Società

di Lucia Scozzoli

L’uomo vero non stupra

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L’ennesimo stupro nella cronaca: a Catania una dottoressa 51enne, di turno alla guardia medica, è stata aggredita e violentata da un 26enne, tale Alfio Cardillo, operaio di Santa Venerina. Costui si è fatto aprire domandando cure e poi, appena entrato, ha rotto il telefono fisso dell’ufficio e disattivato il pulsante che fa scattare l’emergenza alla sala operativa del 112, mostrando grande lucidità e premeditazione. Poi ha messo in atto la violenza per più di due ore, prima che le grida della dottoressa svegliassero i vicini inducendoli ad allertare le forze dell’ordine.

La domanda che sorge spontanea è come pensasse di farla franca, viste anche le numerose telecamere dei locali della guardia medica. Non si capisce davvero il motivo di tanta violenza, se non vogliamo credere che l’uomo sappia essere talvolta tanto animale da mettere in atto comportamenti non solo aggressivi verso le donne ma anche palesemente autolesionisti, come guadagnarsi la galera. Forse l’idea ormai diffusa che tanto in Italia restano tutti impuniti lo ha convinto al gesto, ignorando le conseguenze. Tra l’altro il timore che in effetti non abbia tutti i torti un po’ ci coglie: anche un genitore di uno degli stupratori di Rimini ha affermato pubblicamente che il figlio ha sbagliato, ma tanto tra un paio d’anni sarà fuori con la fedina pulita e si rifarà una vita come niente fosse.

In Italia lo 0.95% delle donne da 18 a 74 anni ha subito uno stupro da parte di un estraneo nella sua vita. In Francia la percentuale è del 2.3%, in Inghilterra del 2% e in Svezia del 3.3%, ma ciò non significa, ahimé, che siamo meno a rischio, ma piuttosto che le donne italiane non denunciano le violenze, se non quando le condizioni fisiche in cui le aggressioni le hanno ridotte lo rendono strettamente necessario. La vergogna è il tratto distintivo dello stupro, lo stigma che inspiegabilmente lascia sulla vittima, che comincia a domandarsi se in qualche modo ha colpa di ciò che ha subito, con gli abiti, i gesti, le parole.

Il senatore di Ala Vincenzo D’Anna, candidato alla presidenza dell’Ordine Nazionale dei Biologi, dopo le violenze di Rimini e di Firenze, ai microfoni di radio Cusano aveva invitato le donne a essere più caute, vista l’escalation di stupri.

“Non giustifico gli stupratori, gli darei 30 anni di carcere, ma serve attenzione e cautela da parte delle donne. Se cammina un uomo solo alle tre di notte non gli succede niente, se cammina una bella ragazza, magari vestita in modo provocante, e si trova in determinati ambienti, si espone. Qui tutti vogliono fare tutto. Io non sono un maschilista, ma il corpo della donna è oggetto e fonte di desiderio da parte dell’uomo. È un istinto, sarà primordiale, sarà ancestrale, quello che volete.

Molte volte servirebbe un minimo di cautela”.

“Le donne - ha aggiunto poi D’Anna - lo devono pensare che c’è gente in giro che può fargli del male. Le donne hanno un appeal che è diverso dagli uomini, potrei parlare degli ormoni, dell’aggressività. Certe volte un tipo di abbigliamento, un tipo di contesto, fa pensare a dei soggetti che siano una manifestazione di disponibilità da parte della donna. Serve un poco di buonsenso, un poco di cautela, alle donne non farebbe male. Non è una manifestazione di inferiorità. Io alle tre di mattina sconsiglierei a mia figlia di camminare in una periferia da sola, peggio ancora se è vestita in maniera disinvolta”.

E poi D’Anna ha parlato prima degli ultimi stupri di Roma, dove una finlandese ha accettato un passaggio da uno sconosciuto bengalese fuori da una discoteca ed è stata stuprata e una tedesca è stata aggredita di notte nel parco di Villa Borghese. Le romane, intervistate oggi, rispondono nette che in un parco di notte non ci metterebbero mai piede, per come stanno le cose ora, e cioè prive di presidio delle forze dell’ordine, ampie zone buie, abitudine ad accamparsi sulle sue panchine da parte di tanti sbandati e senza tetto.

Ma le donne biologhe italiane (circa il 70 per cento delle iscritte), sono insorte contro il senatore, bollando le sue esternazioni come sessiste. Non capisco bene cosa ci sia di sessista nell’affermare che gli uomini sono più sessualmente aggressivi delle donne per motivi biochimici e che le donne devono sapere ciò ed essere accorte, evitando di restare sole in ore notturne, in vie poco raccomandabili in abiti discinti.

Certo è che essere prudenti non sempre è abbastanza, come risulta chiaro dalla brutta avventura della dottoressa di Catania la notte scorsa.

Sia chiaro però, che invitare alla prudenza non significa assolutamente giustificare gli abusi o colpevolizzare le vittime: viviamo un’epoca alla rovescia, in cui prima tutti sbandierano il diritto a fare ognuno come gli pare, in libertà e libertinismo assoluto di usi e costumi, e poi accusano le vittime di concorso di colpa, per non essere state accorte, o per essere state equivoche negli atteggiamenti.

