la ferita a carico del capo con frattura del cranio e lesioni al cervello”. Il capitano Straullu, 26 anni, aveva lavorato con grande impegno per smascherare i soldati dell’eversione nera. Nel 1981 ne aveva fatti arrestare 56. La mattina dell’agguato non aveva la solita auto blindata, in riparazione da due giorni.

5 marzo 1982. Durante una rapina a Roma, Mambro uccide Alessandro Caravillani, 17 anni. Il ragazzo stava recandosi a scuola e passava di lì per caso. Mambro sostiene che Caravillani sia stato ucciso da un proiettile di rimbalzo. Viene condannata come esecutrice dell’assassinio.

Bene, questi signori capaci di commettere questi atti raccapriccianti sono usciti dal carcere dal 1998-99, si avviano a festeggiare i vent’anni di libertà e una vita ricostruita. Delle vite che hanno tolto non si sono mai detti pentiti, non hanno mai chiesto perdono, non hanno mai voluto incontrare un familiare delle vittime di Bologna magari anche solo per dire che non sono stati loro. Non hanno voluto perché i familiari delle vittime hanno seguito i processi e sanno che sono stati proprio loro. Una così infinita scia di sangue non ha avuto né verità né giustizia. Hanno vinto ancora una volta i prepotenti della lobby giusta. Per le vittime di Bologna e di tutti gli atti criminali di Mambro e Fioravanti, ci sia almeno oggi 2 agosto 2017 la nostra preghiera.

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03/08/2017
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