Chiesa

di Raffaele Dicembrino

Verso il Sinodo dei giovani

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Ore importanti quelle che hanno dato vita al seminario Sinodo 2018. Ha infatti abbracciato diversi ambiti il Seminario internazionale e interdisciplinare sulla situazione giovanile che si è chiuso ieri dopo cinque giorni in preparazione alla XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei vescovi, nell’ottobre 2018.

Agli approfondimenti degli esperti dei vari settori si sono alternati nel dibattito le testimonianze, le storie e le opinioni di tanti ragazzi giunti dai cinque Continenti e da diversi contesti sociali. L’obiettivo è stato quello di esplorare aspetti dell’esistenza giovanile,“dissodare il terreno affinchè la semina dei padri sinodali sia fruttuosa”. Infatti per ciascun gruppo di lavoro linguistico di giorno in giorno sono state tratte delle
conclusioni che nutriranno la riflessione sinodale dell’ottobre del 2018.

Volontà di protagonismo nella costruzione della Chiesa e della società civile e disponibilità all’ascolto che i giovani chiedono e offrono. Sono due dei dati principali emersi da un dibattito molto fruttuoso,
ha spiegato monsignor Fabio Fabene, sotto-segretario del Sinodo dei Vescovi. Gli esperti intervenuti in questi giorni “ci hanno fatto riflettere”, rammentandoci che occorre comprendere meglio il mondo di oggi nella sua complessità e nei suoi continui cambiamenti e capire meglio le giovani generazioni”. I ragazzi stessi hanno espresso la necessità di conoscere meglio loro stessi, cosa possono e vogliono fare e in cosa si distinguono dalle generazioni precedenti”.

Poche parole riassumono le attese emerse. Interculturalità: il desiderio, specie dei giovani asiatici, è di un Sinodo che coinvolga non solo i cattolici ma abbracci diverse culture e religioni.

Coerenza: dalla Chiesa e dalla società, dai pastori e dai cristiani le giovani generazioni chiedono azioni in linea con i propositi.

Periferie: i giovani si dicono disposti ad andare verso i “poveri”, quelli che, dicono, ” sono i più bisognosi e i più lontani”. Altrettanto importante è che i giovani presenti al Seminario, abbiano riaffermato la volontà di una Chiesa “casa, famiglia e comunità”, una Chiesa vicina di cui loro vogliono rappresentare il futuro.

I giovani hanno infatti parlato, ma molto spesso raccontato le loro esperienze in cerca di condivisione, di sentirsi uniti, di capirsi, di rendersi conto che non si è soli davanti all’immensità di un mondo sempre più
ricco di ostacoli e problematiche da risolvere.

C’è chi ha cambiato vita (come Daniel), grazie all’ incontro con un sacerdote, don Claudio. Daniel spiega che per i giovani di oggi le figure adulte sono riferimenti necessari purché siano ” poco presuntuosi”, “coerenti e disposti a mettersi in discussione”. L’ascolto deve essere perseverante, racconta Daniel, che è stato “affascinato dal bene”. Questo serve ai giovani di oggi, spiega, perchè “la società e il mondo sono pieni del cosiddetto fascino del male, ma c’è anche Dio però, per farlo conoscere ai giovani, non bisogna parlare bisogna esserne testimoni con la propria vita”. La ventenne Mirvat Sayegh, di Aleppo in Siria, venuta in Italia un anno e mezzo fa con la sua famiglia ha raccontato la sua esperienza. ” Non so se tornerò in Siria, ho paura, perché lì è tutto distrutto. Bisogna però saper guardare alle cose belle e sperare”. I giovani, secondo Mirvat, oggi hanno bisogno di educazione e accesso alla scuola: “un popolo senza educazione è un popolo morto. Per i giovani di oggi credere in Dio non è facile, ma per me è stata l’unica risorsa quando tutto intorno a noi crollava”. Da segnalare l’idea della Conferenza dei vescovi svizzeri che per rendere partecipi il maggior numero di giovani ha lanciato un sondaggio online. La consultazione dal titolo “Ditelo al Papa!” è indirizzata a tutte le persone, tra i 16 e i 29 anni, indipendentemente dalla loro appartenenza confessionale: potranno compilarla in forma anonima entro il 30 novembre prossimo. Il questionario consta di 20 domande ed è coordinato in Svizzera da un piccolo gruppo di lavoro diretto dai vescovi dei giovani Marian Eleganti e Alain de Raemy. La speranza è che possa scaturirne una fotografia fedele alla realtà giovanile in Svizzera. I risultati verranno pubblicati nell’autunno 2017 e confluiranno sotto forma di rapporto a Roma, in vista della preparazione del sinodo. E’ possibile fare richiesta del testo all’indirizzo mail: [email protected]

Nel frattempo, sempre in vista del Sinodo, i giovani svizzeri si preparano ad un grande incontro che a Friburgo, il 30 aprile 2018, li vedrà coinvolti insieme ai loro coetanei di Francia e Germania.

In Francia la sessuologa e saggista Therese Hargot ha sottolineato quanto sia importante che ai giovani si parli della propria sessualità, ci sia un confronto e si offra loro la possibilità di capire quale
sia l’importanza del proprio corpo e di quale sia il giusto cammino nella vita di coppia e nel matrimonio.

Tutti insieme dunque per raccogliere l’appello di Papa Francesco: “Cari giovani, voi siete la speranza della Chiesa. Come sognate il vostro futuro? Partecipate al #sinodo18!”. E’ il tweet di Papa Francesco
pubblicato sul suo account Twitter @Pontifex nella trascorsa Giornata Internazionale Onu della Gioventù. Nel tweet, il Papa richiamava con un link il questionario on line rivolto ai giovani di tutto il mondo fra i 16 e i 29 anni, affinché possano far sentire la propria voce in vista del Sinodo che, nell’ottobre del 2018, vedrà i padri sinodali di tutto il mondo riunirsi sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.

Lo scorso 13 gennaio, in occasione della presentazione del Documento Preparatorio del prossimo Sinodo, Papa Francesco aveva scritto una lettera ai giovani di tutto il mondo. “Un mondo migliore – si legge nel
messaggio – si costruisce anche grazie a voi, alla vostra voglia di cambiamento e alla vostra generosità. Non abbiate paura di ascoltare lo Spirito che vi suggerisce scelte audaci, non indugiate quando la coscienza vi chiede di rischiare per seguire il Maestro”.

La

Chiesa, sottolinea Papa Francesco nel documento, “desidera mettersi in ascolto della vostra voce, della vostra sensibilità, della vostra fede; perfino dei vostri dubbi e delle vostre critiche. Fate sentire il vostro grido, lasciatelo risuonare nelle comunità e fatelo giungere ai pastori”.

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18/09/2017
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