Ecco, io vorrei che facessimo tutti l’esatto contrario: cerchiamo di sensibilizzare fortemente le donne dei pericoli che corrono in certi luoghi, a certo orari, in determinate condizioni e accogliamo le vittime senza giudizio, cercando di lenire in ogni modo le loro terribili ferite del corpo e dell’anima. A che serve dare dell’avventata ad una ragazza che già ha subito l’onta gravissima di uno stupro? È davvero un atteggiamento abbietto e ipocrita, da parte di chi biasima in silenzio i comportamenti a rischio, senza avere il coraggio e l’onestà di additare un pericolo, e poi salta su a puntare il dito quando il danno è fatto.

Esiste una differenza enorme tra la sensibilità femminile e quella maschile di fronte al sesso e i tentativi posti in essere dalla modernità di azzerare o minimizzare tali differenze gioca assai a sfavore delle donne, che non vedono più riconosciuta la propria peculiare delicatezza nelle relazioni, il loro bisogno di associare il sentimento al sesso, la priorità che esse danno all’affetto rispetto alla fisicità. Una donna non è come un uomo, e il suo flirtare ha come scopo strappare un apprezzamento, ottenere affetto e accoglienza, mentre per l’uomo significa automaticamente disponibilità ad un rapporto sessuale. Se una donna sorride non significa che ci sta. Se una donna si mette una minigonna, vuole un complimento, non una manata sul sedere. Se ad una donna offri un passaggio, lei capisce che la porterai a casa, non in una via buia a consumare un rapporto. Se gli uomini non sanno rispettare i tempi lunghi delle donne, è necessario che le donne ne siano consapevoli e siano accorte. Gli uomini non sono tutti uguali, non ci si può fidare degli sconosciuti.

Sabato scorso un grande corteo femminista ha attraversato le strade di Firenze a seguito degli stupri a opera dei due carabinieri. Non stupisce che proprio questa aggressione abbia suscitato la manifestazione, molto più degli altri stupri avvenuti in questa lunga estate calda: infatti lascia basiti il fatto che proprio le forze dell’ordine, che dovrebbero difenderci e rendere più sicure le strade, si siano rese protagoniste di uno stupro. Le donne hanno gridato alcun slogan un po’ curiosi:

“Fiducia non ne abbiamo, l’autodifesa è nostra e non la deleghiamo”

Concordo sulla poca fiducia, ma sull’autodifesa dissento: io, personalmente, non mi sento in grado di tenere fisicamente testa ad un eventuale aggressore uomo. Nemmeno la fuga sarebbe così facile, in una serata coi tacchi. La prudenza mi sembrerebbe l’unica forma di autodifesa che io possa mettere in atto.

“Le strade sicure le fanno le donne che le attraversano”, nel senso che ciascuna si conquista da sé la propria libertà, lottando contro le violenze dentro e fuori casa. Ecco, sarò sincera: io non voglio nemmeno dover lottare contro le violenze, io le voglio evitare, alla radice.

Ritengo che voler rivendicare in modo infantile il presunto diritto a non aver bisogno di protezione ci stia mettendo in pericolo: io questa protezione la invoco e la desidero, per me e per le mie figlie. Il timore delle femministe è quello di passare dal bisogno di protezione al dovere di essere controllate, come capita di fatto nei paesi islamici, dove una donna che non gira scortata da un uomo è una preda così facile da essere ritenuta colpevole di essersela cercata.

Il problema è culturale ed educativo ed è molto grave, ma è risolvibile solo riaccendendo l’alleanza tra gli uomini e le donne di buona volontà: ogni uomo dovrebbe sentirsi come un padre e un fratello di ogni donna, proteggendo con orgoglio ed eroismo ogni volta che ravvisa un pericolo, occupandoci gli uni delle altre ed isolando con stigma e dura condanna anche morale tutti coloro che si macchiano di delitti odiosi come lo stupro.

Un uomo che aggredisce invece di proteggere tradisce se stesso dal profondo, abdica alla sua umanità ricca e valorosa a favore di un’istintività che lo accomuna agli animali più che agli umani.

Non credo che la mascolinizzazione della donna o la femminilizzazione dell’uomo possano portare a niente di costruttivo: ciascuno si deve riappropriare del proprio ruolo in pienezza, ricordando che il rispetto reciproco è la base della società civile. Lo stupro è un delitto abbietto prima di tutto per l’uomo che degrada se stesso e dovrebbe provocare ribrezzo soprattutto negli uomini: da essi, che sanno essere così duri carnefici, deve venire la soluzione del problema, attraverso l’affermazione dell’antico valore cavalleresco del prode che diventa cavaliere quando salva una vergine.

Quindi io cambierei del tutto gli striscioni del corteo, coinvolgendo in pieno il sesso maschile, e scriverei: “l’uomo vero non stupra”.

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20/09/2017
2506/2019
Ss. Guglielmo da Vercelli e Massimo di Torino

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